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Carrion | Recensione – Prontuario del mostro mangia uomini

Carrion è un metroidvania diverso dal solito dove sarete dalla parte del male, impersonando una creatura dalla stazza mutevole. Scopriamo l'ultima follia di Devolver Digital nella nostra recensione.

Gli indie di Devolver Digital non sono mai banali, scontati e prevedibili. L’editore texano ha sempre accolto opere con concept molto particolari, strambi, coraggiosi e decisamente fuori dagli schemi, diventando non a caso il vero punto di riferimento per tutti quegli sviluppatori che seguono l’audacia ancor prima che i gusti del mercato. Carrion è un altro esempio lampante di gioco che risulta essere sin da subito inaspettato e sorprendente, spiazzante e in grado di incuriosire all’istante, complice anche l’aura di mistero che avvolge la natura della creatura.

Carrion

Piattaforma:
PC, XBOX
Genere:
metroidvania
Data di uscita:
Sviluppatore:
Phobia Game Studio
Distributore:

In Carrion sarete un mostro famelico composito che si sviluppa e accresce il suo volume inglobando al suo interno biomassa; un mostro che per sopravvivere ha bisogno di divorare e consumare esseri umani. Un alieno, forse. O semplicemente il frutto di qualche esperimento andato storto. Pensate di scoprirlo una volta arrivati alla fine dell’avventura? Non è detto, perché Carrion è volutamente enigmatico e lascerà molto spazio all’interpretazione del giocatore.

La storia

Carrion non ha dialoghi, non ha filmati e non ha nessun elemento canonico atto a raccontarvi con chiarezza la vicenda. Fa però ampio uso della narrazione ambientale, lasciando intuire molti dettagli che, se uniti come piccoli pezzi di puzzle, aiuteranno ad avere un quadro certamente meno fosco ma non dall’immagine finale univoca e inequivocabile.

Senza preamboli di alcun tipo, Carrion inizia con la creatura che sfonda il vetro della sua capsula di contenimento posta all’interno di quella appare essere una complessa struttura di ricerca, riversandosi immediatamente nell’ambiente e lasciando subito al giocatore la possibilità di potersi muovere come un polpo flaccido e informe che allunga i suoi tentacoli alla ricerca di prede da divorare e pertugi in cui infilarsi. I sentieri e i passaggi non saranno tutti disponibili sin da subito, e vedrete nei primi minuti alcuni scienziati schermati da pareti divisorie che li proteggeranno dalla vostra inesorabile furia.

Potrete però emettere un verso terrorizzante, una sorta di ruggito minaccioso che si espande oltre i vincoli di portelli e paratie, sia per convogliare gli umani verso la direzione che desiderate, sia per sfruttare un’abilità che funziona come una specie di sonar in grado di lasciarvi individuare ciò che servirà alla vostra causa per uscire dall’impasse.

Sorprendentemente, in Carrion non controllerete solo la creatura: ci sono alcune sezioni in cui impersonerete degli uomini (presumibilmente scienziati) che potranno solo scendere e salire dalle scale che dividono i piani dello stabile o interagire con sparuti elementi dello scenario, ora per risolvere dei mini puzzle, ora per esaminare alcuni composti organici sparpagliati in giro per le aree.

È proprio attraverso le descrizioni di quei resti che inizierete ad avere sospetti, informazioni aggiuntive, dettagli su ciò che sembra essere in qualche modo parte del mostro. Si parla di residui non meglio identificati, alcuni di probabile origine aliena, altri che sembrano corrispondere al DNA di creature estinte o di unioni genetiche impossibili. E allora cos’è, quel mostro? Da dove è arrivato? Perché si è animato, pare essere senziente e non fa altro che divorare gli uomini ed espandersi in modo osceno? Il bello di Carrion sta proprio qui, nelle congetture che potrete fare e nei dubbi che il gioco di Phobia Studio tenta di instillarvi quando meno ve lo aspettate.

Chiaramente non è possibile esaltare la storia di Carrion più del dovuto, e bisogna di fatto cristallizzare all’interno del progetto stesso un’idea di base che funziona senz’altro molto bene ma che non riesce a lasciare il segno. Tuttavia Carrion riesce a suggerire molto più di quanto ci si possa aspettare di primo acchito, e riesce a farlo con semplicità e con la bravura di chi sa essere ermetico senza mai eccedere.

Ciò che funziona meglio di Carrion è però il suo sistema di gioco inserito in una struttura tipica da metroidvania, dove le abilità della creatura e il buon gusto per i puzzle la fanno da padrone e indirizzano con chiarezza lo stile di gioco, che si svincola da certi schemi preimpostati grazie all’ottima trovata di rendere le skill fluide. Acquisire un’abilità non significa infatti averla per sempre, ma è possibile liberarsene momentaneamente assieme agli agglomerati della propria biomassa per poi acquisirle di nuovo quando si presenta l’occasione.

Il gameplay

Com’è facile intuire, in Carrion la creatura può usare delle abilità a seconda delle dimensioni che ha fin lì raggiunto. Se inizialmente potrete solo emettere un verso cavernoso, dopo poco tempo la tentacolare bestia cremisi potrà espandere una della sue escrescenze come se fosse una sorta di ragnatela a ventosa, capace sia di intrappolare le prede, sia di attivare degli interruttori altrimenti fuori portata. Se è vero che ciò sarà utile per aprire le prime porte e scoprire gran parte delle stanze presenti nella mappa di gioco, è vero anche che l’utilizzo di tale abilità è legato a delle dimensioni piuttosto ridotte.

Dopo essere cresciuti e aver acquisito un’altra nuova abilità, infatti, usando lo stesso tasto potrete sfondare delle pareti di legno e scagliarvi con violenza contro ostacoli e nemici corazzati. Come fare allora per poter usare entrambe le abilità? Contemporaneamente non sarà possibile, ma la struttura mista dei puzzle e l’oculato design dei livelli vi inviteranno a liberarvi della biomassa in eccesso presso i punti di salvataggio o in delle pozze d’acqua stagnante, così da rendervi più snelli e rapidi quando è necessario, o enormi e minacciosi nel momento in cui avrete la necessità di sfondare tutto con arroganza o assorbire un maggior quantitativo di proiettili.

La salute della bestia è infatti legata alla massa, e sebbene servano diversi colpi per neutralizzarvi, va detto che la presenza di nemici ben diversificati e più pericolosi possono farvi capitolare in pochi istanti, non lasciandovi nessuno scampo. Oltretutto, la creatura di Carrion è estremamente sensibile al fuoco, che non si estinguerà subito e continuerà ad avvolgere il vostro corpo informe e bitorzoluto anche dopo che gli avversari coi lanciafiamme smetteranno di aggredirvi.

I checkpoint sono ben piazzati e in generale l’aspetto e la conformazione delle diverse macro-aree non crea mai eccessivo disorientamento, così da lasciar intuire anche a chi va subito in confusione quale sia la giusta direzione da imboccare nel momento in cui si tenta di raggiungere il luogo in cui ci si è dovuti arrendere anzitempo. In tutta risposta, il mostro può scagliare grate e corpi contro i nemici (o usarli per schermarsi), afferrare gli avversari e scagliarli contro un muro, spappolarli e consumare i loro resti. Non mancano anche nemici non umani, come dei droni o creature robotizzate non meglio identificabili.

In Carrion ci si può anche camuffare fino a rendersi invisibili, sperimentando così diverse soluzioni di approccio ai combattimenti e alla risoluzione dei puzzle, che prevedono anche la presenza di alcuni laser che fanno scattare dei meccanismi nel momento in cui li si incrocia.

Sebbene non si tratti di un gioco dalla durata ragguardevole, Carrion riuscirà ad assimilarvi completamente, anche solo per la curiosità che è capace di suscitare per tutto l’arco dell’avventura. Molto apprezzabile, dal punto di vista artistico, è soprattutto l’aspetto mutevole della creatura: oscena come delle viscere esposte e sanguinolente che lasciano tracce ovunque, tempestata di occhi e denti che sembrano resti di corpi mal digeriti e raggrumati, viscida e informe come il più peccaminoso degli esperimenti, riesce a rubare sempre la scena e creare uno strano legame col giocatore, che si sentirà come spinto a guidare quell’abominio fino al raggiungimento di una verità supposta su cui non mancheranno diverse elucubrazioni post-credit.

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+ Ottimo uso della narrazione ambientale
+ Abilità fluide, da abbandonare e acquisire senza le rigidità del genere
+ Buona gestione dei puzzle
– Con un simile concept, avrebbe potuto osare molto di più

7.5

Devolver Digital ce l’ha fatta di nuovo. L’opera di Phobia Studio è un reverse horror con impostazione da metroidvania in grado di sovvertire ordini consolidati e offrire un punto di vista inedito al genere, che si libera anche di alcune rigidità legate all’uso delle abilità. Carrion è un esperimento stravagante e piuttosto riuscito, dotato di una narrazione silenziosa e sibillina che sa come accendere il lume della curiosità, suggerendo dettagli senza mai affermare il loro reale significato.