Recensione 4 min

Warriors Orochi

Un po’ di storia…
Tutto nasce con Romance of Three Kingdoms nella prima metà degli anni ottanta. Quel titolo Koei ebbe così tanto successo da essere giunto ai giorni nostri alla undicesima versione, ma non è per la sua longevità che lo citiamo, bensì perché da esso sono nati tantissimi spin-off tra cui il più importante è probabilmente Dynasty Warriors. A differenza del suo antenato Romance of Three Kingdoms, Dynasty Warriors, il cui primo episodio risale al 1997, nasce con un’anima più votata all’azione e al combattimento che non alla strategia, ma conserva la fedeltà alle gesta storiche dei guerrieri dell’antica Cina. Il buon successo della serie convinse Koei a investire su un nuovo filone della saga, molto simile per gameplay a Dynasty Warriors ma ambientato nel Giappone dei Samurai, così nel 2004 è uscito su PS2 il primo episodio di Samurai Warriors, seguito poi nel 2006 da un secondo capitolo.

Piattaforma:
PS2
Genere:
azione
Data di uscita:
Sviluppatore:
Omega Force
Distributore:
Halifax

La trama
Una sorta di entità demoniaca incredibilmente potente (Orochi) decide di verificare la portata della sua forza confrontandosi con i più grandi guerrieri dell’antichità. Per far questo crea una breccia spazio-temporale e fa prelevare dalle loro residenze i più grandi guerrieri della storia del Giappone e della Cina. Questo è il pretesto messo in piedi da KOEI per creare questo titolo che coinvolge le saghe di Samurai Warriors e Dinasty Warriors. Finalmente non avremo più a che fare con le rivolte dei turbanti gialli e tutte le altre classiche vicende giocate ormai fino alla nausea nei titoli KOEI ispirati a vicende reali, ma saremo messi di fronte ad una trama del tutto inedita, anche se come detto risulta un po’ pretestuosa.

Time To Fight!
La modalità più corposa è senza dubbio quella Story, mai così completa come in questo cross-over. Avremo a disposizione ben 77 personaggi da utilizzare nelle quattro campagne (Wu, Wei, Shu da Dinasty Warriors e quella di Samurai Warriors) più Orochi e Da Ji, sua stratega personale. Una ricchezza di alternative e di possibilità così ampia non va a braccetto con un livello altrettanto alto di qualità. Le vicende e i livelli che saremo chiamati ad affrontare infatti sono piuttosto simili tra loro e a parte rare eccezioni ci sembrerà di rivivere continuamente le stesse azioni. Il Gameplay non aiuta di certo a diversificare l’esperienza di gioco, nonostante qualche innovazione, che sebbene significativa non riesce a tracciare una differenza significativa col passato.

La novità più interessante è la possibilità di utilizzare tre personaggi per missione, questi non saranno presenti contemporaneamente sulla scena, ma si alterneranno a piacimento del videogiocatore. I due personaggi in panchina recupereranno l’energia persa permettendo così di semplificare non poco la riuscita delle missioni. E’ sicuramente una scelta creativa, ma molto limitata dalla mancata contemporaneità nell’utilizzo. Così facendo l’impatto di questa innovazione diventa più strategico, lasciando invariato il gameplay.
Per rendere più particolare la scelta dei personaggi che comporranno il nostro mini-team per la missione è stata assegnata ad ognuno di loro una delle tre categorie “Power”, “Speed” e “Technical”, ognuna con delle caratteristiche uniche. La categoria di personaggi Power ha degli attacchi dalla forza devastante e subisce meno gli attacchi nemici, i personaggi veloci sono capaci di spiccare doppi salti ed evadere abilmente dalle situazioni intricate, mentre i personaggi tecnici potranno utilizzare le contromosse.
Le differenze a livello di gameplay non si esauriscono qui, importante è quella che mira a rendere omogenei i personaggi delle due saghe facendo rinunciare a quelli di SW ad una delle due tecniche speciali e a quelli di DW all’uso dell’arco, in modo da avere un moveset piuttosto simile.
Una novità che potrebbe anche dispiacere a chi ama alla follia l’uso del Musou è che la relativa energia crescerà soltanto con le brocche raccolte o facendo riposare il personaggio e non basterà più picchiare molti nemici o subire qualche attacco.
Innovata anche la gestione dell’inventario in cui sarà possibile unire e scegliere per la missione le armi raccolte durante i livelli precedenti. Il comparto grafico invece non è molto migliore rispetto a quello già visto nei precedenti capitoli per PS2 ed è stato abbastanza trascurato nello sviluppo del titolo. Le arene sembrano tutte molto simili e poco curate e solo i protagonisti sono realizzati con dovizia di particolari.

Squadra che vince non si cambia o titolo senza idee?
Difficile capire se la scelta di realizzare l’ennesimo capitolo senza particolari innovazioni sia voluta o soltanto un tentativo fallito di innovazione. Alcune novità ci sono (i tre personaggi nello stesso livello, la presenza di entrambi i marchi nello stesso gioco…) ma non servono a cambiare in modo sostanziale le carte in tavola in un gioco che alla fine risulta essere ripetitivo come lo sono molti dei suoi predecessori. Si poteva magari provare una scelta coraggiosa verso una giocabilità alla Devil May Cry, oppure provare a dare uno stampo più da gioco di ruolo, invece si è optato per una scelta molto conservativa, e si è scelto di innovare solo comparti secondari, lasciando immutata la natura del gioco che a tratti risulta però aver fatto il suo tempo.
Certamente chi ama la serie non lo disgusterà, anzi sarà già in grado di muoversi senza problemi in questo nuovo capitolo, con il vantaggio di poter provare scenari e alternative di gioco mai viste finora. E’ proprio ai fan accaniti che si rivolge questo titolo, più che ai giocatori occasionali che comunque potrebbero apprezzare il titolo se si trovano per la prima volta a contatto con la serie di KOEI.

– Tantissimi personaggi
– Finalmente una nuova storia
– Longevità più alta del solito
– Fusione affascinante per i fan

– Giocabilità sempre uguale
– Innovazioni poco determinanti
– Colonna sonora discutibile
– Grafica scarna

6.0

Warriors Orochi si presenta al grande pubblico con un roster di personaggi ampio e che per la prima volta rinuncia alla fedele ricostruzione storica per avventurarsi in un cross-over ricco di suggestione. Il titolo in questione conserva gran parte degli aspetti positivi di Dynasty Warriors e Samurai Warriors e fa anche registrare un corposo aumento della longevità.
Le pur numerose innovazioni non riescono tuttavia a far respirare realmente aria fresca alla serie che rimane ancorata al suo gameplay troppo ripetitivo per giunta non supportato da una grafica ben curata. Certamente il successo di questo gioco sarà più che altro circoscritto al pubblico degli appassionati delle saghe a cui si ispira il titolo e questo cross-over è forse il più bel regalo che la KOEI potesse fare loro.