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5 giochi classici da provare con il nuovo PlayStation Plus

PlayStation Plus Premium, il nuovo tier massimo dell'abbonamento, include anche i giochi classici: ve ne segnaliamo alcuni da riscoprire.

Come vi abbiamo raccontato nelle scorse ore, anche i videogiocatori italiani hanno potuto mettere le mani sul nuovo PlayStation Plus – l’abbonamento di Sony rinnovato rispetto al passato, che propone tre diversi livelli di sottoscrizione con contenuti inclusi cumulativi.

Ha fatto molto parlare di sé il fatto che il livello PlayStation Plus Premium includa anche i giochi classici delle vecchie generazioni – dalla prima PlayStation in poi – anche se ci sono ancora parecchi aspetti da migliorare nella loro emulazione, e i 60 Hz sarebbero in arrivo.

Nell’attesa di un nostro commento più approfondito sul rinnovamento di Plus (per il quale ci prenderemo ancora qualche giorno), per il momento vogliamo segnalarvi 5 giochi classici da recuperare tra quelli (per ora molto pochi) inclusi nel catalogo pensato per i retrogamer.

Attenzione, perché non si tratta dei migliori in assoluto, ma di videogiochi che riteniamo valga la pena riscoprire – o scoprire per la prima volta, se un po’ di texture in bassa definizione non sono abbastanza per spaventarvi davanti a esperienze di gioco che in alcuni casi hanno segnato un’epoca.

Intanto, una ventina di anni fa...

Se siete interessati all’abbonamento, potete dare un’occhiata alle disponibilità dei diversi tagli su Instant Gaming.

1. Ape Escape

Quando hai un nuova tecnologia, hai bisogno di un gioco che la metta in mostra. Nato con l’idea di essere una tech demo del primo controller DualShock – quello che per primo proposte in Sony gli stick analogici – Ape Escape si rivelò essere uno dei migliori platform/adventure della sua epoca, in una generazione dove i grandi giochi senz’altro abbondavano.

Nei panni del giovane Spike, i giocatori si trovavano a viaggiare nel tempo per catturare con dei gadget divertentissimi e assurdi delle scimmie ribelli che stavano cercando di ribaltare l’esistenza sul pianeta. La peculiarità era che il gioco fosse giocabile solo con gli stick analogici, che oggi noi diamo per scontati: il d-pad era invece preposto alla gestione della telecamera, mentre i tasti figura frontali servivano a selezionare gli equipaggiamenti, poi utilizzabili con la levetta destra.

Sorprendentemente, il suo sistema di controllo funzionava alla grande e in poco tempo ci si ritrovava coinvolti in un’avventura divertente, allegra e a tratti impegnativa per riuscire a catturare tutte, ma proprio tutte le scimmie fuggite, tra quelle a cavallo dei dinosauri a quelle armate di mitragliatrice pronte a farci la pelle.

Ape Escape è un gioco che, nonostante gli anni passati, ha ancora da dire a chi non si lascia spaventare dal suo comparto tecnico senz’altro datato e dalla peculiarità del suo sistema di controllo.


2. Primal

Facciamo un balzo in avanti (!) nel 2003 per riscoprire Primal, un’altra produzione firmata proprio da Sony che voleva proporre un’atmosfera oscura e a tratti horror, strizzando l’occhio al filone dei titoli con protagonisti i demoni che tanto andavano di moda in quel periodo.

Nei panni della giovane Jennifer Tate, infatti, i giocatori si ritrovavano a partire alla ricerca del loro fidanzato scomparso – in un’inversione del trope in cui è l’eroe a cercare la fidanzata sparita, che per l’epoca era interessante. Non fosse, però, che il consorte di Jennifer non andava cercato tra le vie che separano il supermercato dalle poste, ma in una serie di regni demoniaci in cui i pericoli erano all’ordine del giorno.

La peculiarità di Primal era rappresentata prima di tutto dal fatto di poter controllare anche un altro personaggio, Scree, un gargoyle che dava manforte alla nostra protagonista nella sua ricerca. A questo, si sommava il fatto che fosse possibile sbloccare delle trasformazioni demoniache che cambiavano il modo di interagire con l’ambiente e con i nemici, permettendo ad esempio di risolvere degli enigmi sfruttando le caratteristiche giuste.

Una proposta che all’epoca non si impose come gioco della generazione, ma che personalmente ricordo per la sua atmosfera. Se avete un debole per i mondi oscuri (e i gargoyle), è l’occasione giusta per vestire i panni di Jen.

Demoni, gargoyle e consorti da salvare

3. Oddworld: Abe’s Oddysee

Qui parliamo di un gioco che ha davvero bisogno di pochissime presentazioni. Ben noto ai tantissimi giocatori della mia generazione, Oddworld: Abe’s Oddysee è più di tutti gli altri il titolo con protagonista Abe che si è marchiato a fuoco nei ricordi.

Esordì addirittura nel 1997 – siamo ai vagiti di PlayStation – regalando un’esperienza in cui il buon Abe, uno schiavo Mudokon, doveva riuscire a mettersi in salvo e salvare quanti più suoi simili possibili, in un’avventura platform a scorrimento in due dimensioni.

Il motivo del bisogno di fuga di Abe e dei suoi compagni era presto detto: i poveretti, infatti, non erano stati portati nel luogo in cui si trovavano per lavorare ma… per venire macellati per poter dare vita a un nuovo prodotto. Siamo piuttosto sicuri che, scoperta una cosa del genere, provereste a fuggire a gambe levate anche voi.

Il gioco, che non faceva troppi sconti in termini di livello di difficoltà, diede vita a un filone in cui lo seguì a ruota anche Abe’s Exoddus (uscito invece nel 1998) e di recente ha visto un remake con Oddworld: New ‘n’ Tasty. Se, però, volete rivivere l’esperienza così come venne concepita addirittura venticinque anni fa, approfittate del fatto che il gioco sia incluso nel catalogo di PS Plus Premium.

Nei panni di Abe, ve la dareste a gambe anche voi

4. Forbidden Siren

Inquietante. Oscuro. Con una firma, quella di Keiichiro Toyama (il signor Silent Hill), capace di colpire gli appassionati dell’horror che non fa sconti a nessuno e che vuole creare nuove persecuzioni e pensieri ossessivi nella vostra mente. Sto parlando di Forbidden Siren, il titolo per PS2 firmato da Japan Studio per Sony che esordì dalle nostre parti nel 2004, e che era decisamente unico e avanti rispetto ai suoi tempi – oltre che riconoscibile.

Il gioco, infatti, passava in maniera apparentemente confusa da un protagonista all’altro, tutti legati dal cosiddetto “effetto farfalla”: i gesti di un personaggio, infatti, potevano modificare quello che sarebbe accaduto nello scenario successivo del prossimo.

Inoltre, queste persone condividevano la possibilità di avere i sensi di quelle a loro prossime, nell’universo oscuro e disturbante del villaggio di Hanuda – con diversi livelli in cui bisognava mettersi in salvo dalle creature note come Shibito, pronte a farci la pelle in modo non troppo sottile.

Il gioco venne accolto con recensioni più o meno discrete e indubbiamente già all’epoca non era per tutti (lo sappiamo, è un’espressione abusata, ma mai come in questo caso rende l’idea): se siete appassionati di horror e non avete paura nemmeno di fare un salto indietro di vent’anni in termini di tecnologie, dovreste decisamente fare un giro in Forbidden Siren.

Andrà tutto bene. Tutto bene.

5. Syphon Filter

Non potevo non menzionare Syphon Filter (che tra l’altro in questa sua rinnovata versione include anche i Trofei). Il gioco, un action shooter in terza persona con contaminazioni stealth, nasceva un po’ come un Metal Gear Solid pensato per Sony, sviluppato da Bend Studio (che all’epoca si chiamava Eidetic) con intrighi fantapolitici, un virus assassino sfruttato da un gruppo terroristico e un agente senza paura – Gabriel Logan – chiamato a impedire il loro successo.

Così, prestandosi alla divertente camminata di Logan, il giocatore si ritrovava in una serie di livelli popolati da terroristi e in cui bisognava completare diversi obiettivi: uccidere nemici specifici, coprire gli artificieri, disattivare delle bombe in prima persona. La vita di Gabe era decisamente piena d’azione e il gioco è diventato famoso per la sua grande capacità di spettacolarizzarla, tra i voli dai tetti dei nemici colpiti alla testa e l’uso di un teaser capace di farli andare letteralmente a fuoco.

Spyhon Filter, uscito nel 1999, divenne il capostipite di una serie che ebbe grandi fortune su PlayStation ma che si perse poi nella generazione successiva, fino a diventare un ricordo. Tutt’oggi, però, l’atmosfera e alcuni tratti stealth di questo capostipite possono far battere il cuore di chi ha vissuto il periodo a cavallo tra gli anni Novanta e gli anni Duemila dei videogiochi, dove Logan e Solid Snake si contendevano il trono di signori della fantapolitica videoludica a colpi di giochi memorabili.

Nota a margine: in questa versione è possibile giocare anche con delle texture in risoluzione più alta, che svecchiano l’immagine rispetto all’aspetto originale che aveva il gioco.

Per il momento, non abbiamo messo in lista un gioco che vi raccomandiamo comunque di recuperare perché è un capostipite del suo genere e una vera perla: si tratta di Tekken 2 – ma, fino a quando i giochi non saranno portati anche a 60 Hz come promesso da Sony, al momento non è godibile al massimo delle sue possibilità, che per gli amanti dei picchiaduro non sono poche.

Sentitevi ovviamente liberi di suggerire agli altri giocatori, nei commenti, altri vecchi titoli che avete adocchiato nella libreria dei classici proposti da PlayStation Plus Premium: per orientarvi, trovate qui la lista completa.