Crusader Kings III, la dura vita nel medioevo – Provato

Con Crusader Kings III, Paradox Interactive cerca di fare un nuovo salto di qualità – e il nostro primo test con lo strategico medievale ha lasciato solo impressioni positive

PROVATO
A cura di Daniele Spelta - 14 Maggio 2020 - 18:00

Crusader Kings II è stato un nuovo inizio per Paradox Interactive. Prima della sua pubblicazione nel 2012, la software house svedese era conosciuta da una ristretta cerchia di appassionati di strategia, una nicchia elitaria che non temeva di mettersi alla prova su titoli complessi, spesso freddi e poco accomodanti.

A quasi dieci anni di distanza ritroviamo invece lo studio nelle vesti di publisher alle prese con nomi dal forte richiamo – uno su tutti il prossimo Vampire: The Masquerade – Bloodlines 2 – con una sua conferenza annuale, quotato in borsa e con un portfolio che comprende sviluppatori del calibro di Colossal Order e Triumph Studios. Collegare il successo societario agli ottimi risultati in termini di critica e vendita di Crusader Kings II è una teoria con poco fondamento e non tiene conto di altre numerose variabili, ma non si può sminuire la sua importanza cruciale, testimoniata anche dall’annuncio in pompa magna del terzo capitolo durante la scorsa PdxCon.

Crusader Kings III, la dura vita nel medioevo – Provato

Una nuova storia

Dopo una prova di oltre tre giorni e con una presentazione digitale approfondita, possiamo dire con certezza che Crusader Kings III rispecchia a pieno il percorso intrapreso da Paradox Interactive. Siamo sempre al cospetto di un un grand strategy ambientato nel medioevo dove, alla guida di una dinastia, si cerca di sopravvivere fra cospirazioni familiari, costanti guerre, eredi pronti a soffiare il trono e rivolte popolari. Rispetto alla ermeticità dei passati capitoli, questo nuovo episodio dichiara immediatamente la sua volontà: rivolgersi ad un pubblico più ampio e meno propenso a sbattere la testa fra statistiche, infiniti modificatori e interfacce senza grazia.

Il primo indizio in questo senso è un tutorial ricco e che accompagna il giocatore per mano attraverso le varie meccaniche e spiega in modo esteso come gestire al meglio i possedimenti e come districarsi nel fitto reticolo di relazioni con gli altri personaggi. Un discorso analogo può essere fatto per l’UI e nel complesso per la grafica.

Crusader Kings III, la dura vita nel medioevo – Provato

Abbandonate le schermate statiche e didascaliche, la componente visiva è finalmente al passo coi tempi, i modelli dei personaggi sono tridimensionali, i menù sono finemente ricamati in puro stile medievale e anche la mappa è impreziosita da dettagli grafici. Sono inoltre presenti dei comodi avvisi che richiamano l’attenzione su aspetti particolarmente importanti – come una imminente rivolta o la necessità di celebrare delle nozze – suggerimenti secondari e una intera enciclopedia da consultare per conoscere ogni singola definizione. Una nota per quel che riguarda la localizzazione: la versione da noi testata era interamente in inglese e se Paradox resterà fedele al suo modus operandi difficilmente avremo una traduzione italiana a sviluppo terminato, un potenziale limite vista la cospicua presenza di testi.

Questi orpelli estetici potrebbero finire nell’elenco delle novità superflue per i fan di vecchia data, un corollario di piccole migliorie che proietta però il titolo verso il futuro e verso un palcoscenico più ambizioso. La vera notizia per chi ha speso centinaia – se non migliaia – di ore fra contee e regni, riguarda la politica dei DLC, da sempre una delle maggiori critiche rivolte a Paradox Interactive.

Crusader Kings III, la dura vita nel medioevo – Provato

Molte delle espansioni arrivate post lancio per Crusader Kings II sono integrate nella versione base e si può dire che la lezione di Imperator: Rome sia servita. La mappa comprende così territori come l’India, la Mongolia e parte del sud est asiatico prima accessibili solo con l’acquisto del DLC Rajas of India, si possono utilizzare da subito i regni islamici e pagani precedentemente inclusi in pacchetti come Sword of Islam, si possono portare le lancette ai tempi delle invasioni vichinghe e il focus sugli aspetti ruolistici inclusi nell’espansione Way of Life sono immediatamente presenti e sono stati ancor più valorizzati.

Una dinastia da salvare

La personalizzazione del proprio avatar ha infatti occupato gran parte della presentazione, momento in cui è stata descritta l’importanza del nuovo albero delle abilità, dei tratti, delle caratteristiche e soprattutto l’influenza che essi hanno sulle relazioni con i familiari, con i vassalli e con il clero.

Crusader Kings III, la dura vita nel medioevo – Provato

Crusader Kings III, esattamente come il predecessore, è un corso intensivo di storia medievale. Il finale è aperto e spesso sorgono regni improbabili, come un pezzo di Impero Bizantino in Irlanda, ma il vero insegnamento riguarda il delicato equilibrio a cui erano costantemente sottoposti i regnanti, dal più piccolo barone disperso nel nord della Scozia, fino all’imperatore in persona. Spesso si tende a credere che i re fossero guidati solo dal proprio arbitrio, ma Crusader Kings III ricorda ad ogni click che è esattamente l’opposto. Per far crescere e prosperare il proprio lignaggio occorre valutare con attenzione le scelte prese, come la sposa per il proprio erede, la divisione dei feudi e se dare il posto di cancelliere a quel conte eretico quando noi stessi siamo dei ferventi fedeli pronti a sacrificare sul rogo ogni segno di deviazione.

Sotto questo aspetto il team di sviluppo non è indietreggiato di un centimetro, scegliendo per la propria creatura uno stile quasi da roguelite, dove bastano un paio di decisioni errate per assistere al declino di intere dinastie. Le variabili da monitorare sono davvero molte, ma se prima ci si scontrava con delle evidenti difficoltà legate ad informazioni spesso nascoste o spiegate a metà, ora si ha invece tutto immediatamente a disposizione.

Crusader Kings III, la dura vita nel medioevo – Provato

La maggiore accessibilità non fa rima con semplificazione e, solo per fare un esempio, per dichiarare guerra serve ancora un casus belli, che può essere il diritto feudale su un territorio, la richiesta di indipendenza dal sovrano, la lotta contro un regnante scomunicato fino ad arrivare alle crociate o alla jihad. A loro volta questi pretesti possono essere raggiunti in una infinità di modi e hanno sempre dei pro e dei contro da pesare, come gli alleati che verranno coinvolti, il rischio di venir imprigionati e i costi in termini di denaro, prestigio e fede.

Rivoluzione silenziosa

Crusader Kings III, sin da questo primo incontro, risulta un ottimo passo avanti per la serie ed è capace di coniugare tradizione e innovazione. Per quanto gli schemi restino ancorati a quelli già sperimentati con successo in passato, guardando oltre al mero aspetto estetico si scorgono non poche novità, oltre alle già citate integrazioni con il materiale prima relegato alle espansioni. I territori sempre suddivisi fra regni, ducati e contee, ma queste ultime sono ora composte da città, baronie e vescovati presenti in modo fisico nella mappa di gioco.

Un altro concetto profondamente rivisto è quello che collega la cultura alla tecnologia, con il leader della fazione – se così si può chiamare – che può impostare un focus sulle numerose ricerche da sbloccare, classificate per ere. Il medioevo ha visto sorgere eresie e nuovi credi e questo accade di frequente anche in Crusader Kings III. Con il passare degli anni le religioni tradizionali perdono fervore, una nuova statistica da tenere sempre presente per evitare che nascano dei moti spontanei di fedeli ben poco ortodossi.

Crusader Kings III, la dura vita nel medioevo – Provato

Nulla vieta però di sfruttare questo processo a proprio favore, fino ad arrivare a creare una chiesa personale con tanto di tradizioni e peccati da condannare. Certo, è un bel vantaggio trovarsi alla testa di un clero creato ad hoc, ma a questo punto il Papa in persona potrebbe usare ogni suo potere per riacquistare i propri domini spirituali e secolari. E nel medioevo il Papa non è che andasse molto per il sottile.

Questo ultimo esempio racchiude l’essenza di Crusader Kings III, un titolo su cui potrebbero essere spesi fiumi di inchiostro se si scegliesse di scendere in ogni minimo particolare per raccontare tutti i parametri che separano la gloria dalla decadenza. Ciò che però più conta è aver ritrovato nelle circa 20 ore di prova quella narrativa emergente che trasforma ogni partita in una storia unica, dettata solo dalle scelte del giocatore e dal suo saper restare letteralmente con la testa sulle spalle lungo tutto il corso del medioevo. Salvo piccoli imprevisti, come diseredare il proprio figlio incapace e ritrovarselo dopo una fortuita crociata con la testa cinta dalla corona del regno di Gerusalemme, pronto a far la guerra contro il suo stesso ingrato genitore. Insomma, Crusader Kings III ha tutte le carte in regola per essere ancora una volta il perfetto mix tra gioco di ruolo e strategico.

Crusader Kings III, la dura vita nel medioevo – Provato

+ Profondo e complesso come da tradizione
+ Graficamente un netto passo in avanti
+ Un inno alla narrativa emergente
+ Dovrebbe essere un titolo completo sin dal lancio, senza DLC invadenti...
- ... Ma su questo valuteremo nel corso del tempo

Con Crusader Kings III i giocatori di vecchia data hanno tutte le scuse per tornare a spendere una infinità di ore in compagnia delle dinastie regnanti medievali, ma questa volta a far loro compagnia ci sarà una nuova schiera di giocatori attirata dalle migliorie in fatto di UI e accessibilità.

Paradox Interactive è stata abile nell’adottare tanti accorgimenti estetici, tooltip e aiuti senza abbassare di una virgola la complessità, scongiurando il rischio di aver tra le mani un’opera che tradisse le sue stesse origini. Insomma, i pochi dubbi che avevamo sono stati messi a tacere già da questo primo test e dunque non resta che aspettare il prossimo 1 settembre per tornare a riscrivere la storia assieme a quello che si propone come un nuovo benchmark nel mondo dei grand strategy.




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