Thor: Ragnarok, recensione del film Marvel con Chris Hemsworth

Recensione
A cura di Marcello Paolillo - 20 Ottobre 2017 - 0:00

Il primo Thor, con molta probabilità, è uno dei film appartenenti all’universo cinematografico Marvel maggiormente snobbato dalla critica e dagli appassionati, presumibilmente per via del fatto che il suo compagno di squadra (Captain America) ha a più riprese catalizzato l’attenzione con pellicole dall’incasso facile, sebbene molto meno incisive e autoriali (Civil War su tutte). Il film del 2008 diretto da Kenneth Branagh basava gran parte del suo fascino su un look fantastico e con una serie di comprimari contestualizzati alla perfezione (Heimdall, interpretato da Idris Elba, sino al’ambiguo Loki di Tom Hiddleston), unendo la giusta dose di humor a quintali di azione. Il successivo Thor: The Dark World, abbandonava tutto ciò che di buono era stato proposto nel 2011, proponendo non solo un’ambientazione del tutto anonima – e un po’ troppo cupa e tenebrosa – ma anche e soprattutto una serietà di fondo che mal si sposava al contesto. Dopotutto, parliamo di film Marvel, da quando in qua adorano prendersi troppo sul serio? Ecco quindi che, per seguire la scia del successo dei Guardiani della Galassia, il regista Taika Waititi ha deciso di riportare in auge il Dio del Tuono. E per farlo, ha deciso di iniettare nel diciassettesimo film del MCU una sana dose di colori psichedelici, musiche al sintetizzatore e, soprattutto, tanta azione quanta non se ne vedeva da anni. Thor: Ragnarok, signore e signori.

 
Asgard è morta
No, il titolo del paragrafo che state per leggere non è uno spoiler, ma un modo per distrarre dalle molteplici trovate comiche messe in campo in questo terzo capitolo, atto non solo a stemperare i toni generali, ma anche e soprattutto a far rientrare sul palcoscenico due personaggi che ormai da diversi anni si sono tirati fuori dalla questione Avengers. Sto parlando ovviamente di Thor e Hulk, il cui ritorno era da tempo atteso da grandi e piccini (considerando anche che in Thor: Ragnarok vi sono tracce della ben nota saga a fumetti scritta da Greg Pak, ovvero Planet Hulk). Da dove parte però la storia di questo terzo atto? Thor (Chris Hemsworth), non più unito agli Avengers dopo gli avvenimenti catastrofici di Age of Ultron, ha appena scoperto non solo che suo fratello Loki è vivo e vegeto, ma anche che la sua terra natia – Asgard – rischia di cadere vittima del Ragnarok, ovvero il “Crepuscolo degli Dei” delle celebri leggende nordiche. Una profezia anticipata dal ritorno di Hela (Cate Blanchett), incarnazione della morte e potentissima guerriera che con la sola forza di una mano riesce a distruggere nientemeno che il Mjolnir, l’apparentemente indistruttibile martello di Thor.
A cosa porterà tutto questo? Semplice, a un esilio su di un pianeta lontano e sconosciuto, dove un eccentrico despota chiamato Gran Maestro (un Jeff Goldblum in stato di grazia) lo imprigionerà al fine di farlo combattere in un’arena di gladiatori provenienti dallo spazio. E indovinate un po’ qual è il campione in carica? L’incredibile Hulk, ormai perennemente in forma mostruosa a scapito del più docile e intelligente Bruce Banner (Mark Ruffalo), nascosto da qualche parte nei meandri della sua mente. Da qui avrà inizio una rocambolesca fuga per la vittoria, al fine di tornare al più presto ad Asgard prima che la perfida Hela distrugga tutto ciò che resta della popolazione governata dal saggio Odino. Tuttavia, nulla sarà come sembra, specie quando vi è un alleato come Loki al nostro fianco. Tra cammei assolutamente nonsense (due dei quali, verso le prime battute, vi faranno letteralmente cappottare dalla poltrona), invasioni di altri supereroi dell’universo Marvel e una serie di colpi di scena che più prevedibili non si può, Thor: Ragnarok scorre via per tutte le due ore e dieci necessarie ad arrivare ai titoli di coda (incluse le due immancabili scene extra, mid e post credit). È Flash Gordon riletto in chiave Marvel, se non fosse per l’ausilio di tanta (troppa) computer grafica. 
Valhalla, I am coming!
La comicità, si diceva. Sì, perché Taika Waititi non ha di certo risparmiato una vena umoristica esagerata per il suo Ragnarok, tanto che il personaggio di Cate Blanchett è forse l’unica parentesi “seria” dell’equazione (assieme anche al personaggio di Idris Elba). Ciò è un male per l’economia generale del film? Niente affatto: nonostante una semplicità di fondo potrebbe far storcere il naso ai puristi delle sceneggiature complicate (ma quale film del MCU le ha veramente?), Thor; Ragnarok viaggia a metà strada tra i Guardiani della Galassia (con cui ha insospettabilmente poco a che spartire, nonostante i trailer facessero intendere il contrario), il primo Thor di Branagh e un certo retrogusto alla Flash Gordon che vi pervaderà se non siete proprio giovanissimi. Il senso di stupore dopo una battaglia tra divinità nordiche, con in sottofondo le note di “Immigrant Song” dei Led Zeppelin, mentre un esercito di cavalieri non morti viene fatto a pezzi da colpi di mitragliatore (uno per mano, per la precisione) non è certo qualcosa che si vede tutti i giorni. Soprattutto, non in questi modi e in questi termini. E nonostante più volte baleni in testa la domanda “cosa diamine ho appena visto?” alla fine della fiera tutto ha un senso e tutto ha una logica nell’universo psichedelico e un po’ scanzonato di Thor: Ragnarok. I Marvel Studios hanno ormai creato un microcosmo a parte, e pretendere una certa coerenza stilista in prodotti come questo è sicuramente più sensato che trovarne una narrativa. Parliamo di dei del Valhalla che prendono a martellate demoni infuocati alti come un grattacielo, c’è davvero la possibilità che la sospensione dell’incredulità ne risenta?
Per il resto, Chris Hemsworth è ormai legato visceralmente al personaggio di Thor (capelli corti a parte), così come Tom Hiddleston, Tessa Thompson (Valkyria) e un sempre bravissimo Karl Urban (Skurge) sono tutt’uno coi loro personaggi. E il film ne guadagna e non poco. Tutto perfetto, quindi? Ovviamente no: pur non ambendo a chissà quali vette di eccellenza, questo terzo capitolo viaggia su toni fin troppo demenziali, con tutta una serie di siparietti che avvicinano pericolosamente il tutto a uno Scemo & più Scemo, piuttosto che a una pomposa diatriba tra divinità vendicative. Fortunatamente, la linea di confine tra il divertimento e l’idiozia gratuita non viene mai oltrepassata. Per il resto, vale quanto scritto poco sopra: aspettatevi una narrazione seria e composta e rimarrete delusi. Preparatevi invece a due ore di zucchero negli occhi e tante (molte) risate. Solo così potrete godere appieno di una pellicola eccentrica come Thor: Ragnarok.

Esteticamente potentissimo
Ritmo incalzante e mai noioso


Momenti demenziali un po’ troppo frequenti


7.5

Thor: Ragnarok è il sequel che non ti aspetti: vibrante, visivamente straordinario e con alcuni momenti di pura azione che rimanderanno alla memoria alcune celebri pellicole d’azione degli anni 80 e 90. Attenzione però: se cercate coerenza narrativa e personaggi sobri e con un background convincente, questo non è il film che fa per voi. Siate pronti ad abbandonarvi a un turbinio di colori, battutine (forse anche troppe) e un ritmo generale che – nonostante il film duri ben oltre le due ore – non annoia mai. L’importante è che non prendiate il tutto troppo sul serio. Perché per le lacrime e i toni grevi, ci penserà il prossimo Avengers: Infinity War.




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