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Pro
- Combat system tecnico e scenografico.
- Tecnicamente bellissimo.
- Boss vari, ben caratterizzati e stimolanti.
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Contro
- L’esplorazione è poco ispirata.
- Missioni secondarie noiose.
- Quando cerca di innovarsi, scivola nella ripetitività.
Il Verdetto di SpazioGames
È un equilibrio che funziona e che restituisce un ottimo gioco d'azione che alterna concentrazione e spettacolo, scivolando in una ripetitività percepibile solo quando tenta di allontanarsi dal suo DNA per offrire maggiore varietà al giocatore. Indubbiamente è un’ottima ripartenza per la serie, che ora presenta un’identità precisa che, pur rifacendosi a molti caposaldi del genere action, riesce a risultare difficile da trovare in altre produzioni che puntano tutto o sullo stile o sulla difficoltà estrema. La via della spada che da il nome a questo capitolo, insomma, è stata intrapresa nel modo giusto, ricordandosi che ogni tanto, imbracciare una katana deve essere anche dannatamente divertente.
Informazioni sul prodotto
Onimusha: Way of the Sword appartiene, curiosamente, a quella categoria di giochi capaci di ingannarti nei primi momenti che ci si passa assieme. Inizialmente sembra un action in terza persona che mostra prepotentemente la cifra stilistica che Capcom ha da sempre apposto a questo genere, facendo sentire il giocatore una war machine che avrà ben pochi problemi a mandare al creatore gli avversari che gli si pareranno davanti.
Una volta arrivati al primo boss, però, questa regola cambia, i game over cominciano a farsi onnipresenti e imparare a combattere diventa una necessità se si vuole proseguire nell'avventura. Concetti come il parare, il deflettere, lo schivare diventano mantra da seguire rigorosamente se si vuole abbattere la postura dei boss prima di potergli fare effettivamente dei danni concreti.
I più giovani potrebbero dire che Capcom ha provato a scimmiottare Sekiro per questa ripartenza di una delle sue saghe più celebri della generazione PlayStation 2, ma in realtà Onimusha: Way of the Sword mischia sapientemente elementi vecchi e nuovi del genere action, per mettere in piedi una produzione che cerchi di accontentare due generazioni diverse di giocatori: quelli che vissero la serie ai suoi albori e chi la scoprirà solo oggi.
Onimusha: Way of the Sword, però, pur volendo seguire pedissequamente quella "via della spada" presente nel titolo, tende a scivolare su alcuni errori grossolani sui quali molte altre produzioni dello stesso genere, sono capitombolate prima di lui, ma andiamo con ordine.
Un nuovo inizio
Miyamoto Musashi è il protagonista di questo quinto capitolo della serie. È un ardente samurai che arriva a Kyoto perpetrando l'obiettivo di dimostrare a tutti di essere imbattibile nell'arte della spada e per farlo, sta viaggiando in lungo e in largo per il Giappone alla ricerca dei combattenti più forti per batterli a duello, il tutto mentre viene seguito pedissequamente dal suo rivale Sasaki Ganryu.
Tuttavia, il cammino che lo attende prende una piega tanto strana quanto inaspettata, durante uno dei tanti duelli all'arma bianca con Ganryu, i due subiscono un'imboscata da parte dei mostruosi Genma e per una serie di sfortunati eventi, il protagonista si troverà a dover convivere con un Guanto Oni, ovvero un artefatto capace di conferirgli poteri che vanno oltre il limite umano, oltre che la forza necessaria per abbattere i demoni.
Il suo viaggio prenderà una piega completamente diversa e passerà dall'essere uno spadaccino tanto abile quanto scemo, a diventare uno dei protettori del portale degli Oni, ovvero l'ultima roccaforte che separa il mondo dei vivi da quello dei morti.
Con una Kyoto completamente invasa dai demoni, e pochi alleati a supportarlo, Musashi dovrà trovare un modo per contenere il miasma che imperversa fra le vie della città e fermare l'invasione dei Genma.
Ora, al netto dei chiari riferimenti a quelle due figure leggendarie della storia giapponese che rispondono ai nomi di Miyamoto Musashi e Sasaki Kojiro, Onimusha: Way of the Sword è una ripartenza a tutti gli effetti per la serie di Capcom.
Le vicende si fanno seguire con piacere, i colpi di scena non sono sempre e il ritmo della narrazione è, forse, uno dei punti di forza maggiori dell'intera produzione, visto che riesce a spronare il giocatore a proseguire anche nei frangenti più tediosi in termini di puro game design.
Una danza fatta di parate e contrattacchi
Ma cominciamo dal cuore pulsante dell'esperienza, ovvero il combattimento. Qui Capcom ha lavorato alacremente per rendere ogni confronto principale tanto tecnico quanto spettacolare. Musashi può utilizzare attacchi leggeri e pesanti, schivare, parare, deflettere e compiere i tanto celebri Parry oramai onnipresenti in questa tipologia di giochi.
Laddove nei combattimenti più frequenti, tutte queste tecniche possono essere considerate poco predominanti rispetto al caricare a testa bassa gli avversari e smembrarli a colpi di katana, nei duelli più impegnativi diventerà imprescindibile sfruttare a dovere sia le varie tecniche, che i numerosi oggetti, per abbattere la postura del boss di turno e generarsi un'apertura per infliggergli ingenti danni.
Un sistema tanto semplice quanto efficace, che unito a dei boss sempre vari (e soprattutto divertenti), con pattern d'attacco ben diversificati (e soprattutto chiaramente leggibili) e una difficoltà tarata verso l'alto rispetto allo storico passato della serie, riesce a divertire genuinamente e a garantire una sfida che anche alla difficoltà più bassa potrebbe far sudare qualche camicia a chi non è affine a questa tipologia di action.
A colorare un combat system molto più tecnico di quello che gli scontri "base" potrebbero lasciar trasparire, subentrano tutta una serie di armi Oni (che fondamentalmente corrispondono a degli attacchi speciali che andranno caricati preventivamente), gli scontri di spade (che analogamente a un duello, richiederanno di eseguire un'offensiva differente da quella precedente per ferire il proprio avversario) e dei contrattacchi altamente letali, e scenografici, che richiederanno al giocatore di colpire i nemici un istante prima che stiano per mettere a segno un'offensiva.
Insomma la varietà non manca, le possibilità di approcciare gli scontri in maniera leggermente diversa (magari optando per giocare maggiormente di contrattacchi rispetto che alternare parate e affondi) nemmeno, ma l'aspetto più interessante di questo Onimusha: Way of the Sword è che più si combatte, più si cercherà di rendere più spettacolari i duelli per il semplice gusto di "sentirsi più bravi di prima".
Ingozzarsi di anime
Chi conosce già la serie sa bene che il Guanto Oni indossato dal protagonista si nutre di anime e dargli da mangiare è molto semplice: si uccide un nemico, si alza il guanto e quello assorbirà le anime fuoriuscite dal cadavere di turno.
Ognuna di queste anime avrà un colore diverso e servirà a rinvigorire una delle barre dedicate ai parametri di Musashi. In Way of the Sword, però, non solo le anime tenderanno a sparire se non raccolte rapidamente, ma alcuni avversari potranno letteralmente nutrirsene, rubandole a Musashi e diventando più pericolosi.
Questo comporta che durante gli scontri più confusionari, ovvero quelli con boss specifico o folti gruppi di nemici, bisognerà dare il via a una danza fatta di affondi, parate, contrattacchi e assorbimento delle anime, non solo per garantire sempre che le Armi Oni e la postura di Musashi siano cariche, ma soprattutto per evitare di rendere alcuni scontri molto più complessi.
Onimusha: Way of the Sword non tende a ingannare il giocatore solamente sul versante della complessità degli scontri, ma lo fa anche con la progressione, solo che in questo caso il risultato finale non stupisce come dovrebbe.
Quando provai il gioco nelle varie sessioni di hands-on tenutesi negli scorsi mesi, la sensazione era quella di trovarsi di fronte a una produzione lineare, composta da un'alternanza di livelli che tendevano ad aprirsi di tanto in tanto per favorire un'esplorazione blanda ma necessaria per garantire il giusto ritmo al gioco.
In realtà, però, Way of the Sword alterna queste sezioni maggiormente lineari a una mappa aperta (di dimensioni comunque contenute) che offrirà quasi tutti quegli elementi tipici degli open world.
Una volta arrivati a Kyoto, difatti, questo nuovo Onimusha cambia ritmo e passa a una routine che convince solo a metà. La città è ricoperta di un Miasma che ne impedisce l'attraversamento a chiunque non sia un demone, motivo per il quale Musashi dovrà progressivamente eliminare determinati Genma per purificare alcune parti di Kyoto.
Per farlo dovrà portare a termine delle missioni poco ispirate, girovagando per Kyoto, fino a che non avrà tutti i requisiti per recarsi in un punto specifico, affrontare un breve dungeon e sfidare il boss di turno.
Con il progredire gli verranno conferiti dei poteri aggiuntivi che, rifacendosi alla struttura tipica dei Metroidvania, gli permetteranno di accedere a nuove aree o di ritornare nelle sezioni maggiormente lineari per raccogliere delle risorse più pregiate.
Il tutto ovviamente corredato da collezionabili, segreti e missioni secondarie decisamente poco interessanti. A tenere insieme tutto c'è il tempio principale, ovvero il Rodo Chinoji, che fungerà da hub centrale.
Qui sarà possibile ripetere i tutorial di combattimento, affrontare nuovamente i boss già sconfitti, migliorare il proprio equipaggiamento, far ottenere nuove abilità a Musashi e scoprire quale sarà l'obiettivo successivo.
Per quanto sia comprensibile che Capcom abbia voluto percorrere questa strada per evitare di presentarsi con una produzione che rischiava di risultare troppo ridondante, in realtà l'area aperta di Kyoto è proprio la componente che ho trovato più fiacca.
Tecnicamente… è Capcom!
Sia chiaro, non è un disastro ma l'eccessiva ripetitività che alcune porzioni di Kyoto mi hanno trasmesso, anche in virtù di scelte di game design forse un po' troppo vecchie, ha avuto l'effetto opposto di quello sperato, portandomi a non vedere l'ora di trovarmi di fronte al boss di turno per avere una sfida stimolante e proseguire con la storia.
Dove Onimusha: Way of the Sword non mi ha minimamente deluso, invece, è nel suo comparto tecnico. Il titolo si è dimostrato impeccabile in termini di performance su PS5 Pro, mantenendo i 60 fps granitici per tutta la durata della corposa storia principale, senza mai mostrare alcun tipo di tentennamento.
A livello di animazioni e impatto grafico, siamo sui livelli già visti con Pragmata e Resident Evil Requiem, quindi c'è ben poco da dire, e come per i due titoli appena citati anche Way of the Sword è completamente doppiato in italiano, con delle prove attoriali che, a parte due casi specifici, usano voci note del nostro panorama per restituire un risultato finale davvero encomiabile.
Forse forse ho trovato qualche animazione legata ai poteri Oni che Musashi ottiene nel corso dell'avventura eccessivamente prolissa (specialmente quando la si deve ripetere dozzine di volte in breve tempo), così come si possono notare alcuni pop-in di tanto in tanto e gli ambienti mostrano ancora alcuni elementi "indistruttibili", ma sono inezie se raffrontate al sontuoso lavoro messo in piedi da Capcom.