Wolfenstein: Youngblood, guerra ai nazisti su Nintendo Switch

Com'è giocare al nuovo Wolfenstein su Switch?

Recensione
A cura di Pasquale Fusco - 31 Luglio 2019 - 10:25

Dopo due esaltanti capitoli, la serie reboot di Wolfenstein è tornata ad allietarci con Youngblood, episodio a metà tra sequel e spin-off. Come ormai ben saprete, non sarà il buon vecchio B.J. Blazkowicz ad accompagnarci in questa nuova avventura, bensì le sue figlie gemelle Jess(ica) e Soph(ia), cresciute a pane e proiettili per continuare l’attività di famiglia: far fuori “i fottuti nazisti”. Se è vero che questi ultimi sono stati ormai scacciati dagli Stati Uniti, la loro ombra incombe ancora sull’Europa e toccherà proprio alle due cazzutissime sorelle sventare tale minaccia.

È stato il nostro Daniele ad aver sviscerato Wolfenstein: Youngblood su PC, regalandoci una dettagliata analisi dell’ultima opera pubblicata da Bethesda, una produzione che ha visto nuovamente impegnati gli svedesi di MachineGames con l’eccezionale collaborazione di Arkane Studios; mentre i primi hanno curato l’intera parte relativa al gunplay, gli sviluppatori dei mai troppo lodati Dishonored e Prey si sono focalizzati sul level design e, in particolare, sulla realizzazione della magnifica Neu-Paris. C’è però un terzo studio che ha avuto la fortuna di mettere le mani sul nuovo Wolfenstein, tale Panic Button, che si è occupata della trasposizione del titolo per Nintendo Switch… ed è qui che ha inizio la nostra seconda battuta di caccia.

Das ist meine Switch!

Diciamocela tutta, la console ibrida di Kyoto non è mai stata la piattaforma prediletta dei fan degli shooter, vuoi per la mancanza di nomi di un certo peso (Call of Duty e Battlefield, per citarne un paio) vuoi per un sistema di controllo che mal si adatta alle estenuanti partite degli sparatutto più impegnativi. Per la fortuna di chi, come il sottoscritto, ha intenzione di ‘sparacchiare’ anche in modalità portatile, il nuovo Wolfenstein: Youngblood è disponibile su Switch sin dal day one, affiancando così The New Colossus e quel DOOM – il reboot del 2016 – che ha appena ritrovato la compagnia dei suoi tre, storici predecessori.

Cosa hanno in comune Youngblood e i due titoli appena citati? Riportano tutti e tre la firma di Panic Button, team texano dedito esclusivamente alle operazioni di porting, per le quali ha dimostrato di essere a dir poco insuperabile. Dopo il ‘mezzo miracolo’ compiuto con il suddetto Wolfenstein II su Switch non potevamo che attenderci un’altra trasposizione di egregia fattura, una vera opera di stregoneria che non ha quasi nulla da invidiare alle controparti casalinghe – a patto che si accettino determinati compromessi.

Youngblood garantisce ore di pura adrenalina anche sul meno performante hardware di Switch, sul cui schermo si materializzerà uno spettacolo fatto di sangue, budella e rottami metallici. Le sorelle Blazkowicz vagheranno tra le strade di un’ucronica Parigi degli anni ’80 per annientare l’esercito nazista, che a questo giro può vantare una varietà insolitamente ampia di soldati e un arsenale iper-tecnologico – e sì, ci saranno anche i temibili Panzerhund. Tutto questo farà da contorno al tradizionale gunplay che contraddistingue il reboot e ad una manciata di nuove meccaniche che strizzano l’occhio agli RPG, elementi già approfonditi nella nostra prima recensione. Focalizzandoci sul fronte tecnico, invece, osserviamo come il porting per Switch utilizzi una risoluzione dinamica per preservare la bellezza del nuovo setting e la spettacolarità dell’azione, sacrificando una generosa dose di dettagli che troveremmo invece nelle altre versioni – PC in primis, di gran lunga superiore sul piano visivo anche ai suoi settaggi più bassi.

In modalità docked, Wolfenstein: Youngblood sfiora una risoluzione massima di 720p e propone un framerate pari a 30fps, la metà di quanto si può trovare su PS4 e Xbox One, ma quanto basta per offrirci un’esperienza di gioco fluida e godibile; nelle situazioni più concitate rischiamo di perdere un paio di fotogrammi, cosa che avviene molto più raramente in modalità handheld, dove tuttavia la risoluzione viene dimezzata toccando valori che si aggirano intorno ai 432p.

Complici anche la bassa qualità degli asset e una profondità di campo ridotta, il risultato finale è un effetto sfocato che riduce visibilmente la nitidezza dell’immagine, un compromesso tecnico che avevamo già trovato nel porting di The New Colossus e che avevamo accettato senza troppe lamentele. Ci lamenteremo piuttosto del motion blur (disattivabile su PC), eccessivo e a tratti fastidioso durante i movimenti più ampi della telecamera, e degli sporadici problemi di pop-in.

Joy-Con in modalità Dual Wielding

In Wolfenstein: Youngbloodsi spara davvero tanto e trascorreremo almeno una dozzina di ore, tra quest principali e secondarie, a dilaniare le forze naziste. La domanda fondamentale, dunque, è: com’è giocare a Youngblood su Nintendo Switch? Spoiler: appagante, proprio come sulle altre piattaforme.

Con The New Colossus avevamo scoperto per la prima volta quanto potesse essere soddisfacente – e, per certi versi, stancante – giocare ad un FPS così intenso su Switch; tale situazione non è di certo cambiata con il nuovo capitolo, dove permangono alcune difficoltà iniziali legate all’utilizzo dei Joy-Con. La corsa ridotta delle due piccole levette analogiche si scontra con l’esigenza di effettuare dei movimenti rapidi e precisi, motivo per cui abbiamo visitato più volte il menù delle impostazioni per modificare la sensibilità della visuale; e no, non oseremmo dire che è una mera questione di abitudine, non dopo aver mancato così tanti headshot. A questo punto, dunque, si palesano due possibili soluzioni: attivare le funzionalità giroscopio o optare per un Pro Controller. Con il supporto ai sensori di movimento abbiamo (ri)scoperto uno dei pochi valori aggiunti di questo porting per Switch, un modo di giocare tanto originale quanto coinvolgente, impreziosito da quell’HD Rumble che sembra funzionare davvero bene in Youngblood. Nel caso del controller ‘hardcore’ della Grande N, questo risulta essere la scelta più ergonomica per Wolfenstein, da prendere in considerazione sia per la modalità docked che per quella table-top – soprattutto se provenite dalle console casalinghe.

Tocca ricordare che stiamo parlando pur sempre di un gioco co-op. A tal proposito, siamo riusciti a partecipare ad alcune sessioni online senza particolari intoppi che non riguardassero la presunta ‘bravura’ dei nostri compagni di squadra – l’IA di Youngblood mi ha viziato un po’ troppo, lo ammetto. All’assenza di lag o di eventuali rallentamenti si affianca un’inaspettata velocità dei caricamenti, dunque sarà necessario attendere solo qualche secondo prima di poter scatenare la nostra furia contro i nazisti. Avremmo accolto con grande entusiasmo una modalità multiplayer locale, ma, essendo consapevoli dei limiti tecnici di Switch, avremmo preteso troppo.

Concludiamo con una breve parentesi sul comparto sonoro, in cui domina l’ottimo doppiaggio italiano che anima le due protagoniste Jess e Soph e l’intero cast secondario. Eccellente l’effettistica, che potremo personalizzare a nostro piacimento scegliendo tra diverse modalità: raccomandiamo il Mix di MachineGames a chi desidera un volume più alto durante le sparatorie, ma non sottovaluteremmo i bassi più ricchi di Übersplitter.

+ Spettacolare e brutale, anche in formato portatile
+ Framerate solido in modalità handheld
+ Eccezionale comparto sonoro
- L'effetto 'sfocato' non piacerà a tutti
- Sistema di controllo talvolta ostico

7.8

Wolfenstein: Youngblood regala spettacolo e distruzione anche su Switch, attraverso un’altra sorprendente trasposizione firmata Panic Button. Nonostante l’evidente (e tuttavia necessario) downgrade grafico, il first-person shooter plasmato da MachineGames e Arkane Studios risulta perfettamente godibile anche sul piccolo schermo della console Nintendo, grazie alla risoluzione dinamica e al framerate quasi sempre ancorato ai 30fps. Passeremo ancora qualche ora in compagnia delle sorelle Blazkowicz, al fine di liberare ogni angolo di Neu-Paris dalla feccia nazista.




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