Recensione 3 min

Animaniacs: The Great Edgar Hunt

Ad essere sincero, quando mi è stata affidata la recensione di Animaniacs: The Great Edgar Hunt sono stato colto da un forte imbarazzo. Il disagio era dovuto al fatto che il gioco era palesemente destinato ad utenti molto giovani, ed io non rientravo in questa categoria ormai da tempo. Come avrei potuto giudicare in maniera corretta un gioco realizzato per videogiocatori dai gusti e necessità completamente diversi dai miei? Alla fine però ho trovato la soluzione (spero): realizzare l’articolo con l’aiuto di un giovane videogiocatore, e tenere presente i suoi commenti e opinioni. E questo è il risultato…

Genere:
azione
Data di uscita:
Sviluppatore:
Ignition
Distributore:

Uno sguardo generale al gioco
Come facilmente intuibile dal titolo, i protagonisti di questo gioco sono i due Warner Brothers (Yakko e Wakko) e la Warner Sister (Dot), i personaggi principali della simpaticissima serie animata che porta lo stesso nome del gioco in esame: Animaniacs.
Il gioco in questione cerca di trasmettere le stesse sensazioni del cartoon, attraverso gag tipiche di quest’ultimo, ed uno stile grafico molto colorato e brillante. L’avventura si snoda attraverso la ricerca di alcune statuette rubate, che sono il premio per ogni missione completata, e, durante le varie fasi di gioco, si ha la possibilità di alternare l’utilizzo dei tre personaggi (ma Wakko e Dot devono essere necessariamente sbloccati in apposite missioni) in modo da poterne utilizzare gli oggetti peculiari, come la pala di Wakko o la bomba di Yakko. Oltre a questi, ci sono anche degli oggetti in comune, indispensabili per proseguire in alcune zone. Il problema è che la loro ricerca provoca lunghe sezioni di back tracking, e nel caso si abbiano a disposizione gli oggetti giusti per proseguire, è sempre troppo semplice capire quali bisogna utilizzare. Però pensando al target di riferimento e allo stile del gioco, potrebbe non essere necessariamente un male.

Semplice per scelta
Inutile dire che per gli stessi motivi espressi sopra non ci si può di certo trovare di fronte ad un gioco dal gameplay profondo e complicato. Questo non sarebbe una pecca se il sistema di controllo fosse ben strutturato, ma purtroppo ci si rende immediatamente conto che quest’aspetto è ben lungi dal poter essere considerato accurato: telecamera pessima e ingestibile, precisione dei controlli pressoché nulla, e espedienti (per non dire toppe) tutt’altro che inopinabili, utilizzati per mascherare questi difetti. A tutto ciò si aggiunge il back tracking selvaggio di cui ho parlato prima e la conseguente critica al level design, non in grado di evidenziare le (poche) caratteristiche positive del design di gioco. Quest’ultimo alterna semplici e poco ispirate zone platform (minate dall’imprecisione del sistema di controllo) a sezioni lievemente più action (come quelle dei boss), senza mai offrire una sfida adeguata ad un videogiocatore esperto, ma tuttavia appetibile agli utenti più giovani, disposti a sopportare le magagne del gameplay.

Stile da vendere…il cartone, non il gioco…
Ok, i programmatori ci hanno provato, ma non c’è stato nulla da fare: il gioco, dal punto di vista grafico (ma non solo), non riesce nemmeno lontanamente ad eguagliare la dinamicità e l’irriverenza dello stile della serie animata originale. E questo può essere considerato un difetto determinante per un gioco di questo tipo… Se poi si aggiungono tutti gli altri problemi, come le evidentissime e eccessive compenetrazioni di poligoni e la loro carenza, si ottiene un gioco che tecnicamente non è di certo al passo con i tempi, e di molto anche. Tra le note positive si può ritrovare la felice scelta cromatica, ma è davvero l’unico aspetto convincente della grafica.
Anche il sonoro lascia spazio a pesanti critiche, visto che, pur presentando i temi tipici del cartoon, non riesce a riproporli in maniera efficace ed inoltre non è presente la localizzazione in italiano del parlato, ma l’unica traduzione è stata effettuata per i sottotitoli: ciò, nella maggior parte dei casi, non sarebbe un problema, ma considerando che i giovani videogiocatori a cui è destinato Animaniacs, per via della loro tenera età, potrebbero non essere schegge nella lettura, viene da chiedersi i motivi di una simile scelta. Poi le voci della versione italiana del cartoon erano semplicemente stupende, una mossa davvero poco furba non sfruttarle.

– Felice scelta cromatica
– Personaggi famosi di un cartoon
– Talvolta strappa un sorriso

– Non restituisce il feeling della serie animata
– Tecnicamente mediocre
– Controlli imprecisi

5.0

Purtroppo la verità è questa: anche se il target di Animaniacs è formato da una fascia di utenti di tenera età, non riesce ad essere godibile nemmeno per questi ultimi, che anzi traggono ancora maggiore fastidio rispetto ad un videogiocatore più esperto da tutti quei difetti precedentemente esposti. E a nulla può valere un maldestro tentativo di mascherare le lacune del titolo attraverso la simpatia dei personaggi, del resto mal sfruttata e assolutamente imparagonabile alle gag della serie animata. E ora i bambini si ribellano…