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Abbiamo davvero bisogno di Death Stranding 2, o forse no

Il tempo delle consegne per Sam Porter Bridges non è ancora finito?

Death Stranding non è solo un videogioco straordinario, in grado di entrare nel cuore e nelle viscere, ma è anche e soprattutto un manifesto di come Hideo Kojima sia prima di tutto un profeta del videoludo, prima ancora che un game designer in senso stretto.

Questo perché il designer giapponese è un visionario. Lo abbiamo imparato a capire molto bene nel corso degli anni, sin da quando nel 1998 dimostrò al grande pubblico che una cosa come il primo Metal Gear Solid poteva davvero cambiare il videogioco sin dalle fondamenta. E così è stato anche con Metal Gear Solid 2 Sons of Liberty e tutti gli altri sequel della saga di Snake, sino a quando la stella di Kojima si è spenta, sacrificata sull’altare delle questioni economiche e finanziarie con Konami.

Dopo aver aperto Kojima Productions, l’eclettico papà di Snake ha donato anima e corpo al suo primo progetto indipendente (che trovate anche su Amazon), un progetto che incarna perfettamente la sua visione estrema, profondamente legata al concetto di rapporti umani, senza negarsi una profonda introspezione su ciò che la popolazione mondiale avrebbe quasi profeticamente affrontato negli anni di pandemia, ossia quel distanziamento sociale che ha segnato tutti noi nel profondo.

Il risultato finale è stato quello di un’opera a suo modo unica nel suo genere, di cui vi abbiamo raccontato i dettagli nella nostra lunga e appassionata video recensione. Inutile dire che le recenti dichiarazioni di Norman Reedus, interprete del protagonista Sam Porter Bridges, hanno ovviamente fatto drizzare le antenne a chi aveva ormai aveva archiviato l’esperienza ambientata nelle United Cities of America, fuggendo dalla Spiaggia e dalle ‘Creature Arenate’, ormai certo di averle relegate al suo passato.

C’è davvero bisogno, quindi, di un Death Stranding 2?

Fragile, personaggio con un potenziale enorme.

Attenzione: il seguente articolo contiene ovviamente una valanga di spoiler da Death Stranding.
Proseguite solo ed esclusivamente se avete giocato al titolo prodotto da Kojima Productions.

I fan si stanno infatti domandando da tempo se Death Stranding sia davvero ‘degno’ di ricevere un secondo capitolo, anche a fronte della Director’s Cut su PS5 e dell’uscita su piattaforma PC (e del fatto che il gioco sia comunque in profitto, stando a quanto reso noto dallo stesso Kojima).

Ora, un secondo capitolo, infatti, sembra essere stato confermato da Reedus solo qualche giorno fa, un fulmine a ciel sereno che ha lasciato di sasso sia gli addetti ai lavori che gli appassionati delle opere del papà di Metal Gear. Intervistato da Leo, l’attore divenuto noto al pubblico anche per la sua partecipazione della serie The Walking Dead è andato dritto al sodo, senza troppi complimenti. «Abbiamo appena cominciato il secondo», sono infatti state le parole di Reedus non appena gli è stato chiesto di Death Stranding, una risposta che a dire il vero nessuno si aspettava, perlomeno non nei modi e nei tempi scelti dal volto di Sam.

Ovviamente, le parole dell’attore lasciano ben poco spazio all’interpretazione, se non leggendole come una conferma dei lavori in corso su un nuovo Death Stranding. Ma di che ‘secondo’ potrebbe trattarsi? Un eventuale Death Stranding 2 potrebbe non essere necessariamente un sequel ma, anzi, nulla escluda che possa trattarsi di un prequel.

Reedus non ha (ovviamente) fornito nessun altro dettaglio, cosa questa che se da una parte da deluso la fanbase, dall’altra ha aperto a tutta una serie di speculazioni. Le teorie su cosa potrebbe cambiare rispetto al precedente capitolo, incluso il suo piazzamento in una ideale timeline, si sprecano: c’è chi immagina un sequel con BB/Louise come protagonista, ambientato diversi anni dopo le vicende di Sam, Fragile e soci. Così come un gioco che spieghi gli eventi precedenti al cosiddetto ‘Death Stranding’, magari svelando tutti i retroscena di personaggi come Clifford “Cliff” Unger, interpretato nel capitolo originale dal magistrale Mads Mikkelsen.

Insomma, con una rosa di personaggi come quella impostata da Kojima per il primo gioco post-Metal Gear Solid, le possibilità sono pressoché infinite.

La decisione di dare vita a un eventuale Death Stranding 2 è sicuramente in ogni caso abbastanza insolita, specie considerando come ragiona (e lavora) Kojima: prima di staccarsi dalla serie Metal Gear a seguito del divorzio con Konami, una delle cose che il papà di Snake ha sempre lamentato è l’imposizione di sentirsi quasi ‘obbligato’ nel dover realizzare nuovi sequel che imponevano dal canto suo non pochi limiti creativi. Metal Gear Solid 2 Sons of Liberty è l’eccezione che conferma la regola, un sequel/non-sequel in grado di riscrivere le regole, prendendo il concetto di ‘secondo capitolo’ e ribaltandolo a piacimento, quasi contro la volontà degli stessi fan di Solid Snake (i quali ci misero anni a capire pienamente il gioco uscito in origine su PlayStation 2).

Lo stesso, ora, potrebbe accadere con un secondo gioco ambientato nell’universo di Sam Porter Bridges.

Il primo Death Stranding è inoltre un viaggio unico e indistinguibile, totalmente diverso dalla pletora di open world che ci hanno quasi imposto peregrinazioni da un punto A a un punto B. Senza dimenticare la scelta di tracce musicali così perfette da legarsi alle “passeggiate” di Sam, utili a immergere il giocatore tra una consegna e l’altra: caratterizzata dalla presenza di artisti come CHVRCHES, The Neighbourhood, Apocalyptica, Khalid, Low Roar e altri, la playlist è parte integrante del gioco.

Ripartire da zero equivarrebbe anche a dover selezionare nuovamente una colonna sonora a modo, rischiando di vedere svanita la sospensione dell’incredulità così perfettamente messa in piedi con il primo gioco (detto in altre parole, addio effetto sorpresa).

BB è forse il vero protagonista del gioco.

Ma non solo: il finale di Death Stranding è così perfetto ed esaustivo che non lascia spazio a chissà quale continuazione. Il viaggio di Sam si è concluso nell’unico modo possibile, con il protagonista che stringe a sé la piccola Louise e un arcobaleno che questa volta è segno di speranza e ripartenza piuttosto che di morte e disperazione.

Immaginare una narrazione di qualunque tipo atta a continuare la storia di Sam è decisamente complicato, per non dire quasi impossibile. Non parliamo di un’altra missione di infiltrazione à la Snake, ma di un secondo viaggio alla volta di chissà che. Stravolgere il concept alla base del primo capitolo potrebbe essere un errore, quindi un sequel o un prequel di DS dovrebbe essere giocoforza tanto rivoluzionario e originale quanto il capostipite.

Per rispondere alla domanda iniziale, abbiamo davvero bisogno di un Death Stranding 2? La risposta è, dal punto di vista di chi scrive, no. Avremmo bisogno al massimo di un gioco ambientato nello stesso universo, fosse anche solo una storia ambientata prima del fenomeno estintivo che tutti noi abbiamo imparato a conoscere molto bene.

Sam Porter Bridges è un personaggio che non ha di certo il carisma di Solid Snake, forse incapace di reggere il peso di diventare un’icona alla pari di altri eroi senza macchia e senza paura come un Nathan Drake qualsiasi.

Di recente, Kojima Productions è stata al centro di rumor anche in merito a eventuali lavori in corso su un nuovo Silent Hill: a questo punto, sarebbe quasi meglio immaginare che Kojima si stia dedicando a tutt’altra cosa e che la parole di Reedus siano solo un modo per confondere le acque (cosa molto improbabile, ma tant’è).

Ora come ora possiamo quindi solo sognare il futuro che ci aspetta, un futuro immaginato da Kojima con fin troppa dovizia di particolari e un pizzico di incoscienza, tra un’idea visionaria e l’altra. Perché, se ‘il domani è nelle nostre mani’, è anche vero che la strada da percorrere ora è oscura. Nel dubbio, iniziamo a preparare il nostro carico di consegne, che nella vita mai dire mai.