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Tastiera Mountain Everest Max | Recensione – Non si torna più indietro

Abbiamo messo alla prova la tastiera da gaming Everest Max, che potete usare su PC e console: difficile tornare indietro.

C’è una cosa molto soddisfacente che può succedere a chi è abituato a giocare con una tastiera meccanica: trovare gli switch perfetti per le sue necessità. È quello che ci è successo quando ci siamo misurati con la tastiera meccanica Mountain Everest Max, una proposta modulare pensata proprio per i videogiocatori – ma capace di sedurre anche il più stakanovista degli utenti, che cerca magari una soluzione utile anche per il lavoro.

Dopo avervi raccontato le nostre impressioni sulla Mountain Everest 60, vera e propria versione ridotta che apportava alla Max alcuni cambiamenti e presentava degli switch proprietari, vediamo in questa recensione perché Mountain Everest Max è una tastiera gaming da cui è davvero difficile tornare indietro.

Mountain Everest Max: cosa c’è nella scatola

Il packaging della tastiera è fatto per colpire e per rimanere impresso, ancora più di quanto ci è accaduto con la confezione della Everest 60: strutturato come un vero e proprio cofanetto, è impostato su due livelli, con il vano principale dedicato alla Everest Max e tanti piccoli cassettini, con confezioni apposite, per i suoi accessori.

Al suo interno è possibile trovare:

  • Tastiera Mountain Everest Max (layout italiano)
  • Poggiapolsi magnetico imbottito
  • Manuale istruzioni

I cassettini, invece, sono dedicati a:

  • Personalizzazione: include piedini magnetici aggiuntivi, accessorio per rimozione di pulsanti e switch, sample dei diversi switch, tasto esc standard;
  • Media Dock
  • Tastierino numerico
  • Cavi: include cavo USB-C in filo intrecciato e prolunga per collegamento modulare.

Va da sé, anche solo da come sono articolati i contenuti all’interno della scatola, che parliamo di un prodotto di fascia molto alta, che cura ogni dettaglio e che in questa variante propone tutte, davvero tutte, le possibili opzioni pensate da Mountain per un’esperienza modulare.

La tastiera Everest Max è disponibile anche con layout italiano

Il design: com’è una tastiera modulare

Everest Max funziona proprio come state pensando: ha un corpo unico, quello centrale, mentre tutto il resto è modulare – ossia si può applicare solo se lo si vuole e se ne ha bisogno. In alternativa, si può anche solo collegare all’occorrenza. All’interno della confezione è infatti possibile trovare il tastierino numerico rimovibile, che si può collegare a propria discrezione a sinistra o a destra della tastiera, perché questa presenta la porta USB da entrambi i lati e il tastierino stesso si adatta, con uno spinotto estraibile.

Il tastierino è anche dotato di quattro pulsanti con display, che permettono di richiamare delle funzioni rapide che sarete voi a programmare e scegliere (ma solo su Windows), che vedremo a breve nel paragrafo sull’esperienza d’uso.

È anche incluso un media dock: si tratta di una serie di tasti per il controllo del media center del vostro computer, dotato perfino di un piccolo display a colori che vi permette di gestire direttamente dalla tastiera diverse opzioni dell’esperienza d’uso.

Potete decidere se collegare gli accessori e dove collegarli

A completare la modularità della periferica è anche la presenza di un poggiapolsi imbottito, da collegare solo se lo si vuole, e quella dei piedini magnetici che permettono di alzare a propria discrezione la tastiera. Tutti gli elementi citati possono essere usati oppure no, completamente a vostra scelta – il che rende Everest Max una proposta incredibilmente duttile, capace di prendere la forma a voi più congeniale, contrariamente alle periferiche rigide dove siete voi a dovervi adattare a quanto propongono.

Al di là delle numerose scelte offerte dalla modularità, la tastiera colpisce per la qualità costruttiva eccezionale, proprio come era accaduto con la sorella minore Everest 60: parliamo di un corpo realizzato con due placche in alluminio, solido, ben rifinito, elegante, piacevole al tatto. Le due placche sono separate da una striscia LED RGB che fa felici gli amanti delle soluzioni dai colori vivaci e, nella parte inferiore, sono presenti delle calamite sui quattro angoli, che permettono di applicare i piedini magnetici per alzare la tastiera.

Sono anche presenti delle calamite per l’applicazione del poggiapolsi: se l’idea di applicarlo senza incastri è molto immediata, è anche vero che si tratta di uno dei pochissimi difetti della tastiera, perché ci è capitato di spostare la Everest Max lungo la scrivania, con il poggiapolsi che si è inevitabilmente staccato, rimanendo sul posto.

Con la prolunga potete anche usare il tastierino numerico tenendolo lontano dal corpo centrale

La tastiera presenta una porta USB per il collegamento al vostro PC nella parte centrale del retro, con una guida in cui inserire il cavo per evitare che rimanga volante: una scelta di design elegante e ben realizzata. Interessante notare, però, che potreste collegare il cavo di alimentazione anche sul dorso a sinistra o sul dorso a destra – nelle stesse porte dove potete scegliere di collegare il media dock.

E, ancora, Everest Max presenta una porta USB al centro del dorso, perfetta se dovete ricaricare un dispositivo mentre la usate, e ne ha due USB-C ai lati, per permettervi di decidere dove sistemare il tastierino numerico.

Parliamo, insomma, di una periferica dotata davvero di qualsiasi comodità vi venga in mente, che non lesina sulle porte perché le sposa alla sua filosofia modulare: non solo vuole permettervi di scegliere se collegare o no una sua parte, ma offre anche diverse opzioni di scelta sul dove collegarle.

A tal proposito, il piccolo cavo-prolunga incluso nella confezione consente, ad esempio, di collegare il tastierino numerico tenendolo a qualche centimetro di distanza dalla tastiera vera e propria, magari per favorire una maggior comodità nella vostra postazione, o perché avete poco spazio di lato sulla scrivania e preferite sistemarlo sulla porta dorsale, tenendolo più in alto.

Il retro del tastierino numerico, con il perno che permette di decidere da che lato far sporgere lo spinotto USB-C

La qualità costruttiva è di livello molto alto ed è evidente anche solo al tocco che i designer di Mountain abbia soppesato molto bene ogni scelta. Il risultato è una tastiera capace di colpire al primo impatto – e di conquistare, anche di più, una volta che si comincia a utilizzarla.

Switch meccanici ed esperienza d’uso

Il sample che abbiamo ricevuto per la nostra recensione montava degli switch Cherry MX Brown: considerando che veniamo da molti anni in compagnia id una tastiera con Cherry MX Blue, siamo rimasti piacevolmente sorpresi dalla loro risposta.

Gli switch marroni consentono infatti di mantenere lo stesso feedback tattile dei blu, ma sono meno rumorosi e danno meno la sensazione di “macchina da scrivere”, ibridandosi un po’ ai più silenziosi switch rossi, che richiedono meno forza di attuazione.

In questo caso, parliamo di switch con una corsa da 2 mm e nessun click udibile al momento della pressione, che sono stati stabilizzati, fissati manualmente e lubrificati uno per uno dal produttore. Inoltre, sotto lo “strato” in cui sono applicati gli switch è presente una schiuma che attutisce il loro rumore.

Il risultato? Una delle migliori esperienza di digitazione che abbiamo mai avuto. Raramente ci è capitato di sbagliare una battuta e se questo è molto comodo per il lavoro – considerando quanti caratteri la sottoscritta destina ogni giorno a SpazioGames! – potete immaginare quanto piacevole sia la cosa durante un’esperienza di gioco.

L'esperienza di digitazione è semplicemente impari, anche in-game

Gli switch Cherry MX Brown lubrificati da Mountain sono un piacere da premere e durante le nostre partite su Cyberpunk 2077, su The Sims 4, su Sid Meier’s Civilization VI e anche su Ghostrunner siamo rimasti colpiti in positivo dal loro feedback: la pressione è rapida e sicura, senza lag, con il risultato che sebbene non si tratti dei più istantanei switch MX Red ci siamo sentiti sempre al centro dell’azione e in totale controllo.

Personalmente, abbiamo provato solo degli switch più piacevoli di questi (e trattati così dal produttore), ed erano quelli proprietari di Mountain nella già citata Everest 60 – che erano stati sottoposti a un trattamento simile di lubrificazione e imbottitura per attutire gli impatti sulla scocca. Se quello che vi interessa più di ogni altra cosa è insomma la risposta degli switch, sappiate che l’abbiamo ritenuta ottima e che non c’è mai, davvero mai, la sensazione di avere per le mani una soluzione raffazzonata o economica – cosa che Everest Max non è, nemmeno alla lontana.

Vale anche la pena sottolineare che tutti gli switch sono estraibili e sostituibili: questo significa che, con l’attrezzo in dotazione, potreste magari decidere di sostituire gli switch sotto i pulsanti WASD per cambiarli con quelli Red, ad esempio. La modularità portata all’estremo si vede, decisamente, anche in questo.

Software, compatibilità e personalizzazioni

Esattamente come Everest 60, anche Everest Max poggia sul software Base Camp, che permette di gestirne le personalizzazioni e le caratteristiche, ma solo su Windows. Questo significa che, se doveste collegare la tastiera a Mac OS, funzionerebbe comunque, ma non sarebbe possibile approfittare di alcune delle sue impostazioni che passano per il software.

Alcune personalizzazioni passano direttamente dal Media Dock

Come avevamo detto nell’altra recensione, il software non è sempre impeccabile né intuitivo, ma svolge in modo piuttosto diretto il suo lavoro. Da qui è possibile, ad esempio, modificare la retroilluminazione RGB che anima tutta la tastiera, ma anche disabilitare i pulsanti che non volete interferiscano con la vostra esperienza di gioco, o impostare delle macro, o assegnare dei ruoli da scorciatoia a qualsiasi tasto.

Soprattutto, potete personalizzare i tasti funzione del tastierino numerico. I quattro tasti-display funzionano esattamente come quelli della famosa Stream Deck di Elgato (potete vederla su Amazon) e le funzioni sono compatibili con OBS, noto software per lo streaming. Questo significa che Everest Max vi consente di avere quattro scorciatoie per le vostre dirette, impostabili dal software, senza il bisogno di comprare uno Stream Deck apposito.

Potete anche usare questi pulsanti per tutt’altro: potete, ad esempio, impostarne uno perché mandi in stand-by il PC, o uno affinché apra la calcolatrice di sistema, se avete parecchi conti da fare. Oppure potete impostare una scorciatoia per l’apertura di un gioco, o di una cartella: le possibilità sono tantissime e siamo sicuri che i giocatori più esigenti – e gli streamer – ci faranno un pensierino.

In questo caso, più che mai, i pulsanti non assolvono le loro funzioni su Mac OS: se li imposterete collegando la tastiera su Windows e passando per Base Camp, una volta ricollegata a Mac OS mostrerà le icone che gli avete detto sui diversi display, ma i pulsanti non faranno nulla se premuti.

Il tastierino numerico ha quattro tasti che possono essere usati come quelli di uno Stream Deck su OBS (e altre app)

È possibile anche personalizzare il display circolare del Media Dock: potete cambiare l’immagine che compare quando è in stand-by, ad esempio. Il Media Dock di per sé consente di sbizzarrirsi a modificare alcuni aspetti della Everest Max, rappresentando un ulteriore aggeggio di divertimento per chi, come la sottoscritta, ritiene la propria tastiera un oggetto di culto.

Direttamente ruotando il display circolare si può modificare il volume dell’audio del PC (e del Mac, perché in questo caso funziona), ad esempio, ma si può cambiare anche la retroilluminazione della tastiera, la sua luminosità, scegliere un diverso profilo per cambiarne le impostazioni, o vedere addirittura l’utilizzo attuale della CPU, della GPU, della RAM, del Wi-Fi e dell’HDD.

Si tratta di un’aggiunta che, a sua volta, grida fascia alta da ogni centimetro: non è un accessorio strettamente necessario per un videogiocatore, ma è un plus che gli amanti dei gadget tecnologici ameranno senza riserve.

Disponibilità e prezzi

Come era lecito immaginarsi, una soluzione così attenta ai dettagli – anche a quelli che per molti potrebbero essere superflui – ha un costo tutt’altro che economico. Disponibile dal 2020, la tastiera è proposta a 149,99 euro per il solo corpo centrale TKL privo di qualsiasi accessorio. Sul sito ufficiale, la versione Everest Max di base è venduta a partire da 249,99 euro di listino, con inclusi la tastiera, il tastierino numerico con i quattro display, il Media Dock, il poggiapolsi e tutti gli extra che abbiamo già approfondito nella recensione.

In una conversazione con il produttore abbiamo appreso che su rivenditori come Amazon la tastiera è proposta a prezzi superiori da terze parti, ma non si tratta del costo raccomandato da Mountain, che ammonta a quanto vi abbiamo appena indicato. È la conferma che si tratta di una soluzione di fascia alta, ma che permette di portare a casa una qualità costruttiva francamente impari rispetto a quanto abbiamo provato in precedenza, destinata però ai soli keyboard enthusiast.

Tastiera Mountain Everest Max

Mountain Everest Max è davvero una tastiera pensata per i videogiocatori che non accettano compromessi. La sua esperienza di digitazione, nel nostro caso con layout ITA e switch Cherry MX Brown lubrificati a mano dal produttore e attutiti dallo strato in schiuma, è una di quelle da cui è davvero difficile (o impossibile) tornare indietro. Con una qualità costruttiva impressionante, che rende la periferica sia bella da vedere che solida e affidabile, Everest Max è una soluzione raccomandata soprattutto agli enthusiast, pronti a farsi rapire e affascinare dalla sua modularità e dalle sue peculiarità, come il tastierino numerico con i tasti funzione dotati di display e il media dock con il suo LCD. Per gli altri, queste aggiunte potrebbero essere dei plus che magari finirebbero presto con il non sfruttare a sufficienza, con il risultato di pagare tanti soldi per una tastiera che di suo li vale tutti, ma che finirebbero per valorizzare solo in parte.

Pro

  • Qualità costruttiva fuori scala
  • Esperienza di digitazione da cui è impossibile tornare indietro
  • Modularità esagerata
  • Bella da vedere e personalizzabile ai massimi livelli

Contro

  • Il poggiapolsi a calamita si stacca facilmente appena spostata la tastiera
  • Viene penalizzata nell'uso su Mac OS
  • Software BaseCamp migliorabile