Xenoblade Chronicles Definitive Edition, non c’è limite al meglio – Recensione

Monolith Software e Nintendo ci regalano la versione definitiva di uno dei migliori JRPG degli ultimi anni

Recensione
A cura di Gianluca Arena - 27 Maggio 2020 - 15:00

Quello di Xenoblade Chronicles è un nome che figura ancora, a distanzia di dieci anni, in moltissime delle liste dei migliori JRPG di sempre, e per svariati motivi: alcuni si innamorarono della maestosa colonna sonora, altri del peculiare combat system, altri ancora di un mondo vivo, pulsante, sconfinato.
E, proprio in concomitanza con il decimo anniversario dal lancio, Monolith e Nintendo regalano al pubblico Switch la Definitive Edition, nel tentativo di offrire ai veterani la migliore versione possibile del prodotto e ai neofiti una porta d’ingresso in un universo narrativo estremamente affascinante.

A dispetto delle intenzioni iniziali, visto che avevamo già portato a termine tanto la versione Wii quanto quella New 3DS, abbiamo finito con lo spendere un’altra settantina di ore in compagnia del gioco, e siamo pronti a rendervi conto di esse a pochi giorni dal lancio.

Un passato tormentato ed un futuro comune

L’arco narrativo che contraddistinse il gioco tanto al debutto su Wii, nel 2010, quanto nell’incredibile porting su New Nintendo 3DS cinque anni dopo è rimasto ovviamente immutato e, nonostante la decade sul groppone, rimane avvincente e ricco di risvolti filosofici ed esistenziali, come da tradizione per le opere di Tetsuya Takahashi.

Le vicissitudini di Shulk e della Monade, in un mondo verdeggiante cresciuto sul cadavere di un titano, partono con il botto, per vivere un momento di stanca durante il primo terzo di gioco ed esplodere, poi, dalla metà della corposa campagna in poi.

Xenoblade Chronicles Definitive Edition, non c’è limite al meglio – Recensione

Non mancano delle ingenuità, figlie tanto dell’età effettiva del titolo, il cui sviluppò iniziò nel 2006, quanto del gusto tutto nipponico per personaggi cattivi o buoni a tutto tondo, senza troppe sfumature di grigio.
Eppure, il legame empatico che si sviluppa, ora dopo ora, con il protagonista e l’inseparabile Reyn, con l’eroe Dunban e con l’avvenente Sharla riesce a tenere alta l’attenzione del giocatore fino al climax finale, anticipato da almeno altri due momenti topici a livello narrativo che rimarranno impressi a lungo nella mente di coloro i quali giocheranno a Xenoblade Chronicles per la prima volta con questa Definitive Edition.

A scanso di equivoci (e di antipatici spoiler), non diremo assolutamente nulla della trama dell’episodio inedito, intitolato “Un Futuro Comune”, se non che riutilizza parte del cast del titolo principale e si ambienta in una zona inedita di Bionis, la spalla, che doveva essere originariamente inclusa nel titolo pubblicato su Wii ma fu invece tagliata per questioni di spazio.

Ambientata circa un anno dopo gli eventi del gioco base, la storia ruoterà intorno a Shulk, Melia e ad una manciata di altri personaggi (quasi) inediti, e, pur priva della vis emozionale delle tematiche della storyline, riesce ad offrire un ulteriore spaccato del mondo di gioco e a contestualizzare meglio la figura della principessa Haientia e del suo popolo.

Xenoblade Chronicles Definitive Edition, non c’è limite al meglio – Recensione

L’inclusione di quest’appendice, pensata soprattutto per quanti avessero già portato a termine l’avventura almeno una volta, rappresenta solamente la punta dell’iceberg dell’enorme lavoro di svecchiamento tecnico cui l’opera è andata incontro, per incontrare non solo i gusti dei giocatori moderni ma anche gli standard qualitativi imposti dalle migliori produzioni per Nintendo Switch.

La bontà dell’intreccio e l’umanità di alcuni dei protagonisti riescono ad andare oltre le limitazioni dovute ad un doppiaggio non sempre impeccabile e alla scarsa espressività dei volti, entrambi figli dell’età del gioco, sui quali ci soffermeremo qualche paragrafo più in basso.

Affrancatosi dalle elucubrazioni religiose e dall’eccessiva verbosità di alcuni dei suoi lavori precedenti, con Xenoblade Chronicles Takahashi raggiunse il perfetto bilanciamento tra gameplay e storytelling, sfornando quella che, secondo molti, è la storia migliore tra quelle da lui partorite.

Xenoblade Chronicles Definitive Edition, non c’è limite al meglio – Recensione

In più momenti, consapevoli dei colpi di scena in arrivo, ci siamo sorpresi a desiderare di poter cancellare selettivamente i nostri ricordi legati al gioco, per assaporare nuovamente lo stupore e la meraviglia provati per la prima volta dieci anni or sono. Se non è, questo, un testamento alla bontà della scrittura…

Restaurare un classico

Come visto recentemente con Persona 5 Royal, proprio quando il pensare comune è che un gioco non possa essere ulteriormente migliorato, i team di sviluppo più talentuosi riescono a stupire, smussando gli angoli ed esaltando le doti dei loro prodotti migliori. Questo è quanto successo a Xenoblade Chronicles con questa Definitive Edition, che rende obsolete le due versioni precedenti del prodotto e rende giustizia ad uno dei giochi di ruolo giapponesi migliori degli ultimi vent’anni.

Andiamo con ordine: piuttosto che analizzare nuovamente le meccaniche di gameplay che hanno contribuito al successo di questo titolo, come già fatto in occasione delle nostre due precedenti recensioni, ci concentreremo sulla miriade di novità apportate a questa versione, e sul loro impatto sulla godibilità del titolo.

Xenoblade Chronicles Definitive Edition, non c’è limite al meglio – Recensione

Innanzitutto, lo studio ha lavorato su una serie di cosiddetti “QOL improvements” che, per quanto apparentemente secondari se presi singolarmente, nel complesso contribuiscono a rendere l’esperienza di gioco molto più naturale e godibile rispetto al passato: si passa, banalmente, dall’inserimento di barre della salute per i propri personaggi durante le battaglie agli indicatori delle quest, che facilitano enormemente la vita a quanti volessero dedicarsi alla miriade di missioni opzionali.

Le barre della salute consentono, con un veloce colpo d’occhio, di rendersi conto dello stato del proprio party durante le battaglie, così da intervenire subito con incantesimi di cura qualora servisse: nell’originale, la presenza di numeri rendeva assai meno leggibile la situazione, causando qualche game over di troppo – soprattutto durante le boss fight più impegnative.

L’aggiunta degli indicatori per le quest evita di girare a vuoto come spesso accadeva su Wii dieci anni or sono: una linea sulla mini-mappa nell’angolo in alto a destra dello schermo (comunque disattivabile dalle opzioni) collega sempre il party al prossimo obiettivo principale, e anche gli oggetti necessari per le missioni (comprese quelle intraprese ma non attive in quel momento). Consente, insomma, di raccattare oggetti utili nel momento più opportuno o di uccidere un tot di nemici per poi recarsi dal quest-giver e riscattare, semplicemente, la proprio ricompensa.

Xenoblade Chronicles Definitive Edition, non c’è limite al meglio – Recensione

Per i neofiti, poi, è stata inserita la modalità Casual, attivabile a piacimento dal menu di pausa, che viene suggerita dal titolo in caso di sconfitte multiple in un arco di tempo limitato: pur non avendone mai fatto uso, riteniamo che questa soluzione possa venire incontro ai giocatori più giovani, o anche a quanti, semplicemente, volessero godersi la storia senza sbattere la testa contro alcuni dei boss, che, soprattutto durante la seconda metà della campagna, possono rivelarsi davvero impegnativi.

In quest’ottica, e in risposta alle accuse di quanti considerano il combat system in tempo reale un po’ troppo caotico, Monolith Software ha poi implementato le “possibilità”, ovvero delle indicazioni visive che si presentano quando una delle abilità può essere sfruttata al meglio.

Se, ad esempio, ci troviamo alle spalle di un nemico ignaro, accanto all’abilità di Shulk che infligge danno doppio alle spalle apparirà un piccolo punto esclamativo azzurro, ad indicare la finestra di opportunità: questa piccola aggiunta rende assai più leggibili anche gli scontri in cui sono coinvolti più nemici, e si rivela un toccasana per dominare al meglio il combat system e sfruttare al massimo le abilità del party.

I menu, abbastanza farraginosi su Wii, appaiono ora decisamente più intuitivi da navigare e privi di lag nella navigazione, sebbene costringano ancora a qualche passaggio di troppo quando, ad esempio, non lasciano indossare il nuovo equipaggiamento subito dopo averlo acquistato.

L’aggiunta di un efficiente sistema di autosalvataggio, nonostante la possibilità di salvare manualmente in qualsiasi istante, rappresenta un ulteriore aiuto per le nuove generazioni di videogiocatori, mentre la possibilità di accedere ad un’inedita modalità Time Attack in determinati punti della mappa stuzzicherà i giocatori più abili che vorranno ottenere i tempi migliori e, con essi, le ricompense più ambite.
In assenza di un selettore della difficoltà, poi, la possibilità di non usufruire dei benefici in fatto di statistiche al passaggio di livello, tenendo da parte i punti esperienza per rendere il gioco considerevolmente più impegnativo, renderà questa seconda run (o terza, come nel nostro caso) un vero e proprio esercizio di bravura, visto che molti mostri unici sono capaci di annientare il party con un singolo colpo.

Xenoblade Chronicles Definitive Edition, non c’è limite al meglio – Recensione

Nonostante il respiro ovviamente meno ampio, “Un Futuro Comune” porta in dote qualche aggiunta in termini di nuove dinamiche di gioco, come la presenza di dodici Ponspettori, da ricercare sulla mappa, che si uniscono al party in battaglia e danno accesso a mosse speciali che, pur consumando l’intera barra di energia, causano danni ingenti anche ai nemici più coriacei.

Il nostro consiglio, quantomeno per i giocatori che si avvicinano al prodotto Monolith per la prima volta, è comunque di completare la campagna principale prima di giocare il nuovo epilogo, a causa della presenza, in quest’ultimo, di pesanti spoiler sul finale dell’avventura base.

Se si considera che tutte queste aggiunte vadano ad innestarsi su una base già tremendamente solida, una delle migliori dell’intera ludoteca Wii, appare evidente come Xenoblade Chronicles Definitive Edition rappresenti un acquisto obbligato per ogni appassionato di giochi di ruolo che possegga Nintendo Switch.

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Tra remaster e remake

Sebbene Monolith Software stessa abbia definito Xenoblade Chronicles Definitive Edition una versione rimasterizzata del titolo originale, ci siamo trovati sinceramente spiazzati dalla quantità di modifiche tecniche e di aggiunte operate dal team di sviluppo, tali da spingerci ad affermare che, pur lontani dallo sforzo produttivo di Final Fantasy VII Remake (giusto per rimanere in tema di JRPG), ci troviamo dinanzi ad un “quasi remake”.

Per prima cosa, una delle discriminanti per distinguere una rimasterizzazione da un remake risiede nell’utilizzo (o meno) del medesimo motore grafico: in caso affermativo, si parla di remaster, in caso negativo di remake.

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Questa Definitive Edition, se giudicata secondo questi parametri, cementati negli ultimi anni nell’industria videoludica, apparterrebbe alla seconda categoria, dunque, visto che il motore che la muove non è quello originale della versione Wii, ma una versione modificata di quello visto nel DLC standalone Torna the Golden Country, a sua volta leggermente differente rispetto a quella impiegata per Xenoblade Chronicles 2. Le differenze sono evidentissime sin dai primi momenti di gioco: i modelli dei personaggi (soprattutto quelli principali, ma non solo) sono stati ricreati da zero, come anche le geometrie ed i disegni di moltissime delle vaste aree di gioco, adesso più articolate e particolareggiate.

Nello specifico, le scene animate, le espressioni facciali e gli shader di superficie dell’equipaggiamento e dei principali modelli dei protagonisti sono stati realizzati praticamente da zero, con risultati apprezzabili sia su un televisore dalla diagonale generosa, sia sul ridotto schermo di Switch.

Xenoblade Chronicles Definitive Edition, non c’è limite al meglio – Recensione

Il comparto animazioni, che rimane comunque uno dei meno riusciti del pacchetto, è stato notevolmente arricchito, prendendo in prestito movenze tipiche del già citato Torna The Golden Country ed integrando move-set inediti anche per alcune tipologie di nemici.

Il rendering delle enormi aree tra un insediamento e l’altro avviene ora in tempi assai più rapidi rispetto alla versione del 2010 (e a quella per New 3DS, nemmeno a dirlo) e, sebbene permangano diffusi fenomeni di pop-up, tanto in modalità portatile quanto in handheld, il colpo d’occhio ne beneficia notevolmente.

Massicce dosi di anti-aliasing rendono l’immagine a schermo assai più nitida e particolareggiata rispetto alle controparti Wii e New 3DS, ponendo la produzione Nintendo sul medesimo livello di quelle migliori viste negli ultimi anni su Switch.

Xenoblade Chronicles Definitive Edition, non c’è limite al meglio – Recensione

La presenza di una duplice colonna sonora – che affianca quella rimasterizzata appositamente per questa versione a quella, già apprezzatissima, di dieci anni fa – il ritorno della traccia audio giapponese – assente per motivi di spazio nella versione per New Nintendo 3DS – e miglioramenti notevoli tanto ai caricamenti quanto alle performance della batteria di Switch fruendo del gioco in modalità portatile si aggiungono ad un quadro di eccellenza, che testimonia l’impegno di Monolith e di Nintendo nel fare di questo franchise uno dei punti di forza della lineup Switch anche nei prossimi anni.

È rifatta da zero anche la sincronizzazione del labiale nelle cutscene, tanto selezionando l’audio giapponese quanto quello inglese – anche se, avendo mantenuto il lavoro originale dei doppiatori di nove anni fa, si assiste a performance altalenanti soprattutto per quanto concerne la traccia nella lingua d’Albione.

Segnaliamo anche menu più semplici da consultare, con la possibilità di scindere il look del personaggio dall’armatura indossata in quel preciso istante (con effetti diretti sulle numerose cutscene in-game), ed un frame rate più stabile rispetto al secondo capitolo, pur con la consueta (per la serie) limitazione a “soli” trenta frame per secondo.

Xenoblade Chronicles Definitive Edition, non c’è limite al meglio – Recensione

Al di là dei sofismi riguardo alle definizioni di “remaster” e “remake”, insomma, siamo dinanzi ad un lavoro massiccio e certosino, capace di mascherare bene l’età del prodotto originale e di renderlo perfettamente godibile anche per un pubblico abituato agli standard audiovisivi della corrente generazione di console.

Chiudiamo con un’analisi veloce del fattore longevità: l’offerta ludica è imponente anche in questo caso, perché alla robusta campagna principale questa edizione aggiunge anche le ore di “Un Futuro Comune“, per un conto totale che sfiora la tripla cifra qualora si tiri abbastanza dritto e la sorpassa senza troppa fatica nel caso in cui, invece, ci si volesse impelagare nelle centinaia di missioni opzionali di raccolta e caccia.

+ Remaster che è quasi un remake per impegno e aggiornamenti
+ Moltissimi aspetti invecchiati magnificamente...
+ L'epilogo aggiuntivo è un atto d'amore verso i fan
+ Offerta ludica imponente
+ Colonna sonora rimasterizzata al livello di quella originale
- Pop up diffuso in varie aree di gioco
- ...altri un po' meno

9.2

Lo avevamo apprezzato su Wii, definendolo un lavoro seminale per il rilancio del genere JRPG in tutto il mondo. Di lì a qualche anno, eravamo rimasti strabiliati anche dall’incredibile porting per New 3DS, che concentrava in una piccola cartuccia un intero universo di gioco.

Oggi, per la terza volta in circa nove anni, siamo qui a raccomandarvi di non perdervi Xenoblade Chronicles per nessuna ragione, soprattutto perché questa Definitive Edition rappresenta un atto d’amore di Tetsuya Takahashi nei confronti della sua creatura – tra upgrade grafici notevoli, miglioramenti al gameplay e contenuti inediti.

Il risultato finale è la versione migliore di uno dei capolavori indiscussi dell’ultima decade videoludica, e, come tale, ogni possessore di Nintendo Switch dovrebbe farci quantomeno un pensierino, al netto di qualche ruga legata all’età del prodotto e del notevole investimento richiesto in termini di tempo.




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