Diablo: Immortal | Il re è morto, viva il re!

SPECIALE
A cura di Marcello Paolillo - 17 Novembre 2018 - 15:32

L’annuncio di Diablo: Immortal verrà con molta probabilità ricordato come uno dei momenti più bui in tutta la carriera commerciale di Blizzard. Un reveal, quello dello spin-off della saga destinato al mercato mobile, accolto dal pubblico di BlizzCon con un disappunto così forte e marcato da entrare negli annali, ma per i motivi sbagliati. Specie perché, dopo la sorpresa di Warcraft III: Reforged, veder trattato un marchio così importante come quello di Diablo alla stregua di un qualsiasi “giochino per cellulari” non solo ha indispettito gli addetti ai lavori, bensì è come se avesse anche e soprattutto “violentato” la fiducia dei fan, rimasti dal canto loro piacevolmente colpiti dalla conversione – tutto sommato quasi perfetta – di Diablo III su Switch, ossia l’ormai nota Eternal Collection. Ma è davvero stato un annuncio così drammatico e fuori fase da dover condizionare le decisioni future della stessa Blizzard? Si è trattato sul serio di un atto di tradimento nei confronti dei fan irriducibili, pronti a impugnare i forconi non appena il loro giocattolo viene maltrattato?

Diablo: Immortal | Il re è morto, viva il re!

Lo sdegno e il disappunto (o sarebbe meglio parlare di vero e proprio odio) verso Immortal, ha portato i dislike al trailer su YouTube a numeri da capogiro. Per non parlare delle petizioni web nate per chiedere al popolo della rete che Diablo mobile venga cancellato. Senza se e senza ma. E in pochi giorni, quasi 42.000 utenti hanno firmato a favore dell’eliminazione del gioco (come se ciò bastasse a convincere un colosso come Blizzard a cancellare un titolo al quale ha investito milioni di dollari, e dal quale otterrà conseguentemente svariati milioni di profitto). La stampa, di convesso, ha preferito optare per il 50 e 50: chi lo ha provato con mano lo ha definito “soddisfacente”, sebbene le grida di sdegno del pubblico siano state piacevolmente rimbalzate dalla stampa specializzata (nazionale e internazionali). Insomma, “bello, ma…”. Per non parlare delle azioni in borsa di Blizzard, crollate a picco pochi giorni dopo il reveal di Immortal, dimostrando per l’ennesima volta che se tradisci le aspettative, queste a loro volta tradiranno te, in un modo o nell’altro.

Diablo: Immortal | Il re è morto, viva il re!

Arrivati a ciò, però, va fatto il punto della situazione: Diablo: Immortal sarà davvero un “giochino per cellulari”, partorito solo ed esclusivamente al fine di riempire il buco temporale che ci separa dall’annuncio (e di conseguenza il rilascio) del fantomatico Diablo 4? La risposta è no. Innanzitutto, partiamo dal concetto che Immortal è uno spin-off e come tale va preso. Fallout Shelter ha infatti dimostrato ampiamente che proporre al pubblico un certo modello ludico che “contamini senza sporcare” l’idea di base di una saga storica, può funzionare, e alla grande anche. Per non parlare del fatto che il 98% dei commenti negativi provengono da persone che non hanno assolutamente provato con mano il gioco (come avrebbero potuto, dopotutto). Ragion per cui, condannare per partito preso un prodotto, anche se le basi di partenza non sono delle migliori, è a rigor di logica un processo sommario senza giudice e giuria.

Attenzione, però: non stiamo cercando di “difendere” a spada tratta questo nuovo progetto (dopotutto, è troppo presto anche solo per cercare di farlo), bensì di capire le motivazioni che hanno costretto Blizzard a una levata di scudi senza precedenti. Nonostante i primi errori li abbia commessi in fase di annuncio proprio la compagnia statunitense con sede a Irvine. Primo errore: Diablo: Immortal, di proprietà di Activision Blizzard, sarà sviluppato in tandem con NetEase. Che, nel caso non lo sappiate, è una compagnia cinese impegnata full time nella pubblicazione di giochi per telefonia mobile, specie in madrepatria. Aveva davvero senso sbandierare tutto ciò durante la BlizzCon, considerando anche che il 99% dei presenti all’evento era senza dubbio giocatori PC veraci che vedono di cattivo occhio qualsiasi cosa non venga gestita da mouse e tastiera? Secondo errore: Blizzard, prima del BlizzCon, aveva dichiarato di essere già al lavoro su nuovi progetti di grande importanza. Che, tradotto a postumi, suona come un “il meglio deve ancora venire, quindi per ora accontentatevi di questo.” Per non parlare del fatto di aver cancellato i commenti negativi dell’utenza, presenti sotto al video originale caricato su YouTube. Uno scivolone piuttosto grave, che la grande rete non perdona.

diablo immortal

Per il resto, dire che Diablo: Immortal non è quello che i fan vogliono, è altrettanto errato. Da quello che abbiamo potuto carpire dai primi filmati, si tratterà in ogni caso di un gioco di ruolo con visuale dall’alto basato sul raccoglimento di oggettistica e uccisione costante e frenetica di ondate di nemici, con un buon grado di interazione tra giocatori (grazie anche al fatto che parliamo di un titolo che dirà sì all’always online). Senza contare lo “stile Diablo” che il gioco trasuda da tutti i pori, forse ben più di quanto non facesse il discusso secondo capitolo della serie ufficiale (che, diciamolo, è a conti fatti l’episodio della serie regolare più debole fra i tre). Al momento, Blizzard non si è sbilanciata per quanto riguarda il modello economico che il gioco deciderà di abbracciare (free-to-play? Play-to-win?), sperando ovviamente che si decida di tenere ben lontano lo spettro delle microtransazioni (che l’Europa ha iniziato del resto a combattere duramente a suon di camagne di sensibilizzazione e divieti di sorta). E il sistema di controllo via touch? Sarà davvero un problema? Assolutamente no: Fortnite e PlayerUnknown’s Battleground (PUBG per gli amici) hanno ampiamente dimostrato che giocare dei “casual game” con le dita ottenendo ottimi risultati è possibile. Lamentarsene stavolta, magari solo per partito presto, è piuttosto sciocco.

Cosa resta, quindi, dell’astio dei fan? Forse, nulla. O forse, solo la consapevolezza (che è quasi un messaggio diretto) di chi ha davvero firmato la petizione contro Blizzard: Diablo: Immortal non è il vostro gioco. Non lo avete ideato, non lo avete programmato. Non siete più bravi degli addetti marketing di Blizzard semplicemente perché sarà Blizzard ad assumersene la responsabilità, sia nel caso di un successo che di un insuccesso. Questo perché il fan, di tanto in tanto, dimentica di essere solo un appassionato che quella passione l’ha presa però un po’ troppo sul serio.

Al netto della delusione di un reveal fuori fase, Diablo: Immortal potrebbe essere in ogi caso solo un enorme, imbarazzante fraintendimento. Il fan nudo e crudo non deve fare altro che mettersi l’animo in pace, attendere l’uscita del gioco e sperare di avere tra le mani un “vero” episodio della serie e non un tradimento mediatico messo in atto da Blizzard (la quale è in ogni caso colpevole di una pessima gestione del problema). Insomma, il tempo per le lamentele verrà poi: ora come ora, l’unica cosa saggia da fare è respirare profondamente e attendere pazienti. Il diavolo troverà il modo di arrabbiarsi a dovere.




TAG: diablo immortal