Darksburg, cooperare per sopravvivere – Provato

Darksburg ci getta in mezzo ad un mare di zombie con un compito solo: sopravvivere

Provato
A cura di Daniele Spelta - 26 Febbraio 2020 - 11:37

Che cosa ci fanno insieme una suora, un cuoco, un lupo mannaro e una cacciatrice? Cercano di sopravvivere nelle lande infestate di Darksburg, un survivor action game isometrico con forti richiami a Left 4 Dead, o a Warhammer: Vermintide visto il comune setting dark fantasy medievale. Attualmente in early access, il titolo è pensato come un’esperienza cooperativa online ma, a pochi giorni dal lancio, sembra esaurire le sue cartucce dopo una manciata di partite.

Salvare la pelle

Non lasciatevi ingannare dalla telecamera, dalle atmosfere o da un breve trailer: questo ARPG sviluppato da Shiro Games – già autori dell’ottimo Nothgard – non ha molto da spartire con Diablo o con Torchlight ed elimina tutto quel corollario fatto di looting e di personalizzazione. La parola d’ordine è una sola: sopravvivere. Proprio come nel FPS di Valve, lo scopo principale delle missioni è arrivare sani e salvi in una zona sicura della città, compito più facile a dirsi che a farsi.

Darksburg, cooperare per sopravvivere – Provato

La difficoltà è tarata verso l’alto ed è facile venire sopraffatti dall’orda di infetti. La storia di Darksburg per ora è sconosciuta e tutto quello che si sa è che le vie pullulano di zombie di ogni genere, dai classici cadaveri che vanno giù in un colpo a quelli che preferiscono farsi saltare in aria. In mezzo alla schiera di non morti trovano posto anche dei nemici più coriacei – chiamati Revenants – come una strega incendiaria, un corpulento pescatore, un boia, un bruto, un letale addestratore di corvi e anche un boss di fine livello, per ora unico nella sua categoria.

Dalla loro i quattro protagonisti hanno svariati antidoti, dal combattimento corpo a corpo alle armi dalla distanza, passando ovviamente per una serie di abilità speciali in stile MOBA. Ad esempio Sister Abigail ha un’enorme croce – alla fine pur sempre una suora rimane – con cui colpire i nemici, può compiere un balzo in avanti per stendere immediatamente una mandria di zombie e può lanciare un esorcismo che si traduce in un raggio incandescente.

Darksburg, cooperare per sopravvivere – Provato

Se, invece, preferite un approccio più furtivo, la cacciatrice Rose fa al caso vostro e armata di balestra è maestra nel compiere vere e proprie stragi senza gettarsi nella mischia. Infine il cuoco Runolf e il lupo mannaro Varag sono rispettivamente l’healer e il classico personaggio pensato per chi preferisce farsi largo trucidando qualsiasi cosa gli si pari davanti.

L’unico modo per salvarsi la pelle è una costante collaborazione, fatta di bende prestate, cure fornite ad collega assalito da un’orda e misteriose resurrezioni attraverso i bagni pubblici. In quest’ottica Darksburg funziona molto bene, i poteri dei protagonisti sono ben calibrati e si completano a vicenda, in una sinergia che esalta i piani ben riusciti. Le partite portate a termine con successo a fatica sono una vera soddisfazione, che purtroppo si esaurisce in fretta davanti alla mancanza di contenuti.

Uccidi, sopravvivi, ripeti

Stiamo sempre parlando di un accesso anticipato e la road map degli sviluppatori sottolinea con l’indelebile le prossime tappe, ma in questo momento Darksburg offre ben pochi stimoli dopo una manciata di ore. Quello che manca realmente sono il senso di progressione e la libertà di personalizzazione.

Darksburg, cooperare per sopravvivere – Provato

I punti esperienza accumulati alla fine di un match valgono solo per il personaggio selezionato in quel momento, che in modo del tutto lineare procede via via per livelli, sbloccando qualche abilità passiva e niente di più. Inoltre, i perk non hanno effetti dirompenti e variano solo di poco l’andamento di una partita, che resta un momento piacevole senza però un reale stimolo in prospettiva.

Oltre all’esperienza c’è anche il denaro, da spendere prima di avventurarsi tra le strade marcescenti. Purtroppo anche gli oggetti acquistabili si riducono ad una manciata di cure e a qualche bonus, senza che ci sia una rotazione o un’alternanza tra un match e il successivo. Anche gli scenari fanno ben poco per aumentare la varietà, sono numericamente esigui e inoltre si assomigliano tutti quanti. Ciascun livello è ambientato in un quartiere della città maledetta, ma francamente che sia il porto, il mercato o una fattoria cambia veramente poco e il fatto che i nemici proposti – boss compreso – siano sempre gli stessi non aiuta affatto.

Darksburg, cooperare per sopravvivere – Provato

Accanto alla cooperativa, Darksburg arriva al lancio anche con le modalità versus e sopravvivenza. La seconda si spiega quasi da sola e propone ondate via via crescenti di non morti a cui resistere al più a lungo possibile, mentre nella prima un gruppo di giocatori veste i panni dei Revenants e dà la caccia ai sopravvissuti. Guidare i non morti dà però molte meno soddisfazioni e la fazione – se così vogliamo chiamarla – pecca di scarsa cura: la scelta del personaggio avviene infatti casualmente, si va giù in un paio di colpi e la crescita ha un peso specifico ancora più ridotto.

Zombie granitici

Nonostante un corto respiro, il primo impatto con Darksburg resta molto piacevole, sia per il gameplay sia per una direzione artistica in stile cartoon ottimamente realizzata. Grazie a un tratto che non si prende mai troppo sul serio, anche le vie di una cittadina invasa da orde di zombie possono diventare un tripudio di colori e di effetti. Siamo rimasti infine piacevolmente sorpresi dalla stabilità del codice, con un frame rate che si mantiene granitico anche durante le situazioni più confuse e quando lo schermo letteralmente straborda di cadaveri.

Darksburg, cooperare per sopravvivere – Provato

+ Le partite esaltano la cooperazione
+ Tecnicamente solido e senza i soliti problemi degli accessi anticipati
+ Art direction piacevole
- Progressione con pochi spunti
- Personalizzazione assente
- Pochi contenuti nel complesso

Se si prende Darksburg come un punto di partenza si può restare ottimisti e anche in questo accesso anticipato già si intravede del buon potenziale, fatto di partite rapide, difficili e capaci di esaltare il gioco di squadra. Al contrario, si resta più scettici se si guarda al corollario, fatto di una crescita dei personaggi quasi inesistente e di una scarsa varietà che contraddistingue i match.




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