Darksiders: la storia | Parte 3 Extra

Speciale
A cura di Adriano Di Medio - 3 Dicembre 2018 - 9:30

Benvenuti alla puntata extra di Darksiders: la storia. Nelle due precedenti abbiamo riassunto la storia del brand dalle origini al 2012. Il brand creato da Vigil Games e Joe Madureira aveva seriamente rischiato di svanire nel buio, eppure due anni fa è stato recuperato da THQ Nordic. L’esito lo abbiamo visto lo scorso 27 novembre: Darksiders III è stato un ritorno consolante, nonché una grande dimostrazione di quanto i Gunfire Games abbiano fatto di necessità virtù. In questo secondo speciale post-lancio vogliamo quindi ripercorrerne la trama, riflettendo sull’universo narrativo e sui suoi possibili sviluppi futuri. Vi avvertiamo sin da ora che in queste righe vi saranno PESANTI SPOILER, dunque vi sconsigliamo di proseguire se non lo avete ancora completato.

Darksiders: la storia | Parte 3 Extra

Più che i vizi, poté la furia

La trama di Darksiders III è ambientata leggermente prima di quella del primo e del secondo capitolo. La razza umana quindi non si è ancora estinta e la guerra tra Paradiso e Inferno è in corso. Furia, terzo Cavaliere dell’Apocalisse e unica donna, viene convocata dall’Arso Consiglio e trova il fratello Guerra incatenato e imputato. Pur non mostrando molta preoccupazione per lui, Furia viene incaricata dal Consiglio di rintracciare i Sette Peccati Capitali, che a seguito dell’Apocalisse anticipata saccheggiano a loro volta la Terra ormai devastata. Furia non ha nulla da ridire sulla missione, ma si indigna profondamente quando il Consiglio la vincola a una Sentinella per assicurarsi che non svii dal proprio compito. L’essere (stavolta di sesso femminile, dove quella di Guerra sarà maschile) si dimostra però meno crudele, presentandosi anzi come una “grande ammiratrice” di Furia.

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Il Cavaliere parte quindi per la Terra, e sopportando l’atteggiamento sottomesso (ma sottesamente viscido) della Sentinella incontra fin da subito uno dei Sette: Invidia. Furia combatte e sconfigge immediatamente tale peccato, rappresentato come un’orrida megera dalla testa di rapace, e la intrappola nel Talismano del Peccato, che fungerà anche da approssimativa “bussola” per trovare gli altri sei Vizi. Raggiunge quindi Haven, un rifugio sicuro dove si concentrano gli umani sopravvissuti: il loro capo è un misterioso uomo con cappuccio e barba ispida di nome Jones. A proteggerli è il Creatore Ulthane (già visto nel primo Darksiders) che si offre di aiutarla a patto che lei porti ad Haven tutti gli umani che incontrerà nei suoi viaggi. Come segno di buona volontà, il Creatore gli confida che uno dei Vizi Capitali si trova nelle profondità sotto Haven. Furia non capisce l’attaccamento o l’utilità degli esseri umani nell’Equilibrio, ma di fronte a tanta buona fede accetta l’aiuto di Ulthane e scende nelle Profondità.

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Nessuno è immune al desiderio

Furia quindi rintraccia e affronta il massiccio Ira; la vittoria pare arriderle piuttosto facilmente, ma quando vuole suggellarla invocando il suo destriero Distruzione questi le compare davanti morente, trafitto da una lama angelica. Furia è sconvolta da questa visione, e per poco non rischia di morire a sua volta a causa di un colpo a tradimento di Ira. Viene però salvata dal Signore delle Cavità, entità neutrale e misteriosa che dona “il riposo eterno” tanto agli Angeli quanto ai Demoni. L’essere aiuta Furia dandole accesso a misteriosi poteri che le permettono di alterare le proprie percezioni e abilità. Unica sua condizione è che qualora si imbatta in un demone di nome Abraxis lo uccida in sua vece. Ancora traumatizzata dalla morte del suo destriero e ribollente di rabbia universale, Furia accetta tutto, torna sulla Terra e riprende la caccia.

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Affronta e intrappola Avarizia in un museo in rovina e Accidia nuovamente nelle Profondità. Il momento peggiore arriva però quando si confronta con Lussuria: Furia si era fatta comunicare dove fosse da Usiel, generale degli Angeli che il Cavaliere aveva puntato perché desiderosa di vendicarsi della morte di Distruzione. La donna si confronta con il Peccato, che prova a sedurla promettendole potere illimitato e condiviso. Per convincerla inscena addirittura un’illusione dove i suoi tre fratelli Guerra, Morte e Conflitto le riconoscono la leadership inginocchiandosi. Proprio da tale particolare Furia si accorge dell’inganno, ma lo stesso non accade a Usiel. L’appena sopraggiunto Angelo viene traviato da Lussuria, che gli garantisce il ritorno della sua compagnia agli splendori passati. Usiel quindi attacca Furia, che però sconfigge il Vizio facendo così cessare le illusioni. Con somma sorpresa di un po’ tutti (Sentinella compresa) Furia decide però di risparmiare Usiel nonostante il tradimento. Contattata di nuovo dal Signore delle Cavità, ottiene un altro dono e prosegue alla ricerca di Gola.

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Cavallo arrosto?

La disavventura con Usiel fa però spuntare in Furia una timida dominazione delle emozioni, di cui ben si accorge la Sentinella. Ma l’incontro con Gola, orribile d’aspetto, è foriero di un altro trauma: questo Peccato si è infatti cibato di Distruzione, e ne esibisce con orgoglio la testa mangiucchiata alla padrona. Furia ancora una volta si arrende all’ira e a niente serve la potenza di Gola (prima tentacolo e poi piovra gigante) contro il suo desiderio di vendetta. Ottenuto anche l’ultimo potere dal Signore delle Cavità, quest’ultimo la informa che al loro prossimo incontro solo uno dei due sarebbe sopravvissuto. Non potendo avere una spiegazione su tali sibilline parole, Furia riprende il suo viaggio alla ricerca di un Ira ancora a piede libero.

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Il Talismano del Peccato indica che Ira si è nascosto nella parte desertica della Terra, e quando Furia vi si dirige trova un gigantesco cantiere alla quale lavorano svariati demoni. Ma proprio qui fa un incontro inaspettato: a supervisionare i lavori c’è Abraxis. Il demone ha un breve colloquio con lei, mostrandosi stranamente cortese e diplomatico. Sta costruendo quel luogo in onore del suo superiore, che a suo dire porterà una vittoria definitiva sul Paradiso. Le dice inoltre di essere al corrente che il Signore delle Cavità lo vuole morto, e in funzione di questo fa una controfferta a Furia: risparmiarlo e uccidere invece il Signore delle Cavità. È una scelta cui il giocatore stesso deve rispondere. Qualora scelga di risparmiarlo, Abraxis si lascerà sfuggire che il suo “superiore” è nientemeno che il Distruttore, futuro boss finale del primo Darksiders, e che pertanto dal cantiere sorgerà appunto il Trono Nero.

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Comunque decida di concludere l’affare con Abraxis, Furia attraversa il resto della zona (tra cui anche una letale tempesta di sabbia) e imprigiona anche Ira. Dopo averlo fatto viene di nuovo convocata dal Signore delle Cavità. A prescindere da cosa ha deciso di fare con Abraxis, di nuovo Furia ha due scelte: risparmiarlo o ucciderlo. Qualora il giocatore opti per la prima opzione, il Signore delle Cavità sceglierà comunque di svanire, ma non prima di aver detto la sua parte di verità. Egli è infatti un ex-membro dell’Arso Consiglio, cacciato perché le sue indagini lo avevano portato a pensare che gli umani, a dispetto della loro apparente fragilità, faranno una cosa impossibile sia per Inferno che per Paradiso: si evolveranno. In questo senso l’Apocalisse prematura è stata scatenata apposta per impedir loro di raggiungere il loro pieno potenziale. Non solo: egli è convinto che lo stesso Arso Consiglio sia complice di tutto ciò. Per quanto gli tornasse tutto gli erano sempre mancate prove incontrovertibili, perciò aveva deciso di aiutare Furia nella prospettiva che i Cavalieri avrebbero ridato all’Umanità il posto che le spettava.

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La superbia viene prima della caduta

Nel bene e nel male, le ultime parole del Signore delle Cavità lasciano un nuovo segno in Furia, che comincia a capire le ragioni anche di Ulthane e il ruolo privilegiato dell’Umanità all’interno del Creato. Tuttavia le manca ancora Superbia. L’aveva già incontrata mentre cercava gli Angeli di Usiel, ma il Vizio aveva testardamente deciso di farsi affrontare per ultima. Quando ciò avviene e Furia ha la meglio, un inaspettato colpo di scena capovolge i fronti: la Sentinella strappa dalle mani del Cavaliere il Talismano e si rivela come Invidia. Il primo Peccato Capitale dice di essere stata liberata dallo stesso Arso Consiglio, e ha ingannato Furia per catturare tutti gli altri Peccati e avere i loro poteri a disposizione non solo per conquistare la Terra, ma anche per detronizzare l’Arso Consiglio. Tradita e distrutta, Furia cade impotente tra le macerie della residenza di Superbia.

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Contro ogni previsione Furia si risveglia ad Haven, assistita dall’umano Jones. Dalla breve chiacchierata con lui Furia ammette a sé stessa di essere stata traviata da quegli stessi peccati che combatteva, e che adesso comprende la condizione degli umani e la loro caparbietà. La sua ultima impresa è impedire che Invidia distrugga l’Arso Consiglio: Ulthane ha appena costruito un portale che la condurrà dalla rivale. La battaglia finale contro l’ultimo Peccato Capitale si consuma quindi nella sala del Consiglio. Nel combattimento Furia dichiara di agire per i Cavalieri e per nessun altro. Quando anche Invidia è battuta, l’Arso Consiglio non dimentica la ribellione di Furia e cerca di eliminarla. Il Cavaliere riesce a fuggire, ma non prima di aver capito (grazie alle parole del Signore delle Cavità) che il Pozzo delle Anime è ciò che veramente può distruggere il Consiglio.

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Tornata ad Haven, lo trova sotto attacco da parte delle forze infernali comandate dal Distruttore. Ormai ha capito che la vera ragione dell’Apocalisse è stata quella di distruggere l’Umanità, appunto perché destinata a divenire più grande di Paradiso e Inferno. I divieti apposti dal Consiglio e i Sigilli non erano altro che una finzione per far credere in un Equilibrio in realtà inesistente. Ulthane e gli altri Creatori mettono in salvo gli umani superstiti, e proprio il buon fabbro fa capire a Furia che adesso è necessario che sia lei la loro protettrice. Furia accetta, ma a condizione che il Creatore aiuti suo fratello Guerra semmai lo incontri in futuro. Mentre la protagonista entra nel portale vede Jones combattere contro i demoni e rivelarsi per chi è veramente: Conflitto, il quarto Cavaliere dell’Apocalisse.

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Un futuro per i quattro?

Darksiders III si conclude quindi in un finale di nuovo piuttosto affrettato. Da un lato era anche piuttosto prevedibile, in quanto era chiaro fin dal principio che per avere un senso il franchise avrebbe dovuto produrre almeno quattro titoli. L’avventura di Furia ha però “aggiustato” alcuni punti oscuri della precedente trama, e a differenza di Morte si fa capire anche senza dover passare per le opere derivate. C’è da dire comunque che vi sono stati alcuni retcon più o meno grandi. Entrambi i videogiochi precedenti si ambientavano infatti in un momento posteriore a Furia, con la razza umana data per estinta. Il finale del terzo capitolo in parte riscrive tale affermazione, in quanto vi sono dei sopravvissuti all’Apocalisse che vengono salvati da Furia. In tal senso la realizzazione di lei sul ruolo della razza umana nell’Equilibrio (vero o presunto) è una sorta di ammenda da parte degli autori.

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Pertanto, è lecito supporre che il futuro di Darksiders includerà non solo un altro titolo, ma anche che i Cavalieri abbandoneranno l’Arso Consiglio e schierandosi con l’Umanità. L’indizio più evidente in tal senso è proprio la comparsa di Conflitto travestito da essere umano. A questo punto è semplice immaginare che un ipotetico Darksiders IV possa farci impersonare Conflitto dopo aver aiutato la sorella. Per quanto piacevole, dobbiamo comunque considerare che l’Arso Consiglio era al corrente di dove fosse Conflitto (nell’introduzione accennava che era “impegnato”), quindi non possiamo essere certi che i quattro fratelli saranno autenticamente tutti dalla stessa parte. Più certezze si hanno riguardo il “nemico finale”: tanto in Darksiders III quanto nel precedente c’è una scena dopo i titoli di coda che mostra la demonessa Lilith parlare con il suo misterioso padrone. Dove nel II veniva punita per non aver convinto Morte a resuscitare i Nephilim, qui invece l’essere è mostrato riflettere su come le tessere del mosaico stanno andando al loro posto. Anche qui non è difficile pensare che proprio questo misterioso burattinaio sarà il nemico finale della saga insieme all’Arso Consiglio. Ugualmente è facile associarlo alla figura di Lucifero, unica personalità infernale “famosa” non ancora comparsa.

Alla luce tanto del passato quanto della storia di Furia raccontata nel terzo capitolo, cosa ci riserverà il futuro del brand? Darksiders III purtroppo non ci può ancora dare la risposta che cerchiamo. Il gioco infatti si imposta di nuovo come un prequel all’avventura di Guerra, che rimane ancora il personaggio principale. Furia non può neanche permettersi grosse espansioni dell’universo narrativo per motivi puramente economici. Ma al di fuori della produzione travagliata e di un budget molto più ristretto, l’avventura di Darksiders III ha dalla sua parte un rinnovato ruolo della razza umana nell’universo narrativo, inscenando per la prima volta la crescita mentale di una protagonista e preparando il pubblico alla battaglia finale. Una cosa che, anche al netto del ritorno del brand, ci auguriamo di poter vedere.




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