Rainbow Six: Siege

Provato
A cura di Hybr1d - 11 Giugno 2014 - 0:00

Uno degli annunci più importanti arrivati a questo E3 è sicuramente quello del nuovo Rainbow Six: Siege che segna il ritorno di un brand storico ormai da troppo tempo lontano dagli amanti degli sparatutto in prima persona. Dopo l’apparizione a sorpresa durante la conferenza Ubisoft, abbiamo avuto modo di assistere a una presentazione a porte chiuse e di saggiare le potenzialità del titolo pad alla mano, grazie a un provato breve, ma intenso e quantomai piacevole. Giocare nei panni dei poliziotti o dei sequestratori ci ha regalato situazioni diametralmente opposte, accomunate da ambienti altamente distruttibili e da scelte di gameplay audaci e decisamente gradite. Al di là dell’inevitabile effetto nostalgia di chi ha passato ore in gioventù a pianificare irruzioni o preparasi la via di fuga, il primo contatto con il titolo durante l’evento al Orpheum Theatre ci aveva lasciato un po’ perplessi in parte per un colpo d’occhio non particolarmente d’effetto e in parte per sequenze di gioco talmente ben confezionate da lasciarci interdetti. Allo stand Ubisoft abbiamo però avuto modo di provarlo con mano, dissipando ogni dubbio sull’effettivo stadio dei lavori su questo nuovo ambizioso progetto sul quale il publisher francese sembra puntare molto seriamente.
Rainbow Six: Siege
Tattica prima di tutto
Ubisoft lo ha messo in chiaro fin dall’inizio, Rainbow Six: Siege non è l’ennesimo sparatutto che andrà a contendersi il mercato con Call of Duty o Battlefield, ma un progetto nato dalla voglia di riportare sulla scena un sotto-genere ultimamente parecchio sottovalutato dai big del settore, troppo concentrati a portare su PC e console sparatorie popolate da un numero sempre maggiore di giocatori in mappe dinamiche vastissime, che premiano più la bravura del singolo piuttosto che la pianificazione e l’azione coordinata ragionata. Questi sono infatti i due aspetti fondamentali attorno ai quali vortica tutta l’esperienza di un gioco che si incensa come primo team based tactical shooter next gen. Il focus sul multiplayer è totale: due squadre formate da cinque giocatori ciascuna si ritrovano contrapposte in ambienti piuttosto piccoli con l’obiettivo di recuperare o mantenere sotto il proprio controllo l’ostaggio di turno. L’unico aspetto che farà pendere la bilancia per l’una o l’altra fazione è l’“interpretazione” dello scenario stesso. Ogni porta, finestra, muro o pavimento può trasformarsi in una via d’accesso o in un inaspettato alleato per fare piazza pulita della fazione nemica, rendendo incerto ogni passo, ogni centimetro verso il raggiungimento del proprio obiettivo. 
Le premesse, come detto, sono piuttosto semplici: i poliziotti devono ispezionare accuratamente la casa cercando l’ostaggio con un piccolo drone radiocomandato, fare irruzione e utilizzare un potente scudo corazzato per ripararsi dalla pioggia di proiettili nemica. I terroristi, d’altro canto, dovranno letteralmente barricarsi in casa sprangando le finestre, rinforzando i muri e stendendo matasse di filo spinato nei punti opportuni per ritardare quanto più possibile la perdita dell’ostaggio. Non pensate però che bastino un po’ di assi di legno e di metallo per rallentare l’azione di gioco: grazie a una nuova tecnologia perfezionata proprio dagli sviluppatori di Ubisoft Montreal, l’ambente è completamente distruttibile, regalando risvolti inediti in termini di gameplay che trasformano in versatile terreno di caccia anche una piccola abitazione come quella provata durante la demo session. I suoi tre piani riempiti di stanze più o meno ampie completamente distruttibili sono bastati a darci un assaggio delle enormi potenzialità tattiche che si presentano ad ogni partita. In base a dove i cattivi posizionano gli ostaggi o da dove i poliziotti decidono di fare irruzione possono scatenarsi situazioni del tutto imprevedibili, frutto dell’interazione tra i membri delle varie squadre e delle tattiche più o meno complesse adottate per perseguire l’obiettivo. La sensazione, infatti, è che il titolo migliori esponenzialmente in termini di coinvolgimento e divertimento una volta trovato un gruppo di persone con cui affrontarlo in maniera ragionata e approfondita, anche se gli stessi sviluppatori si sono rivelati più che possibilisti sulla presenza di una modalità single player all’arrivo del gioco nei negozi. 
Rainbow Six: Siege
Con gli ostaggi non si scherza
Pad alla mano, una volta finiti i preparativi di difesa o di pianificazione della strategia, Siege prende la forma di uno sparatutto adrenalinico, frenetico ed estremamente punitivo. Bastano infatti un paio di proiettili per morire (compreso il “fuoco amico”), e il giocatore non potrà più ritornare in partita fino all’inizio del round successivo. Proprio a fronte di queste dinamiche, diventa cristallino come il nuovo Rainbow Six sia un titolo da godersi assolutamente in compagnia, che penalizza i giocatori solitari, così come quelli troppo impulsivi e, grazie a Dio, anche i camper. Durante la nostra prova siamo stati guidati da uno sviluppatore nella preparazione dell’abitazione e nell’avvicinamento allo scontro, con precisi consigli su come interpretare al meglio la mappa, quali angoli coprire, quali finestre e pareti rinforzare e come muoversi più efficacemente per evitare morti istantanee dannose non solo per noi, ma anche per tutto il resto della squadra. Ognuna di queste può fare affidamento su tre ruoli molto diversi per ogni fazione: si va dalla classe più difensiva dotata di scudo di protezione e bassa quantità di danni, a quella più offensiva, munita di una potente mitragliatrice ma estremamente vulnerabile, passando per tutta una scelta intermedia più bilanciata ottima per le fasi di ripiegamento. Come da tradizione arma primaria, secondaria e granate potranno essere sostituite per dar vita al proprio loadout preferito, per un’esperienza che si presenta estremamente attuale e divertente nonostante il concept vecchia scuola. Resta ovviamente da verificarne la longevità, così come la varietà in termini di mappe e obiettivi pensati dagli sviluppatori, ma le nostre prime impressioni per un titolo che arriverà nel 2015 su console next gen e pc sono più che positive.
Sebbene fosse una pre alpha, la build di Siege che abbiamo avuto tra le mani ci ha soddisfatto anche sotto il punto di vista tecnico. Il frame rate è granitico, l’azione scorre fluida e l’immagine è piuttosto pulita, anche su un po’ carente sul fronte dei dettagli. Ottimi invece i particellari che si scatenano durante le esplosioni di pavimenti e pareti, dando forma a nuvole di fumo e detriti particolarmente belli da vedere.

– Ambienti completamente distruttibili
– Azione più ragionata e votata alla cooperazione






Il ritorno del brand di Rainbow Six nei piani di Ubisoft non poteva che suscitare il nostro interesse, ampiamente ripagato dalla prova sul campo che abbiamo avuto la fortuna di effettuare durante la fiera losangelina. Ambienti completamente distruttibili e un’azione di gioco più ragionata e votata alla cooperazione bastano a differenziare il titolo dalla pesante concorrenza con cui si troverà a spalleggiare, e le prospettive per far bene nell’ipersaturo panorama degli fps paiono esserci tutte.




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