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120fps e ray tracing: come girano i giochi next-gen su Xbox Series X

Una lineup di lancio atipica ma che riserva decine di upgrade: ecco come cambiano i giochi da Xbox One

Abbiamo finora discusso delle funzionalità della console ma, nel giorno del tanto atteso lancio, non poteva mancare un focus relativo al modo in cui i giochi – gli assoluti protagonisti – girano su Xbox Series X. Lo riserviamo al day one proprio per sottolineare la centralità del contenuto rispetto al contenente; per rimarcare il valore delle esperienze, e della loro qualità, sopra qualunque scatola possiate aver scelto di acquistare questo novembre.

Microsoft ha fatto un lavoro particolarmente aggressivo per quanto riguarda il convincimento di sviluppatori ed editori a supportare Xbox Series X con aggiornamenti specifici che potessero sfruttarne appieno le caratteristiche.

Questo si è tradotto nelle cosiddette ottimizzazioni, per un numero di 30 prodotti che compongono l’atipica lineup di lancio della console – atipica perché, di fatto, non è composta da nuove uscite, con l’eccezione di quel Gears Tactics che si era però già affacciato mesi fa sul mercato PC – e che traggono vantaggio del salto generazionale grossomodo in due modalità, che abbiamo identificato nel passaggio ai 120fps e in upgrade di vario genere, comprendenti balzi nella risoluzione, tempi di caricamento più veloci, e altro ancora.

Scopriamo insieme, allora, come si comporta una parte significativa di quella lineup di lancio, occupandoci nello specifico di grandissima parte dei titoli che ci ha sottoposto la stessa Microsoft in uno sforzo comunicativo centralizzato per accompagnare l’uscita di Xbox Series X. Per alcune produzioni minori o giunte in redazione troppo a ridosso di questo day one, ci riserviamo di proporvi recensioni e/o approfondimenti a parte ma, qualora aveste domande specifiche su giochi specifici, non esitate a chiedere nei commenti.

Gli upgrade

Partiamo dagli upgrade dei giochi ottimizzati per Xbox Series X, dunque. In questo troncone troviamo titoli che hanno alzato la loro risoluzione addirittura fino a 6K, utilizzando il supercampionamento (o supersampling) per generare un’immagine ancora più calda e ricca di particolare sugli schermi in 4K,1440p e 1080p dei quali potreste, e dovreste se avete scelto questa console, essere equipaggiati.

I frame rate e i caricamenti dei giochi che ricadono in questa categoria sono più stabili e veloci, non perché si limitano a sfruttare le caratteristiche di base della piattaforma (come nel caso della retrocompatibilità sui giochi con frame rate sbloccato, vedasi Grounded di Obsidian per cui pure è programmato un update più raffinato) ma perché gli sviluppatori hanno realizzato aggiornamenti ad hoc per dispiegarne la potenza, per cui per tutti o quasi vi ritroverete a scaricare delle patch, talvolta pure corpose, prima di vedere attivati i benefici di cui ci apprestiamo a parlare.

Assassin’s Creed Valhalla

Assassin’s Creed Valhalla è a tutti gli effetti un gioco di lancio di Xbox Series X, e probabilmente quello che più di tutti evidenzia un autentico salto prestazionale nel passaggio da Xbox One X. Per la nostra recensione abbiamo giocato entrambe le versioni e vi assicuriamo che tornare all’ormai old-gen dopo aver provato la versione aggiornata, un po’ come per il sistema operativo delle due console, è abbastanza traumatico.

In particolare, Valhalla è l’unico titolo che propone uno switch dai 30fps delle “vecchie” console ai 60fps resi possibili da una console che, finalmente, non ha più nella sua CPU un collo di bottiglia ed è in grado di elaborare frame rate più fluidi con una discreta scioltezza. Se, come vedremo, il passaggio da 60fps a 120fps è una questione prevalentemente di sfumature, quello da 30fps a 60fps rimane un miglioramento della qualità della vita sensazionale, che si produce nell’action adventure RPG open world di Ubisoft in un’esperienza trasformativa rispetto a quella riservata sulle macchine rispettivamente del 2013 (Xbox One) e 2017 (Xbox One X).

Per buona parte dei nostri test, il titolo ha sofferto di lievi incertezze nel frame rate e tearing massiccio – una problematica di cui soffre tuttora su Xbox One X e che ha minato le prestazioni anche di Watch Dogs Legion – nei luoghi più affollati come i villaggi, specialmente in Norvegia all’inizio dell’avventura, ma una patch lanciata prima del day one sembra aver migliorato in maniera sensibile la situazione; nell’open world e nell’insediamento invece la fluidità è sempre stata su ottimi livelli.

I tempi di caricamento sono visibilmente ridotti nell’avvio del gioco e in ingresso partita rispetto a Xbox One X, e il viaggio rapido ha una media di 10-12 secondi nel mondo aperto e 24 secondo dalla mappa all’insediamento; Quick Resume vi riporta in partita invece in appena 9 secondi. Non siamo ai livelli sensazionali di uno Spider-Man Miles Morales su PS5, che carica il salvataggio in 2 secondi, ma comunque un upgrade significativo. Visivamente, si nota una risoluzione più alta di cui beneficia l’immagine nella sua interezza, ma va detto che illuminazione e modelli poligonali (già ottimi in partenza, ad eccezione della timeline contemporanea) non sembrano aver subito ritocchi di sorta.

Forza Horizon 4

Forza Horizon 4 è tra i giochi che beneficia del passaggio ad un nuovo hardware e lo fa nella maniera più semplice che conosciamo. Su Xbox One X, il racing di Playground Games propone una doppia modalità: 4K a 30fps,1080p a 60fps. Questa dicotomia, per quanto apprezzata al tempo perché proponeva la possibilità di passare rapidamente al doppio del frame rate dei precedenti capitoli, è sparita su Xbox Series X, che non ha più bisogno di abbassare la propria la risoluzione per raggiungere quella frequenza di aggiornamento dell’immagine ma riesce a gestirla nativamente in 4K. Questo vuol dire niente più scalettature che accompagnavano i pur piacevoli 60fps, sulle auto ma soprattutto sugli elementi dei fondali, e una base di partenza dall’alto tasso di prestazioni per i prossimi episodi che saranno nativi next-gen.

Sorprese arrivano anche dai tempi di caricamento. Se l’ingresso nel gioco è penalizzato dai menu ancora oggi un po’ troppo confusionari e che si tende a saltare per mettersi subito alla guida, i viaggi rapidi sono la sorpresa più grande in termini di velocità che abbiamo avuto da quando stiamo giocando con Xbox Series X: pochi decimi più di due secondi per tornare al volante dopo aver selezionato quest’opzione, che viene peraltro saggiamente disincentivata chiedendo un pagamento in crediti di gioco per favorire la navigazione bolidi “alla mano” – per i nostri test abbiamo dilapidato un patrimonio, ma per voi, cari lettori, questo e altro.

Sea of Thieves

Sea of Thieves ha invece finalmente abbracciato la dimensione dei 60 fotogrammi al secondo, data da sempre per assodata su PC, anche su macchine poco performanti o non modernissime, e rifuggita finora su console sull’altare dell’affidabilità – la priorità nei giochi online. Adesso che di potenza ce n’è in abbondanza, specie rapportata alla direzione artistica cartoonesca e alla sparizione dei colli di bottiglia sul sistema, era più una questione di giustizia videoludica: lo switch era obbligatorio ed è avvenuto in una maniera naturalissima.

Accedendo a questo upgrade, con tempi di ingresso in partita e in particolare dopo aver premuto l’avvio della sessione dal menu principale lievemente ma palpabilmente migliorati rispetto a Xbox One X, è probabile che non griderete al miracolo ma vi chiederete in fretta come avrete fatto a giocarci a 30fps finora, che è proprio quello a cui dovrebbe puntare un update “naturalissimo” come lo abbiamo definito. È pacifico pure un aggiornamento della qualità grafica, che noterete più calda e definita persino rispetto alla già più performante da questo punto di vista su Xbox One X.

Watch Dogs Legion

Watch Dogs Legion è il secondo gioco di lancio di Xbox Series X firmato Ubisoft, in questa nuova accezione dei giochi di lancio, ma ha optato per una strada piuttosto diversa rispetto a quella di Assassin’s Creed Valhalla. Le risorse aggiuntive messe a disposizione dalla console next-gen sono state infatti usate per implementare il ray tracing, unico gioco di quelli che abbiamo provato per l’uscita di Xbox Series X a sfruttare questa funzionalità (ancora abbastanza rara), anziché mettere in atto un raddoppio del frame rate – rimasto ancorato ai 30fps.

Ma come è implementato il ray tracing? Avviando il gioco, noterete ad una prima occhiata degli ottimi riflessi a terra, nelle pozzanghere, e la maggiore esposizione alla luce degli edifici; questi riflessi sono correttamente in tempo reale e ve ne accorgerete dal fatto che l’ambientazione si specchierà dinamicamente sull’auto. Allo stesso modo, l’illuminazione appare migliorata anche sui modelli dei protagonisti e sui loro abiti. Una problematica che abbiamo riscontrato è presente sulle superfici lucide nere, come quelle di porte e auto, dove il gioco pasticcia un po’ e conferisce un effetto di granulosità all’immagine.

In termini di performance, non ha perso l’abitudine al pop-in e alla scattosità delle animazioni e dei movimenti che abbiamo registrato nella nostra recensione, ma i problemi di tearing e il frame rate precario sono spariti, il che conferma la nostra impressione originale di come fosse proprio questa la visione senza compromessi di Ubisoft Toronto – quella che abbiamo potuto provare in anteprima in due circostanze diverse e aveva alzato le nostre aspettative forse fin troppo.

In questo senso, Watch Dogs Legion è una precisazione in più di come quella di Xbox Series X (e PS5) sarà principalmente la generazione delle performance, in cui noteremo sempre meno difficoltà prestazionali e mano a mano una maggiore scommessa su frame rate più elevati o soluzioni tecniche ad oggi avveniristiche come il summenzionato ray tracing; non sarà una generazione di bocche spalancate, almeno per i primi anni e soprattutto fintanto che i diversi studi first-party non cominceranno a mostrare quello di cui sono capaci, né di effetti wow all’altezza di fasi seminali come il passaggio dal 2D al 3D perché questi si sono in gran parte esauriti negli ultimi due cicli di console e non sono nelle disponibilità degli attuali aggiornamenti degli hardware, più incrementali che visionari.

Non scambieremmo questo upgrade con quello di Assassin’s Creed Valhalla, che gira adesso a 60fps che riteniamo ben più importanti dell’effettistica approntata per Legion, anche se a livello di routine di NPC è molto più complesso da gestire e quindi capiamo come mai Ubisoft abbia optato per restare sullo stesso frame rate, ripulire il gioco dalle asperità iniziali e introdurre il “cioccolatino” del ray tracing.

Gears Tactics

Com’è Gears Tactics su console? L’XCOM-like arriva in questa nuova veste con alcuni nuovi contenuti, come il robottino Jack quale personaggio speciale giocabile al pari degli altri eroi del roster principale – ha diverse abilità molto particolari, tra cui una che permette di prendere il controllo di un Drone avversario e usarlo come pedina della propria squadra, o una granata che imprime uno shock sulle unità -, i nemici “Perversi” più difficili da buttare giù e il nuovo equipaggiamento Sublime. Una pecca nel passaggio sulla nuova piattaforma è che il cross-save con Steam non è stato abilitato, per cui noi che abbiamo passato una sessantina di ore su quel client siamo chiamati a ricominciare tutto daccapo.

Quanto alla resa del controller, questo dà un feeling naturale, è come se stessi giocando un Gears of War regolare in cui salti coperture e rispondi fluidamente all’istinto di motosegare una Locusta non appena la vedi comparire all’orizzonte. I singoli tasti rispondono ad una funzionalità o abilità precisa, come la vedetta associata al pulsante Y, per cui richiamarle è ora velocissimo quasi come in uno shooter. Muovere le unità è allo stesso modo intuitivo: tocchi l’unità per selezionarla con un cursore libero, dopodiché le porti nella posizione che desideri trascinando una linea tracciata in tempo reale sulla mappa. Il sistema delle coperture tipico della saga semplifica molto il lavoro del gioco che, pur non utilizzando una griglia, limita movimenti troppo elaborati che avrebbero potuto “rompere” il gioco.

Non possiamo parlare di vero e proprio upgrade perché il titolo esce a tutti gli effetti oggi per la prima volta su ogni console Microsoft, ma Gears Tactics riserva anch’esso delle sorprese per i giocatori che ne fruiranno su Xbox Series X. Il gioco, visivamente parlando, è in grado di rivaleggiare con le produzioni tripla-A di generi più frequentati, nonostante sia “soltanto” uno strategico ad ancorarsi al 4K e dunque appartenga ad un filone più dalle inquadrature che non si prestano troppo a far gridare al miracolo nel senso mainstream dell’espressione.

Sulla console next-gen, le già spettacolari sequenze cinematiche – che avevamo già sottolineato per regia e resa su schermo nella recensione PC – possono essere portate a 60 fotogrammi al secondo, il doppio dell’originale, e la transizione avviene in maniera anche qui naturale; The Coalition e Splash Damage non hanno imposto un obbligo sui 60fps in questo caso dal momento che per gusti i giocatori potrebbero preferire il taglio cinematografico dei 30fps ma, non avendo riscontrato problemi di sorta o un impoverimento dell’immagine, il nostro consiglio è spremere al massimo delle sue possibilità l’hardware.

I 120fps

Come abbiamo suggerito in alto, e allo stesso modo nella nostra video recensione di Xbox Series X, riteniamo che questa sarà la generazione delle performance, una in cui il focus sarà riposto prevalentemente sulle prestazioni più che sulla ricerca della grafica spaccamascella. Ovviamente ci sarà tempo per quello e ci aspettiamo sorprese dagli studi first-party più talentuosi, ma è evidente come la console di Microsoft e PS5 daranno una forte sistemata alle storture prestazionali in termini di frame rate e risoluzioni che abbiamo incontrato nella generazione ormai chiusa.

Questo ragionamento passa anche per l’introduzione del supporto ai 120Hz, una novità che permetterà agli sviluppatori di raddoppiare il frame rate dal picco massimo prima possibile su console dei 60fps fino a 120 fotogrammi al secondo. Per precisione, vista la tanta confusione che circola come d’altronde capita spesso di fronte ad una novità prettamente tecnica qual è questa, vi spieghiamo in breve cosa vi servirà per fruirne.

Il vostro televisore o monitor PC (più probabile la seconda, vista la diffusione dei pannelli a 144Hz a prezzi piuttosto contenuti) ha porte HDMI 2.0 e non le HDMI 2.1 richieste? Questo vuol dire che non potrete far girare i giochi insieme alla risoluzione 4K e al frame rate di 120fps poiché l’ormai vecchio standard non riesce ad adoperare la banda necessaria. In base alle specifiche del vostro pannello, potrete comunque sfruttare un supercampionamento, o supersampling, dalla risoluzione nativa del gioco fino ai 1440p supportati da Xbox Series X o 1080p e godervi la nuova milestone del frame rate su console.

I televisori che supportano 4K a 120Hz si contano letteralmente sulle dita di una mano, spesso inducono a compromessi sgradevoli e sono molto costosi in questa fase; la situazione dovrebbe cambiare dal prossimo anno ma, prima di mettere mano al portafogli, tenete presente che 4K e 120fps, simultaneamente, è improbabile che diventino uno standard in questa generazione ed esistono soluzioni intermedie come affiancare il televisore 4K che magari avete già in casa ad un monitor PC con un refresh rate adeguato.

Ori and the Will of the Wisps

Ori and the Will of the Wisps è uno dei rarissimi casi in cui il 4K viene supportato a 120fps, giusto per smentirci subito, insieme ad una modalità opzionale in cui il segnale viene fatto partire addirittura in 6K e poi riscalato in 4K e 60fps. Premesso che lo switch da 60 a 120fps non è assimilabile a quello tra 30 e 60fps, ma che i benefici sono già adesso abbastanza chiari, come si comportano entrambe le modalità e quali dovreste scegliere?

A 120fps, proverete una sensazione di grande leggerezza nei movimenti di Ori, più fluidità e reattività, al punto che tornando a 60fps vi sembrerà di trascinarvi una sorta di zavorra virtuale e dover colmare la maggiore lentezza del personaggio con una sorta di ricostruzione mentale – pertanto innaturale – non richiesta al doppio del frame rate, che invece rispecchia un livello di latenza più vicino alla realtà. Un’esperienza molto sfumata che richiede una certa sensibilità, come del resto il lavoro di Moon Studios in sé, ma è di certo consigliata. Gli sfondi animati sono ancora più animati, con fogliame, teli e altro ancora che si muovono ad una velocità vistosamente più sostenuta e simulano con maggiore pressione quel senso di urgenza che la serie è già di suo molto brava a convogliare.

Come vedremo anche con Gears 5, è come se i 120fps su questa prima tornata di giochi disponibili li facessero girare al livello di fluidità immaginato da sempre dai designer, e che ce ne stessimo accorgendo soltanto ora. L’opzione del supersampling permette invece di avere un’immagine ancora più calda e definita, beneficiando della risoluzione 6K nativa, e lo si nota specialmente quando il protagonista è bagnato direttamente dalla luce e/o è più distante dal punto di partenza dell’inquadratura. Per un prodotto tanto fiabesco e malinconicamente colorato, è un matrimonio perfetto, anche se una volta provati i 120fps tornare indietro, a quel feeling zavorrato che non sapevamo di provare, è un po’ un peccato.

The Touryst

Vi sembrerà strano ma The Touryst è uno dei giochi che abbiamo finalmente provato grazie a Xbox Game Pass su Xbox Series X e sul quale abbiamo passato più tempo, grazie alla fulmineità dei suoi caricamenti sia in partita – nel passaggio da un’isola all’altra – che dalla console alla schermata del menu principale.

Tecnicamente, questo curioso puzzle adventure fa lo stesso percorso di Ori and the Will of the Wisps, partendo in 6K e scalando ad un gradevole 4K con tutta la velocità dei 120fps. Sebbene qui la reattività non faccia una grossa differenza, visto il genere di riferimento, in un gioco così elettrico nei movimenti lo stacco si nota ed è probabilmente parte del motivo per cui ne abbiamo goduto in brevi sezioni mentre avevamo sul tavolo altre portate principali.

The Falconeer

The Falconeer è un vero e proprio gioco di lancio di Xbox Series X, uscendo difatti oggi, e non ha perso l’occasione di supportare i 120fps (ad una risoluzione nativa di 1800p). Qui lo stacco con i 60fps si nota in particolare nella gestione della camera sull’asse orizzontale, ora velocissima come su PC con un mouse negli spostamenti da sinistra verso destra e viceversa: il top per giochi di battaglie aeree in cui devi seguire attentamente il nemico (sia in fase offensiva col tasto B che per difenderti).

Sull’asse verticale il movimento causa un po’ di “attrito”, con microscattini e tearing, quest’ultimo abbastanza visibile, e un lieve stutter quando entrano oggetti degli ambienti in scena (come una scogliera). Tuttavia, tra 60 e 120fps – a proposito, sarebbe il caso di utilizzare un po’ meglio il toggle tra le due modalità, ora come ora è ingannevole perché entrambe le modalità rimangono disponibili a prescindere dalla configurazione, e lo stesso dicasi di Ori -, non c’è un downgrade evidente, grazie al gradevole stile artistico sulla scia di Sea of Thieves e le ambientazioni alquanto libere di oggetti o nemici.

L’implementazione dei 120fps non è perfetta su The Falconeer, insomma, ma tutto sommato è un’esperienza che rende bene l’idea perché un frame rate tanto elevato potrebbe essere funzionale e persino costituire un bonus su titoli di questo segmento.

Dirt 5

Con Dirt 5, Codemasters ha voluto strafare: ci sono ben tre modalità grafiche tra cui scegliere ma sono abbastanza diverse da quelle nelle quali abbiamo pescato finora. Le prime due sono entrambe a 60fps ma una predilige la qualità dell’immagine (con un’effettistica più ricca che sa di vera next-gen, fra l’altro) e l’altra una risoluzione di partenza più elevata, per quante entrambe implementino un 4K dinamico – con una variazione verso il basso meno aggressiva nella seconda, chiaramente.

La terza invece porta il frame rate fino a 120fps, piuttosto solidi e capaci di ridurre ulteriormente le incertezze che capitano tipicamente alla partenza nelle due modalità a 60fps. In questa modalità, la sensazione di velocità diventa una sensazione di urgenza, accelerando ulteriormente il passo e soprattutto il modo in cui la camera posta dietro l’auto sembra quasi inseguirti.

Così facendo, il gioco ti dà strumenti più precisi alla guida ma allo stesso tempo ti mette ancora più pressione e richiede nervi ancora più saldi alla guida – un’esperienza che per certi versi ci ha ricordato quella dei racing da cabinato. Visivamente, lo switch si nota in particolare dalla riproduzione delle scie di terra e detriti lasciati dalle vetture davanti, molto più fluida rispetto alle altre due modalità.

Di contro, si nota che il fondale si carica poco prima che ci passi sopra, come se il gioco non riuscisse a star dietro alla sua nuova velocità potenziata, e ci si accorge anche di una minore definizione delle texture specialmente delle rocce nell’ambiente e del fondo stradale stesso. Tenendo conto di tutto, però, Dirt 5 è per genere di riferimento e fattura uno degli esponenti più indicati della lineup per farvi capire a dovere di cosa siano capaci queste macchine, in particolare con questi 120fps che magari non sono facilissimi da cogliere ma dai quali è poi difficile tornare indietro.

Gears 5

Nella nostra esperienza, Gears 5 su Xbox Series X vive di due giudizi alternativi. Il primo sulla campagna ci vede poco impressionati dall’upgrade di The Coalition, “al tatto” minore rispetto a quanto ci si aspetta da un gioco del genere su una macchina next-gen. La risoluzione dinamica è adesso meno aggressiva in situazioni di affollamento ma notare miglioramenti tecnici non è cosa che si possa richiedere all’utente medio (perlomeno da Xbox One X dove il frame rate era già di 60fps, da Xbox One/Xbox One S il discorso cambia ampiamente).

C’è un update dei contenuti, è bene notarlo, con Nuova Partita+ adesso e un DLC che amplierà la storia a dicembre; la trovata di Dave Bautista come Marcus Fenix è un po’ paradossale, sia per le sue fattezze (peraltro risulta molto più giovane del Marcus di Gears 5, quindi quel treno era passato da parecchio…) che per il doppiaggio solo in inglese quando il resto dei suoi compagni di squadra parla in Italiano.

Per i 120fps c’è un pulsante apposito da azionare nelle opzioni (per cui attenzione, andate ad attivarlo prima di giocare) e sono riservati esclusivamente al multiplayer; essendo un gioco in terza persona e con una pesantezza delle animazioni atavica, si penserebbe che il gioco non sia lo showcase ideale per il frame rate raddoppiato, e invece la fluidità del continuo attaccarsi e staccarsi da una copertura – il balletto tipico di Gears of War nel multigiocatore – ci ha sorpreso.

Il movimento in uscita dalla corsa è ora più fluido, “accompagnato”, non come se ci fosse uno stacco dell’inquadratura nel passaggio da un’animazione all’altra; i movimenti della camera sull’asse orizzontale sono essi stessi più fluidi e nel complesso, nonostante si registrino perdite di definizioni tralasciabili, l’immagine fornita è più coesa e armoniosa. Questo genere di soluzione appare l’ideale per scrollare un po’ di pesantezza dalla serie, direzione in cui del resto sembra già stare muovendosi The Coalition da quando ha assunto la guida dell’IP.

Contrariamente a quello della campagna, questo è un upgrade palpabile, non perché cambi il ritmo di un gioco già molto dinamico ma perché gli dà un passo costante in tutti i diversi passaggi di una partita.

In conclusione

Al day one, Devil May Cry 5 Special Edition e il curioso puzzle King Oddball completano il quadro dei giochi con una modalità a 120fps. Più avanti arriveranno:

  • Rainbow Six Siege
  • CrossCode
  • Exomecha
  • Halo Infinite
  • Halo The Master Chief Collection (17 novembre)
  • Monster Boy and the Cursed Kingdom
  • Orphan of the Machine
  • Second Extinction
  • Jydge
  • Rogue Company
  • Undead Horde
  • Call of Duty Black Ops: Cold War

Altri giochi, chiaramente, continueranno a sfruttare le caratteristiche della console senza optare per i 120fps, e andrà benissimo anche così. È il caso di Yakuza: Like a Dragon, che ha deciso di presentarsi al day one con tre modalità: una in 4K e 30fps, una in 1440p e un frame rate sbloccato, e un’ultima in 1080p e 60fps – il ritorno di questo frame rate sulla serie dopo i capitoli di debutto del Dragon Engine. Un ottimo esempio della flessibilità garantita da un hardware come Xbox Series X, e delle possibilità della generazione delle prestazioni che comincia oggi.

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