Avengers: Endgame Recensione Film (No Spoiler) | Fine dei giochi

Avengers. Uniti.

RECENSIONE CINEMA
A cura di Marcello Paolillo - 24 Aprile 2019 - 7:57

La fine è parte del viaggio”, recita Tony Stark nel primo trailer di Avengers: Endgame. E più che mai in questo caso la parola “fine” ha un senso compiuto, quasi profetico, dopo aver visto l’ultimo atto della saga Marvel messa in piedi dai fratelli Russo. Badate bene, però: questa recensione non vuole essere l’ennesimo, inutile epitaffio su una serie di film ultradecennale (anche perché di cinecomic Marvel ne avremo altrettanti per i prossimi 10 anni e oltre), bensì un’analisi sobria e composta (nei limiti) di un progetto commercialmente montato ad arte pianificato sin nei minimi dettagli. Perché se già la campagna promozionale è stata infarcita di depistaggi e scene false (o meglio, sapientemente ritoccate), ciò che Endgame propone allo spettatore è semplicemente la più grande visione di film corale a tema supereroistico mai vista sul grande schermo. Punto e accapo.

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Siamo gli Avengers. Vendichiamo, non preveniamo.

Tranquilli, non leggerete lusinghe per tutta la durata dell’articolo. Anche perché Endgame è tutto fuoché un film perfetto. Solo, è quasi impossibile trovargli qualcosa fuori posto. Tanto per cominciare, la storia da cui partirà questa quarta avventura dei Vendicatori la conoscete tutti, si presume: dopo gli scioccanti eventi di Infinity War, che hanno visto metà delle forme di vita spazzate via da un singolo schiocco di dita dal perfido Thanos, gli Avengers sopravvissuti cercano in tutti i modi di ritrovare un motivo per vivere. La speranza di poter pareggiare i conti col Titano Pazzo, riapre una questione tenuta chiusa per troppo tempo. Ovviamente non vi diremo gli snodi chiave della vicenda (non siamo pazzi, dopotutto), piuttosto cerchero di spiegarvi perché Endgame è un film diviso in tre parti ben distinte.

La prima, relativamente ai primi 45 minuti di film, è una sorta di “prefazione”, in cui le pedine vengono rimesse sulla scacchiera. La parte centrale, diciamo la successiva ora e mezza, è invece incentrata sullo svolgimento vero e proprio della vicenda, in cui i Russo sguazzano tra citazioni ai precedenti capitoli, omaggi a film del passato (che non possiamo rivelarvi, pena spoiler violento) e una comicità che non scade (quasi) mai nel ridicolo. E quel “quasi” è per colpa del Dio del Tuono, Thor. Ormai totalmente instupidito a seguito degli eventi di Ragnarok, il personaggio interpretato da Chris Hemsworth è forse “l’errore” del film (notare le virgolette), l’unica nota stonata e inutilmente comica di una cornice altresì piuttosto seriosa. Non che il film non riesca a strappare un sorriso – dopotutto, parliamo di un prodotto Marvel Studios – ma è proprio sciocco ridurre il grande guerriero di Asgard come una sorta di Drugo (o grande Lebowski) del MCU. E il paragone non è certo scritto a caso, fidatevi.

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Il terzo atto del film è invece quello in grado di riscrivere (letteralmente) l’Universo Cinematografico Marvel così come lo conosciamo. E non parliamo solo dello svolgersi – pazzesco – degli eventi, bensì anche e soprattutto dal punto di vista puramente cinematografico. Un idillio di effeti speciali vi inonderanno gli occhi per quasi un’ora, dando il via a quella che può essere definita come la più grande battaglia corale mai visto in un film fantastico (l’unico metro di paragone è forse l’ormai leggendaria battaglia campale de Il Ritorno del Re). Roba che in confronto il primo The Avengers sembra essere stato girato in stop-motion e con un budget seriamente ridotto. Lo ripetiamo, non è solo la resa tecnica – che vi farà letteralmente saltare sulla sedia in più emomenti neanche foste allo stadio – ma la perfetta scelta dei tempi messi in atto da Anthony e Joe Russo. Due registi a cui ormai il MCU è entrato nel DNA, c’è poco da fare. Dulcis in fundo, il finale. Al netto della valanga di teorie più o meno fantasiose su chi muore e in che modo (tranquilli, non vi rivelermo nulla neanche sotto tortura), la maniera in cui Avengers: Endgame mette la parola “fine” ai Vendicatori così come li conosciamo ha del magico. E non perché mi farà venire la pelle d’oca, piuttosto anche e soprattutto per il modo genuinamente raffinato (oseremo dire vintage) e assolutamente poco fracassone di chiudere il cerchio. Una cosa, però, dobbiamo dirvela: non c’è alcuna sequenza dopo i titoli di coda (forse, a pensarci bene, non ve n’era alcun bisogno). Ma il cameo di Stan Lee sì, ed ha del magico.

Cos’altro dire, che non rovini la sorpresa a chi vorrà godersi Avengers: Endgame sul grande schermo? Che il ritorno di alcuni personaggi è al cardiopalma (Ronin/Occhio di Falco e Ant-Man su tutti), mentre altri sono stati giustamente utilizzati come “jolly” da estrarre dal mazzo non appena la situazione lo richiede (Captain Marvel). Poi Cap/Steve Rogers, Tony Stark/Iron Man e Vedova Nera spingono al massimo questa squadra di eroi dal cuore fin troppo umano, mentre volti vecchi e nuovi (alcuni di un certo peso) ristabiliranno gli equilibri di un team a cui non resta altro da fare che tentare il tutto per tutto. E lo farà, con delle conseguenze che non potete neppure immaginare. Perché se il commento ricorrente verso Endgame che leggerete sui social è che “non siete pronti per tutto questo”, non possiamo far altro che sottoscriverlo in calce. Nulla sarà più come prima, con la speranza che il futuro del Marvel Cinematic Universe possa presto voltare pagina vero nuovi e insperati orizzonti di eccellenza (magari proprio con il futuro ingresso in scena dei tanto attesi nuovi X-Men). Perché a volte la commozione non è conoscenza ma fonte di intuizione, che fornisce il materiale indispensabile per ciò che verrà. Quello che però abbiamo tra le mani ora – e che potrete vedere in sala dal 24 aprile – è semplicemente un film straordinario. Null’altro da dire. Fine dei giochi.

+ Tecnicamente sontuoso
+ Epicità a palate
+ Commovente senza mai essere patetico
- Dov'è il Dio del Tuono?

9

Avengers: Endgame non è solo l’epilogo di una saga entrata ormai nel cuore degli appassionati Marvel (e non solo), bensì è anche e soprattutto il miglior film supereroistico corale mai apparso sul grande schermo. Commovente, emozionante e in grado di strapparvi anche qualche sorriso, l’atto finale dei Vendicatori diretto dai fratelli Russo è semplicemente il modo migliore di chiudere una saga ultradecennale (oltre che una pellicola realizzata con cura e passione, in barba a chi pensa ancora che i cinecomic siano solo filmetti). Né più né meno. Onore agli Avengers, quindi, ora e per sempre.




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