Recensione 3 min

Bust a Bloc

Bust a Bloc? Premiata ditta specializzata in demolizione di muri!!!
Della serie: quando il titolo funziona! “Bust a bloc” suona davvero bene, con quella “b” ripetuta che suona come “bomba” e “boom”, facendo intuire subito di cosa si tratta, intuizione che diventa piena conferma – e contentezza per chi è appassionato del genere – non appena il gioco inizia a girare. Nel lettore della “quasi” moderna PS2 è entrato infatti l’aggiornamento di una saga videoludica che vanta oltre un decennio non solo di intrattenimento ma anche – in un certo senso – di ragionamento.

Piattaforma:
PS2
Genere:
puzzle-game
Data di uscita:
Sviluppatore:
interno
Distributore:

Non è solo il titolo, è la formula che vince
Infatti: l’efficace titolo non è una semplice folgorazione linguistica di qualche creativo pubblicitario frustrato, ma l’etichetta di una struttura di gioco supercollaudata e super resistente. Quale? Quella di una sfera che rimbalza tra una piccola base mobile e un insieme di blocchi o mattoncini che devono essere abbattuti o distrutti dai colpi della sfera. Regola fondamentale: la sfera non deve mai sfuggire sotto alla sua base, altrimenti cade nel vuoto e il gioco finisce. Semplice non è vero? Eppure impiegando questa elementare dinamica è possibile sviluppare innumerevoli combinazioni di gioco, elaborando complesse architetture, composte da diversi tipi di blocchi (più o meno resistenti, di diversa forma e colore). Formula immediata, divertimento garantito. Oltre ad un’enorme varietà di composizioni da abbattere – tuttavia predefinite – Bust a Bloc offre anche al giocatore una giocabilità molto elastica: a seconda dell’angolatura con cui è colpita la sfera, cambia la sua velocità e la direzione, potendo così dirigerla nei punti deboli dei blocchi.

Tiro giù qui, tiro giù là, sono un demolitore di qualità!
Proprio come il noto barbiere di Siviglia, il giocatore di BAB affronta una serie di sfide che sono organizzate in: Attacco, Vs, Senza fine. Poiché ogni sfida deriva dal medesimo impianto fondamentale di gioco, è concreto il rischio di annoiarsi a vedere sempre la sfera cozzare contro i blocchi, poi tornare indietro, e infine rispedirla su e così via… L’antidoto alla noia è caratterizzare il più possibile le partite, inserendole in uno sfondo particolare e inserendo blocchi magici e bonus. Per quanto riguarda gli scenari, sono i luoghi più tipici a fare da sfondo: dalla giungla alle rovine Inca, dalle nevi ghiacciate alle foreste, dall’antico Egitto ai saloon western. Niente di nuovo, soprattutto perché i fondali sono pre-renderizzati e dal debole impatto visivo. A essere invece piacevole è l’utilizzo della luce, concentrata sui blocchi ma pur sempre capace di focalizzare l’attenzione in modo dinamico su vari punti. I colori sono molto intensi, funzionali alla distinzione dei vari tipi di blocchi. Quanto ai bonus, essi sono contenuti in precisi mattoncini che, una volta sfondati dalla sfera, sfoderano piacevoli e utilissimi “soccorsi”: moltiplicazione delle sfere, ampliamento della sfera, accelerazione del suo moto o rallentamento o infine esplosione coordinata di altri mattoncini.
Lo scopo del gioco è ovviamente quello di proseguire con le partite abbattendo vere e proprie muraglie, avvalendosi di una base che viene qui concepita in modo flessibile, potendo venire modificata nel fattore velocità per lo scorrimento orizzontale, nella potenza di rimbalzo della sfera e di angolo di rifrazione. Il giocatore dispone inoltre di una visuale la cui camera è a posizione variabile, permettendo così di inquadrare da diversi punti la piattaforma di gioco. Il profilo grafico di BAB è confacente alla sua sostanza, adatto al suo gameplay, senza macchia ma anche senza particolari pregi, se non una generale pulizia e nitidezza dell’immagine. Da notare la selezione tra 50Hz e 60Hz.
Il sonoro ricorda quello di un flipper: più simile ad un susseguirsi di effetti audio, che ad una vera e propria colonna sonora.
La longevità di questo titolo è incentrata sia sulla generale capacità del giocatore di avanzare nei livelli, sia sulla particolare abilità nell’impiegare il minor tempo possibile, nell’escogitare colpi mirati, insomma nell’adottare una strategia di gioco a seconda della partita. E’ certamente necessario giocare in modo convenzionale, ma seguendo questa pista la curva del divertimento imbocca la strada del fossato dove precipita senza mai più risollevarsi. Se invece lo schema di gioco tradizionale viene condito con qualche sorta di “interpretazione” della partita, ecco allora che la giocabilità si mantiene a discreti livelli.

– Formula di gioco semplice e attraente
– Scenari e gioco abbastanza diversificati

– Troppo noioso per chi non ha pazienza
– Monotono a lungo andare

6.5

Bust a Bloc non si limita ad essere solo un episodio di una lunga e consolidata tradizione basata su una formula semplice, che proprio per questo è accessibile a tutti e riesce (chi più, chi meno) ad intrigare ogni giocatore.
La visuale di questa recensione si è focalizzata su questo singolo episodio, senza formulare un giudizio globale sull’intera serie.
Bust a Bloc resta uno scaccia-pensieri, da giocare soprattutto in un quarto d’ora di pausa e relax, quando le energie sono ai minimi e c’è bisogno di trastullarsi piuttosto che impegnarsi. E’ uno scaccia-pensieri così efficace che talvolta riesce a scacciare anche quello di volerlo cambiare.