Recensione 5 min

Burnout Dominator

In seno alla Electronic Arts, probabilmente, vi sono due correnti di pensiero ben distinte riguardo alle corse automobilistiche; non potrebbe, se no, essere interpretato altrimenti il contemporaneo impegno della software house canadese nel produrre due titoli si appartenenti, formalmente, allo stesso genere, quello dei giochi di guida, ma in realtà fortemente diversi: se, da un lato, Need For Speed, ebbe il merito di aver introdotto nel genere la pratica del tuning, offrendo la possibilità di imbottire la propria autovettura di neon, aerografie ed altre amenità, rendendola simile ad una sorta di semovente albero di Natale pop, dall’altro Burnout ebbe quello di aver perfezionato il concetto di distruzione totale applicata alle corse, proseguendo la lezione di quei titoli che di tale concetto, in passato, ne hanno fatto il proprio orgoglio, come i vari Destruction Derby. Il primo, personalissimo approccio alla serie di colui che vi scrive, avvenne subito dopo aver inserito il DVD di Burnout 3: Takedown nel lettore della fida PS2: spedire gli avversari fuori strada nei modi e luoghi più assurdi, prendendoli letteralmente a “sportellate”, fu causa di talmente tanto insano e malato divertimento, che costrinse il sottoscritto a macinare chilometri e chilometri a bordo di quelle povere vetture, che arrivavano alla linea del traguardo perennemente ridotte a semplici ammassi informi di vetro e metallo.
Sull’onda dell’elevato sollazzo, avvenne il ripescaggio dei capitoli precedenti, tutti giocati a fondo, fino a riempire di gioia le pupille e di calli gli avviliti polpastrelli.
Burnout Dominator, più che la logica prosecuzione di Burnout Revenge, suo predecessore, rappresenta in effetti un compromesso tra le prime puntate e le ultime, creando una sorta di ibrido tra il passato e il presente della popolare saga automobilistica, che con esso chiude la sua esperienza sulla vetusta PS2, in attesa di poter essere ammirata in versione next-gen.

Piattaforma:
PS2
Genere:
guida-arcade
Data di uscita:
Sviluppatore:
Criterion Games
Distributore:

Scaldate i motori…per renderli rottami!
Il più citato, tra i precedenti episodi, è sicuramente Burnout 2: Point Of Impact che, insieme a Burnout 3: Takedown, è la fonte di ispirazione maggiore di questa nuova puntata.
Come dicevamo, il passato farà capolino in più di un’occasione, permettendoci di ritrovare diversi particolari assenti nell’ultima uscita della serie: non sarà più possibile, ad esempio, tamponare liberamente il traffico senza incappare in incidenti e questo è uno di quei ritorni che contribuisce notevolmente ad innalzare la difficoltà media, mai così elevata; evitarle, come compiere anche altre azioni assolutamente inconcepibili, anche per il più temerario degli scavezzacollo urbani, per esempio guidare contromano, ci permetterà di far riempire l’immancabile barra del “superboost”, una sorta di NOS che, se utilizzato, farà schizzare il nostro veicolo a velocità ancora più folli; la barrà continuerà a riempirsi ancora se, durante l’utilizzo del turbo, riusciremo ad eseguire altre rischiose manovre, concedendoci la possibilità di creare vere e proprie “catene” di boost, altra piacevole reintroduzione, le quali provvederanno ad incrementare notevolmente il nostro saldo punti. Ovviamente cardine di questo nuovo capitolo, come dei precedenti, il takedown, ovvero la possibilità di mandare fuori strada i piloti avversari: questo potrà essere effettuato sia durante la gara, urtando le vetture “nemiche”, sia dopo un nostro scontro con un elemento presente lungo il tracciato: dopo lo schianto, infatti, potremo dirigere il nostro rottame nuovo di zecca contro le auto in arrivo, tramite una visuale che ricorda tanto il bullet time di “matrixiana memoria”, tantando di investirle, cosa che ci permetterà di accumulare nuovi, preziosi punti; senza contare la possibilità di utlizzare, nello stesso contesto, il Crashbreaker, con il quale potremo far esplodere il mezzo in mille pezzi, con l’obiettivo di utilizzare questi per colpire i nostri accorrenti avversari.

Arrivi e partenze.
Il Tour Mondiale, ossia la modalità giocatore singolo, sarà composta da sette “serie” di vetture, auto d’epoca, auto di serie, auto modificate, hot rod, super, auto da corsa e dominator; ogni serie sarà composta da 13 eventi, dalle gare classiche ai Grand Prix, tramite le quali potremo anche sbloccare, come di consuetudine, veicoli bonus: alcune vetture extra potranno essere sbloccate tramite il semplice conseguimento della medaglia d’oro nelle suddette gare, mentre l’ottenimento di altre sarà slegato dall’esito delle corse.
Dolente nota, tra tutti i graditi ritorni, è l’assenza di uno degli eventi più divertenti di Burnout Revenge, ossia “Attacco al traffico”, durante il quale l’obiettivo era investire il maggior numero di automobili presenti sul tracciato entro il tempo stabilito; qui viene sostituita da una gara che ne è totalmente l’opposto, ovvero “Maniac Mode”, durante la quale bisognerà invece evitare il maggior numero di veicoli presenti sull’asfalto entro il tempo limite.
Altra assenza “pesante”, è quella della gara “Crash”, una delle più impegnative di Burnout Revenge, nella quale bisognava fiondarsi sul traffico, cercando di produrre il maggior numero di tamponamenti possibile, creando veri e propri maxi-incidenti; c’è da dire che le gare dello stesso genere in Revenge erano forse fin troppo numerose e, data la loro difficoltà, appesantivano il progresso nel gioco, ma eliminarle del tutto probabilmente non è stata la scelta migliore.
La modalità multigiocatore, invece, varia a seconda del numero di utenti che prenderanno parte alle furiose gare del gioco: quando i giocatori saranno due, la visuale sarà un semplice split screen, ed entrambi gli improvvisati piloti potranno sfidarsi simutaneamente per concorrere alla vittoria; quando il numero dei giocatori sarà di tre o quattro, si correrà a turno, confrontando i propri risultati solo quando tutti avranno finito la propria gara.
Piuttosto strana, a riguardo, la decisione di non inserire la possibilità del gioco online presente, peraltro, in Burnout Revenge; una scelta abbastanza immotivata e, soprattutto, discutibile, dato che sicuramente il multiplayer online avrebbe giovato non poco a Dominator sul piano della longevità.
Presente, infine, una modalità denominata Sfida Record, dove non dovremo far altro che tentare di battere i nostri punteggi, ottenuti nelle varie categorie.

La old-gen si difende ancora bene!
Come ormai consuetudine per la serie, il comparto tecnico è davvero ottimale, soprattutto a livello grafico: il motore Renderware è spremuto sino al midollo e il risultato è uno dei migliori esempi grafici mai visti sul vecchio “monolite nero” Sony, che riconferma nuovamente la leadership incontrastata della serie dal punto di vista del senso della velocità, trasmesso al giocatore con estrema efficacia; l’ottimo dettaglio delle vetture, dei tracciati e degli scontri, contribuisce non poco ad esaltare quest’ultimo aspetto.
Dal punto di vista sonoro anche stavolta, a far da colonna sonora alle nostre suicide scorribande stradali, ci sarà una playlist di brani che spaziano tra i generi più disparati; potremo scegliere quale sia il sottofondo più indicato per ogni tipo di evento, “skippando” le tracce tramite il tasto L2, finchè non avremo trovato quella a noi più gradita.
L’ultima considerazione è per la giocabilità, intuitiva e godibile ma, anche questa, non è certo una novità.

– Elevata quantità di ferraglie, come al solito
– Spettacolare e divertente
– Numerose gare da disputare
– Alto livello di giocabilità
– Grafica ampiamente sopra la media

– Mancano alcuni eventi di Revenge
– Niente gioco online

8.0

Il nuovo capitolo della serie Burnout è perfettamente in grado di reggere il confronto con i suoi blasonati predecessori, ennesima dimostrazione di come la saga sia in assoluto la migliore in fatto di giochi di guida prettamente arcade. Il mix di passato e presente proposto da EA è in grado di accontentare tutti, dagli appassionati ai giocatori occasionali. Purtroppo mancano alcuni degli eventi che avevano reso memorabile Burnout Revenge, come “Crash” e “Attacco al traffico” e, soprattutto, manca il multiplayer online, che avrebbe sicuramente reso il gioco ulteriormente longevo; tuttavia, Burnout Dominator rimane assolutamente un titolo molto appagante sotto ogni punto di vista, soprattutto graficamente, spremendo al massimo il motore Renderware della PS2 e assicurando ore e ore di sadico divertimento. Ancora una volta.