Apex Legends | Una nuova sfida per Respawn

Approdata da diverse settimane la Season Two di Apex Legends, critica e pubblico si dividono tra chi tesse le lodi e chi pronostica una fine prematura; facciamo il punto della situazione.

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A cura di Marino Puntorieri - 26 Luglio 2019 - 10:56

Sono passati ben cinque mesi abbondanti dall’annuncio a sorpresa di Apex Legends, la nuova IP free-to-play di Respawn Enterteinment che grazie a un immediato e solido gunplay, condito da strategie di marketing oculate, si è piazzata in breve tempo in cima alle classifiche streaming e non solo, facendo inizialmente schizzare verso l’alto le azioni di EA. Cinque mesi che hanno visto l’arrivo di due macro aggiornamenti (la prima e la, più recente, seconda Stagione) con una maggior stratificazione dell’offerta a seguito dei numerosi feedback degli utenti, ma che parallelamente hanno riscontrato un decrescente quanto ovvio “calo” generico sia dei giocatori attivi sia dell’interesse mediatico. Ma è davvero corretto entrare in un ottica così negativa e considerare il titolo sulla buona strada per un inesorabile tramonto?

In streaming le apparenze ingannano

Che Apex Legends sia riuscito a sorpresa a farsi spazio con prepotenza in un mercato saturo e mediaticamente critico per il settore videoludico come quello dei Battle Royale non è certo un’invenzione, ma è anche vero che superati i primi mesi densi di hype ed interesse del web per “il nuovo che avanza”, il booster commerciale che aveva favorito i numeri per Apex Legends al lancio per utenti e piattaforme di streaming doveva lasciar spazio per una scossa di assestamento, e parallelamente gettare le basi per un lento e costante lavoro del team di sviluppo volto alla stratificazione e trattenere quanti più “veri” videogiocatori interessati possibili. Nelle prime settimane si è parlato di milioni di utenti unici raggiunti con una velocità disarmante, eppure il sentore di trovarsi davanti un fuoco di paglia era evidente agli occhi dei più attenti. Ma Apex Legends doveva davvero essere considerato il prodigio capace un giorno di detronizzare dall’Olimpo un colosso come Fortnite? Assolutamente no, e non ha mai avuto questa prerogativa, addossata però come un pesante fardello da numerosi (apparenti) creditori del progetto di Respawn.

apex legends

L’obiettivo, tuttora raggiungibile, è sempre stato di ritagliarsi una fetta sempre più importante di utenza nonostante i numerosi competitors già presenti, e dopo un brusco ingresso il team necessitava di tempo e fiducia; due fattori assai critici. Il primo è ormai diventato una percezione irrisoria alla mercé di chi riesce per primo, anche in questo settore, a sviluppare o presentare qualcosa di concettualmente nuovo in un intervallo sempre più ridotto ed asfissiante, per un utente medio troppo esigente ed abituato “male” dal mercato stesso. La piattaforma di streaming Twich è diventata negli anni, come rovescio della medaglia, giudice, giuria e boia del fenomeno appena citato; le segnalazioni di oltre 100.000 spettatori nei primi mesi di Apex Legends che ne enfatizzavano  la qualità, hanno lasciato bruscamente spazio ad un calo di oltre il 60% sulle nuove live inerenti, con un pubblico che oscilla tra i 25.000 ed i 29.000, percepito in modo estremamente negativo. Addirittura numerosi analisti sono intervenuti nei giorni passati sulla questione  descrivendolo come un gioco “follemente sopravvalutato”, non facendo altro che buttare ulteriore benzina sul fuoco che già dilagava sui social.

Chi di microtransazioni perisce di sfiducia perisce

Il secondo fattore è da considerare ancora più critico nell’ottica del produttore coinvolto in questa breve analisi. Electronic Arts ha investito molte risorse sul lancio di Apex Legends con il duplice obiettivo di rivitalizzare il gigante californiano agli occhi di un’utenza assai critica, da un lato, e rilanciare anche il talento del team di Respawn nel mondo degli FPS dopo il mezzo passo falso con il brand Titanfall, dall’altro. La questione legata alle microtransazioni è da diversi anni spinosa, soprattutto pensando a quanto successo in passato con Star Wars: Battlefront 2, ma in qualche modo gli sviluppatori dovevano trovare il giusto equilibrio per ottenere nuovi introiti volti a recuperare gli investimenti, senza finire in una nuova e pesante gogna mediatica.

Da qui la proposta delle stagioni a pagamento in pieno stile Fortnite con nuovi personaggi, armi, skin, livelli e non solo proprio per creare un’utenza premium e fidelizzata, lasciando comunque la possibilità di far rimpinguare i server dai giocatori occasionali sempre restii ad un esborso. Missione che ha portato tanti contenuti ed arricchito l’offerta, ma che è da considerarsi compiuta solo in parte. Questo perché, nonostante gli sforzi, la nebulosa gestione recente di EA con numerosi brand in suo possesso sul piano delle micro transazioni, e non solo, rimane un’ancora che affossa in parte le possibilità di crescere per Apex Legends, rallentando la fase delicata di saldatura del rapporto con la propria nuova community.

La luce in fondo al tunnel

Il calo di spettatori ed interesse su Apex Legends, rispetto ai mastodontici record macinati al lancio, era tanto prevedibile quanto fisiologico per le leggi delle oscillazioni del mercato;  ipotizzando di pesare in egual modo interesse/domanda sul prodotto digitale in questione e l’offerta sempre più stratificata dello stesso con il passare del tempo, è importante trovare una costante nella quale stabilizzarsi con fermezza dopo le forti oscillazioni in positivo e negativo dei primi periodi. Da qui passano delle ottime premesse come i pass stagionali ricchi di contenuti sempre nuovi e diversificati, l’introduzione di un mondo competitivo volte a valorizzarne non solo i servizi, ma anche il rapporto con eventuali sponsor, ed una nuova influenza mediatica interconnessa a ciò nel senso positivo del termine.

Anche la lotta agli eventuali e numerosi cheater, come riporta l’esempio recente di una famosa live su Twich finita con un ban in diretta streaming, rappresenta una buona possibilità per conquistare nuovi consensi e fette di utenza nell’ottica della percezione di un prodotto che in realtà tutt’altro che in procinto di fallire, in grado di far del divertimento immediato il suo cavallo di battaglia, da soli o in compagnia di amici fidati. Apex Legends merita fiducia, Respawn merita fiducia, così come la sua crescente community.

Se c’è una cosa che giochi come Fortnite, Warframe, Overwatch e Sea of Thieves ci  hanno insegnato, e che è impossibile giudicare un prodotto/servizio fortemente votato all’esperienza online dai primi mesi di vita. E voi cosa ne pensate? Davvero credete che Apex Legends sia già arrivato al capolinea?




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