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Il COVID-19 ormai è rappresentato anche nei mondi dei videogiochi

Ormai oltre un anno dopo il via della pandemia da COVID-19 che ha investito il mondo intero, il nuovo coronavirus sta diventando parte dei mondi di gioco.

Sarà impossibile, anche quando saranno trascorsi molti anni, riguardare indietro al 2020 e non ripensare a come ci siamo sentiti lo scorso marzo, quando abbiamo iniziato a prendere indesideratamente confidenza con espressioni come “lockdown”, “zona rossa”, “quarantena”, “indice di contagio” e, soprattutto, con COVID-19, la formula che identifica il nuovo coronavirus che ha iniziato a muoversi alla fine del 2019 per arrivare allo stadio di pandemia nell’arco del 2020.

Quasi un anno dopo, mentre un po’ da tutte le parti si continua a rimbalzare tra zone rosse, zone arancioni e zone gialle, con la speranza di trovare quanto prima una nuova normalità che garantisca più serenità a ogni singola persona, ormai ci siamo quasi “abituati” all’idea che il coronavirus esista e che sia in mezzo a noi. Così tanto, che personalmente (perdonate la prima persona) mi è capitato di immaginare di scrivere dei racconti ambientati dopo il 2020 e di chiedermi se sia diventato utopico immaginarne i protagonisti che vivono senza distanziamenti sociali – se questo non li faccia suonare poco credibili, in un mondo che senza accorgersene si è diviso tra un prima e un dopo.

Attenzione: l’articolo di seguito contiene piccolissime anticipazioni relative a battute di personaggio protagonisti di Hitman 3Assassin’s Creed Valhalla. Non proseguite la lettura se preferite scoprire in-game di cosa si tratta.

Il COVID-19 in Hitman 3

Un personaggio a Dubai, in Hitman 3, cita il coronavirus

Questo discorso, a quanto pare, vale anche per gli sviluppatori di videogiochi. Anche all’interno dei videogame, infatti, i creativi stanno cominciando a rappresentare il COVID-19, che è a tutti gli effetti un aspetto fondamentale, oggi come oggi, della vita di chi quei videogiochi li ha realizzati.

L’ultimo ad averlo fatto, in ordine di tempo, è il recentissimo Hitman 3. Sviluppato dalla danese IO Interactive, all’interno del suo primo scenario, a Dubai, il titolo vi chiede di eliminare due bersagli. Uno di questi, Carl Ingram, come notato dagli zelanti colleghi di Kotaku, può essere sentito mentre è nei suoi appartamenti nell’attico e sostiene che «scommetto che le persone col coronavirus sono più tranquille di così».

Al di là di questa battuta, immortalata nel link alla fonte che trovate poco sopra, c’è da dire che la società rappresentata da Hitman 3 non è scandita da distanziamenti sociali e che, anzi, gli scenari in cui ci sono assembramenti un po’ rimandano al “prima”, con persone senza mascherine che stanno vicine, si parlano e si toccano. La rappresentazione del COVID-19, quindi, si è limitata giustamente a una battuta messa sulla bocca di uno dei bersagli.

Il COVID-19 in Assassin’s Creed (e non solo)

Non è, tuttavia, la prima volta che i videogiochi citano apertamente il virus: qualche tempo fa avevamo discusso del caso di Assassin’s Creed Valhalla, all’interno del quale era possibile reperire dei messaggi in cui un personaggio affermava «non ho il COVID», una frase che chiunque sottoposto a un tampone spera di sicuro di poter dire, come esito del suo esame.

Una citazione simile era presente anche in Tony Hawk’s Pro Skater 1+2, anche se meno esplicita: il gioco, infatti, nel suo scenario dedicato alla scuola vedeva degli indizi sparsi qua e là nel campus, in cui si parlava di abituarsi, come studenti, a «una nuova normalità» e in cui si citava apertamente la didattica a distanza.

Anche Assassin's Creed Valhalla citava il COVID-19

Chissà, allora, se i videogiochi ambientati in un mondo vicino al nostro, in futuro, si “abitueranno” ulteriormente all’idea del COVID-19, citando ulteriormente questa pandemia che ci ha costretti a riorganizzare qualsiasi scaletta esistenziale ciascuno di noi avesse pensato di preparare.

Sicuramente, la speranza di tutti è che non se ne abbia il tempo, e che ben presto ci si possa lasciare questo periodo di pandemia alle spalle: nel frattempo, per fortuna, almeno ci sono i videogiochi.

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