The Outer Worlds, il racconto di una breve scorribanda nel gdr Obsidian

Estetica, Black Humour.e dialoghi ben scritti per il mix di The Outer Worlds

ANTEPRIMA E3 2019
A cura di Valentino Cinefra - 12 Giugno 2019 - 16:02

Nella cornice dell’E3 2019, abbiamo avuto modo di avventurarci (sfortunatamente hands off) in una missione di The Outer Worlds, il nuovo gioco di ruolo di Obsidian, attesissimo, e da alcuni malignamente considerato “il Fallout fatto bene”. Effettivamente, ad una prima occhiata non si può non notare l’ispirazione alle spalle dello studio (che, peraltro, il franchise lo conosce molto bene). The Outer Worlds però ha, almeno esteticamente, un qualcosa in più, quel guizzo di colori ed inventiva in termini di design che lo rende quasi un “Fallout sotto acidi”. Il mondo, o per meglio dire i mondi, di The Outer Worlds esplodono di colori, di fauna e flora selvagge a volte simili a ciò che siamo abituati a vedere nella realtà di tutti i giorni, ma a volte completamente esagerate ed aliene.

Ma la prova alla fiera di Los Angeles era incentrata più che altro sulla libertà di approccio rispetto alle missioni, pertanto ci concentreremo su questo. Libertà di azione che, da sempre, è un dogma di ogni gioco di ruolo che si rispetti, che sia fantasy, post-apocalittico, con visuale isometrica, prima o terza persona, ed The Outer Worlds non sembra voler incatenare per nessun motivo il giocatore. La missione che il protagonista è chiamato a compiere è quella di annientare un’attività commerciale rivale, uccidendo il suo gestore, per conto di un’imprenditrice senza scrupoli. Perché quello di The Outer Worlds è un mondo pulp fatto di corporazioni e grandi scopi, dove le discussioni si risolvono spesso in punta di pistola, per così dire.

Un’ambientazione tutta da scoprire

Una volta ottenute le informazioni riguardo il nostro bersaglio e la sua posizione, è il momento di partire. L’esplorazione ricorda moltissimo Fallout, inutile negarlo, per il colpo d’occhio e le possibilità offerte. Si può andare dritti al bersaglio, oppure girovagare per esplorare la zona a caccia di nemici prima di concentrarci sull’obiettivo attuale. Da un primo scontro abbiamo avuto modo anche di capire come funziona il combattimento e che, di fatto, The Outer Worlds è uno shooter puro quando si tratta di venire alle mani.

Ci sono ovviamente i punteggi di danno, ma non c’è niente che ricordi lo SPAV o similari: si prende la mira, si spara, si uccide. Lo shooting è molto importante perché le armi possono essere modificate per ottenere effetti particolari, come le munizioni che infliggono danni da shock, fuoco o altri elementi, oppure la possibilità di scatenare degli effetti quando si colpisce una parte del corpo precisa, come la cecità per la testa, oppure il semplice disarmo per il braccio.

The Outer Worlds, l’evoluzione del GDR secondo Obsidian

Ma, essendo pur sempre un gdr, The Outer Worlds offre una serie di opzioni che uno shooter normale non potrebbe offrire. Potenziando il personaggio è possibile sbloccare un perk che permette di analizzare i nemici attraverso un apposito mirino, portando alla luce debolezze, armi equipaggiate ed effettivo utilizzo, danni inflitti, punti ferita, e così via. A questo proposito anche gli alleati possono subentrare nel combattimento, semplicemente sparando oppure offrendo aiuto di vario tipo. Un’altra chicca è il sistema dei difetti. Di tanto in tanto, all’applicarsi di alcuni eventi e condizioni, al giocatore viene offerta la possibilità di ottenere istantaneamente un punto esperienza per l’avanzamento, in cambio di un piccolo malus perenne. Nella demo abbiamo assistito alla possibilità di avere la “robofobia” dopo aver subito parecchi colpi da un robot, che in cambio di un punto esperienza immediato avrebbe diminuito il punteggio di destrezza di poco, ma per sempre.

Sempre gli alleati possono risultare fondamentali anche nelle situazioni sociali. Alla fine della missione, una volta raggiunto il bersaglio dopo essere riusciti ad infiltrarsi agevolmente tra inganni, stealth e travestimenti grazie alle guise olografiche di cui sopra, ed un pizzico di sparatorie, si sono aperte alcune possibilità: onorare il contratto iniziale ed attaccarlo, fare il doppio gioco ed allearsi con lui tradendo la datrice di lavoro, oppure una terza opzione con cui si può consigliare al bersaglio di trovare un accordo con la sua rivale ed evitare spargimenti di sangue. Quest’ultima opzione viene fornita solamente se un membro del party ha delle skill sociali abbastanza alte per quanto riguarda la diplomazia, ed è ovviamente presente.

Pur avendo parecchie similitudini con Fallout, The Outer Worlds ha una sua precisa identità per una serie di motivi: l’estetica, la grande libertà di approccio, humor nero (ci sono degli allevamenti di maiali a cui crescono dei tumori al sapore di bacon, che vengono commercializzati) e molti dialoghi ben scritti, un focus sulla personalizzazione delle armi e l’approccio attivo dei compagni di viaggio. Questa breve scorribanda nel nuovo gdr di Obsidian ci ha convinto, e non vediamo l’ora di avere più tempo a disposizione per esplorarlo di più.




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