The Sinking City recensione | I mali insondabili e sempiterni di Lovecraft

The Sinking City è una delle migliori IP basate sulle opere di Lovecraft, ma qualcosa è andato storto. Scopriamo perché nella nostra recensione.

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A cura di Domenico Musicò - 25 Giugno 2019 - 18:00

Nell’ultimo lustro si è perso il conto delle nuove IP ispirate alle opere di Lovecraft, tuttavia ci risulta davvero difficile riuscire a trovarne qualcuna che spicchi in maniera decisiva. The Sinking City ha avuto sin dall’inizio tutta l’intenzione di colmare questo vuoto, tentando di creare un mondo di gioco che potesse essere visto come parte integrante dell’universo creato dall’autore di Providence. Il modo in cui Frogwares ha proposto l’idea alla base di The Sinking City è senza dubbio affascinante, ma è evidente quanto la software house abbia infine modellato un prodotto incapace di raggiungere tutte le sue ambizioni.

Lovecraftian Horrors

Dopo una lunga serie di giochi basati sul personaggio di Sherlock Holmes, Frogwares sente la necessità di andare oltre e tentare il colpo grosso: con The Sinking City, lo studio ucraino non vuole solo omaggiare Lovecraft, ma far respirare al giocatore la stessa aria misteriosa, decadente e cupa emanata da racconti e romanzi. È un mondo dove i miti di Cthulhu si mescolano ai ruggenti anni ’20 americani; è la rappresentazione di una cittadina fittizia del Massachusetts – Oakmont – dove la crescita economica e dei consumi convive con la presenza del proibizionismo, di segreti sinistri e dei conflitti etnici. È un luogo dove i cittadini praticano riti religiosi e cerimonie talvolta shockanti, dove vogliono proteggere le loro tradizioni a tutti i costi, spesso a discapito dello straniero, mal visto da tutti. Il mondo che affonda è dunque metafora di un’umanità che annega se stessa nel mare della follia, che compie un consapevole suicidio di massa e perpetra un male ancora più terribile di quello che si cela negli abissi.

In tal senso, è calzante il modo in cui vengono rappresentati coloro colpiti dalla cosiddetta sindrome di Innsmouth: con la loro faccia da pesce e i loro volti sfatti e gonfi, sono tacciati di atti mai commessi, sono vittime di denigrazione e terribili atti razzisti, i capri espiatori ideali su cui accentrare le conseguenze delle nefandezze altrui.

Ne viene fuori una presa di posizione politica, sociale ed etica molto chiara, da parte degli sviluppatori, che sono stati capaci di lanciare un messaggio inequivocabile usando parte della mitologia lovecraftiana, con risultati molto buoni. Alla crisi umanitaria galoppante va aggiunta una terribile calamità di origine soprannaturale che ha letteralmente inabissato parte di Oakmont, gettando nella pazzia e nello sgomento gran parte della città. Gli abitanti avvertono la presenza di una grande e indecifrabile forza che non riescono a comprendere, e mentre il caos prende rapidamente il controllo su tutto, nei panni di un investigatore privato con delle agghiaccianti visioni notturne e dei poteri d’intuizione eccezionali, dovrete trovare il bandolo della matassa.

Di base, il nucleo del sistema di gioco di The Sinking City non si distanzia molto da quello della serie Sherlock Holmes. L’apertura del mondo di gioco invece ne cambia alcune dinamiche, come i viaggi rapidi, la ricerca degli indiziati e l’esplorazione dei distretti. Tuttavia l’open world di The Sinking City è piuttosto arretrato rispetto agli standard moderni, vittima com’è di limitazioni tecniche evidenti e una densità piuttosto scarsa, ascrivibile a quella di quasi due generazioni fa. Le zone sono idealmente collegate da piccoli canali d’acqua attraversabili con una barca, che ha la sola funzione di transizione da un punto all’altro, mentre cimentarsi in sessioni di nuoto significa sempre rimanere stritolati da tentacoli mortiferi in una manciata di secondi.

Misteri Sepolti

Va meglio, invece, durante quello che è il fiore all’occhiello della produzione, ossia le fasi investigative. L’Occhio della Mente permette di vedere cose altrimenti invisibili all’interno degli scenari: quando si nota una distorsione agli angoli dello schermo e si ode uno squillo, un’immagine del passato, un’illusione o una traccia sarà lì nascosta e pronta ad essere scoperta. Talvolta, l’Occhio della Mente è in grado di rivelare dei presagi che prendono la forma di figure spettrali, le quali indicano delle direzioni da seguire al fine di giungere nei pressi di un indizio importante.

Quando ci si trova all’interno di un edificio contrassegnato come importante, nel momento in cui si trovano tutti i dettagli fondamentali è possibile operare tramite la Retrocognizione, ossia un’ispezione tra le visioni che emergeranno da uno squarcio temporale. Il compito del protagonista è di assegnare alle visioni un preciso ordine numerico al fine di ricreare l’esatta sequenza dei fatti accaduti, risolvendo dunque il caso ed entrando in possesso di informazioni che sbloccano l’avanzamento nella storia.

Avanzamento che è legato agli obiettivi segnalati nel diario, che tramite documenti e icone specifiche, fanno capire chiaramente quando bisogna usare un oggetto, trovare un luogo, cimentarsi in un dialogo o cercare negli archivi. Quelli del municipio raccolgono informazioni generali sui cittadini e sulle organizzazioni, mentre quelli dell’ospedale e della polizia contengono dati su pazienti e criminali. Tenetelo bene a mente quando sarete alla ricerca di sospettati o personalità chiave.

Le investigazioni del caso principale che state seguendo rivelano indizi immagazzinati in quello che viene chiamato “Palazzo Mentale“. Si tratta di un insieme di prove importanti che vengono tenute a mente all’interno di un’apposita sezione del menù, al cui interno è possibile associare delle deduzioni. In The Sinking City alcune deduzioni hanno diverse interpretazioni, e le diverse interpretazioni portano a conclusioni non univoche. Starà a voi comprendere il caso da tutti i punti di vista e scegliere come completarlo, con conseguenze che hanno un impatto netto sugli equilibri di organizzazioni religiose, potenti famiglie e cittadini.

Impicci e Impacci

Uno degli aspetti meno riusciti di The Sinking City è il sistema di combattimento, che risulta essere approssimativo, pieno di imprecisioni e frustrante. I nemici possono causare danni alla salute mentale e fisica, motivo per cui è sempre un bene non rimanere sprovvisti di medikit o antipsicotici. Il punto è che il sistema di cura è macchinoso, e durante una battaglia concitata è complicato ripristinare le due barre, a meno che non si voglia scappare via da un edificio e tornarci nuovamente, ma si capisce quanto tutto ciò sia profondamente sbagliato. Lo stesso si può dire della lentezza che il protagonista ha nel ruotare su se stesso quando deve colpire i mostri con armi da mischia, e non va di certo meglio con le armi da fuoco.

Innanzitutto, le hitbox sono imprecise, mentre non esiste un chiaro feedback visivo o sonoro su quanto bene stiamo facendo durante una battaglia. Gli avversari, semplicemente, si accasciano d’improvviso e gli scontri, già con un paio di nemici contro, diventano molto caotici e arbitrari. Grazie al cielo, i conflitti costituiscono una percentuale trascurabile di The Sinking City, che è a tutti gli effetti un gioco investigativo all’interno di un open world.

Sebbene l’atmosfera e le musiche siano molto buone e concorrano a ricreare le giuste sensazioni a cui un titolo del genere aspira, The Sinking City appare come un prodotto poco rifinito, come se avesse ancora bisogno di diversi mesi per arrivare sul mercato. I modelli poligonali si ripetono di continuo e capitano situazioni poco credibili come ad esempio conversare con personaggi dalle stesse fattezze; l’espressività dei personaggi non è affatto convincente e gli sguardi sono vacui e assenti; i bug e i glitch sono sin troppi e talvolta si assiste a scene esilaranti e imperdonabili; gli edifici esplorabili sono pochi e con diversificazioni poco rilevanti; graficamente, invece, The Sinking City è un paio di gradini più in basso rispetto alle produzioni più in vista.

E tutto ciò è davvero un gran peccato, perché la storia (tradotta in italiano con sottotitoli) è davvero affascinante e coinvolgente, scritta piuttosto bene e in grado di incuriosire e destare interesse dall’inizio alla fine. Dopo venti ore di gioco potreste ancora tentare di risolvere alcune missioni secondarie stimolanti, mentre altre, considerabili delle banali fetch quest, possono tranquillamente annegare e fare compagnia ai mali ultraterreni che si muovono nell’abisso. The Sinking City non affonda, ma nuota spesso con l’acqua alla gola, talvolta tirandosi su in superficie con affanno, altre volte trascinato giù dal peso di aspettative troppo alte.

- Storia convincente, che farà la felicità degli amanti dell'autore di Providence
- Mondo di gioco che si incastona perfettamente nell'universo lovecraftiano
- Buone meccaniche investigative
- Sistema di combattimento approssimativo e deficitario
- Molti bug, glitch e mancanza di polishing
- L'open world è molto indietro rispetto a quelli visti nella generazione corrente

7.0

The Sinking City dimostra di avere delle ottime e profonde meccaniche legate all’investigazione, affinate dopo anni di giochi dello stesso genere. Ciò nonostante, la voglia di Frogwares di fare il grande passo ha dovuto fare i conti una realtà ben diversa, fatta di grosse limitazioni che minano in modo determinante la qualità complessiva di un prodotto che voleva essere senz’altro migliore di quanto effettivamente ha dimostrato di essere.




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