Recensione 6 min

Soul Calibur 3

Una delle saghe più amate dai picchiatori videoludici di tutto il mondo è finalmente tornata con un nuovo capitolo per cercare di imporsi nuovamente sulla concorrenza. Se con il secondo episodio abbiamo assistito ad un’apertura verso il multipiattaforma che ha portato Namco a realizzare un personaggio inedito per ogni console, con questo Soul Calibur 3 si è deciso di ritornare alle origini primordiali della saga, che vide la sua prima apparizione casalinga su Playstation con Soul Blade, come un esclusiva per la console Sony. I programmatori si sono dovuti concentrare quindi su una sola versione del gioco e di conseguenza le attese per un titolo che superasse il proprio prequel c’erano tutte, purtroppo però sembra che qualcosa non abbia funzionato a dovere…

Piattaforma:
PS2
Genere:
picchiaduro
Data di uscita:
Sviluppatore:
Namco
Distributore:
EA

Tales of Souls
Come da tradizione Namco prima di tuffarci nel vivo dell’azione assisteremo ad una classica sequenza in computer grafica che ci farà da intro (molto bella e di ottima qualità, anche se non raggiunge quella di Tekken 5…). Una volta rifatti gli occhi non ci resterà che tuffarci immediatamente nello Story Mode qui chiamato, per cercare di ricreare un po’ d’atmosfera, Tales of Souls (in memoria della saga di gioco di ruolo che Namco sta spremendo come un limoncino su tutte le console): dovremo affrontare le vicissitudini di uno dei nostri eroi per arrivare al combattimento con il nuovo cattivone finale. Da segnalare che le sequenze che ci narrano la storia sono alquanto noiose e che tutti i personaggi finisco per avere un finale identico dovendosi andare a scontrare sempre con lo stesso nemico per motivi simili. Il problema sarebbe stato risolvibile con l’aggiunta di un feudo tra essi in modo da far apparire come semi-boss il personaggio nemico ed in seguito affrontare l’ultimo ostacolo alla nostra gloria (un po’ come fece a suo tempo Capcom con Street Fighter Alpha). Inoltre l’inserimento di un’abbondanza di dialoghi nella mente dei programmatori avrebbe dovuto dare più realismo alle singole storie ma, poiché non sono skippabili, vi terranno lì a leggere testi kilometrici mentre voi vorreste solo menare le mani. Per il resto vi segnaliamo da subito che il livello di difficoltà è stato innalzato dai programmatori quindi generalmente l’IA dei nemici non perderà tempo e cercherà di farvi fuori in tutti i modi possibili, ovvero eliminandovi fisicamente o scaraventandovi fuori dal ring. Oltre a questa modalità avrete anche la possibilità di affrontare le classiche sfide della serie, quelle in cui ogni combattimento avverrà in determinate condizioni di lotta…quasi sempre a vostro svantaggio.
Ma andiamo ad analizzare i nuovi personaggi incorporati dalla società per accrescere ancora di più il numero di guerrieri a vostra disposizione; ecco quindi che ci troveremo a poter usare un bestione con tanto di falce, Zasalamel, forte e con una serie di prese ed attacchi devastanti, la piccola e velocissima Tira e la spadaccina Setsuka. I nuovi lottatori si inseriscono alla perfezione nell’universo di Soul Calibur e sono stati bilanciati perfettamente se paragonati a quelli già esistenti. Ma Namco non ha voluto fermarsi a questo ed ha realizzato una nuova modalità, per permettere ad ognuno di noi di realizzare il proprio personaggio preferito grazie ad un editor ben studiato ed una modalità ad esso dedicato, che andiamo a vedere più nel dettaglio.

Chronicles of the Sword
Come già detto i programmatori si sono concentrati molto sulla nuova modalità inserita all’interno di Soul Calibur 3 che rappresenta a tutti gli effetti un gioco a sè. Inizialmente ci verrà chiesto di scegliere se selezionare un personaggio già esistente e modificarlo oppure crearne uno da zero. Questa seconda opzione è sicuramente quella più interessante e che ci permetterà non solo di scegliere di che sesso sarà il nostro eroe, che non influirà assolutamente sulle capacità della nostra creazione se non esteticamente (e per noi maschietti è solo un bene), ma anche tutto l’aspetto esteriore (con una gamma di possibilità di customizzazione che vi permetteranno di creare moltissimi personaggi, alcuni anche di altre saghe videoludiche già esistenti come quella di Final Fantasy, il mitico Solid Snake, Kitana da Mortal Kombat, i leggendari Ryu e Ken da Street Fighter e tanti tanti altri…anche se Haohmaru non sono riuscito a farlo, peccato!). Dopo aver dato vita materialmente alla nostra creatura ci verrà anche chiesto di darle un carattere, uno stile di combattimento (potrete scegliere tra tante classi diverse che spaziano dal solito assassino, gladiatore, pirata, spadaccino o cavaliere ecc. ecc.) e le varie tecniche di attacco e di difesa da usare durante la lotta, tutte ovviamente derivanti dai lottatori principali realizzati dalla Namco. Ed una volta che abbiamo il nostro bel campione, o campionessa, come faremo a farlo salire di livello per renderlo sempre più potente ed abile? Ovviamente affrontando la cronologia, che si presenta come una storia ambientata nell’universo di Soul Calibur, ma distaccata e diversa da quella del Tales of Souls. Vi ritroverete in un classico strategico tanto amato dai possessori dei PC che vi permetterà di affrontare svariati eserciti in un campo di battaglia e mappe mostrateci propri in stile RTS; se le battaglie saranno molto importanti ci ritroveremo ad affrontare i combattimenti uno contro uno, altrimenti potremo farlo direttamente sulla mappa cercando di usare una strategia adeguata. Da segnalare che tutta la modalità è infarcita da testo e testo che narra tutte le singole vicende e che, diciamolo francamente, rende il tutto molto pesante e noioso. Purtroppo infatti anche se la possibilità di creare un personaggio è molto interessante e vi farà passare molto tempo alla ricerca della creazione migliore esteticamente, vi renderete poi conto che avrete, una volta finita la cronologia ed raggiunto il livello massimo, un ibrido che non può competere con i personaggi già esistenti. Il metodo poi per aumentare le sue caratteristiche non si addice proprio ad un picchiaduro, dove di regola il porre strategie e stare con il pad in mano per troppo tempo senza tuffarsi nell’azione è una cosa che irrita gli amanti del genere. Proprio per questo resta una buona iniziativa ma che, vuoi per la sua imperfezione vuoi per la sua natura non vi prenderà come un classico doppio con gli amici o come l’Arcade Mode.

Soul, sempre Soul, ancora Soul…
Siamo ormai al quarto capitolo della serie Namco ed è ora di fare un po’ di calcoli per vedere come si è evoluta la saga e cosa ha portato di nuovo questo terzo Calibur. Diciamo subito che Soul Calibur 3 mantiene inalterato il sistema di gioco del suo prequel non apportando nulla di nuovo al gameplay. Ci ritroveremo quindi ad affrontare combattimenti frenetici e veloci basati su contrattacchi da portare subito dopo aver parato o schivato un colpo o una combo nemica, con la possibilità di muoversi in tutte ed otto le direzioni possibili sul ring che come da tradizione non avrà nessuna barriera e sarà ancora una volta causa dei tanto amati/odiati ring-out. Certo, non si può volere di più da un gameplay quasi perfetto, frutto di un lavoro attento e laborioso di programmatori che hanno, sin dal primo episodio su PSOne passando per quello del Dreamcast, limato i difetti esistenti arrivando a confezionare quello che è uno dei maggiori picchiaduro e delle saghe più amate dai fan ed appassionati del genere. C’è da dire che anche l’hardware Playstation 2 ormai giunto al limite della sua potenza (spremuto fino all’inverosimile) non può portare delle novità al gioco che potrebbero risiedere a questo punto su ring più ampi e multilivello come quelli tanto amati della serie Dead or Alive.

Anche l’occhio vuole la sua parte…
Inutile girarci molto intorno, l’ultima fatica di casa Namco si presenta come uno dei migliori prodotti graficamente disponibili su Playstation 2, leggermente superiore per ciò che riguarda il dettaglio dei personaggi, soprattutto dei loro vestiti, anche a Tekken 5. Un ottimo numero di poligoni su schermo compongono i vari personaggi mossi in modo fluido e senza rallentamenti, se non quando su schermo ci sono anche effetti di luce causati dalle mosse che fanno roteare le varie armi, mentre i combattimenti si svolgono nelle arene più belle e suggestive della saga. Da sottolineare anche gli stupendi effetti di scia di luce causati dai combattimenti che rendono il gioco molto bello da vedere oltre che da giocare, purtroppo invece il discorso quasi contrario va fatto per ciò che riguarda il sonoro. Splendidi e come sempre molto realistici gli effetti sonori, il rumore metallico delle armi e di tutti i rumori di sottofondo dei vari stages… pessime invece le musiche ed il genere scelto dai programmatori che a mio avviso non si sposa affatto con un genere come questo. Nulla da dire sui campionamenti vocali, che però sembrano essere più riciclati per i vecchi personaggi dal passato episodio e dal primo Soul Blade per quelli segreti.

– Tanti Personaggi
– Tante Modalità di Gioco

– Nuove Modalità Imperfette
– Personaggi dell’Editor Poco Riusciti
– Pessime Musiche
– Niente Online

8.6

Il nuovo episodio di Soul Calibur si presenta come un update con alcune nuove ed interessanti modalità che se riviste e corrette in futuro potrebbero essere realizzate meglio, per ora però ci rimane un ottimo picchiaduro, con tre nuovi personaggi e molti segreti che ci terranno impegnati per molto tempo e che dà il meglio di se nella modalità VS, proprio per questo una mancanza di ogni tipo di modalità online pesa. Nulla da dire invece sull’aspetto tecnico, con una grafica superba ed animazioni fantastiche, peccato per le musiche ma quello è un aspetto molto più soggettivo e personalmente le ho trovate fuori luogo per il genere. Titolo quindi consigliato a tutti gli amanti della serie e dei picchiaduro in generale che però lascia un po’ l’amaro in bocca e che non riesce a porsi come il nuovo re della categoria ma anzi, per certi versi si colloca leggermente al di sotto del secondo capitolo.