Detroit: Become Human – Recensione PC

Da un grande PC derivano grandi responsabilità.

Recensione
A cura di Matteo Bussani - 17 Aprile 2020 - 9:05

Come sotto effetto domino i titoli di Quantic Dream, storicamente legati al marchio Sony, sono caduti uno dopo l’altro nelle braccia dell’ecosistema PC, diventando a tutti gli effetti multipiattaforma. Un destino che recentemente ha iniziato ad accomunare molti titoli che gravitano attorno alla stella PlayStation. Dapprima Heavy Rain, poi Beyond: Two Souls e, infine, l’ottimo rappresentante del 2018 Detroit: Become Human, interessato speciale di questa recensione. Il titolo è disponibile da qualche tempo sugli scaffali virtuali e fisici (per il momento inaccessibili, causa CoVid 19) dei negozi digitali e, capitatoci sotto mano, abbiamo deciso di metterlo al vaglio della nostra analisi tecnica.

Detroit Become Human - Recensione PC

Detroit: Become Human: Essere o non essere?

Cominciando come nostro solito dalle premesse del gioco, Detroit: Become Human è l’ultima fatica degli sviluppatori parigini guidati da David Cage. Il titolo ricalca fedelmente la struttura a loro cara: priorità alla narrativa, fotografia cinematografica e gameplay di necessità. Durante lo sviluppo si puntò moltissimo sulla biforcazione della struttura dell’intreccio a partire da una complessa struttura investigativa, per ottenere una storia imprevedibile e altamente rigiocabile. Ci si concentrò anche su una resa dei personaggi caratterialmente puntuale, le cui emozioni sarebbero state rese tramite una grafica quanto più fotorealistica possibile.
Tutti questi fattori contribuirono al gioco e gli consentirono di toccare punte di eccellenza, pur limitate dallo stile derivativo e dalla mancanza di originalità di alcuni personaggi e di alcuni passaggi.

Detroit: Become Human – Recensione PC

La futuristica Motor City, bifronte tra grattacieli e bassifondi è lo scenario, splendidamente descritto da immagini e parole, in cui si concretizzano le contraddizioni della società, mentre tre androidi, robot senzienti privi di emozioni, cercano di comprendere le proprie devianze (interpretate tramite le scelte in-game).

Detroit: Become Human – Recensione PC

La sfera emotiva del giocatore si fonde con l’anima meccanica dei personaggi, e così prendono forma le vicende di Detroit: Become Human. Avremmo voluto che tutti e tre i personaggi, Kara, Marcus e Connor, venissero raccontati con spessore e attenzioni paragonabili – oltre ad avere un’evoluzione degna delle attenzioni del gioco – ma talvolta si fermano a essere veicolo di critiche sociali ben confezionate, piuttosto che di una testimonianza vera e propria.

Nonostante ciò siamo al cospetto del videogioco più ricco della storia di Quantic Dream, completabile in circa dieci ore, a patto di fermarsi esclusivamente alla prima run. Scelta che personalmente sconsigliiamo. Arrivati a questo punto, se siete alla ricerca di una disamina più accurata e massiccia del gioco in quanto tale, non possiamo che invitarvi a rivolgervi alla recensione originale della versione PS4 che trovate a questa pagina; in caso contrario proseguite al prossimo paragrafo perché finalmente si entra nel vivo delle questioni tecniche del porting PC in analisi.

Detroit: Become Human – Recensione PC

Tech time!

Detroit: Become Human è disponibile su Epic Store Games, il download è di 52GB e all’avvio dell’installazione il software si prende i suoi tempi per la compilazione degli shader, adeguandoli alla configurazione in uso.

Una volta passata questa prima fase, si passa attraverso la configurazione della luminosità di sistema, la scelta della dimensione dei sottotitoli (un’impostazione che preghiamo possa esserci sempre in qualsiasi gioco e su qualsiasi piattaforma) e infine la scelta della lingua, essendo il gioco completamente localizzato in italiano.

Le impostazioni offrono un discreto numero di settaggi, pur rimanendo ben lungi dallo stato dell’arte e dalla profondità di alcuni prodotti nati e cresciuti sotto l’ala protettrice della MasterRace. Ognuno offre dai due ai quattro diversi preset di qualità, che in quanto a impatto visivo si distinguono marginalmente gli uni dagli altri, disattivando filtri oppure attivando riflessioni e ombre aggiuntive: li potete osservare nella serie di immagini qua riportata. Sempre dalle immagini potete constatare che si può bloccare il framerate a 30 o 60fps, non si può andare oltre, e contestualmente attivare il V-sync. Senza altri sistemi di sincronizzazione (Freesync o G-Sync) è d’obbligo attivarlo, perché senza di esso nei range intermedi il tearing è davvero troppo pronunciato.

È un porting e si vede.

Detroit: Become Human non cerca di nascondere mai il suo essere un porting da console. L’immagine offre un blur pronunciato di tutto ciò che non è in primissimo piano, in una sorta di applicazione della profondità di campo ed effetto bokeh. Peccato che esso sia praticamente costante dal centimetro dopo la messo a fuoco fino all’infinito, conferendo un senso “onirico” ai poligoni delle architetture, che non si fonde come avremmo voluto con il quadro generale.

Detroit: Become Human vanta una impeccabile realizzazione di volti e animazioni, davvero superlativi, ma come contraltare questi appesantiscono il sistema al punto da dimezzarne il framerate nel momento in cui aumentano di numero all’interno dell’inquadratura. Per fortuna il gioco non è particolarmente pesante e con una GTX 1060 6GB si può giocare a 1080p60 non scendendo sotto i 40fps, a preset alti, con un’oscillazione massima del 25%. Tra l’altro il gioco, abbassando la qualità di alcuni parametri, recupera frame senza impattare l’immagine generale, dato che molte impostazioni di riflessione e illuminazione rimangono costanti a cavallo di tutti i preset. Sicuramente la scelta nasce per imporre un preset minimo e mantenere intatti alcuni fattori visivi come illuminazione e volti, ma qualche compromesso in più si poteva accettare.

Detroit: Become Human – Recensione PC

Abbattendo la profondità si ha un risultato più conciliante e si risparmiano risorse, così su alcuni monitor è opportuno disattivare il bloom, per non avere aloni di led allucinogeni sparsi per l’immagine di gioco. In Detroit: Become Human Si può anche ridurre la risoluzione di rendering, senza abbassare la risoluzione della finestra, contribuendo a una maggiore fluidità senza compromessi sulla leggibilità di testi e qualità delle cut-scene. Riassumendo, c’è una variabilità di fondo imperdonabile, che però si lascia arginare quasi completamente con piccoli escamotage.

MousePad e Joykeyboard

PC significa anche mouse e tastiera, e il sistema di controllo standard per PC di Detroit: Become Human si dimostra all’altezza della situazione. Non sarà stato facile importare i controlli del joypad (i nostri preferiti) nel loro riproporre i movimenti reali delle azioni all’interno del gioco, ma anche mouse e tastiera il gioco si lasciano apprezzare.

Si chiede al giocatore di utilizzare i movimenti circolari o direzionali con un movimento di mouse, mentre le opzioni dei dialoghi sono selezionabili con i tasti dall’1 al 4, le azioni e i Quick Time Events con quelli da Q a F. Ci vuole un attimo per associare a un comando la rispettiva categoria di azione, ma nel giro di un’oretta non ci sono più problemi.

La telecamera può essere aggiustata in funzione della sensibilità del mouse e anche lì non abbiamo riscontrato problemi. L’audio offre impostazioni per adattare la curva dell’equalizzazione ai piccoli altoparlanti, alle cuffie. C’è anche la modalità notte che riduce le dinamiche dei rumori ambientali e alza quella dei dialoghi per non perdersi nulla anche senza alzare il volume.

+ Il miglior lavoro di Quantic Dream su PC
+ Porting ragionevolmente godibile ...
- ... ma comunque un po' pigro
- Impostazioni di qualità relativamente poco impattanti
- No over 60fps

7.4

Detroit: Become Human offre un porting PC dignitoso, anche se un po’ pigro e tecnicamente perfezionabile dal punto di vista della fluidità, che avrebbe indubbiamente beneficiato di impostazioni video più profonde e più impattanti sulla qualità grafica d’insieme. La bontà del gioco consolidata ci lascia ben poco da aggiungere a quanto affermato in passato, per cui l’approdo su PC rimane una vittoria a prescindere da quante sbavature si possano trovare nella sua realizzazione tecnica. Se la cercavate, però, non troverete la magnificenza tecnica che altri prodotti possono invece vantare.

 




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