Spazio Tech: quanto dovrebbe costare Facebook? Gli SMS stanno morendo?

Rubrica
A cura di Stefania Tahva Sperandio - 24 Aprile 2018 - 0:00

Visto il sempre maggiore interesse che stanno riscuotendo le notizie della nostra sezione Tech, in cui ci occupiamo delle ultime novità dai mondi mobile e da quelli social, abbiamo deciso di proporvi una rubrica che faccia il punto sugli argomenti più caldi del momento provenienti da questi due mondi—come una sorta di corrispondente in chiave tech alla rubrica What’s Up che dedichiamo invece alle notizie a tema videoludico.

Benvenuti quindi nella prima uscita della rubrica Spazio Tech, a cui gli argomenti sicuramente non mancano: dai calcoli sul possibile costo che dovrebbe avere Facebook all’eventuale addio al dualismo tra iOS e OS, passando per le nuove indiscrezioni sugli smartphone pieghevoli e l’idea di Android di dire addio agli SMS. Ripercorriamo tutto nel primo numero della nostra rubrica.
Spazio Tech: quanto dovrebbe costare Facebook? Gli SMS stanno morendo?

Il tempo degli SMS è finito: Google pensa a Chat, la risposta a iMessage

Non tutti, qui dentro, si ricordano i tempi d’oro degli SMS, quelli in cui alcune promozioni regalavano cento messaggi gratis con il potere magico di farti sentire padrone del mondo e libero da qualsiasi vincolo per le tue comunicazioni. Oggi, con la messaggistica istantanea, i limiti dei vecchi SMS sono solo un pallidissimo ricordo e, a quanto pare, presto destinato a sbiadire. 
In settimana, infatti, abbiamo appreso che Google ha intenzione di introdurre entro fine anno sui suoi terminali Android il nuovo servizio di messaggistica Chat, che andrà a rimpiazzare proprio la classica app “Messaggi” presente sui suoi smartphone. Al momento, però, ci sono ancora da chiarire alcuni punti: la nuova app, infatti, consentirebbe gli scambi di messaggi solo tra utenti Android, escludendo chi utilizza un altro sistema operativo. Fa anche discutere il fatto che Chat non cripterà i messaggi, il che significa che offrirà un livello di privacy inferiore a quelli proposti da app concorrenti e disponibili su tutte le piattaforme, come ad esempio WhatsApp e Telegram.
Le aspettative per lo sbarco della nuova app di messaggistica sono ovviamente altissime: secondo gli esperti che hanno analizzato il mercato, entro fine anno potrebbero essere attivi già 350 milioni di utenti, che costituirebbero una comunità non indifferente, considerando quanto siano popolari le app concorrenti già presenti sul mercato.

In un mondo alternativo in cui Facebook è a pagamento, quanto dovrebbe costare?

Sì, qualcuno se lo è chiesto davvero: se un giorno dovessimo svegliarci in un mondo in cui il social network più popolare e popoloso del globo è diventato a pagamento, quanto dovrebbe costare?
L’analisi, condotta dal sito TechCrunch, ha calcolato che ad oggi il Facebook conta 239 milioni di utenti tra Stati Uniti e Canada, che hanno portato nelle casse di Zuckerberg e compagni 19,9 miliardi di dollari nel 2017. Ne evinciamo che, per incassare una cifra simile, se il social network diventasse a pagamento dovrebbe richiedere $7 al mese. Bisogna anche considerare, però, che in questo scenario ipotetico a pagare sarebbero gli utilizzatori più intensivi, desiderosi di accedere al social senza pubblicità, il che porta il prezzo ad una cifra mensile compresa tra $11 o $14. Il prezzo che consentirebbe a Facebook di mantenere stabili le sue finanze, va da sé, non sarebbe proibitivo, ma risulterebbe comunque più alto di quello di alcuni altri servizi in abbonamento con cui il pubblico ha familiarità, come ad esempio Spotify.
Ricordiamo che le cifre sono state calcolate solo per uno scenario teorico fondato sugli incassi di Facebook. Al momento non c’è nessun indizio che faccia pensare che Facebook sarebbe pronto a lanciare anche un modello a pagamento mensile per offrire determinati vantaggi, ma anzi Mark Zuckerberg ha sempre ribadito che il social è gratuito.
La questione ha comunque fatto il giro del web aprendo un interrogativo che ha portato ad esprimersi tantissimi utenti: quanto sareste disposti a pagare se Facebook diventasse a pagamento?
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LG G7 ThinQ sarà svelato il 2 maggio: sarà uno smartphone che punterà sull’intelligenza

L’erede di LG G6 sta per essere svelato integralmente: LG, infatti, ha fissato per il prossimo 2 maggio l’annuncio di LG G7 ThinQ, il suo nuovo smartphone intelligente. Secondo le prime indiscrezioni, il terminale riproporrà il sistema di intelligenza artificiale lanciato con LG V30s. Le specifiche emerse parlano di una doppia fotocamera posteriore con sensori da 16 MP, uno dei quali monterà un grandangolo da 170°. Proprio l’IA vi aiuterà a scattare le migliori foto possibili, impostando gli obiettivi per garantirvi un risultato di alto livello.
Sono emersi dettagli anche sul display, che dovrebbe essere LCD anziché OLED. Secondo le fonti dei rumor, questo dovrebbe garantire una luminosità doppia rispetto a LG G6, ma un consumo di batteria che dovrebbe essere del 35% in meno rispetto al modello della generazione precedente. 
Confermato anche il notch, ossia la barra sporgente in cima al display che è divenuta ormai sinonimo di iPhone X, imitata da diversi terminali Android e ripresa anche dal prossimo LG G7 ThinQ. Qui troveranno spazio la fotocamera frontale e gli altri sensori, tra cui sembra anche quello di riconoscimento facciale. Di particolare interesse l’indiscrezione secondo la quale, sulla scia del tasto Bixby su Samsung Galaxy S9, il nuovo terminale LG avrebbe un pulsante dedicato all’assistente vocale di Google. Un’idea che si lega, effettivamente, a quella di voler puntare forte sull’intelligenza artificiale e, di conseguenza, sull’immediatezza di utilizzo: con la pressione di un singolo tasto, potreste così interpellare l’assistente Google per ottenere tutte le informazioni di cui necessitate.
Vedremo se tutte queste informazioni—come solitamente accade, quando si tratta di rumor a tema smartphone—saranno confermate in sede di presentazione. L’uscita di LG G7 ThinQ è prevista per metà maggio, ad un prezzo di listino ancora tutto da scoprire.

Unire Mac e iPad? Tim Cook dice no

In un mondo tecnologico che guarda sempre con maggior interesse alla convergenza, Tim Cook, CEO di Apple, ha espresso parere contrario di fronte alla possibilità di rinunciare alla distinzione tra Mac e iPad, un po’ sulla falsariga dei terminali Windows 10, sempre più ibridi in alcune soluzioni portatili e da ufficio.
Secondo il dirigente della Mela, tuttavia, i consumatori che sono soliti acquistare i prodotti Apple per il loro tempo libero e per il loro lavoro non hanno nessuna intenzione di trovarsi per le mani un prodotto ambivalente: «non pensiamo di dover annaffiare uno di meno in favore dell’altro» ha dichiarato Cook, in riferimento a iOS e OS X, sistemi operativi sui tablet e i computer Apple. «Sia Mac che iPad sono incredibili, ed uno dei motivi per cui lo sono è che abbiamo fatto in modo che si occupassero delle cose che possono fare al meglio. Se inizi a mescolarli, beh… allora inizi a fare dei compromessi. Sarebbe magari meglio per la nostra compagnia, magari la renderebbe più efficiente, ma non deve trattarsi di questo. Deve trattarsi di dare alle persone qualcosa che possano utilizzare per cambiare il mondo, per esprimere la loro passione, la loro creatività. Questa idea di mescolare le cose è un po’ la fissa di qualcuno, ma non penso affatto che sia ciò che i nostri utenti vogliono» ha ragionato il dirigente della casa di Cupertino.
Di fronte alle sue parole, sembra improbabile, anche in futuro, una ulteriore ibridazione tra MacBook sempre più sottili e portatili e iPad sempre più solidi e votati anche all’uso professionale. Dal punto di vista di Apple, si tratta di soluzioni scelte da persone diverse, che pertanto vogliono avere diritto di valutare quella a loro più affine, anziché ritrovarsi di fronte ad un prodotto che corra il rischio di fare un po’ di tutto, ma specificamente niente.
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Il futuro degli smartphone è pieghevole: iPhone non fa eccezione

Non è la prima volta che sentiamo parlare di brevetti e idee relativi a smartphone pieghevoli, protagonisti di indiscrezioni sempre più frequenti e, ora, anche di una prima immagine tratta proprio da un brevetto depositato da Apple.
Se secondo gli esperti il futuro dei telefoni intelligenti è pieghevole, anche iPhone non farà eccezione: nell’immagine del brevetto, viene mostrato chiaramente un device di determinate dimensioni, che appaiono poi dimezzate una volta che sarà ripiegato sull’asse posto per il lato minore. Rimane da vedere, per ora, se ci sarà modo di utilizzare il terminale anche da ripiegato, in modo che abbia dimensioni ridotte, per poi aprirlo al massimo della sua estensione solo all’occorrenza, servendosi così di un display maggiore. Se così non fosse, ripiegarlo servirebbe unicamente a fargli occupare meno spazio nelle vostre tasche o nelle vostre borse.
Mentre Apple lavora a questo smartphone, che secondo gli esperti potrebbe uscire non prima di tre anni (ma stando alle ultime potrebbe debuttare invece già nel 2020), gli altri non stanno certo a guardare. In giro si trovano già idee di smartphone pieghevoli firmate anche da Samsung, anche se secondo gli analisti la compagnia più avanti nell’elaborazione di questo tipo di tecnologia sarebbe la cinese Huawei. Sarà lei la prima a proporre ai consumatori uno smartphone capace di piegarsi lungo un’asse del suo touchscreen? Non ci resta che attendere per scoprirlo.






Apple guarda al futuro, e lo fa dicendo no ad un’ibridazione tra Mac e iPad e dicendo sì ad un futuro iPhone pieghevole. Nel frattempo, Android si prepara a lanciare il suo guanto di sfida ad iMessage con la nuova app Chat. In mezzo a tutto questo, attendiamo di scoprire le specifiche definitive del prossimo top di gamma LG, il cui annuncio è atteso per il prossimo 2 maggio.
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