La recensione bipolare di PlayerUnknown’s Battlegrounds

Recensione Early Access
A cura di Valentino Cinefra - 8 Ottobre 2017 - 0:00

La storia di PlayerUnknown’s Battlegrounds (da ora PUBG) è ben nota a buona parte di voi, probabilmente. Se l’industria del videogioco fosse una commedia americana liceale, PUBG sarebbe lo studente sfigatello che vince la partita di football e si porta a casa la capo-cheerleader. Dallo scorso marzo – lo stesso marzo di Breath of the Wild e Horizon, per dire – questa mod di ArmA II che ha imparato a camminare da sola ha venduto qualcosa come 12 milioni di copie in tutto il mondo. Un numero che, peraltro, ad una settimana dalla pubblicazione di questo articolo rischia di essere già vecchio.
I coreani Blue Hole, precedentemente noti per il mmorpg Tera, possono stappare lo spumante e bagnarsi del sudore di mille vergini, perché PUBG è già un successo raramente replicabile e rintracciabile nella storia videoludica, in grado di defenestrare il gargantuesco Dota 2 dalla sala del trono di “titolo più giocato su Steam”. E siamo solo all’accesso anticipato, ed inoltre PUBG uscirà su Xbox One (ed anche su PlayStation 4 tra un annetto, mi ci gioco il solito euro).
Così ho deciso di acquistare una copia del gioco tramite Steam, per capire se il successo di PUBG è da deputare solamente al passaparola su Twitch, oppure c’è qualcosa di davvero buono in questa produzione. Senza il bisogno di “cliccare qui”, sappiate che la risposta vi stupirà.

Battle Royale
L’idea alla base di PUBG è estremamente semplice: cento giocatori lottano per la vita in una gigantesca isola deserta, e l’ultimo a rimanere in piedi è il vincitore. Un concetto per niente nuovo che tra fumetti, cinema, televisione ed altrettanti videogiochi è stato riproposto in tutte le salse. Ciò che fa PUBG, e per cui si prende un buon plauso, è eliminare tutto ciò che di superfluo è stato inserito dalla concorrenza nella formula di gioco. Non c’è una trama né un contesto narrativo di alcun tipo che giustifichi l’azione di gioco, non ci sono zombie o entità varie con cui i giocatori devono combattere se non tra di loro, non c’è il crafting né un sistema di rarità degli oggetti, solo il gunplay di ArmA II, simulativo e per niente accomodante. La partita comincia in un gigantesco aereo, da cui i giocatori devono paracadutarsi in qualsiasi momento per atterrare sull’isola, e da lì cominciare la lotta per la sopravvivenza. Tutti partono ad armi pari e, fin dalla prima partita, c’è poco da imparare e il giocatore viene catturato fin da subito.
PUBG funziona proprio in momenti del genere, ovvero quando bisogna prendere delle decisioni importanti in breve tempo. Ci si potrebbe buttare in una zona con tante abitazioni, dove sicuramente si possono trovare armi ed equipaggiamenti interessanti, con la consapevolezza che in tanti altri potrebbero aver avuto la stessa idea, ritrovandosi quindi a lottare con altri giocatori fin dai primi secondi di gioco. Al contrario, si potrebbe prediligere una zona più isolata della mappa con poche case e minori possibilità di equipaggiarsi a dovere, ma con la speranza di starsene tranquilli per un po’. In tutto questo, c’è la spada di Damocle rappresentata dalla cupola, altra intuizione brillante del team di sviluppo. Per costringere i giocatori a darsele di santa ragione, prima o poi, la mappa di PUBG si restringe col tempo. I giocatori hanno la possibilità di vedere quale sarà la zona sicura di volta in volta, ed ogni tanto una cupola restringerà l’area di gioco per spingere gli sfidanti a spostarsi. La porzione di mappa non viene eliminata fisicamente, ma chiunque si ritrova fuori dalla cupola riceve danni continuati che, ondata dopo ondata, diventano esponenzialmente più debilitanti. Inoltre, all’interno della stessa zona sicura, di tanto in tanto degli aerei bombardano una piccola porzione della mappa, così da motivare ulteriormente i giocatori a non accamparsi eccessivamente.
Nel mentre, bisogna saccheggiare i dintorni come già detto. Sono importanti ovviamente le armi tra pistole, fucili di ogni tipo e balestre, ma anche l’equipaggiamento tattico come zaini, granate, bendaggi, kit di pronto soccorso e corpetti antiproiettile. Saccheggio che può avvenire anche da alcuni lanci aerei che, casualmente, depositano sulla mappa oggetti utili. Diventa importantissimo quindi, nonché fonte di gioia e tripudio, trovare un’ottica per il fucile in grado di permettere un tiro dalla distanza in estrema sicurezza. La mappa, infatti, è di dimensioni più che generose e tra un nucleo abitato e l’altro si è costretti a muoversi (anche con vari veicoli, tra cui piccoli motoscafi) tra il nulla più totale. Questo momento della partita-tipo di PUBG è, allo stesso tempo, il momento in cui molti capiscono se amano o odiano questa produzione. Il fatto è questo: la maggior parte delle volte le partite finiscono in malo modo, uccisi dalla distanza da qualcuno appostato senza poter far nulla. Non succede sempre così, ma la probabilità è altissima. L’idea è muoversi in assetto da guerriglia, tra un nascondiglio e l’altro, valutando sempre la situazione e scrutando l’orizzonte. Dall’altra parte, però, ci potrebbe essere qualcuno appostato da una finestra con un fucile di precisione con ottica 8x a fare sfaceli. In questi momenti si nasconde il bello, e il brutto, di PUBG, quel misto di frustrazione ed eccitazione che vi porterà a giocare un’altra partita oppure disinstallare per sempre il gioco e chiedere un rimborso. PUBG è frustrante, di fatto, come lo è ogni titolo che non concede niente al giocatore e deputa il successo o la sconfitta quasi del tutto alle abilità dello stesso. Giocato da soli non durerà molto nel vostro hard disk, ma fortunatamente si può affrontare la lotta anche in squadra, con tutte le differenze in termini di coinvolgimento che ne conseguono. E, detto tra noi, questo è l’unico modo in cui PUBG è sopportabile ad opinione di chi scrive.

Acquisto Anticipato
La storia di PUBG non è una novità, così come per niente inedita è la modalità con cui è stato lanciato sul mercato. Il gioco è attualmente in accesso anticipato su Steam, e può essere acquistato a €29,99. Come è altrettanto noto, il titolo è ancora afflitto da vari problemi per via della sua natura embrionale. Capitano neanche troppo raramente crash improvvisi del software, così come problemi in corso d’opera tra cui modelli poligonali delle abituazioni e texture che si caricano in ritardo, impedendo l’accesso alle strutture per svariati secondi anche dopo l’atterraggio. Altri problemi si riscontrano nelle collisioni a volte, nella guida dei veicoli, e in molte altre occasioni. Si può dire con assoluta certezza che, tecnicamente, PUBG è ben lontano dall’essere pronto, ed anche su Xbox One arriverà quasi sicuramente in questo stato. Su PC il gioco è anche scarsamente ottimizzato, causando problemi di frame rate anche su configurazioni piuttosto avanzate. Il resto del comparto tecnico è, al momento, poco più che discreto. Buone le animazioni, o almeno superiori alla media delle produzioni concorrenti, ma i modelli degli ambienti sono ancora prematuri, così come il modello di guida dei veicoli che è poco più che elementare.
Quindi, al netto di tutto ciò e della pochezza dei contenuti (una sola mappa, che di procedurale ha solo la posizione di armi ed equipaggiamenti), PUBG è un gioco che faccio fatica consigliare a cuor leggero. Tra l’altro sono presenti anche delle micro-transazioni, e nemmeno poche, seppur deputate a elementi accessori che non hanno niente di funzionale al gioco, come abiti ed accessori per l’avatar di gioco.
Tuttavia ne riconosco i meriti e i punti di forza, e se amate questo tipo di esperienze – ma soprattutto saprete di non giocare da soli – PUBG è un buon investimento sull’intrattenimento futuro. Il supporto di Blue Hole è innegabile, proprio di recente è stata aggiunta una variante della mappa coperta di nebbia e funestata dalla pioggia, e lo sviluppatore coreano ha promesso la creazione di un nuovo scenario in un futuro prossimo non troppo breve. Di sicuro, vista la mole di giocatori, difficilmente saranno trenta euro buttati in un titolo destinato a scomparire. Tutto sta nella vostra capacità di sopportazione, per come la vedo io.


Immediato ed accattivante fin da subito
Struttura di gioco snella e funzionale
In squadra è appagante


Tecnicamente molto acerbo e pochi contenuti
Sa essere eccessivamente frustrante, soprattutto da soli
Rischia di farvi diventare come PewDiePie


0

Non è questa recensione (volutamente priva di voto) che decreterà il successo o meno di PlayerUnknown’s Battlegrounds, perché il percorso del titolo di Blue Hole entra di diritto nei libri di storia videoludica. Una storia che, bisogna ammetterlo, senza l’incredibile spinta mediatica fornita dagli streamers di Twitch sarebbe andata molto diversamente. Per la sua struttura, unita alle criticità della produzione, PUBG sarebbe rimasto nel dimenticatoio di Steam senza la promozione fornita dal portale di streaming. Andateci con i piedi di piombo quindi, perché al momento PUBG ha sufficienti problemi da non giustificare a pieno l’esborso di denaro richiesto. Tuttavia il titolo funziona nel suo essere immediato e nel coinvolgere il giocatore fin da subito, rinunciando a tanti orpelli ludici presenti nei prodotti suoi concorrenti. Ma PUBG sa essere frustrante, e anche parecchio, e metterà a dura prova la vostra capacità di sopportazione. Oppure, con lo stesso sentimento, vi potreste ritrovare a giocare una partita dopo l’altra nella speranza di arrivare sempre più in alto in classifica.




TAG: playerunknown’s battlegrounds