Digimon Story: Cyber Sleuth – Hacker’s Memory

Nel Febbraio 2016, i Digimon facevano finalmente ritorno in Europa (dopo la parentesi di Digimon All-Star Rumble su PS3 e Xbox 360) con Digimon Story: Cyber Sleuth, quinto capitolo della serie Digimon Story ma primo ad arrivare in Europa. Le vendite registrate dal gioco sono state sufficienti per convincere Namco Bandai a portare nel vecchio continente anche i successivi titoli dedicati ai mostri digitali: così, dopo Digimon World: Next Order, ci troviamo oggi a parlare di Digimon Story: Cyber Sleuth – Hacker’s Memory, seguito del già citato Cyber Sleuth. 
Memoria, ricordi, deja-vu
Hacker’s Memory è ambientato nella stessa versione futuristica di Shibuya vista in Cyber Sleuth. In questo futuro non troppo lontano, esiste un server virtuale, chiamato Eden, in cui gli utenti possono entrare fisicamente: qui si possono incontrare i Digimon, creature digitali la cui origine rimane avvolta nel mistero. Il protagonista, stavolta, è Keisuke Amazawa, un giovane il cui account viene rubato da degli hacker sconosciuti durante un attacco. Dopo il furto, Keisuke viene accusato di un crimine che non ha commesso, e viene messo in cattiva luce presso tutti i suoi compagni. Decide così di mettersi alla ricerca del colpevole, e non passa molto tempo prima che la sua strada si incontri con quella di Ryuji, membro di una banda di hacker chiamata Hudie, che lo invita ad unirsi al gruppo per continuare insieme a loro la sua caccia. Nel corso della storia compariranno molti altri personaggi, e sebbene tutti quanti, a partire proprio da Keisuke e Ryuji, ricalchino piuttosto fedelmente gli stereotipi tipici dell’animazione commerciale giapponese, possiamo dire di trovarci di fronte ad un cast godibile e ben assortito, che riesce a dare vita a gag divertenti così come a momenti più seri. Anche la storia, pur non raggiungendo spiccate vette qualitative, risulta godibile, forse anche più di quella dell’originale Cyber Sleuth. A questo proposito, va detto come le vicende raccontate nel gioco vadano ad intersecarsi in alcuni punti con quelle viste in Cyber Sleuth: in un certo senso, Hacker’s Memory offre un punto di vista differente su avvenimenti che chi ha già giocato il precedente episodio conosce. In certe occasioni avremo anche a che fare con personaggi già visti in passato, omaggi che saranno sicuramente apprezzati dagli appassionati. Purtroppo, anche stavolta il gioco non è stato localizzato in italiano: vista la grande mole di testo presente, questo potrebbe rappresentare un problema per chi non conosca almeno un po’ di inglese, nonostante venga utilizzato un linguaggio piuttosto basilare.
Anche dal punto di vista tecnico, Hacker’s Memory rimane ancorato alla base gettata da Cyber Sleuth: il motivo, forse, è da ricercarsi nel fatto che gli sviluppatori hanno preferito rilasciare il gioco sia su PS4 che su PS Vita, probabilmente a causa del successo che la portatile Sony ancora riscuote in Giappone, paese dove il brand Digimon è più forte. All’atto pratico, questo si traduce in un titolo che sembra appartenere alla scorsa generazione di home console, presentando anche qualche fastidioso rallentamento durante i filmati. Le ambientazioni risultano piuttosto spoglie, ed anche le animazioni durante le battaglie lasciano piuttosto a desiderare considerando l’hardware su cui il gioco sta girando. Persino la noiosa telecamera fissa di Cyber Sleuth è stata mantenuta. Il mancato passo avanti nel settore grafico si accompagna alla delusione per il comparto audio, che ricicla in gran parte quanto già sentito nel predecessore: le nuove tracce sono buone, così come le vecchie, ma avremmo preferito una maggiore presenza di novità all’interno della libreria musicale del gioco.
Evoluzionismo non darwiniano
Gli sviluppatori erano stati chiari fin dall’inizio: Hacker’s Memory avrebbe riciclato gran parte del contenuto dal suo predecessore, e così è stato. Partiamo innanzitutto dal gameplay, che è stato completamente importato da Cyber Sleuth. Durante l’avventura, dovremo infatti catturare dei Digimon da allenare e da utilizzare nelle battaglie. La cattura dei Digimon avviene in un modo tutto particolare, anch’esso ripreso dal prequel: ad ogni incontro con un Digimon, la creatura verrà scannerizzata, facendoci raccogliere una percentuale dei suoi dati. Quando avremo raggiunto il 100%, potremo convertire i dati nel Digimon stesso, portandolo così in nostro possesso. Se saremo così pazienti da attendere il 200%, invece, non solo avremo il Digimon, ma egli avrà anche dei miglioramenti alle statistiche di base. Ciascun Digimon occupa un certo peso in termini di memoria, e potremo portare con noi tanti Digimon quanto è il nostro attuale limite di memoria. A rendere più complesso questo sistema contribuisce il fatto che il peso del Digimon dipende anche dalla forma evolutiva a cui si trova: più è evoluto, più alto sarà il suo peso. A questo proposito, è bene differenziare fin da subito le meccaniche evolutive di Digimon da quelle di altri giochi: se in serie come Pokémon, infatti, l’evoluzione procede in linea retta e non prevede ripensamenti, in Digimon una creatura ha a disposizione più forme tra cui evolversi (e queste forme non sono esclusive per ciascuna creatura), ed ha inoltre la possibilità di tornare alla forma precedente per poi intraprendere, ipoteticamente, diversi percorsi evolutivi e migliorare ancora le sue caratteristiche. Si tratta di un meccanismo più complesso rispetto a quello della serie Nintendo, e che richiede qualche tempo per prenderci la mano, ma chiunque abbia già giocato a Cyber Sleuth non troverà niente di cui stupirsi. Tolta qualche modifica alle statistiche di alcuni Digimon, la più grande novità in questo settore consiste semplicemente nel maggior numero di creature presenti: ben 327, destinate ad aumentare grazie ai DLC.
Yet Another Side
Il cuore di Hacker’s Memory rimane, come in Cyber Sleuth, l’esplorazione delle diverse location e dei numerosi dungeon che andremo ad incontrare nel corso della nostra avventura. Le missioni ci verranno assegnate perlopiù attraverso un terminale, e saranno divise in missioni principali e secondarie. Nella maggior parte dei casi si tratterà di esplorare un luogo, di trovare un determinato oggetto o di sconfiggere un avversario; altre volte, invece, dovremo condurre delle vere e proprie indagini per scoprire i responsabili di un atto criminoso. La struttura delle quest, però, risulta presto ripetitiva, anche a causa del level design poco ispirato e blando ereditato per intero dal predecessore: difficilmente una delle ambientazioni che andrete ad esplorare durante il gioco, riprese in buona parte da Cyber Sleuth, vi rimarrà impressa, e presto o tardi cominceranno ad assomigliarsi tutte tra loro. Anche il battle system viene completamente ripreso da Cyber Sleuth: le battaglie si svolgono a turni, in cui ogni Digimon potrà sferrare un attacco fisico, utilizzare una delle sue abilità, difendersi e così via. Ovviamente, la tipologia di attacco utilizzata ha effetti diversi a seconda del Digimon su cui viene sferrato; dovremo dunque essere bravi strateghi e capire come costruire un party eterogeneo che ci permetta di rispondere reattivamente a qualsiasi tipo di situazione si presenti sul campo. Si tratta sicuramente di un battle system che sa intrattenere, ma che non presenta niente di nuovo né rispetto al genere di appartenenza, né rispetto al suo stesso predecessore. E questo è un peccato, perché Cyber Sleuth lasciava un gran margine di miglioramento ad una formula che, di suo, potrebbe anche essere molto buona ma che, di fatto, risulta ancora poco incisiva. Ad ogni modo, se la longeva modalità storia non vi bastasse, dal prequel torna anche la modalità Colosseo, che permette di affrontare avversari online, una possibilità che farà gola a chi ama allenare i propri mostriciattoli in modo da renderli pronti a qualsiasi battaglia. Per minimizzare i tempi potremo ricorrere, oltre al classico allenamento tramite le battaglie, a Digifarm, un’isola digitale in cui i nostri Digimon continueranno ad allenarsi e a crescere senza il bisogno del nostro intervento.

– Più di 327 Digimon da collezionare ed evolvere
– Comparto narrativo tutto sommato interessante


– Tecnicamente sono stati fatti pochi passi avanti
– Gameplay e location riciclati in gran parte dal predecessore
– Cronica mancanza di novità


6.5

Se dal nuovo titolo dedicati ai mostri digitali vi aspettavate un netto miglioramento rispetto a Digimon Story: Cyber Sleuth, Digimon Story: Cyber Sleuth – Hacker’s Memory non è la risposta che stavate cercando. Pur avvalendosi della formula consolidata del predecessore, il gioco si limita ad ereditare da esso non solo le meccaniche di gameplay, ma anche tutto il resto, dalle location all’aspetto grafico. Non bastano qualche novità ed una nuova storia per giustificare il prezzo a cui questo nuovo capitolo viene proposto. Pertanto, ci troviamo costretti a riporre le nostre speranze in un futuro titolo di Digimon che sappia evolversi davvero, pur senza dimenticare quanto di buono fatto dai suoi predecessori.