Recensione 4 min

10.000 Bullets

Se c’è un genere di giochi che ben rappresenta la Playstation 2, questo è quello dei titoli d’azione: sulla console Sony non solo se ne trovano in abbondanza, ma si annoverano alcune delle pietre miliari del genere. Questo è senz’altro un vantaggio per gli appassionati, ma presenta delle controindicazioni per gli sviluppatori: programmare l’ennesimo titolo action può risultare un rischio, perché i paragoni con i capisaldi del genere sono inevitabili ed anche perché – di fronte a tanta abbondanza – il proprio prodotto rischia di passare inosservato se non in grado di distinguersi sotto qualche aspetto dalla massa di titoli simili.
Con 10.000 Bullets la Taito tenta, purtroppo, la strada più facile, ma anche più insidiosa: quella di dare vita ad un titolo alla moda, che risulti al contempo immediato e carismatico, con protagonisti alla moda ed implementazioni ormai trite e ritrite ma sempre appaganti come il bullet time. Quando però le buone intenzioni non sono accompagnate da un comparto ludico all’altezza, ogni sforzo diventa vano…

Piattaforma:
PS2
Genere:
sparatutto
Data di uscita:
Sviluppatore:
Team 505Street
Distributore:
Halifax

Italia e Giappone
Il protagonista del gioco è Crow, un killer della mafia (si, quella italiana) e nella fattispecie della famiglia dei Tonio. La sua vita trascorre attraverso una assai poco tranquilla routine fatta di sparatorie e combattimenti, per permettere alla sua cosca di prendere il controllo del mondo sotterraneo della criminalità organizzata. Per fortuna Crow può sempre contare sul suo amico e mentore Judas (e il nome è tutto un programma, indovinate perché), che lo affianca ogni qualvolta si trovano a dover affrontare orde di scagnozzi capitanate da altri, letali “colleghi”.
Dietro una vita di piombo e violenza si cela un passato tragico, una madre uccisa e tanti segreti taciuti, che solo il piombo potrà svelare.
La lotta per la vita comincia a Roma (quella cittadina dove abita il Papa, avete presente? Oddio, non è proprio fedele alla realtà, ma comunque il concetto è quello…), per poi trasferirsi in Giappone: ai due membri iniziali ben presto si affiancheranno altri alleati come la bella Alice, l’ambigua Boris e il maestro di arti marziali Dragon.

10.000 proiettili posson bastare…
10.000 Bullets è sostanzialmente un tipico sparatutto in terza persona, non fosse che uno dei protagonisti (Dragon) combatte solo a mani nude: ma visto che questi rappresenta l’eccezione alla regola, direi che la definizione calza lo stesso.
Il gioco presenta una modalità storia, in cui agli immani spargimenti di sangue si tenta di dare una spiegazione logica attraverso brevi e piuttosto brutte sequenze in computer grafica, dialoghi tra sagome statiche dei personaggi e spostamenti virtuali su una mappa 2D.
A chi, invece, della storia di Crow non importi un fico secco, può semplicemente trastullarsi con una modalità arcade che permette massacri a profusione, senza seccanti tempi morti in mezzo.
I diecimila proiettili del titolo (perché lo sapevate che bullets significa proiettili, vero?) sono quelli che sparerete al secondo, o quasi, contro l’orda di avversari che vi si para davanti praticamente in ogni momento di gioco. Fortuna che i proiettili sono infiniti!
L’I.A. dei nemici praticamente non esiste, dato che la pericolosità degli stessi deriva dal loro numero ma non certo da tattiche offensive particolarmente elaborate. La situazione migliora leggermente con i boss di fine livello, ma nemmeno poi tanto. Il peggio è che la demenza artificiale non significa che il gioco risulti semplice, perché il caos e la confusione regnano sovrani e spesso è difficile capire cosa succede, anche a causa di fastidiosi rallentamenti e di un sistema di puntamento inefficiente.
Efficace ma non certo innovativa l’implementazione del bullet time alla Matrix, con tanto di effetti di sfocatura e scie di proiettili ovunque, tanto per spettacolarizzare un po’ la cosa.
Per il resto il gioco si avvicina quanto più possibile al concetto di “arcade”: niente tattica o strategia, l’unica cosa che conta è sterminare tutto ciò che si muove, stando attenti a non lasciarci le penne e prestando sempre un occhio di riguardo al tristissimo respawn dei nemici già abbattuti. Come detto i proiettili sono infiniti, occorre solo ritagliarsi ogni tanto il tempo di ricaricare l’arma.
Oltre che con le bocche da fuoco, ogni personaggio può arrecare danno anche per mezzo di acrobazie ed attacchi fisici (leggasi calci e pugni) e possiede particolari abilità in grado di fare molto, molto male se utilizzate a dovere.

Tecnica
Dal punto di vista tecnico ci troviamo di fronte ad una situazione piuttosto desolante.
Ogni schermata, ogni elemento di 10.000 Bullets grida low budget, il che non è sempre un male, me in questo caso è innegabile la sciatteria con cui il tutto è stato realizzato. Mediocre grafica in-game, ambienti spartani e dai colori slavati, protagonisti decentemente dettagliati ma avversari assolutamente anonimi, scene di intermezzo pessime e narrazione lenta e noiosa.
Anche il sonoro presenta una soundtrack carina ma apparentemente fuori luogo, mentre appaiono nella norma gli effetti audio.
La longevità dipende innanzitutto dalla vostra resistenza: se riuscite a non buttare il gioco dopo la prima ora, 10.000 Bullets riesce ad impegnare il giocatore per un certo tempo, vista anche la difficoltà di alcuni passaggi. Ma non aspettatevi che il titolo Taito riesca mai a suscitare entusiasmo o coinvolgimento: se lo finirete sarà solo per giustificare in qualche modo i 60 euro sborsati per ‘sta roba…

– Abbastanza frenetico
– Il bullet time fa sempre la sua porca figura

– Grafica scarsa
– Nessuna profondità di gioco
– Costa il prezzo pieno

5.0

Il concetto di gioco Low Budget è semplice: il produttore vi investe poca grana, i programmatori cercano di tirarci fuori un gioco accettabile (mai visto un bel titolo L.B.), il distributore lo vende per poche lire, magari direttamente nel cestone di un ipermercato.
10.000 Bullets è un gioco Low Budget che potrebbe anche raggiungere una risicata sufficienza, non fosse che il distributore nostrano (Halifax) invece che venderlo a 14.90€ cerca di propinarcelo a prezzo intero, il che è semplicemente incomprensibile (dato che il prodotto non ha il minimo richiamo) ed inaccettabile.
Dunque la considerazione finale è molto semplice: lasciatelo tranquillamente sugli scaffali, si trova di molto meglio in giro e a molto, molto meno…