Underworld Ascendant Recensione | Una discesa senza ritorno

By |27/11/2018|Categories: In Evidenza, Recensione|Tags: |

Per parlare di Underworld Ascendant utilizzerò un espediente narrativo e parto dal finale della storia, rappresentato da una quarantina di secondi di video caricati su YouTube, in cui un abbattuto Joe Fielder parla dei futuri update del titolo, ma che ha tutte le sembianze di una vera e propria apologia. Sono stato indeciso fino all’ultimo, non sapevo se concedere ulteriore tempo all’opera di OtherSide Entertainment, in fin dei conti abbiamo atteso oltre quattro anni fra kickstarter e rimandi, perché bruciare tutto analizzando qualcosa che evidentemente è stato pubblicato prima del dovuto? I motivi di questa mio dubbio sono numerosi e forse c’entra pure un pizzico di timore reverenziale davanti a nomi che hanno fatto la storia dell’industry, tra cui Paul Nuerath, il già citato Joe Fielder e Warren Spector in persona, autori e menti che non hanno bisogno di molte presentazioni. A tutto ciò si aggiungono anche le nobili origini di Underworld Ascendant stesso, erede spirituale degli indimenticabili Ultima Underworld: The Stygian Abyss e Ultima Underworld II: Labyrinth of Worlds, da tutti ritenuti i massimi esponenti degli immersive sim. La realtà è però molto più dura e meno poetica e il vero ostacolo virtuale che si frapponeva fra me e la recensione era un numerino posto nell’angolo in basso a sinistra nel menù del gioco: se avviate Underworld Ascendant vedrete infatti indicata una versione 0.3, un triste presagio che mette in guardia il giocatore sul reale stato di sviluppo del titolo.

Underworld Ascendant

I’m going down

Purtroppo bastano pochi passi all’interno dello Stygian Abyss per concretizzare lo scetticismo, evidenziato oltretutto anche pochi mesi fa grazie ad alcuni hands-on. La recensione di Underworld Ascendant potrebbe essere la più corta mai apparsa su queste pagine virtuali, perché basterebbe una frase per racchiudere tutto ciò che c’è da dire: il titolo semplicemente non è finito. Forse c’era già da aspettarsi questa fine ingloriosa dopo una genesi non troppo fortunata, che risale ad una lontana campagna kickstarter del 2014, arricchita da alcuni contenziosi tra Neurath ed Electronics Arts riguardo all’utilizzo del setting originale di Underworld e di Ultima, diatriba che ha avuto anche delle ricadute dirette sul nuovo titolo e che di certo non saranno sfuggite agli appassionati di vecchia data.

Al posto del celebre Avatar, anonimo protagonista di Ultima, le vicende del gioco narrano il viaggio dell’altrettanto anonimo Ascendant attraverso lo Stygian Abyss. L’incipit che dà il là all’avventura è invece quello già visto infinite altre volte in infiniti altri titoli: qualche notte brava e delle strane voci nella testa ed ecco che il protagonista viene catapultato in quel mondo sotterraneo su cui incombe la minaccia di Typhon, richiamo alla mitologia greca che si concretizza nella contrapposizione a Zeus, suo acerrimo nemico. La voce fuori campo di Cabirus, eterea guida di questo cammino, racconta che il demone sta riacquistando forza sfruttando le rivalità che minano la pacifica convivenza delle tre popolazioni che abitano lo Stige di Underworld e le conseguenze del suo risveglio non porranno la parola fine solo sull’Abisso, ma anche sul mondo dell’eroe senza volto. A questo punto è presto detto anche il compito del giocatore: ricercare sette chiavi nascoste in quei labirinti sotterranei e prepararsi allo scontro finale.

Underworld Ascendant

Inizia tutto con la creazione

Gli echi del passato riaffiorano subito in Underworld Ascendant, sin dalla creazione del proprio alter ego: niente statistiche, classi o razze, ma solo un paio di slider per decidere la corporatura e il colore della pelle. Tutto ciò sottolinea la completa libertà di approccio che il titolo vuole dare al giocatore, evitando di imbrigliarlo dentro a categorie rigide e ferree, ma già da qua ci si accorge che qualcosa è andato storto. Accentuando al massimo la tonalità della carnagione, l’Ascendant può diventare a piacere nero come la pece, con le braccia che si confondono con lo sfondo scuro, o al contrario talmente chiaro da emanare una luce propria. L’effetto è abbastanza comico, è solo il primo, ma il passo da comico a tragicomico è piuttosto breve. Underworld Ascendant è semplicemente pieno di bug e stranezze e sono soprattutto queste ultime a dare l’idea che il titolo non sia stato testato a fondo prima di essere pubblicato.

L’elenco delle caratteristiche del gioco segue passo passo la lunga lista di un auspicabile bug-fix. Molta importanza è data alla fisica e agli enigmi ambientali, puzzle indispensabili per avanzare nelle aree di gioco, ma quando anche una singola asse rimasta misteriosamente in piedi in mezzo ad una porta impedisce di avanzare nel livello, subito capisci quanto poco si rifinito questo sistema. Alla volte si deve lanciare un oggetto per attivare una leva, ma anche colpendola quest’ultima non si muove, mentre in altri casi vanno spostate delle casse per superare un ostacolo, solo che questi gradini improvvisati si incastrano misteriosamente in qualche invisibile asperità del terreno. L’immersività resta quindi un’idea valida solo sulla carta e purtroppo viene frustrata da innumerevoli problematiche, a cui si aggiungono anche svariati glitch grafici, tra texture che spariscono e stranezze della fisica.

Underworld Ascendant

A.A.A. cercasi beta tester

Underworld Ascendant non è solo un coacervo di bug, questi alla fine potrebbero anche essere corretti patch dopo patch, ma è anche un pessimo esempio di game design e su questo temo ci sia ben poco da fare. La costruzione dello Stygian Abyss non mantiene alto il nome del suo illustre predecessore e al posto di un mondo finemente interconnesso è stato inserito un un hub centrale – il Maracaul – da cui si separano le sette aree principali, tutte quante penalizzate da una struttura a corridoi fortemente lineare, che limita l’approccio esplorativo e la voglia di sperimentare con ciò che circonda il protagonista.

Anche il quest design non brilla per inventiva e gli NPC che popolano il mondo di gioco sono delle maschere immobili, mentre le missioni vanno semplicemente attivate selezionandole da una bacheca e l’unico spunto interessante sono i bonus legati a determinate azioni. Cosa sia strana che fastidiosa, solo una missione alla volta può essere portata avanti e questo significa una sana dose di backtraking per tornar sempre nella fredda Maracaul.

Il vero mistero non è poi chi o cosa sia Typhon, ma il perché di un sistema di salvataggio difficile da giustificare. I checkpoint sono rappresentati da dei semi d’argento da piantare in determinati spazi per memorizzare la posizione e ripartire da lì in caso di morte prematura, mentre al salvataggio manuale corrisponde solo la preservazione degli oggetti fin lì raccolti nella missione, ma se si esce e si rientra dalla partita, il proprio avatar verrà catapultato esattamente ad inizio livello. Ulteriore backtraking che si aggiunge ad una progressione già di per sé fin troppo lenta e compassata. Una volta terminata la missione appare poi una schermata di valutazione, con i vari punteggi legati a determinati parametri che indicano l’efficacia delle azioni compiute. Ci sono poi gli immancabili punti esperienza da spendere in un percorso di crescita che segue tre direzioni – mago, guerriero e ladro – senza però la necessità di seguire un’unica via.

Underworld Ascendant

Ci vuole una fisica bestiale

Da qualsiasi parte lo si guardi, Underworld Ascendant pare solo una grossa occasione sprecata. L’approccio alle missioni è lasciato nelle mani del giocatore, escluso il tutorial non ci sono suggerimenti ad indicare la via e l’obiettivo può essere raggiunto sia facendosi largo a suon di fendenti, sia strisciando nell’ombra. In teoria. In pratica né i combattimenti né le fasi stealth funzionano, in primis per l’IA dei nemici: questi ultimi smettono di seguire l’Ascendant quando questo esce dalla stanza presidiata, oppure continuano su pattern misteriosi anche quando si spegne una lampada accesa proprio davanti ai loro occhi. Anche l’ipotetica conta dei danni inferti con gli attacchi è una vera lotteria e non si ha mai modo di capire l’efficacia di un fendente.

Ancora una volta si aggiungono poi dei veri difetti di design, con alcuni ambienti mal ideati per eseguire ad esempio le azioni furtive: se devo spegnere tutte le fonti di luce per avanzare, perché alcune lampade non possono essere “disattivate”? La ciliegina sulla torta, se così si può dire, è rappresentata dai movimenti del protagonista, in perenne difficoltà anche in spazi teoricamente agibili, con un passo sempre incerto e impreciso, con pesanti ripercussioni quando si cerca di non farsi scoprire. Non mancano inoltre dei bug che costringono a riniziare da capo un livello: personalmente sono finito incastrato almeno un paio di volte in qualche angolo o strettoia da cui non potevo uscire, con l’unica soluzione rappresentata dal tasto esc. Vi rimando alla sezione sui salvataggi per tutti i dettagli della mia reazione.

Underworld Ascendant

L’aria dello Stige

Attacchi, parate, schivate e, ovviamente, magie, accompagnate anche esse da quell’alone di mistero che circonda qualsiasi cosa in Underworld Ascendant e che spinge il giocatore verso un approccio sperimentale, tra bacchette da utilizzare per risolvere alcuni enigmi e rune da combinare per ottenere attacchi più potenti. Al netto dei soliti problemi, tra una fisica impazzita e dei nemici decisamente poco svegli, la gestione di queste abilità è uno dei pochi punti a favore del lavoro di OtherSide Entertainment. Per fortuna non tutto è da buttare via nello Stygian Abyss e il design delle ambientazioni visitate possiede un certo carisma e amore per il passato glorioso della serie, anche se l’occhio si abitua in fretta a situazioni e scenari riproposti fin troppo di frequente.

Dal punto di vista prettamente grafico, il titolo prenderebbe anche una buona sufficienza, se non fosse per la mole infinita di bug che alle volte si mangiano interi pezzi di livello con misteriose sparizioni di texture. Underworld Ascendant è un uroboro che si morde la coda da solo, un ciclo continuo di errori di design e sezioni in cui è evidente la mancanza di test e conseguenti fix: il titolo è tradotto in italiano, ma nessuno si è degnato di adattare i caratteri per andare incontro al passaggio dall’inglese alla nostra lingua e così ci sono intere parole che si sovrappongono. Questo esempio finale riporta direttamente all’inizio della recensione: Underworld Ascendant non è un gioco finito.

+ Buona atmosfera
+ L'idea di basare gli enigmi sulla fisica poteva anche essere giusta...
- ... Ma l'applicazione lascia a desiderare
- Incompleto in ogni parte
- Pessima AI
- Level design elementare
- Quest sistem anacronistico

4.0

Fin troppo facile sparare su Underworld Ascendant, la perfetta sintesi tra un insieme di pessime idee in fatto di game design e un lungo elenco di errori tecnici, fra bug e glitch. Spiace constatare lo stato in cui il titolo è stato rilasciato, memori anche degli illustri nomi che accompagnano l’opera, come Spector, Nuerath e Fielder, ma la sensazione è proprio quella di avere fra le mani un prodotto non finito, a cui sono mancati i mesi finali di polishing: magari Underworld Ascendant non sarebbe diventato comunque un capolavoro, ma almeno ci saremmo risparmiati decine di video su YouTube di glitch e imprecazioni.