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Baldo non è lo Zelda italiano, ma non gli si può volere male | Recensione

I NAPS Team confezionano un omaggio tanto imperfetto quanto delizioso a un modo di fare videogiochi che non esiste più.

Se si è nati e cresciuti a cavallo tra gli anni ‘8o e i ’90, il nome NAPS Team potrebbe risultare sicuramente familiare ai più. Si tratta infatti di una software house italiana indipendente con sede a Messina, celebre per aver portato sull’home computer Amiga alcune piccole perle mai dimenticate, tra cui il picchiaduro Shadow Fighter (uscito nel 1994).

Baldo: The Guardian Owls

Piattaforma:
PC, PS4, PS5, SWITCH, XONE, XSX
Genere:
action-adventure
Data di uscita:
27 Agosto 2021
Sviluppatore:
NAPS Team
Distributore:
NAPS Team

La vera notorietà arrivò però nel 2000, anno di pubblicazione di Gekido, beat ‘em up a scorrimento per la prima PlayStation a 32-bit, il cui clamore permise anche di dare luce verde a un sequel nel 2002, questa volta per console portatile Game Boy Advance, Gekido Kintaro’s Revenge (tornato in tempi non sospetti anche su Nintendo eShop, PlayStation Store e Xbox Store, in una remastered realizzata con tutti i crismi).

Inutile dire che con l’annuncio di Baldo The Guardian Owls, gli addetti ai lavori e gran parte del pubblico si sono da subito interessati a questa avventura ispirata allo stile visivo dello Studio Ghibli, la quale strizza palesemente l’occhio alla saga di The Legend of Zelda (specie i capitoli classici con visuale dall’alto, senza nulla togliere al recente Breath of the Wild), il tutto accompagnato da una grafica in cel-shading che rimanda a sua volta a titoli come Ni No Kuni.

Insomma, sulla carta un prodotto potenzialmente ricco e sfaccettato, definito da subito – sin dal primo trailer – come lo “Zelda italiano”. Peccato solo che questa definizione, complice un bel po’ di fumo negli occhi e un certo fraintendimento generale, abbia creato più danni che altro. Perché se Baldo non è sicuramente il gioco terribile che molti stanno dipingendo (specie quelli che lo definiscono tale solo per sentito dire, senza averlo provato con mano), la verità è che non si tratta certo di un capolavoro incompreso né della risposta italiana a Zelda. E forse è meglio così.

 

La storia e le meccaniche di Baldo

The Guardian Owls si propone sin dal primo secondo come un titolo che trasuda classicità da tutti i pori, forse già a partire dal menu iniziale. La trama del gioco è più che altro un pretesto atto a farci vivere mille avventure in un mondo magico e pieno di misteri, in cui il nostro eroe dovrà destreggiarsi tra enigmi ambientali da risolvere, dungeon da esplorare da cima e fondo e una valanga di nemici più o meno coriacei da abbattere a colpi di spada.

Baldo è un coraggioso ragazzino di campagna, che un bel giorno – quasi per caso – si ritrova a vivere un viaggio indimenticabile insieme alla sua inseparabile amica Luna per scoprire la verità dietro la leggenda del Villaggio dei Gufi. Durante questa avventura incontreremo anche una varietà di personaggi tanto strambi quanto coraggiosi, inclusi però anche una serie di nemici che tramano nell’ombra, anche loro con l’obiettivo di venire a capo del mistero che si cela dietro la misteriosa profezia.

Sembra Zelda, ma non è.

Vestire i panni di Baldo è un po’ come tornare indietro di vent’anni, un’epoca in cui l’action RPG si trasformava e modellava per via del prepotente avvento del 3D. La storia del giovane avventuriero non nasconde chissà quali strani colpi di scena o plot twist: non ci sono cutscene invadenti, non ci sono dialoghi cinematografici, bensì solo la volontà di raccontare miti e leggende atte a spiegare una narrazione tanto tradizionale quanto genuina.

Il mondo di gioco tratteggiato dai NAPS è infatti piuttosto consueto (forse troppo), ma è proprio quello che i due sviluppatori si erano prefissati: mettere sul piatto scenari e ambientazioni che parlassero al giocatore, con tutta una serie di piccole sotto-trame che ovviamente si tradurranno presto in quest principali e secondarie. Ed è su questo punto che Baldo The Guardian Owls parla da subito chiaro al giocatore: se cercate modernità e meccaniche ludiche al passo coi tempi avete sbagliato porta. Come accennato poco sopra, il gioco abbraccia una filosofia di inizio anni 2000, sia per quanto riguarda il gameplay che per alcune scelte di design.

Baldo potrà infatti sollevare oggetti o lanciarli, rotolare, dare fendenti con la spada o parare con lo scudo, spingere blocchi di pietra e tirare leve (sì, proprio come alcuni vecchi titoli per la prima PlayStation), attraversando una mappa di gioco fin troppo ampia e con numerose zone da esplorare solo dopo aver soddisfatto vari requisiti. Già dal primo dungeon – il Galeone Perduto, che no, non è un tutorial – è possibile intuire che i Game Over ci accompagneranno per tutta la durata dell’avventura.

Il giocatore dovrà spesso fare affidamento sull’intuito e l’arguzia per superare indenne alcuni passaggi, un approccio che ricorda anche in questo caso alcuni vecchi titoli del passato, in cui la riuscita di un enigma o la sconfitta di un boss era legata a doppio filo al Trial & Error. Fallire una missione non sarà comunque la fine del mondo, visto che i checkpoint sono parecchio vicini l’uno dall’altro, il che non vi obbliga quindi a percorrere nuovamente lunghi segmenti di gioco (oltre al fatto che in caso di morte improvvisa non perderete neppure il bottino raccolto fino a quell’istante).

Discorso assolutamente simile per quanto riguarda le boss fight, anche in questo caso concepite con in mente le meccaniche base dei vecchi Zelda o Alundra: pattern di movimento specifici da memorizzare per ciascun mostro, utilizzo combinato di spada e scudo e, ancora, sfruttare elementi dell’ambiente circostante a proprio vantaggio, sono il il leitmotiv delle varie sfide contro gli avversari di fine livello.

L’avventura inoltre è piuttosto lunga e impegnativa, visto che parliamo di ben 11 dungeon e oltre 50 Torri del Gufo opzionali (a conti fatti, una versione piuttosto simile dei santuari visti in Zelda Breath of the Wild), per circa 25/30 ore di gioco intenso. Una curiosità: nel gioco è possibile mettere mano a un oggetto chiamato il Corno del Guardiano, grazie al quale il nostro eroe potrà intonare varie melodie. Il riferimento – piuttosto palese – è alla leggendaria Ocarina maneggiata da Link nel seminale Zelda Ocarina of Time, uscito originariamente su Nintendo 64.

Il livello di dettaglio a volte non è niente male.

Grafica e sonoro di un gioco d’altri tempi

Dove Baldo The Guardian Owls è quasi del tutto inattaccabile, è relativamente al comparto grafico ed estetico: i ragazzi di NAPS (che, lo ricordiamo, è un gruppo di sviluppo composto da due figure principali più una terza responsabile del comparto musicale) hanno deciso di omaggiare una certa animazione giapponese, in primis quella dello Studio Ghibli, autori dei più importanti film diretti dal leggendario Hayao Miyazaki (senza dimenticare una palese strizzatina d’occhio anche all’anime Conan il Ragazzo del Futuro), in grado di conferire al gioco un look fresco e coloratissimo, sebbene forse non troppo originale.

La visuale isometrica non sacrifica in alcun modo il colpo d’occhio generale, grazie a un buon numero di elementi di contorno e intriganti dettagli sparsi qua e là, il tutto senza mai incappare in gravi scivoloni in grado di danneggiare l’esperienza complessiva.

Vero anche che, qualora cercaste titoli tecnicamente next-gen, questo non è certamente il gioco che fa per voi: la telecamera fissa, alcune piccole storture lato animazioni e un frame rate ballerino, fanno tornare il giocatore coi piedi per terra, cosciente di avere tra le mani un prodotto vecchio nel cuore tanto nello spirito.

Alcuni piccoli bug di percorso – che in ogni caso verranno corretti con le consuete patch post lancio – potranno creare qualche problema, sebbene in fase di recensione non siamo incappati in nessun glitch davvero grave e in grado di rovinare l’intera esperienza. Deliziosa anche la colonna sonora, sempre puntuale nel tratteggiare l’avventura donandogli la giusta atmosfera leggera e spensierata, mentre è quasi inutile sottolineare il fatto che il gioco è disponibile interamente in lingua italiana.

Versione testata: PS4/PS5

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6,7

Baldo: The Guardian Owls

Piattaforme: pc, ps4, ps5, switch, xone, xsx
Baldo The Guardian Owls non è un brutto gioco. È un'avventura d'altri tempi, con meccaniche di gioco appartenenti al secolo scorso, ben conscia di essere uscita sul mercato in un periodo storico in cui il videogioco sta andando in tutt'altra direzione. Forse, se Domenico e Fabio non avessero seguito il loro "sogno", Baldo non avrebbe neppure visto la luce, a fronte di tempistiche di sviluppo lunghissime e problematiche di ogni genere, che avrebbero senza dubbio portato a una cancellazione del titolo senza colpo ferire. Così com'è, The Guardian Owls è quindi "solo" un RPG d'azione concepito con una filosofia di oltre vent'anni fa, un'epoca in cui un certo tipo di videogioco spesso non rincorreva nulla, se non la semplice voglia di divertire.

Pro

  • Atmosfera vecchio stile
  • Ottimo tasso di sfida

Contro

  • Meccaniche di gioco stantie
  • Qualche bug qua e là
6,7