Alder’s Blood: sputare sangue corrotto, un po’ Bloodborne, un po’ XCOM – Recensione

Dio è morto. E anche io non mi sento tanto bene (cit.).

Recensione
A cura di Gianluca Arena - 25 Marzo 2020 - 10:08

L’ultimo decennio ha portato definitivamente alla ribalta del mercato videoludico la Polonia, terra ricca di talenti e di programmatori prolifici e dalle lunghe militanze in studi di grande prestigio.
Proprio dalla patria di CD Projekt RED, di cui tutti attendiamo Cyberpunk 2077 e il prossimo episodio del franchise The Witcher, arriva uno dei titoli indipendenti più interessanti degli ultimi mesi, esclusiva Switch al momento di redigere questo pezzo ma in arrivo, nel corso delle prossime settimane, anche su PC. Stiamo parlando di Alder’s Blood, peculiare strategico a turni firmato dai ragazzi di Shockwork Games.

Non c’è più nulla da salvare

La morte, la disperazione ed il buio sono i principali protagonisti nel mondo in cui si svolgono le vicende di Alder’s Blood: Dio è morto, ucciso dall’infinita hybris umana, e il creato è immediatamente collassato insieme al suo creatore.
Creature mostruose sono spuntate dalle tenebre, mietendo vittime senza distinzione alcuna anche tra gli innocenti, il sole ha accorciato il suo ciclo giornaliero, lasciando sempre più spazio all’oscurità, e la terra ha quasi smesso di dare i suoi frutti, restituendo cenere e marciume.
In un inconsueto incontro tra il selvaggio west (rivisitato in chiave weird) e il vestiario e l’immaginario tipici dell’epoca vittoriana, una piccola fetta di uomini è stata corrotta per sempre dall’oscurità, sviluppando poteri soprannaturali al prezzo della progressiva corruzione delle loro anime.

Alder’s Blood: sputare sangue corrotto, un po’ Bloodborne, un po’ XCOM – Recensione

Questi individui prendono il nome di cacciatori, e si sono organizzati in comunità nomadi, visto che a loro è spesso negato l’accesso ai centri abitati più grandi: i sopravvissuti li guardano con sospetto, come farebbero con un Witcher qualsiasi o con uno dei cacciatori di Yharnam, salvo poi implorarli di salvare loro la vita quando il male bussa alla loro porta.
E proprio Bloodborne è una delle più evidenti fonti di ispirazione del team polacco, dall’aspetto dei cacciatori, che sembrano usciti da uno dei vicoli pieni di vapore della Londra ottocentesca, al livello di difficoltà del titolo, che non si pone alcun problema a prendere a ceffoni in pieno volto coloro i quali lo affronteranno con leggerezza.

Sebbene la direzione artistica sia fortemente debitrice nei confronti di titoli già presenti sul mercato (non solo quello FromSoftware, ma anche Darkest Dungeon e The Banner Saga), la narrativa cupa e senza speranza e la continua sensazione di catastrofe incombente riescono ad immergere il giocatore in un mondo marcescente e spietato, dando peso ad ognuna delle scelte che saranno intraprese.
Nel vano tentativo di trovare il cadavere di Dio, dal quale, secondo una setta di studiosi, si emanerebbe tutto il male che si sta spandendo nell’universo, Duke, uno dei sei cacciatori del gruppo iniziale, si allontana nottetempo dal campo base, da solo, e nel processo ci rimette la vista, avendo però accesso a visioni disturbanti ma, in qualche modo, rivelatrici.

Alder’s Blood: sputare sangue corrotto, un po’ Bloodborne, un po’ XCOM – Recensione

Le opzioni, allora, saranno solo due per il leader del gruppo, di cui vestiremo i panni: fidarsi di un manica di ciarlatani e continuare a rischiare la pelle dei suoi uomini alla ricerca delle spoglie di Dio o girovagare senza metà di paese in paese, guadagnandosi il pane combattendo le mostruosità che si aggirano per il mondo, pur consapevoli che alla morte di una di esse, ne saranno partorite altre due.
Nonostante la quasi totale mancanza di doppiaggio e l’utilizzo di topoi presi in prestito da altri titoli, insomma, la narrativa di Alder’s Blood riesce a contestualizzare bene le azioni del giocatore e a tenerlo sulle spine fino all’epilogo.

La crudeltà dei dadi

Il gameplay di Alder’s Blood riunisce sotto lo stesso tetto elementi provenienti da altre serie videoludiche, aggiungendo, però, un tocco personale, cosicché il risultato finale risulti maggiore della mera somma degli ingredienti.
L’accurata gestione di risorse mai sufficienti strizza l’occhio all’estenuante viaggio visto nella trilogia di The Banner Saga: in ogni momento, la nostra carovana itinerante può fermarsi e mettere tende, così da riposare le stanche membra, curare una parte dei danni subiti in battaglia, craftare nuovo equipaggiamento, e, soprattutto, mandare un paio di membri in avanscoperta alla ricerca di materiali e risorse.
D’altro canto, ad ogni sosta una consistente fetta delle razioni alimentari andrà in fumo, e, pur istituendo turni di guardia, lasciando uno dei cacciatori di vedetta, è possibile venire attaccati nottetempo da branchi di mostri, con tutto ciò che ne consegue.

Alder’s Blood: sputare sangue corrotto, un po’ Bloodborne, un po’ XCOM – Recensione

Una volta scesi in battaglia, costretti da un’imboscata nemica o per portare a termine una delle missioni principali (ma ve ne sono anche diverse secondarie sparse per la mappa), il paragone più ovvio è quello con la serie XCOM, grazie ad una griglia di movimenti più fluida, che esula dai consueti esagoni, e dalla visuale isometrica che inquadra tanto il nostro gruppo quanto i nemici.

Eppure, nonostante le somiglianze non manchino, i ragazzi di Shockwork Games hanno puntato tutto sullo stealth, restituendo il costante senso di inferiorità che un manipolo di cacciatori deve provare in un mondo in cui la corruzione dilaga: i nostri uomini saranno sempre in schiacciante inferiorità numerica, e, conseguentemente, rimanere sulla difensiva diviene presto un obbligo, per una serie di motivi.
Prima di tutto, le risorse sono limitatissime, e se un colpo di ascia non si nega a nessun abominio, le munizioni delle armi da fuoco sono scarsissime (e costose) – e ancora di più gli oggetti curativi, qualora qualcosa andasse storto
E, credeteci, il più delle volte qualcosa va effettivamente storto: se non abbiamo premiato oltre Alder’s Blood è perché, in un quadro di estrema difficoltà, si diverte a mandare all’aria in maniera del tutto randomica la strategia del giocatore con stratagemmi regolati dal caso, come ad esempio la variabile legata all’odore dei cacciatori.

Alder’s Blood: sputare sangue corrotto, un po’ Bloodborne, un po’ XCOM – Recensione

Ognuno dei nostri eroi ha un odore corporeo (niente docce nel west, d’altronde…) che i nemici possono fiutare, e che viene rappresentato su schermo da una scia che parte dal personaggio e che si estende più o meno a seconda del grado di corruzione dello stesso e del numero di utilizzi in battaglia del giocatore.
Per non essere fiutati ed attaccati all’istante senza possibilità di difendersi è necessario rimanere quindi sottovento, e questa scelta di game design aggiungerebbe profondità all’esperienza, dimostrandosi peraltro abbastanza innovativa, se non fosse che, in molte missioni, il vento cambia completamente e senza alcun preavviso di turno in turno, mandando all’aria ogni parvenza di tattica.

Altro elemento sulla carta ben studiato ma che, nei fatti, crea spesso problemi, è rappresentato dal fatto che le uccisioni non necessarie aumentino in maniera consistente il livello di corruzione dei cacciatori: dal punto di vista del team di sviluppo, la scelta è sensata, visto che il gioco incoraggia lo stealth e gli attacchi alle spalle, ma, considerando la presenza di nemici capaci di allertare tutti gli altri, delle volte si rende necessario eliminarne alcuni, posti in punti strategici.
Essere puniti per aver fatto una scelta sensata non sempre si rivela piacevole, insomma.

Alder’s Blood: sputare sangue corrotto, un po’ Bloodborne, un po’ XCOM – Recensione

Al netto di questi inciampi, però, le meccaniche di gioco sono finemente bilanciate per tenere sempre il giocatore sotto scacco: la succitata corruzione, che aumenta man mano che i cacciatori vengono spediti in missione, funziona come lo stress dei personaggi di Darkest Dungeon, ma, in maniera ancora più crudele, non può essere curata con il semplice riposo e, ciclicamente, porta al sacrificio dei cacciatori più corrotti, a beneficio di nuove reclute, ovviamente pagate a caro prezzo.

Ci sono anche altre variabili da tenere in considerazione, come il rumore prodotto dalle armi da fuoco, la possibilità di lanciare sassi per distrarre i nemici, quella di bandirli dal piano materiale al costo di un consistente aumento della corruzione e, soprattutto, la gestione dell’onnipresente barra della stamina, che regola tutte le azioni dei cacciatori e che, pur rigenerandosi ad ogni turno (a meno di non esaurirla tutta), non è mai abbastanza, particolarmente nelle mappe più affollate.

Con tutti queste carte sul tavolo, ogni missione, anche opzionale, si rivela una sfida contro se stessi, contro l’ignoto (c’è anche la cosiddetta fog of war) e contro un nemico costantemente in posizione di vantaggio: non tutti gradiranno un tale livello di sfida, ma sin dalle prime schermate Alder’s Blood non intende rivolgersi ad un pubblico di massa, quanto, piuttosto, agli appassionati di strategia a turni, che non mancheranno di apprezzarne l’approccio singolare e punitivo al genere.

Alder’s Blood: sputare sangue corrotto, un po’ Bloodborne, un po’ XCOM – Recensione

Il fascino dell’oscurità

Sviluppato da un piccolo team con Unity, Alder’s Blood si distingue, come ogni buon titolo indipendente dovrebbe fare, molto più per il suo tratto artistico che per la pulizia tecnica, comunque di discreto livello.
Come per la narrativa, si potrebbe obiettare che ci sia poco di originale nel character design e nei disegni delle ambientazioni, ma sebbene siano evidenti i richiami a titoli che abbiamo già menzionato due paragrafi più su (Bloodborne e Darkest Dungeon sono quelli che hanno maggiormente influito sull’aspetto del prodotto finale), il risultato è affascinante come solo l’oscurità sa essere.

Visi asimmetrici, segnati da profonde cicatrici, cacciatori più abituati ad impugnare il collo di una bottiglia che il manico di un’accetta, donne assai poco attraenti e uomini che sembrano aver già iniziato il processo di decomposizione pur essendo tecnicamente ancora in vita: Alder’s Blood propone una galleria desolante, ma è nel monster design che offre il suo meglio.
Urlatori, banshee, lupi mannari, alberi senzienti, succubi: si pesca a piene mani dall’immaginario e dal folklore di moltissime culture differenti, riuscendo comunque a garantire una certa uniformità e un tratto distintivo al gioco, che, alla fine dei conti, riesce a ritagliarsi la sua nicchia all’interno di un mercato sovraffollato.

Alder’s Blood: sputare sangue corrotto, un po’ Bloodborne, un po’ XCOM – Recensione

Meritano lodi anche il comparto animazioni, con movenze disegnate a mano che si legano benissimo le une con le altre, ricordando i momenti migliori della trilogia di The Banner Saga, e la colonna sonora, minimalista e disperata, ma comunque capace di appesantire l’atmosfera in maniera subdola e persistente.

La prima build che ci è stata consegnata portava in dote qualche problema a livello di bug e glitch, alcuni dei quali hanno causato anche il ritorno alla dashboard di Switch nel bel mezzo della missione, ma le ultime due patch hanno rifinito e ripulito il codice, migliorando nettamente l’esperienza di gioco, che ora, al netto di qualche incertezza nel framerate in modalità portatile, scorre liscia come l’olio.

Il consiglio, qualora il gioco fosse nelle vostre corde, è di approfittare del consistente sconto nella finestra di lancio, che porta il prezzo a poco meno di quindici euro a fronte dei venti normalmente richiesti: in entrambi i casi, comunque, quantità e qualità dei contenuti giustificano ampiamente l’esborso richiesto.

+ Estremamente impegnativo...
+ Lettura peculiare della classica strategia a turni
+ Ispirato a livello artistico...
- ...a tratti anche troppo
- ...anche se non proprio originale

7.7

Ci risulta davvero difficile, nonostante non manchino le imperfezioni, non premiare il coraggio dimostrato da Alder’s Blood (e, indirettamente, dallo studio alle spalle). Parliamo di un titolo indipendente che, in barba ad un budget assai limitato, prova a offrire una sua chiave di lettura della classica strategia a turni, guardando a classici come XCOM per il gameplay e a Darkest Dungeon e Bloodborne per la direzione artistica, ma aggiungendo un tocco personale che lo rende diverso da ognuno dei titoli succitati.

Il bilanciamento della difficoltà non è perfetto, e delle volte si ha l’impressione che il gioco sia troppo legato a meccaniche RNG, eppure la sensazione di tensione trasmessa è costante e le meccaniche stealth assai ben implementate. Se vi piace il genere e cercate qualcosa di diverso e di estremamente impegnativo, non possiamo che consigliarvi di dare al titolo Shockwork Games almeno una possibilità.




Nessun articolo trovato.

TAG: Alder's Blood