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Card Shark | Recensione – Intrighi e azzardi alla corte del re di Francia

Card Shark trascina il giocatore nei sordidi meandri della nobiltà e della borghesia francese a suon di trucchi e imbrogli

«Le bugie sono per natura così feconde, che una ne suole partorir cento» diceva Carlo Goldoni nel suo “Il Bugiardo”, una massima che ben si addice al Conte di Saint-Germain, un nobile decaduto che non fa bella mostra del suo sangue blu, un truffatore di prima classe, un mago dell’inganno, un giocatore d’azzardo con le sue regole.

Card Shark

Piattaforma:
PC, SWITCH
Genere:
avventura
Data di uscita:
2 Giugno 2022
Sviluppatore:
Nerial
Distributore:
Devolver Digital

Il suo peregrinare alla ricerca della prossima vittima lo conduce un giorno in una scalcinata locanda di Pau, nel sud della Francia, dove proprio davanti ad un mazzo di carte il suo destino lo porterà ad incontrare un giovane servo muto.

Una mano giocata male, un asso scivolato sotto gli occhi dell’avversario ed ecco che il prestigio svanisce e a farne le spese è proprio la padrona della taverna, che dopo un breve litigio giace esangue sul pavimento.

Al conte e al ragazzo senza voce non resta che una soluzione: la precipitosa fuga.

Con questo incontro all’apparenza casuale si apre Card Shark, un’avventura sui generis ambientata nel 1700 francese e nata dall’unione di forze tra Devolver Digital, Nerial – già autori di Reigns, che su Instant Gaming trovate declinato à la Game of Thrones – Arnaud De Bock – mente alle spalle dell’ottimo Pikuniku – e Nicolai Troshinsky – illustratore di cui chiaramente vi consigliamo di sfogliare le opere.

A spasso per la Francia

Sfuggito fortunosamente alla fatale lite, il giovane senza lingua e senza nome non può far altro che unirsi al decaduto conte, imparare anche esso l’arte della truffa e lasciarsi trascinare nel lato meno nobile dell’alta società francese, fra borghesi e colonnelli che non vedono l’ora di farsi spennare mano dopo mano.

Quello che inizialmente sembrava solo un casuale incontro ben presto rivela però la sua vera natura e le partite nei salotti buoni alle corte di Re Luigi XV diventano un pretesto per portare a galla una storia grigia nata proprio nelle stanze di Versailles.

Data l’importanza delle figure coinvolte, è naturale che i diretti interessati non vogliano far circolare troppo le voci circa la presunta infedeltà di sua maestà e che per mettere a tacere queste storie siano pronti a ricorrere a mezzi non troppo pacifici, come i due protagonisti scopriranno lungo le strade macchiate di sangue della Francia e non solo.

I nostri aguzzini non ci lasceranno scampo

Fra scambi di persona, travestimenti, segreti tenuti nascosti in conventi e improbabili sovrani, Card Shark coinvolge il giocatore in un racconto intrigante, che prende forma tassello dopo tassello e che non risparmia colpi di scena, fino ad una rivelazione finale che chiaramente non vogliamo bruciare, ma che al contrario vi consigliamo di godere fino all’ultima pagina di questo romanzo digitale.

Uno stile unico

Preferiamo dunque lasciare a voi il piacere di scovare ogni scheletro tenuto in quegli armadi barocchi e sorvoliamo sulla sostanza, concentrandoci invece sulla forma e sullo stile narrativo unico di Card Shark.

L’avventura vissuta dall’improbabile duo è un grand tour dei pezzenti, un ribaltamento di quei viaggi che l’aristocrazia del XVIII secolo amava fare nelle città più importanti d’Europa, il cui valore morale viene qui sovvertito.

Al posto di palazzi e caffè letterari, la nostra carrozza ci conduce sulle rocciose coste della Corsica al cospetto di briganti senza scrupoli, nel campo di una comunità di gitani che sa di più di quanto traspare o, ancora, nel bel mezzo di una strana seduta tenuta da Cagliostro in persona, alchimista, truffatore e solo uno dei tanti personaggi più o meno storici che fanno capolino sul palcoscenico di Card Shark.

A volte un mazzo di carte non basta per salvare la pelle

La metafora teatrale è accuratamente scelta, la stessa storia è divisa in più atti e ogni partita a carte è messa in scena come in una pièce, dove il giocatore assiste da spettatore attivo alle vicissitudini e alle peripezie che accadono ai due protagonisti lungo la loro strada, un percorso che funge anche da spaccato satirico sull’ipocrisia delle classi più agiate ai tempi dell’illuminismo.

Che si tratti di Voltaire, di Giacomo Casanova o del Conte di Saint-Germain in persona, tutti gli incontri con l’aristocrazia francese ed europea – il percorso tocca infatti anche altri stati come la Svizzera e la Germania – sono pregni di umorismo e di una vena comica che mette subito in evidenza il vero volto di chi comanda, spesso dipinto come un ignaro pollo da spennare che nemmeno si accorge dei trucchi che stanno avvenendo sotto il suo sguardo.

Non è infatti un caso che alcune partite utili solo a rimpinguare le casse si svolgano proprio contro un anonimo generale, un prete e una nobildonna, ossia le impersonificazioni dell’Ancien Régime che da lì a poco verrà spazzato via a colpi di ghigliottina.

Tutto ha inizio in una sgangherata taverna

Infine, Card Shark è anche un romanzo picaresco, un genere letterario in voga proprio nel periodo in cui è ambientata l’avventura. Attraverso le sue lettere personali, l’anonimo – almeno inizialmente – garzone racconta dal suo punto di vista le disavventure del Conte e le sconvolgenti rivelazioni sul re e, pagina dopo pagina, la sua calligrafia si fa più ordinata e pulita, proprio a voler sottolineare il percorso di crescita che lo ha portato dai bassifondi della Francia rurale fino ad assaporare la vita di corte, con tutte le sue contraddizioni e ipocrisie.

Data la centralità dei dialoghi, ammettiamo di aver apprezzato la presenza della traduzione in italiano, anche se in mezzo ai testi abbiamo scorto qualche scivolone di troppo, con errori grammaticali abbastanza evidenti. Si tratta comunque di piccole sbavature, che non pesano sulla qualità complessiva della storia.

Pennellate di classe

Card Shark ci ha proiettato ai tempi dell’illuminismo non solo grazie ai personaggi coinvolti e ai temi toccati, ma la stessa cifra estetica e lo stile grafico hanno contribuito non poco a questo viaggio nella Storia.

Le illustrazioni di Nicolai Troshinsky sembrano infatti un quadro in movimento e nella loro semplicità – nel senso di richieste hardware ben inteso – trasmettono in modo efficace tutta la decadenza e la corruzione che attraversano la torbida vita di corte.

Lo stesso può essere detto della soundtrack composta da Andrea Boccadoro, con tracce suonate da orchestre in cui spiccano violini, violoncelli e altri strumenti classici tipici dell’epoca e che fanno da perfetto accompagnamento ad ogni tappa del viaggio.

Mai distogliere lo sguardo

Come detto in precedenza, ogni incontro con nobili, filosofi o moschettieri è accompagnato da una partita a carte, dove giocare d’azzardo per scucire le preziose informazioni attorno al complotto e anche per svuotare le tasche agli ignari avversari.

Il nostro ruolo è quello di “agevolare” la manche al conte attraverso vari trucchetti che lui stesso ci spiega durante gli spostamenti a bordo della carrozza. All’apparenza sembrano solo dei semplici quick time event, ma dietro al tempismo con cui premere i tasti si nasconde una corposa richiesta in termini di abilità, intelligenza e prontezza di riflessi, proprio come se fossimo dei bari in carne ed ossa.

Diamo una sbirciatina

I nostri compagni di gioco non se ne stanno infatti lì passivi ad aspettare di essere fregati, ma tramite una barra posta nella parte bassa dello schermo è rappresentato il loro stato di allerta, che può portare anche al nostro smascheramento, con pesanti conseguenze come la prigione o la morte stessa.

La complessità non deriva solo dall’attenzione dei nostri avversari. Tappa dopo tappa vengono infatti introdotti trucchetti sempre nuovi, tecniche che si mischiano e che richiedono la memorizzazione di passaggi più complessi e da eseguire con maggiore rapidità.

Durante le prime partite non abbiamo fatto altro che spiare la mano di chi sedeva al nostro fianco per poi suggerire le carte al Conte, ma con il procedere degli incontri i modi con cui abbiamo barato si sono fatti più raffinati, tra segni lasciati sulle carte, finte mescolate e tagli che hanno ingannato anche i giocatori più attenti.

E poi fingiamo di mischiare il mazzo

Card Shark è ingannevole come uno dei trucchetti che abbiamo imparato e sotto un’apparente semplicità nasconde un tasso di difficoltà abbastanza elevato, che può comunque essere mitigato dall’attivazione dei suggerimenti, aiuti preziosi che indicano semi e valori senza la necessità che si memorizzi quindi ogni carta sbirciata.

Non sempre questa mano tesa verso di noi è stata però sufficiente, in certi casi il Conte dà per scontato alcuni passaggi e almeno in un paio di partite il nostro avversario ha perso la pazienza con una velocità inusuale, nonostante avessimo eseguito alla perfezione l’inganno.

Bisogna sempre avere un piano B

Nelle maggior parte delle sfide le istruzioni date dal Conte sono sufficienti per ottenere la vittoria e per lunghi tratti del tour si è praticamente costretti ad eseguire solo la tecnica appena appresa, senza troppa fantasia ma, proprio come dei maestri della truffa, ci siamo anche dovuti adattare a situazioni impreviste.

Proprio quando esce dal suo canovaccio Card Shark regala una scarica di adrenalina aggiuntiva, come quando abbiamo fatto scivolare un mazzo di carte nelle tasche dei nostri aguzzini, che hanno iniziato ad accusarsi a vicenda o come quando abbiamo messo a frutto gli insegnamenti ottenuti al campo dei gitani e la carta da noi lanciata si è posata delicatamente sotto la sedia di un altro giocatore, che a quel punto si è addossato tutte le nostre colpe.

Non mancano poi interessanti variazioni sul tema e l’abilità manuale non viene messa alla prova solo dai mazzi truccati, ma anche dal lancio di monete – sempre truccate, chiaramente – dal gioco delle tre carte e anche duelli a fil di spada.

Dall’unione di tutti questi escamotage nascono una serie di azioni da interiorizzare pad alla mano, un perfetto connubio tra riflessi, tempismo e capacità di memorizzazione, una gameplay tanto semplice quanto funzionale, che ci ha fatto sentire dei veri bari e che, assieme ad una trama intrigante, ci ha proiettati completamente nel XVIII secolo francese.

Versione recensita: PC

8,5

Card Shark

Piattaforme: pc, switch
Originale, divertente, ricco di colpi di scena e con un gameplay solo all'apparenza banale. Così potrebbe esser descritto Card Shark, un'opera davvero unica che unisce alla perfezione la componente narrativa assieme a quella ludica per dar vita ad un viaggio su e giù per l'Europa ai tempi dell'illuminismo.

Pro

  • Un vero romanzo 2.0
  • Il lato artistico e l'accompagnamento sonoro sono semplicemente perfetti
  • Riesce a reinventare il semplice concetto di QTE
  • Ha un livello di sfida che può essere calibrato secondo l'esigenze del giocatore

Contro

  • ... La traduzione italiana ha qualche svista di troppo
  • Ogni tanto le partite vanno per il verso sbagliato senza un'apparente motivazione
  • Nella maggior parte dei casi ci si deve attenere strettamente ai suggerimenti dati dal Conte
8,5