Battlefield V | In che situazione versa il nuovo FPS targato EA?

Ci sono dei momenti in cui essere un videogiocatore comporta delle responsabilità, non solo come singolo, bensì come soggetto che acquisisce ulteriore elemento di valorizzazione in un gruppo di simili, collegati in modo rapido e veloce attraverso internet. Basta un semplice click sulla tastiera ed un commento e grazie (o a causa) dei social anche la più semplice azione, diffusa però a macchia d’olio, può decretare la crescita o l’affossamento di un qualsiasi videogame. Ciò può avvenire indipendentemente dalla qualità intrinseca del prodotto stesso perché il fattore che gioca un ruolo fondamentale ormai anche in questo settore è proprio quello della percezione del consumatore finale. Nessun titolo può scappare da questa regola, nemmeno uno famoso e sulla carta vincente come Battlefield V.

Da normali videogiocatori derivano grandi responsabilità

Sono passati circa due mesi dall’uscita di Battlefield V nei negozi fisici e digitali di tutto il mondo e la situazione del più importante sparatutto nelle mani di EA non è delle più rosee. Parliamoci chiaramente, Battlefield V è un validissimo capitolo che è riuscito ad ottenere consensi positivi un po’ ovunque (la nostra recensione ne è un esempio emblematico), ma nonostante le varie scalate delle classifiche legate alle vendite più consistenti, diversi analisti hanno registrato un calo significativo delle stesse del 60% rispetto a Battlefield 1, con il colosso statunitense obbligato addirittura a correre ai ripari e ridimensionare le aspettative legate al fatturato. Si è parlato di problemi legati all’offerta stessa dal punto di vista quantitativo, l’assenza al lancio di diverse modalità multiplayer come rush o di un’intera war story inserita poi solo a Dicembre inoltrato, ma la verità coincide per la maggior parte con quanto ho anticipato ad inizio articolo.

Ne avevo anche già parlato a questo link di come l’esito, per un videogame così controverso, si sarebbe continuato a giocare sul piano della comunicazione, ed “a conti fatti” non sta andando tutto per il meglio. Battlefield V ha pagato, e continuerà a pagare, delle scelte errate sotto il profilo della strategia di marketing andando ad incrinare ciò che in gergo aziendale viene nominato “brand awareness”, ovvero la notorietà e l’immagine globale del marchio stesso. Ci si trova in una situazione diametralmente opposta a quella legata ad i primi mesi di vita del predecessore: l’annuncio in pompa magna di Battlefield 1 aveva letteralmente galvanizzato le masse e nonostante alcuni problemi di gameplay sistemati solo in questo capitolo, ogni feature veniva valorizzata agli occhi della community riuscendo a far passare le debolezze in secondo piano.

La qualità è importante…

Le ore che ho speso in compagnia di amici nei server della Grande Guerra sono state tantissime, tutte condite da adrenalina e gioia partita dopo partita, fagocitato con piacere in quel turbinio di stimoli dati da un’ambientazione così innovativa per la serie. Se andiamo oltre, però, devo ammettere come il supporto post lancio abbia soddisfatto solo a metà, e dopo due DLC ottimi ambientanti in Francia e Russia l’anonimato ha fatto da protagonista per contenuti (sempre a pagamento) scarni dal punto di vista qualitativo. Questo atteggiamento non ha fatto altro che inasprire un certo malcontento generale dell’utenza, solo in parte assopito, e ritornato con clamore all’annuncio del nuovo capitolo, pronto ad approfittare del primo passo falso di EA.

A poco sono servite le promesse degli sviluppatori e le ottime notizie come il gameplay rifinito, la personalizzazione di armi e personaggi, o un supporto completamente gratuito per avere accesso ad armi, mappe e modalità nuove: il primo approccio era stato sbagliato quasi del tutto, e la presentazione sul palcoscenico di Los Angeles stava da li a poco per scatenare sul web ondate generali di dissenso più o meno aspre.

… ma l’apparenza è l’unica cosa che conta (?)

Battlefield V, insomma, fallisce dove il suo predecessore aveva tratto più profitto, ovvero sul lato della comunicazione e del marketing, portandosi paradossalmente dietro una negatività in parte creata dall’errata gestione degli ultimi DLC del suo antenato. Nonostante un solido day one ed i diversi contenuti in questi primi mesi la diffidenza è ancora tanta; l’obiettivo del team di sviluppo di rilanciare definitivamente il brand sotto ogni punto di vista viene raggiunto solo a metà, continuando anzi con il passare del tempo a perdere qualche piccolo pezzo di credibilità agli occhi dei videogiocatori. Esempio pratico e recente su tutti, i numerosi sconti che hanno dimezzato o più il prezzo del gioco sia in fisico sia in digitale a così poca distanza dal lancio: mai come quest’anno si è potuto assistere ad un calo di prezzo così vertiginoso, sinonimo di un qualcosa che non stava certo andando per il verso giusto.

Siamo ancora solo all’inizio certo, la strada è lunga e c’è tutto il tempo per invertire questa tendenza sul piano  della percezione dell’utenza, ma attualmente non si può non rimanere un po’ con l’amaro in bocca per un titolo che forse non avrebbe meritato tutta questa opposizione. Lo snodo fondamentale, lo ribadisco, può essere il mese di Marzo, destinato all’uscita della tanto attesa modalità Battle Royale volta a sancire un miglioramento dell’immagine del brand se ben incastonata nel mosaico ideato nelle menti degli sviluppatori.

Battlefield V sembrava sulla carta essere riuscito a divincolarsi dalle critiche pre-lancio per presentarsi al day one con un pacchetto di tutto rispetto, ma non aveva fatto i conti con una realtà ben più dura e logorante, legata alla percezione del videogiocatore. Il primo impatto è importantissimo, nei casi più estremi può sancire la fine prematura di un prodotto, e anche se non ci si trova davanti ad un contesto così negativo, non si può nascondere l’evidenza di una situazione piuttosto delicata e con gli sviluppatori nell’occhio del ciclone; dovranno fare l’impossibile per dare nuova linfa vitale e credibilità all’intero progetto, e questo comunque può solo andare a vantaggio di ogni fan che già attualmente riesce a divertirsi ed andare oltre le critiche.