Carrion, abbiamo provato il simulatore di mostro di Devolver Digital

Reversed horror: anche i mostri hanno paura?

PROVATO E3 2019
A cura di Valentino Cinefra - 24 Giugno 2019 - 16:49

Nella suggestiva cornice dell’evento Devolver Digital in occasione dell’E3 2019 abbiamo avuto modo di provato abbastanza a lungo Carrion, un simulatore di mostro. Per la precisione, un reverse horror, come tengono a sottolineare gli sviluppatori.

Immaginate un improbabile Metroid al contrario, dove invece della cacciatrice di taglie del franchise Nintendo si interpreti invece proprio il mostro a caccia di Samus Aran. Il paragone con Metroid non è neanche troppo casuale, perché Carrion è esattamente un metroidvania in cui, nei panni di un tentacolare essere lovecraftiano, dovremmo farci largo in una sorta di base scientifica uccidendo persone, mangiandole, diventando sempre più grossi e potenti e, infine, scappare.

Carrion Reversed Horror

Uccidi, mangia, nasconditi

L’idea è che il mostro sia una grossa palla tentacolare carnosa, che più mangia e più cresce, diventa forte e resistente. Nella tradizione dei metroidvania c’è anche del leggero backtracking, con nuove abilità che si possono imparare grazie all’esplorazione ed alla crescita del mostro attraverso il proseguimento del gioco. Nella nostra prova abbiamo potuto sbloccare una sorta di scatto in grado di abbattere pareti di legno e ferro, così come la possibilità di usare i tentacoli come delle vere e proprie braccia per afferrare oggetti, leve, o interagire in generale con i macchinari della base.

Più si mangia e più si diventa grandi, ma ad ogni colpo subito la creatura va letteralmente in pezzi (il fuoco, come da tradizione dei monster movie fa moltissimi danni) ed è necessario mangiare essere umani per tornare ad essere forti. Perché se i nemici iniziali saranno degli spaventatissimi scienziati, con il tempo gli umani impareranno a prepararsi agli assalti della creatura con armi di ogni tipo, quindi la spavalderia iniziale del mostro lascerà il posto ad un approccio più tattico o pragmatico, un po’ come un Alien dell’omonima saga cinematografica.

Carrion, abbiamo provato il simulatore di mostro di Devolver Digital

La questione della dimensione della creatura non è solo legata alla resistenza, perché Carrion richiederà a volte di dover depositare parte della propria massa carnosa all’interno di apposite sacche, così da tornare minuti e poter, ad esempio, intrufolarsi all’interno di stretti pertugi per proseguire. Dal punto di vista del gameplay il titolo ci ha lasciato abbastanza fiduciosi, perché oltre alla struttura classica, solida, e forse ormai troppo vista e rivista, di un metroidvania ci sono alcune idee legate proprio alla natura di mostro che potrebbero rendere Carrion uno degli esponenti più eclettici del genere.

Carrion, abbiamo provato il simulatore di mostro di Devolver Digital

L’atmosfera generale è resa inquietante da una pixel art volutamente non molto definita, colori spenti, musiche lugubri, e la creazione della creatura che si muove in modo scomposto, con i tentacoli che hanno vita propria, e un pizzico di humor nero finale che rende Carrion accattivante anche solo dopo qualche minuto. Perché non c’è niente di più tragicomico di un grosso conglomerato di carne e tentacoli che si schianta contro dei poveri scienziati i cui arti, subito dopo un urlo grottesco, volano via per la stanza come biglie.

Carrion è forse uno dei più eclettici metroidvania degli ultimi tempi. Oltre alla classica struttura fatta di mappe esplorabili, backtracking ed abilità, l’idea di costruire un “reverse horror” in cui impersonare una creatura tentacolare è molto azzeccata, e si sposa perfettamente con lo stile di gioco tipico del genere. Controllare le movenze dell’essere lovecraftiano è sorprendentemente intuitivo, così come familiarizzare con le abilità appena apprese. Esteticamente è anche molto azzeccato, e la ciliegina sulla torta è un intelligente black humor che fa di Carrion un probabile asso nella manica di Devolver Digital.




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