T2 – Trainspotting

Recensione
A cura di YP - 24 Febbraio 2017 - 0:00

Ventuno anni dopo gli sbandati di Trainspotting tornano a raccontarci che ne è stato delle loro vite, in un film che maschera nell’ironia un senso di angoscia, tristezza e sdegno che vi colpirà come un pugno nello stomaco. Nei cinema dal 23 febbraio T2 Trainspotting, la pellicola di Danny Boyle, ci riporta nella vita di Mark Renton, che dopo il subdolo furto ai suoi migliori amici deciderà di tornare a Edimburgo per chiudere un conto che è rimasto aperto ormai da troppi anni.
T2 – Trainspotting
Scegli i soldi
Trainspotting è un film figlio degli anni novanta, che accentua e descrive in modo clamorosamente libero e drammatico la vita di un gruppo di ragazzi che vive l’epoca sulla cresta dell’onda, tra droga e divertimenti d’ogni tipo. Il tempo però passa, e passa per tutti: in T2 la banda torna in pompa magna, e tutta quanta la vicenda girerà attorno al concetto di come la scelta di Mark (Ewan McGregor) ha avuto impatto sulla sua vita e su quella dei suoi cari amici; dalla galera di Begbie all’inevitabile dipendenza cronica di Spud. Insomma Mark scelse i soldi, scelse il tradimento, forse perché gli fu impossibile resistere alla sua natura ma forse perché vide in quella situazione la possibilità di scappare da quell’insulsa vita (che tanto gli piaceva) nel tentativo di crearsene una migliore. T2 inizia con la sequenza che introduce una giornata di routine nella vita ad Amsterdam di Mark, per poi portarci immediatamente con i piedi per terra: non si può scappare da ciò che si è, in questo caso un fallito vittima di se stesso e delle scelte della sua vita. Il ritorno in patria del protagonista comporterà l’innescarsi di una serie di eventi che coinvolgerà lui, i già citati Spud e Begbie, e Simon, il suo miglior amico d’infanzia ancora ferito dal tradimento di vent’anni prima. Trainspotting illude, diverte, ma in realtà ci insegna una cosa fondamentale: non esiste redenzione nel mondo di Mark.
T2 – Trainspotting
Scegli la vita
Tristezza, dicevamo: la comicità di T2 è in realtà una lezione che i protagonisti del film non sono riusciti a imparare neanche in vent’anni di pausa tra un episodio e l’altro. Le risate ci sono e ci saranno, ma vi capiterà spesso di riflettere sul fatto che state assistendo alle vicende di quattro persone che si sono rovinate la vita da sole, e sopratutto senza la minima voglia di migliorarsi. T2 mi ha messo tristezza, perché le vita di Spud. Simon, Begbie e Mark sono inguaribili. Il film in se non è certamente perfetto, ma riesce comunque a chiudere il cerchio, anche se un po’ più di cattiveria sul finale non avrebbe guastato. Se avete amato il primo capitolo e magari fate anche parte di quella generazione allora sono sicuro che il film vi piacerà, anche se, badate bene, potrebbe angosciarvi e non poco: mentre il mondo è andato avanti ed è corso nel futuro, il microcosmo delle vite protagoniste di Trainspotting si sono illuse di farlo, quando in realtà sono rimaste tristemente ferme al punto di partenza.






T2 – Traispotting è un film imperfetto, ma una (quasi) perfetta chiusura del cerchio i cui contorni nacquero vent’anni fa. Ewan McGregor perfettamente calato nei panni di Mark riesce ancora una volta a spaccare lo schermo per affondare il pugno nel nostro stomaco e ficcarci dentro quel senso di angoscia di cui la pellicola è pregna. Il tutto condito da una regia non esemplare ma arricchita da alcune intuizioni che richiamano in modo evidente il prima capitolo, parallelismo del fatto che tutto nella vita dei protagonisti è rimasto uguale, nonostante tutto, nonostante il tempo.




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