Anteprima

Heavy Rain

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a cura di andymonza

Quattro protagonisti, una sola storia. C’è qualcosa che lega indissolubilmente i personaggi di Heavy Rain, il cui cadere incessante scandisce vite spezzate e difficili: la pioggia. Con il suo arrivo svaniscono i sogni di Ethan Mars, giovane architetto di successo nei cui panni veniamo introdotti al singolare gameplay. Le stesse gocce pesanti cadranno su Norman Jayden, agente dell’FBI afflitto da una fortissima dipendenza da farmaci, su Scott Shelby, triste investigatore privato di mezz’età e su Madison Paige, giornalista tormentata da terribili incubi. Strutturato come un film interattivo, il nuovo lavoro dei Quantic Dream (che molti ricorderanno per l’affascinante e controverso Fahrenheit) permetterà al giocatore di entrare nelle vite di questi quattro personaggi, tanto nelle piccole azioni della quotidianità quanto nei momenti più critici della vicenda che ne legherà indissolubilmente i destini.La disponibilità di un codice preview contenente circa il 20 percento del giocato ci ha permesso di mettere finalmente le mani su questo prodotto molto atteso, che ha rivelato una natura unica nel suo genere.

American dream, American screamIl sipario di Heavy Rain si apre tra i confini di una cornice scenica che ha dell’idilliaco: in una soleggiata mattinata di primavera ci affacciamo indiscretamente sulla vita di Ethan Mars, un giovane architetto. Aggirandosi liberamente per la modernissima abitazione a due piani il giocatore può scoprire molti dettagli sulla sua vita privata: le dimensioni e la qualità della casa non lasciano dubbi sul suo successo professionale, le foto sparse fanno intuire un matrimonio felice e due figli piccoli. Quella che può sembrare una fase a solo scopo introduttivo si rivelerà invece essere uno dei punti cardine del gameplay di Heavy Rain, che si riproporrà più volte nel corso della vicenda: permettere al giocatore di “entrare” nella vita dei protagonisti, con eccessi che portano al limite del voyerismo alla Grande Fratello. E’ uno degli scopi del titolo, che riesce a rendere affascinanti e gratificanti operazioni di per sé normali come fare una doccia, apparecchiare la tavola o portare i sacchi della spesa. Questa mimesi funziona per un motivo ben preciso: la qualità e la verosimiglianza della recitazione degli attori digitali, della sceneggiatura e delle scenografie sono tali da dare l’impressione al giocatore di avere d’improvviso accesso ad una webcam in casa di estranei. Chi resisterebbe alla curiosità? Per quanto più limitata rispetto a quanto ci si poteva aspettare, l’interazione è comunque presente e crea una sensazione del tutto particolare, facendo del giocatore una via di mezzo tra spettatore e protagonista. La particolare mappatura del controller è stata studiata attorno al gameplay: la pressione mantenuta del grilletto destro muove il personaggio in avanti, mentre il grilletto sinistro permette di godere di una rappresentazione grafica dei pensieri del personaggio, sotto forma di singole parole fluttuanti attorno alla testa: premendo i relativi tasti frontali sarà possibile ascoltare il pensiero corrispondente. A questi due punti di riferimento si affiancano una gran quantità di azioni contestuali che si rendono disponibili quando il personaggio si trova in prossimità di elementi interattivi dello scenario, sotto forma di icone che appaiono a schermo: molto intuitive, esse suggeriscono il relativo movimento da imprimere alla leva analogica destra, il quale si rivela spesso evocativo del gesto che si andrà a compiere: una mezzaluna per aprire un armadietto, una direzione per osservare un punto preciso. Oltre alla direzione, sarà talvolta importante far caso alla velocità con cui si andrà ad imprimere il movimento: un gesto affrettato potrà produrre un rumore indesiderato, o provocare la rottura di un oggetto. Continuando l’esplorazione della vita di Ethan Mars abbiamo modo di conoscerne la moglie, i figli e vivere una normale giornata con loro: giocare in giardino, mangiare insieme a tavola, visitare il centro commerciale. Man mano che si prende confidenza con le meccaniche di gameplay, si fa strada nel giocatore la sensazione che Heavy Rain conceda un’esperienza inedita e dalla lettura non facile: più che protagonisti diretti della vicenda, ci si sente attori di un film. A disposizione si ha un setting ben definito, comprimari che recitano la loro parte ed un limitato set di interazioni a disposizione: questi strumenti sono comunque sufficienti per permettere al giocatore di decidere come interpretare una determinata situazione, quali lati della propria personalità far emergere durante il susseguirsi di avvenimenti facenti parte di un copione già scritto, e modificabile solo in piccola parte. Non si tratta del libero arbitrio che le prime preview avevano suggerito, ma della possibilità di personalizzare un’esperienza dai confini ben delineati.La bella giornata nei panni di Ethan Mars si chiude in tragedia: la perdita di uno dei figli in un tragico e stupido incidente ne macchierà indelebilmente la coscienza e modificherà profondamente il corso del suo destino.

Male di vivereSenza svelare ulteriori preziosi dettagli della bella storia, possiamo affermare che tutti i protagonisti di Heavy Rain hanno qualcosa che li accomuna: un profondo male di vivere attanaglia le loro vite, rovinate da elementi che vanno dalla morte di una persona cara, all’insonnia, alla dipendenza da droghe.L’immedesimazione che il particolare gameplay descritto in precedenza è in grado di suscitare è notevole: un esempio perfetto è una sequenza in cui ci si trova a mantenere una spasmodica pressione dei diversi tasti del pad nel tentativo di fermare il tremito alle mani di Norman Jayden, assalito da una crisi d’astinenza nel bel mezzo dei suoi colleghi detective. Può darsi che si tratti di un’impressione distorta dalla limitata quantità di giocato a disposizione, eppure l’agente dell’FBI sembra essere il personaggio in grado di offrire una maggiore varietà in termini di interazioni e gameplay: buona parte di questa sensazione la si deve alla sua singolare dotazione investigativa, consistente in un paio di occhiali olografici collegati ad un apposito guanto, l’apparato A.R.I. Questo sussidio sperimentale alle indagini permette di analizzare chimicamente e biologicamente le scene del crimine, rilevando DNA e qualunque altra sostanza estranea ed archiviando il tutto nel database dell’FBI. Tutti i dati immagazzinati potranno poi essere riveduti tramite un’apposita interfaccia, dotata inoltre di divertenti gadget come “sfondi virtuali” per coprire l’ambiente circostante qualora lo si trovi noioso. Il personaggio più votato all’azione si è rivelato, almeno in questa prima parte, l’appesantito Scott Shelby, un investigatore con un talento innato per infilarsi nelle situazioni peggiori: sia una visita ad una prostituta a scopo d’indagine, sia una puntata in un minimarket si trasformano irrimediabilmente in duri scontri corpo a corpo. Questi ultimi si presentano sotto forma di classici Quick Time Event, con i tasti localizzati direttamente sull’arto o sul punto che sta per colpire o essere colpito.Per quanto diverse dichiarazioni degli sviluppatori avessero suggerito che i protagonisti possono morire nel corso della narrazione senza per questo interrompere il flusso degli eventi, durante le nostre prove questa evenienza non si è mai verificata: anche sbagliando di proposito i QTE le diverse scene si risolvono grosso modo nella stessa maniera, variando solo alcuni aspetti collaterali. Questo avvalla la sensazione percepita durante il prologo, ovvero che Heavy Rain non miri ad offrire una storia in grado di cambiare in base alle decisioni del giocatore, bensì un’esperienza narrativa dai confini ben delineati, entro i quali è possibile muoversi e decidere come dar vita al proprio personaggio, esprimendo modi di essere tramite semplici azioni, risposte, interazioni.

Comparto tecnicoFedele alla sua forma di “film interattivo”, Heavy Rain si divide tra azione in tempo reale e brevi filmati; questi ultimi sono realizzati con il motore di gioco, creando transizioni del tutto fluide tra cut scene e momenti di gioco. Il design punta al realismo più estremo, scopo perseguito con la collaborazione di architetti ed ingegneri di professione assoldati da Quantic Dream per creare interni ed esterni della cittadina in cui hanno luogo gli eventi. Il risultato è un quasi-fotorealismo che tratteggia con estremo razionalismo appartamenti, giardini pubblici, uffici, strade; la quantità di dettagli è tale che capita spesso di spendere diversi minuti ad aggirarsi in una location solo per riempirsi gli occhi delle centinaia di piccoli oggetti di uso quotidiano così magnificamente e maniacalmente riprodotti, traendone una gratificazione molto simile a quella che si può provare di fronte ad un meraviglioso modellino in scala.Un altro fiore all’occhiello della produzione, pubblicizzato sin dalle prime presentazioni, è l’eccezionale qualità nella riproduzione dei volti: dettagli come le imperfezioni della pelle, le sottili rughe intorno agli occhi, il movimento dei muscoli facciali o il luccichio di un intenso sguardo sono restituiti con un realismo impressionante, che non manca di stupire ad ogni nuova inquadratura.Dal punto di vista tecnico la modellazione poligonale si attesta su livelli ottimi, anche se uno sguardo attento può talvolta notare un livello quantitativo inferiore su alcuni elementi di contorno. Il comparto texture e la pulizia generale dimostrano più di un miglioramento rispetto alle precedenti preview, e fanno ben sperare per il prodotto finito. Nel complesso, anche dal punto di vista tecnico quello di Quantic Dream è un notevole sforzo qualitativo, e punta a settare nuovi standard per il fotorealismo nei videogames.

– Magnetico

– Ottima sceneggiatura, personaggi convincenti

– Graficamente notevole

Sin da questo primo estensivo hands on è evidente come valutare Heavy Rain sarà impossibile utilizzando il solo settore videoludico come punto di riferimento. L’ultima fatica dei Quantic Dream si allontana notevolmente dal media di cui sfrutta le tecnologie nel tentativo di offrire una forma d’intrattenimento innovativa, in equilibrio tra videogioco e film. Il divertimento viene generato percorrendo strade molto diverse da quelle cui siamo abituati, affidandosi al suscitare emozioni, come la curiosità e talvolta un morboso voyerismo, al fine di mantenere il giocatore incollato allo schermo. Per la durata del nostro hands on l’incantesimo ha retto alla perfezione, e possiamo affermare che Heavy Rain ha un effetto decisamente magnetico su chiunque lo provi, gamer accanito o meno. Rimane da vedere quanta varietà effettiva potrà offrire l’esperienza completa, e se un fattore come la rigiocabilità potrà rivelarsi determinante, anche considerata l’apparente mancanza di libertà di scelta all’interno del contesto narrativo.

Le nuvole si addensano sempre più: a Febbraio preparate gli ombrelli, e come sempre appuntamento su queste pagine.

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