Gli Imperdibili: Reboot please

Classifica
A cura di Pregianza - 18 Gennaio 2015 - 0:00

Non è stato un anno propriamente indimenticabile per i videogiochi. La nuova generazione ha portato tanti titoli notevoli, ma principalmente il 2014 ha visto rispuntare nei negozi una miriade di vecchie conoscenze e riedizioni HD. Poco importa se molti di tali prodotti si sono rivelati ottimi, da videogiocatori incalliti abbiamo fame di novità o, perlomeno, di un rinnovamento all’interno di grandi marchi. C’è ancora molto potenziale da sfruttare tra i grandi titoli del passato, e un semplice upscaling secondo noi non basta, elencheremo dunque qui 10 titoli di cui vorremmo vedere un reboot o un remake completo. Godetevi questa lista per gli Imperdibili, perché è l’ultima volta che la rubrica si presenterà in questo modo.
Ricordatevi inoltre che queste sono scelte personali, non sono numerate, e contano un solo titolo per franchise.
Viewtiful Joe
La maggior parte delle persone si ricorda di Hideki Kamiya per Devil May Cry, ma non sono pochi i giocatori che si esaltano sentendo il suo nome anche per un altro gioco eccezionale, Viewtiful Joe. Questo particolarissimo beat ’em up a scorrimento ha tutto ciò che si può desiderare: è spettacolare, vanta un gameplay esaltante che permette di accumulare punteggi stratosferici eseguendo combinazioni acrobatiche sui nemici e scagliandoli l’uno contro l’altro, un livello di sfida da non sottovalutare, e una telecamera che fa sentire chi assapora le avventure di Joe come uno spettatore al cinema. Vogliamo vederlo tornare. Non importa come.
System Shock
Nel 1994 gli shooter erano fondamentalmente solo questo, sparatutto. Ci si preoccupava poco di atmosfera, trama o quant’altro, e si puntava semplicemente a far esplodere nemici e oggetti in lunghi corridoi. System Shock fu l’eccezione, qui c’era un inventario, un’ambientazione angosciante e claustrofobica, uno sviluppo del personaggio da calcolare adeguatamente, puzzle, e un antagonista, SHODAN, a dir poco memorabile. Eravate soli, contro un nemico terribile e in un ambiente estremamente ostile. Un gioco rivoluzionario per l’epoca, che poi riuscì a superarsi con il secondo capitolo. Vorremmo rivederlo, a patto di trovarci per le mani un reboot altrettanto brutale, magari in grado di fondere e ampliare i migliori elementi dei due capitoli in un unico, epico titolo.
Skies of Arcadia
L’ultimo jrpg sviluppato internamente da SEGA per una console proprietaria, Skies of Arcadia è uno dei migliori esponenti del genere, eppure pochissimi lo hanno provato, perché la sua vita è iniziata su Dreamcast e si è conclusa in sordina con un’edizione Gamecube. Un gioco splendido, enorme, con un mondo ispiratissimo e ricco di fascino, amato praticamente da chiunque l’abbia provato nel periodo dell’uscita. Non era perfetto e alcuni suoi elementi non sono invecchiati benissimo, tra cui un rateo di incontri casuali davvero eccessivo (diminuito per grazia divina nella versione Gamecube), ma vorremmo davvero rivedere il fantastico mondo di questo gioco in un nuovo capitolo. 
Legacy of Kain: Soul Reaver
I giochi della serie Legacy of Kain vantano un background tra i più complessi e affascinanti mai creati. Soul Reaver fu il picco della serie, grazie a un gameplay funzionale e variegato, e a un comparto tecnico da manuale per l’epoca. Con il suo lore eccezionalmente complesso e la sua atmosfera dark, tantissimi videogiocatori vorrebbero vederlo tornare, ma per ora hanno ottenuto solo un titolo multiplayer ambientato a Nosgoth in arrivo. Chissà, forse avrà il successo necessario a riportare a non-vita Raziel e Kain.
Blast Corps
Quando Rare era ancora considerata una tra le migliori case di sviluppo al mondo creò molti giochi indimenticabili. Uno dei più amati oltreoceano fu Blast Corps, un titolo dal concept tanto semplice quando geniale: voi siete un gruppo di demolitori specializzati che deve fare posto per il passaggio di un enorme missile nucleare. Se il missile tocca una qualunque struttura, il mondo esplode. A voi il compito di liberargli la strada da ogni ostacolo, intere cittadine comprese. Fu all’epoca un lavoro esagerato ed esaltante, dove si poteva persino usare un gigantesco robottone per radere al suolo gli edifici. Immaginatevi un suo ritorno oggi, con un motore fisico fatto come si deve e una distruttibilità totale. Potrebbe venir fuori qualcosa di spettacolare. 
Homeworld
Uno strategico spaziale, in tutti i sensi. Homeworld fu un rts geniale, splendido da vedere e dotato di una narrativa di ben altro livello rispetto ai diretti concorrenti dello stesso genere. Un gioco amato praticamente da tutti coloro che lo provarono, anche con qualche difettuccio a livello di meccaniche e interfaccia, capace di crearsi attorno una community appassionata e agguerrita. Oggi gli rts sono sempre più rari, ma veder tornare questo titolo, con le dovute evoluzioni del caso, sarebbe un bel sogno.
Onimusha
Pensato per essere un Resident Evil action e ambientato nell’epoca Sengoku, Onimusha ha una storia molto simile a quella di Devil May Cry, eppure si sviluppò in modo molto differente. I titoli di questa saga non erano perfetti, ma restano divertenti e spettacolari, al punto che ci piacerebbe non poco vedere un ritorno del marchio in un action meno statico e dotato della stessa ambientazione. Difficile pensare che Takeshi Kaneshiro possa ridare il volto al buon Samanosuke, ma anche quella è una nostra speranza. Dopotutto la serie per noi è legata indissolubilmente alla sua figura. 
Bushido Blade
In un mondo dove la maggior parte dei giochi punta su combo elaboratissime e tecniche avanzate, Bushido Blade si distinse dalla massa proponendo un sistema dove spesso un colpo secco era sufficiente ad eliminare l’avversario. Non c’erano barre dei punti vita, e la possibilità di ferire il nemico colpendolo a gambe o braccia creava una tensione rara nel picchiaduro. Un titolo incredibilmente spassoso, specialmente se si considera che la maggior parte dei match finivano in  una manciata di secondi. Chissà cosa potrebbe essere oggi, con le nuove tecnologie a disposizione degli sviluppatori.
Earthbound
Noto in Giappone come Mother 2, Earthbound è uno dei jrpg più strani e attraenti mai creati. La leggenda narra che Itoi, suo creatore, fu inizialmente rimbalzato da Miyamoto in persona quando propose l’idea del suo predecessore a Nintendo, per poi venir salvato in corner dal CEO della compagnia all’epoca. Arrivato solo di recente in Europa grazie al digital, Earthbound è un gioco che pochi si son potuti gustare, offre un’ambientazione ben lontana da quella dei soliti jrpg, tratta tematiche non facili da approcciare, e fa tutto ciò poggiando su un gameplay piuttosto unico (niente incontri casuali, ad esempio, una cosa oggi comune ma all’epoca davvero rara nel genere). Per molti è il caso di riscoprire l’originale, ma veder tornare il marchio nelle case sarebbe una splendida sorpresa. 
Zone of the Enders
Lo hanno annunciato e poi via, sparito nel nulla. Vero, il primo Zone of the Enders non fu un capolavoro: era corto, ripetitivo, e aveva parecchie mancanze, ma tra gameplay azzeccatissimo, sensazione di potenza e mech design divino divenne comunque un piccolo cult. Il secondo capitolo, poi, migliorò tutto ciò che andava perfezionato, rivelandosi un titolo eccezionale. Per questo quando abbiamo sentito che un sequel era in sviluppo ci è uscito il cuore dalla cassa toracica, e sempre per questo al momento della sua scomparsa siamo rimasti impietriti manco fossimo Han Solo nella carbonite. Ti preghiamo in ginocchio Konami, ridacci Zone of the Enders.



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