Recensione 8 min

Operation Flashpoint

Esiste una qualità che segna in maniera chiara la differenza tra un ottimo gioco ed un capolavoro: non è la veste grafica, il sonoro, il numero di poligoni che vediamo contemporaneamente sullo schermo o chissà che altro, ma è la capacità di attrarre, coinvolgere ed immergere completamente il giocatore in un vero e proprio mondo alternativo nel quale vivere fantastiche avventure interattive.
Operation Flashpoint è tutto questo: un’emozione, un’esperienza totalmente immersiva.
Siamo nel 1985 quando, proprio all’inizio del secondo mandato alla Casa Bianca del Presidente Ronald Reagan, un politico allora sconosciuto, Mikhail Gorbachov, diventa il leader dell’Unione Sovietica.
Nuovo non è solo il personaggio, ma anche la politica che questi intende attuare, tutta volta alla pace ed alla cooperazione con il nemico di un tempo.
E’ lui che inizia ad utilizzare parole come “Glasnost” e “Perestroika”, parole che implicano un’azione di ammodernamento e ristrutturazione dell’ormai obsoleto stato sovietico e che, soprattutto, contribuiscono in maniera decisiva ad allentare le vecchie tensioni della guerra fredda.
Ma una politica di questo tipo, che scuote dalle fondamenta una struttura così mastodontica e complessa, nonché basata su sottili e nascosti giochi di potere, non può non provocare il malumore e lo scontento di quei generali e di quegli uomini politici che fino a poco prima avevano assaporato il potere.
E’ il caos, ma il governo centrale riesce in breve tempo a riprendere il controllo della nazione.
Tuttavia la situazione resta molto tesa ed in diverse regioni periferiche potenti personaggi meditano la loro vendetta personale.
Tra queste zone in cui il potere centrale non riesce ad arrivare, ci sono le isole Malden di Everon, sede di un’importante base strategica NATO e Kolgujev, avamposto sovietico agli ordini del generale Ivan Vasilii Guba, convinto sostenitore della guerra fredda.
Qui scocca la scintilla che rischia di portare allo scoppio della Terza Guerra Mondiale.
Strani movimenti di truppe comportano la messa in allarme del contingente NATO che, in palese inferiorità numerica ed in attesa di rinforzi, si trova coinvolto in qualcosa che, da un momento all’altro, può sfuggire al controllo di tutti. Da qui inizia la nostra avventura.
Operation Flashpoint non è un FPS, ma un titolo di ben più ampio respiro: è uno sguardo a 360° sulla complessità della guerra, con i suoi eroi e la sua drammaticità, le sue epiche imprese e le strategie più avanzate.
Qui si trovano finalmente insieme tutti quegli elementi che hanno fatto la fortuna di titoli quali Hidden And Dangerous e Rainbow Six, ma conditi da un realismo che va davvero “oltre”.
Forse solo il “vecchio” Wargasm della DID presentava una struttura d’insieme paragonabile a questo capolavoro della Bohemia Interactive, ma certamente solo quest’ultimo è stato in grado di ricreare quel perfetto equilibrio tra strategia e simulazione che lo pone al di sopra di ogni altro videogioco attualmente in circolazione.
Le modalità di gioco presenti sono tre: missione singola, campagna, e partita in multiplayer. Fortunatamente Operation Flashpoint consente con pochi click del mouse di creare anche il nostro alter ego virtuale agendo su pochi, ma essenziali parametri tra i quali la scelta dell’aspetto ed il timbro di voce.
Consiglio ai meno esperti di prendere confidenza con il titolo affrontando in sequenza le missioni singole in modo tale da familiarizzare con il sistema di controllo e con la struttura del gioco. Nella prima missione, ad esempio, avremo il compito di avanzare in un villaggio presidiato da nemici insieme ad alcuni compagni con il fine di impadronirci di una Uaz (l’analogo russo della jeep) dove pare siano custoditi documenti di notevoli importanza appartenenti ad un alto ufficiale. Procedendo nelle missioni dovremo poi ricoprire il ruolo di cecchini, far saltare colonne nemiche e così via in un crescendo di difficoltà e spettacolarità.
All’inizio di ogni missione il comando ci aggiornerà sulla situazione che ci attende dandoci anche le informazioni necessarie per portare a termine con successo il nostro compito. Il tutto si presenta sotto forma di un‘agenda suddivisa in quattro comode sezioni: programma (dove apprenderemo gli obbiettivi della missione), note (dove troveremo utili suggerimenti), attrezzatura (ossia le armi e quant’altro avremo in dotazione) e gruppo (il numero dei soldati della truppa assegnati alla missione).
Alla destra dell’agenda troveremo invece una comoda mappa militare che ci consentirà di dare un primo sguardo sul teatro delle operazioni (durante il gioco, per ogni necessità, potremo richiamarla immediatamente sullo schermo premendo il tasto M).
Dopo questa prima parte che possiamo definire preparatoria ed informativa incomincia l’azione vera e propria.
Diciamo subito che Operation Flashpoint si configura come uno sparatutto in soggettiva. E’ comunque possibile optare anche per una più classica visuale in terza persona con una telecamera virtuale puntata su di noi ad una distanza di circa tre metri sopra la nostra tesata. Scegliendo questa seconda opzione, però, il gioco perde gran parte del suo fascino e del suo realismo, ossia quelle caratteristiche che meglio ne descrivono la natura profonda.
La cosa che sorprende è l’incredibile libertà d’azione di cui godremo: potremo lanciarci all’impazzata contro il nemico, oppure lasciare andare avanti la nostra squadra tenendoci nelle retrovie dando continuamente alla missione una piega sempre diversa.
La nostra tattica di assalto è così perfettamente personalizzabile. Strumento indispensabile per decidere le nostre azioni resta comunque la radio, prodiga di istruzioni e messaggi in perfetto gergo militare. Peccato che il parlato sia in lingua inglese con i sottotitoli in italiano il che spesso ci costringe a pericolose distrazioni per andare a sbirciare, con la coda dell’occhio, le ultime notizie che compaiono nell’angolo sinistro in basso dello schermo.
Mentre le singole missioni sono realtà a se stanti, la modalità campagna presenta tutta una sua storia (riassunta all’inizio di questa recensione) e consente al personaggio da noi interpretato di evolversi come già avviene negli Rpg. L’evoluzione consisterà qui nel passare da soldato semplice, pronto a scattare sull’attenti e ad ubbidire ad ogni ordine impartitogli da un severo sergente di colore, a comandante con il compito di dirigere una propria squadra di uomini. Non dimentichiamo però che la strada da percorrere è lunga e che non basterà superare brillantemente l’addestramento per aspirare a passare di grado.
Abbiamo detto in precedenza che la parola d’ordine alla quale sembra rispondere Operation Flashpoint è realismo: ma, in concreto, come si realizza tutto questo?
Innanzitutto con l’estrema cura riposta nella realizzazione dei movimenti dei soldati che avanzano di corsa o con molta attenzione, gettandosi a terra nei casi di pericolo e movendosi furtivamente nell’ombra quando si tratta di avvicinarsi al nemico senza fare il minimo rumore… Realismo significa anche possibilità di essere feriti durante gli scontri, con conseguenze più o meno gravi a seconda dell’entità della ferita stessa.
Se, ad esempio, saremo feriti ad un braccio o ad una spalla avremo seri problemi nel prendere la mira (oltre ovviamente a lanciare terribili urla di dolore…) mentre, se saremo feriti ad una gamba difficilmente potremmo camminare o correre e saremo costretti a strisciare lentamente ventre a terra. Fortunatamente esiste la possibilità di curarsi negli ospedali da campo o grazie agli ufficiali medici.
Ma (e qui emerge un altro degli aspetti più attraenti del gioco) realismo significa anche possibilità di usare non solo armi che sono perfette riproduzioni delle loro controparti reali (come il fucile semiautomatico M16, il Kalashnikov AK71, il PK 7.62 Machine Gun, l’M21 Sniper Rifle e così via), ma anche di guidare e pilotare jeep, camion, mezzi blindati e carri armati come il Patton M60, l’M1A1 Abrams, il T72 M1 e così via, elicotteri (pensiamo all’AH-1 Cobra, all’UH-60 Blackhawk) ed addirittura aerei come il temibile A-10 Thunderbolt, ideato e costruito per attaccare e distruggere carri armati.
Il sistema di guida che caratterizza l’utilizzo di questi mezzi è volutamente semplificato ed intuitivo (non si tratta quindi di un sistema basato su un realismo simulativo esasperato) per non dover rendere il gioco troppo ostico e complicato.
Come i soldati possono essere feriti, così anche i mezzi possono essere danneggiati, ovviamente in maniera proporzionale allo spessore ed alla robustezza della loro corazza. Lo stato della corazza viene mostrato da un particolare indicatore che compare non appena saliamo a bordo di una qualche unità: ogni urto non farà altro che danneggiare ulteriormente la corazza mentre l’indicatore si colorerà sempre più di rosso. Quando l’indicatore diventerà completamente rosso significa che il veicolo ha subito il massimo danno possibile ed è prossimo alla distruzione: in questo caso è meglio scendere ed allontanarsi per salvare la propria pelle.
Se invece il danno non è così grave potremo cercare di raggiungere un autocarro di supporto per avere tutta l’assistenza del caso.
Ma, anche quando avremo fatto attenzione a tutti i particolari, l’imprevedibile sarà sempre lì, pronto a colpirci sotto forma di proiettile o bomba, ponendo così fine alla nostra avventura: la telecamera zoomerà sul campo di battaglia mentre, sullo schermo, apparirà in sovrimpressione una scritta sempre diversa con una massima sulla guerra di un celebre personaggio, quasi a volerci insegnare che anche dalla morte si può imparare qualche cosa.
Che cosa possiamo ora dire della realizzazione tecnica di Operation Flashpoint?
L’engine grafico è ottimo anche se non esente da difetti, presentando luci ed ombre che, a mio parere, non possono per altro influire in maniera negativa sul giudizio globale del titolo.
Sicuramente non troviamo tutti quegli spettacolari effetti grafici che ci si aspetterebbe in un titolo di impronta bellica come esplosioni devastanti e coloratissime, ma questo aspetto è bilanciato, dall’altra parte, da un’impressionante profondità dell’orizzonte. Lo sguardo, infatti, si perde lontano nell’entusiastica contemplazione di paesaggi incantevoli che ricordano un po’ quelli della Francia settentrionale immortalati in celebri pellicole come “Il giorno più lungo”. Credo che la capacità di renderizzare ambienti così vasti, mantenendo la qualità delle texture ad un buon livello sia il maggior punto di forza del motore grafico del gioco nei confronti del quale neppure quello di Delta Force riesce, a mio parere, a reggere il confronto.
Anche la vegetazione non è riprodotta al top delle possibilità in quanto ancora rispondente ad una soluzione di tipo bidimensionale ma, credo, che questo sia imputabile al fatto che i programmatori hanno deciso di sacrificare qualcosa a livello grafico per ottenere le massime prestazioni a livello di framerate, soprattutto viste le frequenti scene di gioco con notevole affollamento di poligoni sullo schermo.
Il sonoro è più che buono, sia dal punto di vista del parlato che degli effetti: in particolare voglio ricordare il canto dei grilli in aperta campagna che dà veramente un tocco di classe in più, avvicinando notevolmente il gioco ad un’esperienza di tipo cinematografico.
Per chi poi non si accontenta mai è presente un sofisticato editor di scenari grazie al quale è possibile creare missioni personalizzate arricchite anche da scene di intermezzo. Per capire quanto sia versatile ed utile questa funzione basta fare qualche giro su internet in qualche sito di appassionati per trovare e scaricare nuovi scenari di gioco,
Il risultato di tutto ciò, unito alla possibilità di giocare in multiplayer via LAN o internet, è quello di dare a Operation Flashpoint un livello di longevità che è praticamente tendente all’infinito.
Tutto la magnificenza che fino qui abbiamo descritto ha però il rovescio della sua medaglia: le esose risorse del sistema.
I requisiti minimi indicati sulla confezione del gioco (tra l’altro la più bella che mi sia capitata tra le mani da un po’ di tempo a questa parte, arricchita da un manuale ben realizzato e ricco di informazioni sempre chiare e puntuali) sono assolutamente insufficienti. Ho provato a far girare il gioco su un Athlon da 700 Mhz, 64 Mb di Ram e TNT2 e i continui scatti mi hanno fatto abbandonare il tentativo, nonostante la presenza di una comoda utility che consente di configurare al meglio tutte le opzioni inerenti alla grafica. Il test approfondito è stato invece effettuato su un pc equipaggiato con Athlon 700, 320 Mb di Ram, GeForce2: con tale configurazione il gioco è girato fluidamente ad una risoluzione di 1024 X 768 a 32 bit di colore con tutti gli effetti attivati, scattando solo in rarissime occasioni.

Piattaforma:
PC
Genere:
sparatutto
Data di uscita:
Sviluppatore:
Bohemia Interactive
Distributore:
Halifax

Estremamente realistico.
Possibilità di pilotare diversi mezzi militari.
Eccezionale in multiplayer.

Qualche difetto grafico.

9

Assolutamente imperdibile! Non avere nella propria ludoteca un titolo come Operation Flaspoint sarebbe un vero e proprio delitto. Bello da vedere, divertente da giocare, capace di regalare emozioni straordinarie, una modalità multiplayer all’ennesima potenza che ne dilata la longevità fino all’infinito, realismo allo stato puro, un’esperienza di carattere cinematografico… tutto questo ed ancora di più contribuisce a fare del titolo della Bohemia Interactive uno dei “must” di questa stagione. L’unico problema, se così si può dire, è che il gioco dovrebbe essere quantomeno venduto in bundle con una GeForce 2, un blocco da 256 Mb di Ram ed un processore di almeno 600 Mhz…