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Pro
- Partite frenetiche e che si basano su tantissima strategia...
- Numerose opzioni per creare il proprio deck ideale.
- C'è una certa epicità nell'evocare i titani.
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Contro
- ... ma non manca il caos nelle fasi finali del round.
- rimane qualche dubbio per i contenuti e la loro distribuzione.
Conclusioni Finali di SpazioGames
Quantic Dream è sempre stato sinonimo di creatività e sperimentazione, soprattutto sul piano narrativo. Heavy Rain e Detroit: Become Human sono solo alcuni dei più recenti e importanti lavori del team parigino capitanato da David Cage in grado di offrire al pubblico uno storytelling d’autore.
Per questo motivo, la scelta di gettarsi sulla realizzazione di un gioco come Spellcasters Chronicles, ovvero almeno sulla carta più focalizzato sul gameplay competitivo online, ha sorpreso critica e pubblico all’unisono. Non che anche in questo caso non ci possa essere qualche deriva ed escamotage per confezionare una storia comunque più articolata, sia chiaro, ma rispetto all’esperienze single player menzionate si tratta di affacciarsi ad un settore completamente nuovo.
Proprio per questo motivo, non vedevo l’ora di cimentarmi in un test dedicato proprio alla recentissima closed beta, iniziando a delineare i confini di un progetto che punta comunque a ritagliarsi il proprio spazio nel difficile e competitivo mondo dei MOBA.
Magia antica
Riferendomi per questo articolo a un test dedicato svolgendo consecutivamente più partite è difficile provare a concentrarsi sulla storia di Spellcasters Chronicles, eppure fin da questa prova posso assicurare come non essere un elemento lasciato totalmente al caso.
Nello specifico, anche se rimane un aspetto comunque laterale dell’offerta, l’utente è catapultato in un mondo fantasy dai toni decisamente cupi e che si mostra in numerosi dettagli visivi durante le partite.
Il pianeta era un tempo abitato da tante divinità ormai decadute e il cui potere – dal nome Fonte – è disseminato in lungo e in largo, alla mercè di stregoni e maghi di ogni sorta pronti a sfruttarne le potenzialità per il proprio tornaconto.
Le occasioni per proporre una lore adeguatamente sfaccettata, tra origini dei vari maghi giocabili e storie legate ai pittoreschi paesaggi che fanno da arena alle varie partite, non mancano di certo. Soprattutto perché il team di Quantic Dream ha già promesso di lavorare a delle diramazioni narrative tra le varie stagioni a seconda delle scelte dei giocatori in partita, facendo raggiungere più vittorie ad una fazione rispetto all’altra.
Si tratta di qualcosa di unico e potenzialmente interessante per incentivare la presenza dei giocatori nel tempo all’interno dei server di Spellcasters Chronicles, ne devo dare atto, ma che si porta comunque dietro dei rischi non indifferenti.
Eppure, Il team parigino ha sempre abituato bene il proprio pubblico sotto questo aspetto, quindi è difficile non aspettarsi qualche sorpresa anche nella proposta di un’esperienza MOBA che deve per ovvie ragioni avere delle peculiarità in grado di distinguerlo dai soliti noti.
Azione e strategia
Al momento, questa peculiarità si iniziano a scoprire comunque sul fronte del mero gameplay, dove le partite di Spellcasters Chronicles si presentano come un buonissimo mix di azione e strategia, con quest’ultimo aspetto sorprendentemente preponderante.
Nella scelta di ogni mago, tra i sei al momento selezionabili, si trovano attacchi unici e magie evocative, oltre a un corposo deck personalizzabile con carte suddivise per creature da evocare, attacchi ad area elementali ed abilità tanto rare quanto letali se utilizzate al momento giusto. Sarà una scelta del giocatore, a seconda della composizione del limitatissimo deck, quante magie offensive avere a disposizione per creare un mago versatile da prima linea, piuttosto che dare un maggior ventaglio di opzioni nelle evocazioni dei vari abomini e rimanere nelle retrovie.
Riferendomi alle creature evocabili, queste sono suddivise per grado di rarità su differenti parametri e statistiche, lasciando piena discrezione sulla possibilità di evocare veri e propri piccoli eserciti durante le partite. Arcieri, spadaccini, creature alate e giganti; la varietà è incredibilmente ampia e impone di giocare di astuzia fin dai primi minuti di gioco per bilanciare quantità e qualità delle creature schierate sul campo di battaglia.
Si tratta di una meccanica ben amalgamata fin da questo test è che funziona nel conferire ulteriore varietà e imprevedibilità alle partite, dando la possibilità al giocatore di adattare e variare lo schema d’attacco a ogni evenienza.
Un maggior numero di creature evocabili, maggior capacità di danno per le proprie magie, oppure un potenziamento della saluta di alcune specifiche unità, sono solo alcune delle opzioni selezionabili come bonus di progressione durante la partita.
Interessante poi, sempre per valorizzare l’aspetto strategico, la possibilità di far volare il proprio mago sul campo di battaglia, elemento che – grazie anche alla telecamera in terza persona – permette sempre di avere una visione d’insieme e sopraelevata su ciò che accade, come nei più blasonati RTS. Tra esplosioni, magie elementali ed evocazioni di veri e propri eserciti, progredire nella mappa tra le varie zone di conquista intermedie, per poi distruggere le lifestone nemiche, porta con sé un sano coinvolgimento.
I match 3v3 proposti sembrano essere il giusto equilibrio per enfatizzare le azioni dei singoli maghi senza dimenticarsi dei vari eserciti, mentre il tempo per ogni round di 20 minuti abbondanti scorre inesorabile per dare la possibilità di lottare fino all’ultimo secondo senza esclusione di colpi.
Unica pecca al momento riscontrata? Durante le fasi finali delle partite di Spellcasters Chronicles inizia ad esserci un po’ troppo caos su schermo.
Vuoi perché l’aumento dei livelli dei vari maghi permette di lanciare con maggior frequenza magie ad area più potenti e pirotecniche, vuoi per la possibilità di evocare enormi titani che invadono il campo di battaglia senza preoccuparsi del circoscritto spazio di manovra disponibile. Gli ultimi cinque minuti di partita, in sostanza, sono piuttosto caotici e un po’ frustranti.
Nonostante sia, infine, troppo presto per parlare del comparto tecnico in modo definitivo, ci tengo comunque a fare due considerazioni preliminari in merito, ribadendo come essere un risultato tutto sommato solido.
Nello specifico, ho riscontrato solo rari cali di frame, associati alla telecamera un po’ ballerina nelle fasi più caotiche di gioco già menzionate, ma la fluidità della partita e il suo ritmo nell'insieme rimane positivamente apprezzabile, a fronte di rarissime interruzioni.