Borderlands 3: molto più di un ‘more of the same’ – Recensione

Si torna in quel di Pandora, e in quel di Promethea, e di Eden-6... sì, insomma, Borderlands è tornato.

Recensione
A cura di Pasquale Fusco - 20 Settembre 2019 - 9:01

Folle, sfrontato, esagerato. Borderlands 3 è questo e molto altro, un titolo che parte dalle brillanti basi dei suoi predecessori per proporci un’avventura ancora più ricca e, semplicemente, fuori di testa. Il loot shooter di Gearbox Software ci ha regalato ore ed ore di sano divertimento, mettendo in mostra i muscoli, le gradite novità che condiscono il gameplay e, purtroppo, i nei che fatica a nascondere sul lato tecnico.

Dopo aver condiviso con voi le nostre impressioni a caldo nella Recensione in corso, è giunto il momento di tirare le somme e scoprire se Borderlands 3 meriterà la vostra attenzione. Tenetevi forte, lunga ed impervia è la strada che da Pandora si snoda verso la Cripta… ma è anche piena zeppa di loot.

L’ascesa dei Figli della Cripta

Esatto, si torna su Pandora, dove tutto ha avuto inizio. Non è passato molto tempo dalla morte di Jack il Bello, il carismatico capo della Hyperion che aveva ottenuto il controllo sull’intero pianeta e sul più grande mistero che esso celava: la Cripta. Ciò che Jack non sapeva, tuttavia, è che la galassia è popolata da altre Cripte e da altri aspiranti tiranni pronti a impossessarsi del loro antico potere. Saranno i Crimson Raider a ostacolare i piani dello sciacallo intergalattico di turno, ma anche il gruppo capitanato da Lilith avrà bisogno di una mano, la nostra.

Tyreen Borderlands 3

In Borderlands 3 è arrivato il momento dei gemelli Calypso. Troy e Tyreen sono gli sfacciati leader dei Figli della Cripta, culto basato sull’adorazione dei due fratelli, ammirati come vere e proprie divinità dai fuorilegge convertiti al loro violento credo. La verità è che entrambi i Calypso possiedono il potere delle Sirene e che sfruttano tale dono per attirare nuovi seguaci e annichilire ogni possibile resistenza, quella di Lilith e co. in primis. Dall’altro lato del ring, per fortuna, ci sono i nostri nuovi eroi: AmaraZane, FL4K e Moze. Il quartetto risponderà alla chiamata dei Crimson Raider e offrirà il proprio supporto scatenando poteri formidabili e un arsenale di tutto rispetto.

L’opera di Gearbox ci racconta un’avvincente storia di esploratori e assassini, sfruttando a pieno l’ormai corposa lore di Borderlands e spingendo il piede sull’acceleratore della comicità. Ciononostante, la narrazione procede tra alti e bassi: un paio di colpi di scena genuinamente inattesi non bastano a sollevare le sorti di una trama alquanto fiacca, la quale riesce ad entusiasmare solo in alcuni frangenti.

La crudeltà dei fratelli Calypso è seconda solo al loro ego, e terza al forzato – e, talvolta, imbarazzante – umorismo che accompagna buona parte dei loro dialoghi; sarà stata l’ammaliante irriverenza di Handsome Jack a viziarci, ma ci saremmo aspettati dei villain di maggiore spessore. In compenso, è il cast di comprimari a presentare una caratterizzazione più solida, incarnata dai nuovi arrivati e da alcuni volti ben noti ai fan della serie.

Borderlands 3: molto più di un ‘more of the same’ – Recensione

Saremo accolti tra i Crimson Raider dall’impavida Lilith, per poi essere punzecchiati dal fastidioso – e sempre adorabile – Claptrap; la geniale follia di Tannisc i stregherà, quasi quanto la raffinatezza di Sir Hammerlock, eppure saranno personaggi come Vaughn, Rhys e Tiny Tina a conquistarci (di nuovo). Non solo grandi ritorni dai prequel, dunque, ma anche figure trapiantate dal mai troppo lodato Tales from the Borderlands: è con questi pezzi che Randy Pitchford e soci assemblano un colorato puzzle fatto di allegre scorribande e di potenziali drammi tramutati magicamente in gag esilaranti. Insomma, la verve beffarda di Borderlands è più forte che mai, ma abbiamo l’impressione che Gearbox si sia decisamente superata questa volta.

In puro stile Borderlands… con bonus ai danni

Senza troppe sorprese, Borderlands 3 riprende la tradizionale formula di gioco tanto apprezzata dai fan, in cui l’azione adrenalinica dei first-person shooter sposa la profondità dei giochi di ruolo in un mix a dir poco riuscito. Un coraggioso ibrido che ha avuto molto da insegnare ai titoli più popolari e che trova nel terzo capitolo la sua naturale evoluzione, mediante alcune novità più o meno percettibili.

Occhi puntati allora sul gunplay, vistosamente svecchiato grazie a un sistema di movimento più dinamico. I giocatori possono ora effettuare scivolate durante le sparatorie, arrampicarsi per raggiungere eventuali alture e infine schiantarsi al suolo, con uno scenografico attacco in picchiata. Tutto contribuisce allo sviluppo di un’azione più trascinante rispetto al passato, destinata a decollare con le stravaganti bocche da fuoco e le abilità dei Vault Hunter. Che sia l’erculea Sirena Amara, l’impertinente Zane, l’enigmatico FL4K o la ‘piccola’ Moze, la vostra scelta non cambierà il risultato finale, regalandovi del puro e coinvolgente caos dal primo all’ultimo minuto della campagna.

Borderlands 3: molto più di un ‘more of the same’ – Recensione

A proposito dei nostri nuovi Cacciatori della Cripta, ciascuno di essi rappresenta una determinata Classe – come nei più consueti GdR – e pertanto sfoggia specifiche abilità raccolte nell’apposito albero. Sul fronte ruolistico le novità di Borderlands 3 si rendono meno visibili, ma non per questo sono assenti: le aggiunte vanno ricercate nello skill tree, in cui ritroveremo quei valori numerici che stratificano ulteriormente il gameplay, ma anche delle inedite combinazioni tra le varie skill.

Oltre ai soliti perk passivi, infatti, i tre rami conterranno altrettante Abilità d’azione, ovvero il gadget o il potere che identifica il nostro Cacciatore, che potremo usare attivamente in battaglia e, prima o poi, potenziare. Ogni elemento giocherà a favore di una componente strategica robusta, che incoraggerà i giocatori a prediligere determinati stili di combattimento – con approcci più o meno aggressivi – e ad equipaggiare le armi e gli item più adatti alla propria build.

La strategia andrà coltivata nel tempo, ma la spietatezza verso il nemico si rivelerà un requisito fondamentale sin dalle prime battute dell’avventura. Fanatici rabbiosi, mercenari armati fino ai denti e antichi guerrieri eridiani ci daranno filo da torcere con variegati pattern d’attacco e con le dovute resistenze. Ci toccherà sfruttare al meglio il nostro sconfinato arsenale, utilizzando armi dotate di effetti elementali per annientare scudi e corazze, e trarre ogni possibile vantaggio dai perk sbloccati – per i più ‘sbadati’ ci sarà sempre il Respec delle abilità, al giusto prezzo.

Borderlands 3: molto più di un ‘more of the same’ – Recensione

Parlando dell’armamentario, in Borderlands 3 raccoglieremo dozzine di migliaia di fucili d’assalto, SMG, shotgun e lanciarazzi che sembrano concepiti da uno scienziato pazzo, con significativi passi in avanti in termini di fantasia e di mera potenza di fuoco; come se ciò non bastasse, molte armi offriranno una modalità di fuoco secondaria, che ci permetterà di agganciare un nemico per i proiettili traccianti, passare dallo sparo automatico alla raffica o vomitare scariche di micro-razzi dalla canna della pistola.

Parola d’ordine: varietà

Insomma, se non si fosse ancora capito ci attendono centinaia di scontri in cui il caos sarà all’ordine del giorno, talvolta con effetti disorientanti sull’azione trasposta su schermo, ma Borderlands 3 ci ha colti alla sprovvista offrendoci molto più di qualche boss fight impegnativa o dell’ennesimo assalto all’avamposto dei predoni.

Affiancando la storyline principale, le quest secondarie ci raccontano le curiose vicende di alcuni personaggi fuori dal coro che, paradossalmente, si riveleranno essere le figure più caratteristiche di Pandora e dintorni. Puntando sulla varietà delle folli situazioni esposte – e su una scrittura, in questo caso, sorprendentemente ispirata – gran parte delle sidequest ci ha regalato esperienze stimolanti e momenti di pura ilarità, che vanno ben oltre la semplice consegna del solito pacchetto o della taglia da riscattare; fanno sorridere, inoltre, gli squisiti riferimenti alla pop culture e i continui rimandi agli altri episodi del franchise, The Pre-Sequel compreso. Tali missioni offriranno ai Cacciatori più valorosi laute ricompense, e un pretesto per esplorare a fondo la rumorosa galassia di Borderlands 3.

Borderlands 3: molto più di un ‘more of the same’ – Recensione

‘Varietà’ non è un termine scelto a caso. Il terzo capitolo offre il maggior numero di scenari esplorabili dai fan della serie, che potranno finalmente abbandonare Pandora per intraprendere un viaggio interplanetario alla ricerca delle Cripte. Sarà l’occasione per rifarsi gli occhi sui colossali grattacieli di Promethea, per meditare nei templi di Athenas o per una sana battuta di caccia in quel di Eden-6: basterà impostare la rotta dalla sala di comando della Sanctuary-III, nave dei Crimson Raider e hub centrale della campagna, e preparsi all’atterraggio.

Il mondo di gioco è nuovamente suddiviso in macro-aree, collegate tra loro attraverso varchi e stazioni adibite al viaggio rapido: insomma, un ritorno al passato che sà di occasione sprecata nei confronti di un potenziale open world, ma che, se non altro, può ora offrire dei caricamenti sensibilmente ridotti. Da apprezzare, inoltre, l’inedita verticalità dell’ambientazione, che spesso ci inviterà a puntare gli occhi verso l’alto e a sfruttare la nuova scalata.

Una volta atterrati sul pianeta prescelto potremo dirigerci alla prima stazione Catch-A-Ride e utilizzare uno dei veicoli disponibili. Tra questi troveremo le solite camionette corazzate e i runner, affiancati dai nuovi futuristici Cyclone che ci permetteranno di sfrecciare a tutta velocità verso l’ignoto. L’esplorazione dello scenario è incentivata dalla presenza di oggetti collezionabili disseminati in ogni area: tra questi troveremo i diari di Typhon DeLeon, il primo Cacciatore della Cripta, o dei nuovi componenti per i bolidi di Ellie. Tra i contenuti ‘nascosti’ presenziano anche alcune sfide esclusive, come le taglie di Zer0 in cui dovremo assassinare il criminale di turno o le cacce leggendarie di Sir Hammerlock, con creature esotiche da studiare e… da far fuori, ovviamente.

Borderlands 3: molto più di un ‘more of the same’ – Recensione

Questa impressionante mole di contenuti non farà altro che incrementare a dismisura la già corposa longevità di Borderlands 3, donandoci almeno una decina di ore aggiuntive da investire nella suddetta esplorazione o nel perfezionamento della propria build. Le oltre 38 ore spese nell’avventura – completando la storia e gran parte delle quest secondarie – ‘rischiano’ però di duplicarsi grazie all’endgame.

Un tuffo nel caos dell’endgame

Dopo aver portato a termine la campagna di Borderlands 3 vi attendono diverse modalità di gioco con cui proseguire nella vostra avventura o, in alternativa, ricominciare da capo – ma con una marcia in più.

La prima e più intrigante novità risponde al nome di Modalità Caos. Suddivisa in tre diversi livelli di sfida, la ‘Mayhem Mode’ ci stuzzica con una maggiore probabilità di droppare i pezzi di loot più rari e di ottenere percentuali bonus sull’esperienza, il denaro e l’Eridium guadagnati. Il prezzo da pagare coincide con un considerevole aumento dell’energia e della corazza dei nemici, così come diverse mod che potenzieranno ulteriormente gli avversari con resistenze ai proiettili, ai danni elementali e chi più ne ha più ne metta. Puro e semplice caos, nulla da aggiungere. Segue la Modalità Vero Cacciatore della Cripta, anch’essa contenente ricompense più ghiotte e criminali più tosti, ma che in questo caso ci catapulterà su Pandora per rivivere la storia di Borderlands 3, conservando tutti i progressi raggiunti fino a quel momento.

Borderlands 3: molto più di un ‘more of the same’ – Recensione

Le fondamenta dell’endgame risiedono invece in un nuovo sistema di rank, quello del Guardiano. Parliamo di uno skill tree aggiuntivo suddiviso in tre diverse specializzazioni (Incursore, Superstite e Cacciatore), contenenti nuovi e potenti perk passivi, così come una serie di statistiche bonus che andranno migliorare i danni inflitti, le capacità di rigenerazione e la probabilità di droppare oggetti rari. Il sistema di progressione non è legato al singolo personaggio, bensì all’intero account, permettendoci di guadagnare nuovi gradi utilizzando anche altri Cacciatori. Un’aggiunta molto interessante, soprattutto agli occhi di chi macina numeri per scovare le migliori combinazioni per la propria build.

Forti dei bonus appena ottenuti, i giocatori in cerca di una vera sfida potranno mettersi alla prova in Circle of Slaughter, la modalità ‘orda’ ideata dall’inimitabile Torgue, o nei Terreni di Prova. Mentre la prima si presenta come un piacevole passatempo da sperimentare da soli o in co-op, le arene ‘Proving Grounds richiederanno grande concentrazione e, possibilmente, l’aiuto di (almeno) un amico, nel disperato tentativo di superare le numerose ondate e lo scontro finale con il temibile boss. È in queste situazioni, e non solo, che ci siamo resi conto di quanto possa essere fondamentale la presenza di altri giocatori in party: la campagna sarà anche godibile in solitaria, ma presto sentiremo la necessità di un alleato con cui condividere l’incontenibile follia di Borderlands 3. Prendetelo come un consiglio spassionato – nel peggiore dei casi, c’è pur sempre il matchmaking.

Guai a chiamarlo ‘cel-shading’…

Il sempre lodevole comparto artistico ci fa innamorare ancora una volta dello stile cartoonesco di Borderlands, che ben rappresenta il marcato humuor dell’avventura e, al tempo stesso, la desolazione delle wasteland aliene. Peccato, dunque, che il comparto visivo di Borderlands 3 debba inciampare in qualche fastidiosa magagna tecnica.

Borderlands 3: molto più di un ‘more of the same’ – Recensione

I primi problemi che affliggono le versioni PS4 e Xbox One si palesano nel framerate, compromesso tanto nelle versioni ‘liscie’ quanto in quelle mid-gen. Su PS4 Pro e Xbox One X, Gearbox Software propone due diverse modalità grafiche, Prestazioni e Risoluzione, che prediligono rispettivamente la fluidità visiva (60 fps) e il livello di dettaglio (4K). A conti fatti, la prima opzione si è dimostrata la scelta preferibile per la nostra run su Pro, là dove Risoluzione compromette in maniera evidente l’azione di gioco; eppure, neanche i 60 fotogrammi al secondo si dimostrano solidissimi, perdendo diversi frame – dai 10 ai 20 – nelle situazioni più concitate dell’avventura. È possibile arginare tali problemi disattivando le notifiche Social, ma solo in piccola parte.

Passando sopra l’instabilità del framerate, gli occasionali pop-in delle texture e i (non pochi) bug verremo ricompensati con un clamoroso colpo d’occhio, offerto dagli sconfinati scenari che esploreremo e dai più dettagliati modelli poligonali. Netto miglioramento anche per le curatissime animazioni, che segnano un notevole distacco dalle precedenti iterazioni della serie.

Un elemento che ci ha davvero colpiti di Borderlands 3, tuttavia, è legato al sonoro. No, non è la soundtrack, che abbiamo trovato leggermente sottotono rispetto all’ipnotica musicalità dei primi due capitoli – fatta eccezione per un paio di brani magnetici. È il doppiaggio ad averci conquistati, più precisamente quello italiano: ogni singolo personaggio – dal capo dei Crimson Raider ai gemelli Calypso, passando per le losche figure delle quest secondarie – prende vita attraverso interpretazioni a dir poco sensazionali, con una scelta delle voci quasi sempre azzeccata. Applausi dunque per l’ottimo lavoro d’adattamento, ma anche per la resa degli effetti sonori e per le migliorie apportate all’audio direzionale.

+ Esagerato, da ogni punto di vista
+ Gameplay più dinamico e coinvolgente
+ Tante ore di gioco, anche dopo il finale
+ Eccellente doppiaggio italiano
- Scrittura a tratti deludente
- Il singleplayer resta un punto debole
- Qualche sbavatura di troppo, soprattutto su console

8.6

Al netto di qualche difetto tecnico più o meno evidente, Borderlands 3 è tutto ciò che speravamo di trovare nell’ultimo capitolo della serie Gearbox. La formula di gioco che abbiamo sempre amato, con il potente mix di elementi FPS/RPG che accoglie nuove e gradite meccaniche; l’invidiabile verve umoristica incarnata da un cast stellare, in cui sono i gemelli Calypso a brillare di meno, ahinoi; la varietà, quella delle innumerevoli bocche da fuoco, dei mondi che ci troveremo a visitare e delle folli situazioni in cui verremo catapultati. Pitchford e compagni non hanno deluso le nostre aspettative, ma rimanderemo ulteriori giudizi ai prossimi mesi, quando daremo il benvenuto ai primi contenuti post-lancio. Sì, abbiamo ancora fame di Borderlands.




TAG: borderlands 3, gearbox software, Pandora, recensione

OffertaBestseller No. 1