Dark Souls Remastered, recensione del primo capitolo della trilogia

By |maggio 23rd, 2018|Categories: RECENSIONE|Tags: |

Dopo l’antesignano di un sotto-genere che ha indicato una direzione ben precisa per il futuro, Dark Souls è riuscito a correggere il tiro e a diventare il capostipite di una saga in grado di fare stragi di accoliti grazie a una formula di gioco diventata ben presto oggetto di culto tra gli appassionati. Anche molti dei più strenui oppositori della saga riconoscono il valore e l’impatto che l’opera di Miyazaki ha avuto nel mercato moderno, che con la sua storia sibillina fatta di chiaroscuri, la sua progressione difficoltosa e punitiva, e il complesso di ipotesi e realtà sottaciute, ha generato un mito più grande di quanto la stessa From Software potesse mai immaginare.
Hello Again, Fellow Undead
A sette anni di distanza dalla prima uscita, dopo la Prepare to Die Edition e la problematica conversione giunta su PC che nessuno ha ancora la forza di dimenticare, con Dark Souls Remastered arriva una nuova possibilità di giocare a un grande classico per chi finora non è riuscito a farlo o lo ha giudicato frettolosamente come inadeguato al proprio livello di abilità. 
Anche se la formula di gioco senza compromessi vi ha sempre tenuti lontani, o la pazienza non è una delle vostre virtù, il consiglio è di riprovarci con più convinzione, rasserenati dal fatto che la soddisfazione, a lungo andare, sarà il miglior premio per la vostra forza d’animo.
Oltre che essere un processo lunghissimo e al contempo un evidente pleonasmo, raccontare la storia di Dark Souls è in questa sede davvero fuori luogo. Il piacere della scoperta e del mistero che avvolge il titolo è parte integrante dell’esperienza, pertanto un’infarinatura essenziale è tutto ciò che vi servirà per partire (o vivere nuovamente) un’avventura intensa e senza eguali.
Nell’era degli Antichi, quando il mondo era ancora amorfo e stritolato dalle spirali dense della nebbia, il fuoco generò la diversità, e con essa, tutto ciò che fu l’humus della vita. Poi, dall’oscurità emersero degli esseri, i quali ritrovarono le Anime dei Lord tra le fiamme: Nito, il primo dei Morti; la Strega di Izalith e le sue Figlie del Caos; Gwyn, Signore del Sole e il Nano furtivo. 
Costoro ebbero l’ardire e la forza di sfidare i potenti e antichi draghi, fino a riuscire nella loro impresa e portarli all’estinzione. Fu dopo questo evento apocalittico che nacque l’Età del Fuoco, ma ben presto la fiamma si affievolì fino ad estinguersi, cedendo il passo alla notte eterna.
Il vostro pellegrinaggio avrà luogo a Lordran, che col suo essere intricato e tentacolare si rivela probabilmente il miglior esempio di level design dell’intera serie. 
Prepare to die once again
Memori di alcuni difetti della prima edizione e di quelle successive, è il momento di capire se Dark Souls Remastered riesce a sistemare tutto ciò che non andava e che è stato – non a torto – oggetto di vituperio da parte dell’appassionata community. 
Dark Souls Remastered migliora sensibilmente il frame rate, anche nelle aree più complesse da gestire che i giocatori di vecchia data ben conoscono, ossia le stesse che nella Prepare to Die Edition su PC risultavano essere davvero problematiche. Si consideri pertanto che i gravi momenti di disagio causati da vertiginosi cali di frame sono praticamente svaniti. Ci riferiamo in particolar modo ad aree come La Città Infame e in generale a quelle zone stratificate da un design meno semplice e lineare, che unite alla difficoltà generale dei nemici facevano scappare numerosi improperi agli utenti, che si sentivano di fatto in una situazione di handicap, e non di certo per motivi legati alla loro scarsa abilità.
Ottimo anche il lavoro sul netcode, e d’altra parte il network test prima del lancio lasciava intendere quanto si puntasse su questo aspetto, carente invece nell’opera originale. Il PvP, dopo il boom avuto con gli altri due capitoli e l’importanza che ha assunto all’interno della community, non poteva in effetti rimanere claudicante, e in tal senso non ci sono critiche da muovere.
Ci sono poi state delle opportune correzioni nei menù, le quali rendono meno macchinosi certi procedimenti di selezione degli oggetti, così come l’aggiunta di un nuovo falò e altre minime correzioni che rendono la progressione meno convulsa. 
Non perfetta è invece la gestione dei colori, che appaiono davvero troppo saturati, dando quell’effetto di distacco non esattamente bello da vedere tra personaggi e sfondi. I casi non sono sempre eclatanti, ma osservando gli shader tirati a lucido si nota quanta poca attenzione sia stata riposta su questo aspetto. La disparità di trattamento diventa oltremodo evidente nei luoghi più bui o in penombra: per fare un esempio chiaro non bisogna andare troppo in avanti e basterebbe segnalare gli antri poco illuminati della chiesa iniziale o il Giardino Radiceoscura, senza considerare quanto alcuni orizzonti più cupi appaiano talmente foschi da rafforzare la sensazione di distacco totale dall’area in cui ci si trova. La stessa critica può essere applicata alle texture, che sono di certo migliorate in gran parte degli scenari, presentando però dei punti critici in cui di fatto pare che il lavoro svolto sia stato più pigro del solito. 
Si tratta insomma di un lavoro tutto sommato buono ma non brillante: da una parte le criticità maggiori sono state messe finalmente a posto, dall’altra invece la qualità della cosmesi è un gradino sotto rispetto alle aspettative che un’operazione di questo genere aveva creato. 

– È la miglior versione di un titolo seminale, che chiunque dovrebbe giocare
– Buon lavoro sul netcode, 60 FPS solidi, eliminati i problemi nelle zone critiche
– Correzione di diversi bug e inserimento di migliorie marginali


– Qualche bug è rimasto lì dov’era sin dalle origini
– Saturazione dei colori non perfetta, che crea distacco tra personaggi e scenari
– Risultati altalenanti sulla qualità texture, molte delle quali sono rimaste in bassa risoluzione


8.5

Dark Souls Remastered migliora la risoluzione e fissa il frame rate a 60, oscurando in termini qualitativi il pigro porting effettuato su PC. Si tratta chiaramente di un’operazione che non si rivolge in alcun modo a chi conosce a menadito il primo capitolo, se si considera che nulla di sostanziale è cambiato. È però la migliore versione di Dark Souls presente nel mercato, ossia il modo migliore che avrete di iniziare una saga che merita la totale attenzione di chiunque sia un amante di questo medium.