Field of Glory II, recensione di un ottimo wargame nella Roma antica

Recensione
A cura di Daniele Spelta - 20 Ottobre 2017 - 0:00

Sapete, la barzelletta che gli strategici sono defunti non fa più ridere, è come una di quelle tristi battute di La Sai l’Ultima o quei filmati amatoriali del bambino che cade, dove la data è tipo 10/05/95. Dire che la strategia è un genere morto, è semplicemente una cavolata, per rimanere gentili. Anzi, mai come in questo periodo arrivano su Steam numerosi nuovi attori che affollano il palcoscenico, che siano RTS con alti valori produttivi o che siano strategici a turni di nicchia, ad ambientazione storica o fantasy poco importa, perché ce n’è davvero per tutti gusti. In realtà, nonostante qualche periodo di flessione, chi ama cimentarsi in tattiche e arrovellarsi il cervello su ogni singola mossa ha sempre avuto pane per i suoi denti, perché la sotto-categoria dei wargame ha sempre tenuto viva la sua fiammella, che gli appassionati fissano incantati come le lingue di un falò mai sopito. Il portabandiera di questo mondo è senza ombra di dubbio Slitherine, publisher e vera e propria fucina sempre in azione per nuovi lavori, di volta in volta affidati e portati avanti da team di sviluppo differenti. Fra questi, divagazione nel personale, ho sempre apprezzato i ragazzi di Byzantine Games, autori di Sengoku Jidai: Shadow of the Shogun e Pike and Shot, due ottimi wargame capaci di coniugare immediatezza e profondità, ma soprattutto abili nel rimanere a galla e a non sprofondare sotto barocche UI o valanghe di cifre. Field of Glory II – ispirato all’omonimo board game ideato da Richard Bodley Scott – segue questa scia e permette di ricreare in intense battaglie a turni gli scontri che portarono Roma alla gloria durante la sua fase repubblicana. 
Difficile, ma non impossibile
Badate bene, i wargame non sono per tutti e se non avete la pazienza di spendere qualche minuto – leggasi anche ora – per apprendere le meccaniche e qualche trucco del mestiere, è meglio se lasciate stare Field of Glory II, dedicatevi pure ad altro. Nonostante la mole di informazioni e le sue numerose sfaccettature – il manuale in pdf è composto da circa 150 pagine tutte in inglese – Field of Glory II non pecca di supponenza, volendo a tutti i costi riempire ogni suo angolo con cifre, modificatori e infiniti pop-up. La pulizia del gioco emerge sin dal tutorial, suddiviso in tre battaglie dalla complessità progressiva, percorso necessario per apprendere i movimenti di base delle truppe, le varie tipologie di unità, il loro schieramento e le varie fasi della battaglia. Field of Glory II è un classico strategico a turni, ogni plotone occupa una casella della mappa composta a mo’ di scacchiera, possiede determinati punti azione ed è dotata di vari attacchi, dalla distanza o corpo a corpo, a seconda della sua tipologia. Muovere i primi passi in Field of Glory II non è affatto difficile, soprattutto se avete un po’ di esperienza sulle spalle, ma non lasciatevi ingannare dall’immediatezza dei comandi di base, perché sotto la superficie è nascosto un mondo intero. Field of Glory II mette a disposizione poco meno di un centinaio di differenti unità, diverse a seconda della fazione e del periodo di riferimento, ciascuna con i suoi punti di debolezza e di forza: i ragazzi di Byzantine Games sono però stati bravi a contenere tutte le informazioni necessarie in pochissime righe, nelle quali vengono riportate ad esempio la coesione e il morale delle truppe, i loro punti azione e il livello dell’armatura e l’abilità offensiva. In Field of Glory, più che la qualità degli eserciti, conta saper imbastire una tattica vincente e in questa ottica gioca un ruolo di primo piano la mappa. Quest’ultima, divisa nei classici quadrati, è infatti disseminata di punti strategici da sfruttare a proprio favore per avere la meglio ed è una dei principali protagonisti: spedire su una collina la cavalleria pesante è un mezzo suicidio, mentre i catafratti lanciati a campo aperto sono pressoché inarrestabili, così come nascondere in un fitto bosco i temibili frombolieri delle Baleari garantisce un vantaggio iniziale considerevole. Quello che più conta sono poi le modalità di vittoria: come nei vari Total War, non è richiesta l’eliminazione fisica di tutti i nemici, ma per avere la meglio in una battaglia è sufficiente mettere in fuga una certa percentuale di avversari, sempre tenendo d’occhio la salute del proprio generale, pedina fondamentale dello schieramento. L’insieme delle varie condizioni di vittoria, unite alle variabili apportate dalla mappa, spinge la mente del giocatore a lavorare e ad elaborare piani sempre diversi, magari per isolare l’ala destra nemica, composta delle truppe più pericolose, per concentrarsi quindi sul ventre molle, molto più agevole da mandare in fuga.
Assieme ai grandi della storia
Forse l’avrete già capito dal mio modo di scrivere, ma Field of Glory II provoca nel giocatore una pesante destabilizzazione della sua personalità, facendogli credere di essere un vero generale sul campo di battaglia, ma proprio questo è il suo bello. Field of Glory II è strategia allo stato puro, nulla viene lasciato al caso ed ogni singola mossa deve essere ponderata attentamente: per fortuna, non mancano svariati indizi visivi, i quali attivano ad esempio il campo visivo o di tiro delle unità o, ancora, evidenziano il raggio d’azione e di influenza del generale, in modo tale da evitare pesanti passi falsi fatali. La chiarezza dell’UI è uno dei principali punti di forza di Field of Glory II, pregio non così scontato quando si parla di un wargameIl buon esito della battaglia dipende solo dalla abilità strategica del giocatore, che deve essere bravo a manovrare con la cavalleria per aggirare alle spalle le truppe nemiche, oppure schierando a quadrato in prima linea la pesante falange macedone, capace di respingere pressoché qualsiasi attacco. Assalti, imboscate, difese di fiumi, differenti formazioni per ciascuna unità, ripiegamenti, muri di scudi: più che un gioco, Field of Glory II è un manuale di guerra antica ed è praticamente impossibile descrivere in questa sede la pressoché totale libertà di manovra che si ha sul campo. Il team di sviluppo non ha lasciato quasi nessuno spazio all’aleatorietà, anche se ogni ingaggio è caratterizzato da una percentuale – richiamo al tiro dei dadi del board game – che sottolinea le possibilità di vittoria o di sconfitta, ma non aspettatevi particolari botte di fortuna se decidete di affrontare frontalmente con la fanteria leggera un corpo di picchieri corazzati. Field of Glory II è anche un breve trattato di storia bellica, le 89 unità presenti nel gioco ben rappresentano le loro controparti reali ed è un vantaggio considerevole avere qualche nozione del periodo della Roma repubblicana nel momento dello scontro. Divise per le varie fazioni, tra cui figurano Roma, i vari regni ellenistici – dai Seleucidi di Antioco alla Macedonia di Antigono – Cartagine, gli Sciti i Galli e non solo, trovano spazio ad esempio gli elefanti da guerra impiegati da Pirro o da Annibale, i pesanti catafratti che inflissero una delle poche sconfitte alla perfetta macchina da guerra romana in quel di Carre o, ancora, i Thureophoroi greci. Nonostante l’abbondanza, qualche maniaco del periodo in esame – leggasi il sottoscritto – potrebbe però rilevare qualche semplificazione di troppo, come nei generici giavellottisti greci, che forse sarebbero potuti diventare i celebri peltasti usati in quasi tutte le battaglie delle fazioni elleniche. Ancora, mentre la divisione della legione fra velites, hastati, princeps e triarii, come descritto nella Storia di Polibio, sottolinea la cura riposta per il cuore fazione principale, meno attenzione è stata riposta sulle truppe ausiliarie, di cui ogni esercito romano era composto: niente kluddacorii reclutati fra le tribù alpine o pelekophoroi agriani, ma solo i più celebri scutarii iberici o gli arcieri cretesi. Ovviamente si tratta di andare proprio a cercare l’ago nel pagliaio, nulla che comprometta la reale bontà strategica di Field of Glory II.
Frammenti di guerra
Ogni singola battaglia dura svariati minuti, per arrivare a delle intere ore per quelle svolte sui terreni più estesi: credetemi, la sindrome da generale da tastiera cresce ad ogni turno ed è una vera goduria vedere la ritirata di una unità di picchieri africani bersagliati da lontani e aggrediti alle spalle da una carica di cavalleria. Sul lato prettamente tattico, non si possono sollevare vere e proprie critiche ma, purtroppo, sono le varie modalità di gioco, che dovrebbero fare da collante tra gli scontri, a mostrare qualche punto di debolezza. La portata principale è racchiusa nelle quattro campagna storiche, alla guida di Pirro, Annibale, Mitridate e Giulio Cesare, che purtroppo si concretizzano in una serie di battaglie tra loro poco connesse – se non per il sistema di crescita dell’esperienza e per i rinforzi – e quasi prive di un’adeguata contestualizzazione storica. Vi è inoltre la possibilità di creare una campagna sandbox ex-novo, settando numerosi parametri, come la difficoltà – ci sono sei livelli differenti a garantire la scalabilità del gioco – le fazioni coinvolte, la grandezza delle mappe o, ancora, la quantità delle sfide. Accanto alle campagne, trovano spazio svariate tipologie di battaglie, da quelle casuali in cui scegliere le numerose impostazioni a quelle più veloci e immediate, dove basta un click per ritrovarsi nel bel mezzo degli scontri, senza dimenticare poi gli scenari storici, un lungo elenco di celebri duelli che segnarono l’espansione di Roma e che coinvolsero le potenze del Mediterraneo e dell’Europa. Queste battaglie sono senza ombra di dubbio le più curate e le più piacevoli, sono arricchite da un’introduzione del contesto storico e ricreano fedelmente sia gli schieramenti coinvolti – questi scontri possono essere giocati da ambo i lati – sia l’ambientazione. È anche presente una modalità multiplayer ma, come in tutte le produzioni Slitherine, anche Field Of Glory II si basa sul Play-by-Email, un sistema che permette di portare avanti più partite contemporaneamente senza la necessità che i due giocatori siano allo stesso tempo online, ma che oramai è superata e non è certo così familiare a molti utenti. Infine, l’editor delle mappe fornisce molti strumenti per creare da zero nuovi scenari e, lavorando un po’ con la fantasia o con accanto un buon libro di storia, non è difficile generare altre e diverse battaglie realmente accadute.
Più che bello, essenziale
Dal punto di vista grafico e tecnico, Field Of Glory II non è di certo lo stato dell’arte, ma non è nemmeno il più povero fra i wargame. I passi avanti rispetto al primo episodio sono notevoli e, al posto di icone semi-stilizzate, sono ora presenti dei modelli più dettagliati e ben diversificati per le varie unità. In ogni caso, le impostazioni grafiche sono giusto ridotte ad un paio di voci, come la risoluzione e l’attivazione o meno dell’anti-aliasing. Al di là dell’aspetto prettamente visivo, quello che più conta è l’ampiezza dello zoom durante le battaglie, che permette sia uno sguardo ravvicinato alle singole truppe, sia una visuale a volo d’uccello, grazie alla quale è possibile tenere sott’occhio contemporaneamente ogni angola della mappa. Infine, nulla di particolare da segnalare per quel che riguarda l’audio, limitato a qualche musica ed effetto si sottofondo. 
Hardware
Requisiti minimi:
– Sistema operativo: Windows Vista / 7 / 8/ 10
– Processore: Processor 2GHz processor
– Memoria: 4 GB di RAM
– Scheda video: 1 GB DirectX 9 Compatible Graphics Card
– DirectX: Versione 9.0c
– Memoria: 1541 MB di spazio disponibile
– Scheda audio: DirectX compatible sound card

– Un vero wargame duro e puro
– Ma allo stesso tempo chiaro e accessibile
– Niente è lasciato al caso e ogni mossa ha importanza
– Difficoltà molto scalabile
– Ottima ricostruzione storica…


– … Anche se qualche fazione è meno curata
– Le modalità di gioco non brillano particolarmente
– Il Play-by-Email non è forse la soluzione migliore


8.0

Field Of Glory II conferma ancora una volta il talento di Byzantine Games, non per nulla guidati da Richard Bodley Scott, e il titolo è un degno erede – seppur in epoca e con geografia differente – di Sengoku Jidai: Shadow of the Shogun e Pike and Shot. Nonostante non scenda a compromessi in fatto di tattica e strategia, Field Of Glory II è allo stesso tempo un wargame profondo e stratificato, ma non per questo celato e avvolto nella misteriosa nebbia fatta da improbabili UI e infinite linee di testo e numeri che non si sa bene a che si riferiscano. L’unica cosa che conta e che fa la differenza è la bravura del giocatore, le sue manovre e la sua capacità di sfruttare al meglio le peculiarità delle sue truppe e ogni minima variabile del terreno: i fan del genere non potrebbero chiedere di meglio. Purtroppo, la bellezza delle battaglie non viene esaltata dalla varie modalità di gioco, sì numerose, ma fin troppo classiche e senza quello spessore che potrebbe spingere a macinare ancora più ore sui campi di battaglia.




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