The Legend of Heroes Trails of Cold Steel II – Il ritorno della Class VII

Heroes never die

Recensione
A cura di DottorKillex - 4 Giugno 2019 - 10:33

Quasi a voler alleggerire la tensione derivante dall’enorme cliffhanger con cui si era chiuso il primo capitolo, al fine di non far attendere troppo tutti i nuovi giocatori della serie, i ragazzi di Marvelous portano in Europa, a poche settimane dal rilascio del prequel, The Legend of Heroes Trails of Cold Steel II, seguito diretto del titolo recensito su queste pagine solo pochi giorni or sono. Inevitabilmente, considerando la natura stessa del titolo in esame, secondo capitolo di una quadrilogia, seguiranno piccoli spoiler sul finale di Trails of Cold Steel, ed invitiamo quindi tutti i nostri lettori che non abbiano ancora avuto il tempo di portare a termine quel titolo a passare direttamente alla sezioni successive della recensione, quelle riguardanti gameplay ed aspetti tecnici.

Esplorazione

Le ferite di Erebonia

Divisi da un inatteso traditore al termine del primo capitolo, quando le maschere vengono gettate e le reali intenzioni finalmente dichiarate, i membri della Class VII sono ora poco più che granelli di sabbia nel deserto della guerra civile di Erebonia: divisi dall’improvviso colpo di stato dell’alleanza dei nobili, che annovera tra le sue file volti familiari ed a lungo creduti amici, Rean ed i suoi amici sono ormai considerati ribelli e costretti alla clandestinità. Il giocatore, come per tutta la trilogia, seguirà più da vicino le vicende del leader carismatico della classe speciale dell’accademia di Thors, ovvero Rean, per salvare il quale il resto dei membri si è immolato dinanzi al nemico.
Il nostro, a bordo del suo Divine Knight ed in compagnia di Celine, il famiglio di Emma, si risveglia tra le montagne a ridosso di Ymir, nella parte settentrionale dei territori dell’Impero, dove, apparentemente, le truppe provinciali al soldo dei nobili non sono ancora arrivate. Chi ha recentemente giocato Trails of Cold Steel ricorderà che Ymir è, incidentalmente, anche la cittadina natale di Rean, che, difatti, verrà tratto dagli impacci dall’arrivo di Toval, della sorella Elise e della principessa Alfin, e ricondotto a casa sua, dove potrà riabbracciare i genitori adottivi e godersi qualche giorno di relax, prima di un ulteriore, violento attacco delle truppe deli golpisti.

L’attacco viene respinto, ma il prezzo da pagare è salatissimo: il padre di Rean, il barone Teo Schwarzer, giace a letto incosciente in seguito alle gravi ferite riportate in battaglia, e, soprattutto, una mercenaria agli ordini di Vita Clotilde rapisce tanto la principessa quanto la sorella minore del nostro.
Di qui prendono il via le vicende di questo seguito, con Rean e Toval che si mettono in marcia per riunire tutti i membri della Class VII, gli unici a poter contrastare le armate dei nobili e salvare, nel contempo, la principessa Alfin ed Elise. Dopo il maestoso lavoro di world building e di introduzione di personaggi, casate e rapporti del primo capitolo, la narrativa di Trails of Cold Steel II può permettersi un ritmo decisamente migliore, scevra da lungaggini introduttive di sorta, e l’impatto emozionale della situazione socio-politica che fa da sfondo alla trama è sensibilmente superiore a quello della tranquilla vita scolastica comunque apprezzato nel prequel. Ne consegue che, al netto dei gusti personali e tenendo bene in mente che solo alcuni archi narrativi troveranno una loro conclusione entro questo secondo capitolo, la storia narrata nelle decine di ore necessarie per arrivare ai titoli di coda appassiona, emoziona e lascia con il fiato sospeso in più di un’occasione, grazie anche al legame empatico che molti giocatori avranno sviluppati con tutti e dieci i membri della Class VII.

Dialogo

Ancora meglio

Il nocciolo del gameplay, com’era facile intuire, è rimasto completamente immutato: pad alla mano, Trails of Cold Steel II non solo non si discosta dal predecessore ma, anzi, sembra fare di tutto per restituire un feeling di familiarità già a partire dai controlli, avendo mantenuto intatti i menu, la mappatura dei comandi e tutte le scorciatoie predefinite per accedere alla mappa, al viaggio rapido o alla monumentale enciclopedia interna dei personaggi. Iniziamo subito, visto che lo abbiamo citato, con il viaggio rapido, una delle più gradite novità rispetto al prequel: in linea con la struttura meno lineare di questo seguito, al giocatore, fatto salvo il primo terzo dell’avventura, sarà concesso di spostarsi liberamente tra tutte (o quasi, alcune sono inaccessibili per motivi legati alla trama) le regioni di Erebonia già esplorate durante i field study del capitolo precedente, dando un respiro assai più ampio all’avventura, nonostante la relativa limitatezza delle mappe.
Le altre due novità più significative in termini di meccaniche di gioco sono rappresentate dall’introduzione delle battaglie a bordo dei mech e, soprattutto, dell’Overdrive, ulteriore asso nella manica offerto ai giocatori durante gli scontri a turni.

Special move

Le battaglie a bordo dei mech, che avevano già fatto un rapido cameo durante le ultimissime fasi di Trails of Cold Steel, somigliano assai più a dei match di carta – forbici – sasso che non a vere e proprie schermaglie a turni, visto che si risolvono più con l’attenta osservazione ed un pizzico di trial and error che non con la forza bruta.
Si tratta, in altre parole, di capire dove e quando colpire il nemico, leggendo le sue stance durante lo scontro, così da accumulare punti link necessari per infliggergli poi un colpo fatale.
Di per sè tutt’altro che entusiasmanti, questi scontri servono comunque allo scopo di variare un po’ la formula base e donare spettacolarità (il design dei mech è molto gradevole) ad un titolo che è tutto fuorché bello da vedere. Ben più incisiva nell’economia di gioco è invece l’Overdrive, una nuova dinamica che consente, inizialmente solo a Rean e poi anche ad altri membri del gruppo, di curare tutto il party e usufruire di tre turni consecutivi, così da poter capovolgere le sorti anche delle battaglie più disperate.
L’indicatore da riempire per avvalersi di questa nuova abilità tiene conto dei danni inflitti e dei punteggi ottenuti a fine combattimento, e tende a premiare, quindi, un utilizzo accorto delle abilità a disposizione del giocatore.

Combat System

Soprattutto per coloro che dovessero decidere di cimentarsi con i livelli di difficoltà superiori (quelli che consigliamo ai veterani dei giochi di ruolo giapponesi), l’Overdrive si rivelerà una risorsa fondamentale per uscire dalle secche degli scontri con i boss più ostinati. Al netto di queste aggiunte, e della possibilità di importare il salvataggio del primo capitolo per quanti lo avessero terminato, Trails of Cold Steel II è il medesimo, ottimo JRPG apprezzato solo qualche settimana fa, che basa il suo successo non solo su un combat system granitico, per quanto classico, ma anche su un cast di personaggi eccellentemente caratterizzati ed una caterva di attività secondarie, alle quali in questo secondo capitolo si aggiunge lo snowboard (disponibile ad Ymir a partire da un certo punto della campagna), che ha contribuito non poco all’aumentare del nostro monte ore in sede di recensione.

The legend of heroes trails of cold steel 2

Altro lato della medaglia

Come già evidenziato, Trails of Cold Steel II è, più che un vero e proprio seguito, la seconda metà del medesimo gioco, diviso per ragioni di opportunità e di durata dal prequel ma assolutamente affine per modalità di gioco, combat system e ritmo generale. Questo medesimo discorso si applica anche all’aspetto tecnico, praticamente immutato rispetto a quanto scritto solo qualche settimana fa in occasione della recensione di Trails of Cold Steel: i miglioramenti più evidenti sono da ricercarsi nell’aumento di risoluzione rispetto alle versioni PS3 e Vita, all’aggiunta di numerosissime scene doppiate (nonchè al nuovo doppiaggio di alcune rispetto alla versione del 2016) e alla possibilità di velocizzare le fasi di esplorazione, dialogo e combattimento, utilizzando il Turbo Mode, attivabile alla pressione del grilletto sinistro.
In quanto a character design, bestiario nemico e performance il gioco è identico al predecessore, sebbene l’aggiunta dei mech (o Divine Knights, come sono chiamati nel gioco) aggiunga un tocco di classe alla produzione.

Dialogue

Certo, l’ultima fatica Falcom non è esattamente il workbench ideale per mostrare i muscoli della propria PS4 Pro agli amici, e per godere appieno dell’opera è opportuno tenere sempre a mente le sue umili origini portatili, ma la bontà del sistema di gioco e della scrittura sono più che sufficienti per sorvolare su qualche texture bruttina e su animazioni legnose.
L’unico, piccolo passo avanti va fatto segnare nel comparto audio, visto che la colonna sonora, eccellente come da tradizione della software house nipponica, riesce a superare quella, pur ottima, del predecessore (a partire dal battle theme standard), ponendosi così nell’olimpo delle migliori fin qui ascoltate su Playstation 4.
Come per la prima avventura dei ragazzi dell’accademia militare di Thors, Trails of Cold Steel II richiederà da un minimo di una sessantina di ore fino ad un massimo di quasi un centinaio, qualora voleste dedicarvi a fondo alle numerose missioni secondarie o ai passatempi come il divertentissimo Blade e la pesca.

+ Meno lento ad ingranare del predecessore
+ Combat system ulteriormente perfezionato
+ Un centinaio di ore di contenuti, tra principali e secondari
+ Colonna sonora stellare
- Necessario aver giocato il prequel
- Tecnicamente obsoleto

8.4

Più libero a livello narrativo dai vincoli di world building e di introduzione di un complesso mondo e di decine di personaggi rispetto al primo capitolo, The Legend of Heroes Trails of Cold Steel II ne mantiene intatta l’ossatura portante, ma colpisce ancora di più nel segno con una serie di colpi di scena ben congegnati.

Inutile aggiungere quanto questo titolo sia imprescindibile per quanti abbiano apprezzato il capostipite, e quanto, al contrario, sia sconsigliato ai neofiti, che dovrebbero partire da Trails of Cold Steel per apprezzare la vastità della trama e la caratterizzazione dei personaggi.

Se a questo si aggiunge una colonna sonora ancora più strabiliante che in passato, distribuita su settanta ore abbondanti di contenuti, appare evidente che ci troviamo di fronte ad uno dei migliori JRPG del catalogo PS4.




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