The Walking Dead: L’Ultima Stagione, la recensione del primo episodio

Recensione
A cura di Francesco Ursino - 12 Agosto 2018 - 0:00

Era il 2012 quanto la prima stagione di The Walking Dead, sviluppata da Telltale, incontrò il grande pubblico. Il successo fu immediato: i fan apprezzarono il modo di narrare le avventure di un uomo tormentato ma buono come Lee, alle prese con un mondo che andava in pezzi e una bambina da accudire. Se state leggendo questa recensione, sapete già come è andata: dopo il primo exploit lo studio americano ha pubblicato altre due stagioni della serie, approfondendo la figura di quello che è diventato nel tempo il personaggio centrale della storia, ovvero Clementine. Sei anni più tardi, dopo episodi emozionanti e altri non così avvincenti, ci ritroviamo a parlare dell’ultima stagione delle avventure ambientate nel mondo creato da Robert Kirkman. Scopriamo allora i temi di maggiore interesse del primo episodio di The Walking Dead: L’Ultima Stagione, chiamato Basta Fuggire.

The Walking Dead: L’Ultima Stagione, la recensione del primo episodio

Ragazzi interrotti
L’inizio di questo primo episodio conferma quanto scrivevamo in sede di commento nella recensione dell’ultimo episodio della stagione scorsa. The Walking Dead: A New Frotiner pare essere stato veramente una qualche sorta di spin-off, visto che dei personaggi principali dei passati episodi non si fa la minima menzione. Smessi i panni Javi, dunque, torniamo a vestire i panni di Clementine, che nel frattempo si è ricongiunta con il piccolo AJ. Il gioco consente ovviamente di importare i salvataggi delle proprie avventure precedenti e, in caso contrario, mette a disposizione un rapido riepilogo di quanto successo nelle stagioni passate, in cui saremo chiamati a compiere alcune decisioni che andranno a costruire il nostro background narrativo. Per capire di cosa stiamo parlando, vi basta collegarvi a questo link, dove troverete la medesima sequenza proposta all’inizio di Basta Fuggire, e potrete preparare un file di salvataggio già pronto per quando inizierete a giocare. Come già successo in passato, le ambizioni di Clementine di vivere alla giornata e al di fuori di qualsiasi comunità sono destinate a fallire, e anche all’inizio di questo episodio la nostra troverà il conforto di un nuovo gruppo di alleati. Possiamo dire, anzi, che la conoscenza di questi nuovi personaggi rappresenta la dinamica più importante di tutto l’episodio. Le figure introdotte hanno una caratteristica piuttosto nuova per la serie: sono tutti giovani o, addirittura, giovanissimi. Senza approfondire troppo i dettagli narrativi, possiamo dire che questa comunità di ragazzi accoglierà Clementine e AJ con iniziale calorosità. Un’altra cosa che abbiamo imparato dall’universo di The Walking Dead, però, è che anche i gruppi più armoniosi nascondono al loro interno segreti perversi, che puntualmente verranno alla luce alla fine dell’episodio, con un epilogo che ci ha convinto solo fino a un certo punto.

Un esempio per il piccolo AJ
Dal punto di vista narrativo i cambiamenti di questa stagione non sembrano riguardare tanto il modo in cui viene raccontata la storia, che vive ancora sulla scelta delle linee di dialogo e sulle decisioni da compiere in tempi stretti, quanto sul rapporto tra i personaggi. Le nostre azioni, infatti, avranno ripercussioni indirette sui comportamenti dei nostri alleati. AJ, ad esempio, osserverà e valuterà tutte le azioni e le frasi di Clementine, e agirà di conseguenza. Allo stesso tempo, il modo di porsi dello stesso AJ e della nostra eroina andrà a modificare l’idea che gli altri ragazzi del gruppo hanno di noi. Tutto ciò avrà il suo peso nelle sequenze finali, dove le nostre azioni porteranno a possibili cambiamenti nell’epilogo. In questo specifico caso, però, ci saremmo aspettati delle reazioni diverse da parte di alcuni personaggi, visto soprattutto quanto fatto nel corso dell’episodio. Il riepilogo delle nostre decisioni, infatti, ora mostrerà anche il modo in cui abbiamo fatto sentire le persone a noi vicine, e non nascondiamo che in alcuni casi siamo rimasti piuttosto sorpresi da come il gioco ha interpretato le nostre azioni.

The Walking Dead: L’Ultima Stagione, la recensione del primo episodio

My darling Clementine
Prima di passare al gameplay, pensiamo sia il caso di approfondire brevemente le personalità con cui abbiamo avuto a che fare in questo primo episodio di The Walking Dead: L’Ultima Stagione. La Clementine della stagione precedente ci aveva particolarmente affascinato. L’avevamo lasciata ancora bambina nella seconda serie e, complice anche il fatto che non la potevamo controllare in prima persona, l’avevamo ritrovata ovviamente cresciuta ma anche matura, e soprattutto più dura e disillusa. Dobbiamo dire che questa stessa impressione non l’abbiamo avuta all’inizio di Basta Fuggire: forse anche complice la presenza di AJ, alcuni comportamenti della nostra ci sono apparsi più “morbidi”, specie nelle primissime fasi di gioco, in cui siamo stati chiamati a compiere una scelta che, secondo noi, la Clementine della terza stagione avrebbe compiuto senza fare tanti preamboli. AJ, invece, ha un caratterino piuttosto esuberante che, per vari motivi, lo metterà al centro della scena, e non sempre in luce positiva. Se è vero che il suo personaggio risente della nostra influenza, è anche vero che il bambino non sembra darci sempre tanta retta, e crediamo che tenerlo a bada e fargli commettere meno sciocchezze possibile sarà probabilmente l’obiettivo numero uno della stagione, sempre ammesso che si possa fare. Gli altri personaggi incontrati sembrano rispondere più o meno a modelli piuttosto semplici da intuire, almeno prima del colpo di scena finale che rimescolerà un po’ le carte in tavola, e che ci lascia curiosi di capire cosa succederà in seguito.

The Walking Dead: L’Ultima Stagione, la recensione del primo episodio

Un attimo: in The Walking Dead si può anche morire?
Il nostro primo impatto con le sequenze per così dire più “action” di The Walking Dead: L’Ultima Stagione è stato piuttosto bizzarro. Il gioco, infatti, durante questi momenti posiziona le telecamere alle spalle di Clementine. Questo cambiamento di prospettiva ha permesso di creare dinamiche più interattive e, volendo, anche meno scriptate. È forse per questo che, durante la prima sequenza di questo tipo, siamo morti un paio di volte dopo essere stati assaggiati dai non morti. Se la memoria non ci inganna, è la prima volta in tutta la saga che abbiamo assistito alla morte del nostro personaggio durante una sequenza del genere. In passato, certo, qualche volta abbiamo dato in pasto il nostro avatar ai non morti, ma più che altro per sfizio, tanto per vedere cosa succedeva. Per morire ci si doveva impegnare, detto in maniera proprio spicciola. In questo nuovo episodio, invece, abbiamo dovuto fare se non altro un minimo di attenzione in più alle nostre azioni, e anche se abbiamo avuto ragione degli zombi facilmente il primo impatto con questo gameplay un minimo più ragionato ci ha spaesato un po’, e questa è una cosa buona. Per il resto, le dinamiche di gioco si basano ancora su quick time event (sebbene meno invasivi che in passato), e propongono la classica alternanza tra fasi di esplorazione e momenti più concitati. È stata introdotta, infine, una nuova tipologia di interazione tra Clementine e gli oggetti. Ogni volta che si passa il cursore su un oggetto, e l’icona presenta un bordo rosso, ciò significa che quell’azione avrà una conseguenza immediata, positiva o negativa che sia.

The Walking Dead: L’Ultima Stagione, la recensione del primo episodio

Arrivò il giorno in cui i non morti parlarono italiano
Iniziamo l’analisi della parte tecnica parlando di un fattore che da sempre è stato al centro di controversie non solo in The Walking Dead, in ma in tutte le serie Telltale. Lo confermiamo in maniera ufficiale: in The Walking Dead: L’Ultima Stagione è presente la localizzazione testuale non solo dei dialoghi, ma anche degli elementi secondari degli ambienti di gioco, come cartelli o indicazioni. La qualità della traduzione in italiano è ottima, e la possibilità di scegliere la grandezza del font rende la leggibilità ottima. Dopo sei anni di richieste, dunque, i fan possono godere fin dall’inizio delle avventure di Clementine in italiano. Dal punto di vista grafico si segnala quello che Telltale chiama stile Graphic Black. Rispetto all’estetica della terza stagione, il cambiamento ci pare vada nel verso giusto, soprattutto nell’ambito della realizzazione dei volti, adesso meno “plasticosi” e maggiormente ricchi di imperfezioni. La carica espressiva dei personaggi, allo stesso tempo, pare essere migliorata, sebbene in alcuni frangenti si noti ancora un po’ di spigolosità. Lo stesso discorso vale anche per le animazioni.


Dopo anni di richieste, è arrivata la localizzazione in italiano
Gameplay che cerca di migliorare alcuni aspetti
Gestione dei rapporti tra i vari personaggi più articolata che in passato


Alcune reazioni di AJ e degli altri personaggi ci hanno spiazzato
I personaggi della terza stagione, per ora, sono finiti nel dimenticatoio


8.0

Arrivati alla fine di questa lunga disamina del primo episodio di The Walking Dead: L’Ultima Stagione, possiamo dire che l’opera Telltale sembra essere decisamente incentrata sul rapporto tra Clementine e AJ. Il bambino, infatti, pare assimilare tutti gli insegnamenti della giovane protagonista, sebbene alcuni suoi comportamenti ci abbiano un po’ spiazzati. Il rapporto con gli altri personaggi presentati nel corso del primo atto, allo stesso modo, sembra essere realizzato in maniera più precisa rispetto al passato, grazie anche al feedback ricevuto alla fine dell’episodio. Rimane qualche dubbio su dove la storia possa andare a parare, e anche la consapevolezza che le vicende della terza stagione, a meno di clamorosi colpi di scena, non siano state altro che un riempitivo. Per il resto, sottolineiamo finalmente l’arrivo della traduzione testuale in italiano, una grafica più curata e un gameplay che prova a rifinire alcune dinamiche in maniera intelligente.




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