Beautiful Desolation, un viaggio nell’ignoto – Recensione

Dopo Stasis, THE BROTHERHOOD dà vita ad una nuova affascinante avventura, questa volta in un lontano mondo fantascientifico

Recensione
A cura di Daniele Spelta - 27 Febbraio 2020 - 10:41

Cape Town, 1976. Una macchina sfreccia nel buio della notte durante la tempesta del secolo, la radio perde la frequenza e poi un terribile schianto. L’ultima cosa che Mark Leslie vede è un inquietante oggetto che si staglia nel cielo: il Penrose. Un flash, un’abbagliante diapositiva e tutto il mondo è cambiato, natura e tecnologia sono una cosa unica e lo stesso uomo ha perso i suoi confini di carne ed ossa per progredire verso un futuro fatto di ingranaggi e AI senzienti. Ma a che prezzo? Quello di una guerra, di una rivolta soffocata nel sangue di chi non si rassegna a lasciare andare il proprio passato per abbracciare un credo piovuto dalle stelle. Ma soprattutto, perché e cosa è il Penrose? Da dove è venuto o da quando è venuto? Queste domande sono le prime righe di un viaggio nell’ingnoto che prende il nome di Beautiful Desolation.

Bizzarro

Abbandonate le tinte horror di Stasis, THE BROTHERHOOD lascia libero sfogo alla propria inventiva e al proprio talento per dar vita ad un’avventura sci-fi che fonde tecnologie provenienti da un futuro senza confini precisi assieme agli echi dei giorni che furono, gli ultimi vagiti di un pianeta completamente capovolto da quell’artefatto metallico. Rispetto ai tempi di Stasis, pubblicato ormai nel lontano 2015, il team guidato da Chris e Nicholas Bischoff è più maturo e consapevole dei propri mezzi e Beautiful Desolation è figlio proprio di questa esperienza, un titolo dal respiro più ampio, dalla durata maggiore e dal setting più complesso e originale.

Beautiful Desolation, un viaggio nell’ignoto – Recensione

Dopo il terribile incidente e un salto in avanti di una decina di anni, ritroviamo Mark assieme a suo fratello Don, entrambi coinvolti in una missione suicida. Lo scopo è quello di raggiungere il Penrose e lì accedere ai file secretati per scoprire finalmente cosa si cela dietro a quel monolite. Naturalmente la situazione sfugge di mano e la coppia è subito scoperta ma, poco prima che venga emanata la sentenza definitiva, un’esplosione squarcia lo spazio-tempo e i protagonisti sono proiettati verso un nuovo pianeta sconosciuto da cui è impossibile tornare indietro. O così almeno sembra.

Naturalmente, data la centralità della trama e dei suoi risvolti, sarebbe un crimine seguire per filo e per segno in queste righe il percorso di Mark, Don e degli altri compagni incontrati chissà dove e chissà quando, ma vi basti sapere che la narrazione è sostenuta in maniera magistrale dalla voglia di sapere cosa sia quella terra popolata da creature di ogni genere e dove non sembra esserci più traccia di quella che una volta era chiamata casa. Almeno in apparenza. Vorremmo potervi dire di più, ma fidatevi: vi facciamo un favore lasciando a voi il piacere della scoperta.

Beautiful Desolation, un viaggio nell’ignoto – Recensione

Interno ed esterno

Per chi ha giocato Stasis sarà difficile non fare un paragone e, in un modo tutto suo, anche Beautiful Desolation è la cronaca di un viaggio – anzi, di due viaggi. Il primo è quello compiuto dallo stesso protagonista, un disperato tentativo di tornare là dove tutto ebbe inizio, un pellegrinaggio attraverso lande deserte, foreste rigogliose, portali dimensionali e villaggi dallo stile retro-futuristico in cui è impossibile non scorgere alcuni rimandi a Dune, Mad Max o ai primi Guerre Stellari. È un intreccio in cui vengono risaltate le relazioni tra gli sfortunati sopravvissuti e il loro difficile passato, ma il legame che li unisce resta sempre sullo sfondo e le vicende personali non sovrastano mai un universo di gioco semplicemente magnifico. Il secondo viaggio è quello compiuto dallo stesso giocatore, un antropologo 2.0 alla scoperta di culture, tradizioni e credi che sono nati presso le civiltà sopravvissute a chissà quante guerre ed ere.

Beautiful Desolation è un’enciclopedia sulle cui pagine trovano spazio luoghi, popolazioni e creature di ogni genere, una geografia coerente e che vive perfettamente in un equilibrio tra tradizione e progresso. Anche la stessa UI ha una funzione diegetica e descrive questa sospensione tra lo ieri e il domani, uno stile cyberpunk unico che traspare dagli schizzi artistici che Mark dipinge sul suo taccuino e dalla colonna sonora diretta da Mick Gordon in persona. Se Stasis indagava a fondo la natura dell’uomo in un percorso introspettivo, le strade ora descritte da THE BROTHERHOOD accompagnano per mano il giocatore in un quadro ricco di dettagli in cui trova ampio spazio una narrazione affidata ad un ambiente distorto e spesso in perfetta contraddizione con sé stesso.

Beautiful Desolation, un viaggio nell’ignoto – Recensione

In questo modo vivono fianco a fianco popolazioni techno-tribali dai riti antichi e misteriosi, nanomacchine confinate in un non-luogo e droni che hanno annullato il concetto di vita e di morte. Il risultato è affascinante e ogni dialogo porta a volerne saper di più, anche al prezzo di una bulimia di nomi, luoghi, divinità e cosmologie sciorinate senza soluzione di continuità e in cui è facile perdersi. In queste infinite sfaccettature c’è purtroppo spazio anche per qualche caratterizzazione oltre il limite dello stereotipo e non per via di cliché fantascientifici già abusati altre volte. Alcune popolazioni sono infatti tratteggiate con caratteristiche culturali pericolosamente vicine al luogo comune caricaturale, con accenti marcati e palesemente forzati, attimi in cui emerge un doppiaggio – almeno in inglese – con qualche caduta di stile.

È un peccato che questi nei vadano a macchiare un world building altrimenti impeccabile, dove l’unico ostacolo risiede nella mole notevole di dialoghi in cui è assente la traduzione italiana. Non siamo ai livelli di Disco Elysium, ma per cogliere tutte le sfumature e le informazioni serve comunque una buona conoscenza dell’inglese.

Beautiful Desolation, un viaggio nell’ignoto – Recensione

Tradizionalismo

Il mondo di Beautiful Desolation è costellato di insediamenti, rovine e punti di interesse da scandagliare nel minimo dettaglio, una vastità che ha evidenti riverberi sul lato ludico. Come già detto, siamo al cospetto di un’avventura piuttosto tradizionale, di quelle fatte da oggetti da raccogliere e combinare, dialoghi da cui trarre degli indizi e anche appunti presi a mano con foglio e matita. Non ci sono combattimenti, almeno in senso stretto. Esattamente come per Stasis, ancora una volta il team di sviluppo non si è dimostrato molto accondiscendente verso il giocatore, lasciandolo da solo assieme al suo spirito d’osservazione e alle sue capacità deduttive.

Questo approccio che bypassa tutorial, aiuti e avvisi veniva mitigato dalle contenute dimensioni di Stasis, mentre qua non ha alcuna barriera e spesso ci si trova a vagare dispersi alla ricerca di un’informazione o a combinare oggetti sperando di arrivare ad un risultato. L’effetto è un evidente backtracking, un continuo ritornare sui propri passi che viene aumentato da oggetti difficili da scovare e nascosti fino al momento in cui gli si passa a fianco e da richieste di ogni tipo provenienti dagli NPC, che alle volte sembrano inserite con forza solo per prolungare di qualche ora l’avventura.

Beautiful Desolation, un viaggio nell’ignoto – Recensione

Nonostante un andamento claudicante – anche in senso letterale, visto il pathfinding impreciso – è difficile non restare affascinati da Beautiful Desolation, un’opera capace di andare oltre alla vicenda singolare dei protagonisti e di dar vita ad un vero e proprio universo fantascientifico con la sua storia e i suoi abitanti.

+ Un mondo originale e affascinante
+ Storia convincente e ottimamente scritta
+ Costringe a ragionare su ogni enigma
+ Direzione artistica perfetta nel sostenere le bizzarre atmosfere
- L'assenza dell'italiano potrebbe penalizzare alcuni giocatori
- Alle volte fin troppo criptico
- Doppiaggio altalenante

8.0

Beautiful Desolation sembra quasi un’opera fuori dal tempo, proprio come le vicende vissute da Mike e dai suoi compagni di viaggio. Dal punto di vista ludico è infatti un titolo estremamente tradizionalista, forse fin troppo duro nei confronti di un giocatore sempre più abituato ad esser guidato passo dopo passo. Allo stesso modo, anche la storia è degna di quei grandi nomi del passato che hanno lasciato il segno, un micro-cosmo popolato da bizzarri personaggi, un ricco panorama dove si viene guidati dalla sete di conoscenza oltre che dai soli enigmi, un interrogativo costante in cui è impossibile non venire catturati dalle atmosfere originali.




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