Ci sono notizie che, nel momento in cui arrivano, non stupiscono più di tanto. Non perché non siano necessariamente clamorose in senso assoluto, ma perché vanno a colpire esattamente quel punto in cui, negli ultimi anni, abbiamo costruito convinzioni, appartenenze e una quantità francamente imbarazzante di guerre da social (senza contare che io ormai non mi stupisco più dal 1982).
Quella di oggi è una di queste. PHYSINT, il nuovo progetto di Hideo Kojima, non sarà più realizzato in collaborazione con PlayStation Studios. Sony ha comunicato di essersi tirata indietro dal progetto, mentre Kojima Productions ha annunciato l'espansione della partnership con XBOX, che pubblicherà il gioco.
La cosa è stata confermata ufficialmente da XBOX e dallo stesso Kojima, che ha spiegato come a metà giugno fosse arrivata a Kojima Productions la comunicazione relativa alla cancellazione del progetto da parte di SIE e come, nei tre mesi successivi, lo studio abbia cercato un nuovo partner.
Quindi no, PHYSINT non è morto. È successo qualcosa di molto più interessante, e per certi versi molto più significativo: è cambiato il suo destino industriale.
Ciao ciao, eredità di Metal Gear
Quando PHYSINT venne presentato, il suo significato andava ben oltre quello di una semplice nuova produzione di Kojima Productions. Era il ritorno dichiarato del suo autore al genere dell'action stealth, dopo l'esperienza di Death Stranding. Era il progetto che molti avevano immediatamente associato a Metal Gear Solid, pur senza avere ancora visto praticamente nulla.
E qui sta già il primo problema. Abbiamo passato anni a raccontarci che PHYSINT sarebbe stato una sorta di erede spirituale di Metal Gear Solid, come se Kojima fosse obbligato a ripetere se stesso. Come se ogni volta che il designer giapponese annuncia qualcosa debba necessariamente esistere una casella mentale in cui infilarlo.
Non sappiamo ancora che gioco sarà PHYSINT. Non sappiamo quanto sarà vicino alla filosofia di Metal Gear, quanto sarà cinematografico, quanto sarà sperimentale, né quale sarà realmente il suo gameplay. Sappiamo però che Kojima Productions ha deciso di portarlo avanti nonostante l'uscita di scena di Sony.
E questo, personalmente, mi interessa molto più dell'ennesima discussione su quale console sia “la migliore”. Ma perché Sony ha mollato PHYSINT? Qui bisogna fare una distinzione fondamentale tra fatti e interpretazioni.
Tutto il resto, al momento, è il solito campo delle speculazioni. È molto facile leggere questa storia e concludere che Death Stranding 2 abbia venduto poco, che Sony non creda più nelle produzioni single player autoriali e che quindi abbia deciso di liberarsi di Kojima. Ma la realtà è più complessa.
Le stime di Alinea Analytics indicavano circa 1,7 milioni di copie di Death Stranding 2: On the Beach su PS5 nel periodo analizzato, un risultato definito dagli stessi analisti come “middling”, cioè non particolarmente brillante rispetto alle aspettative e alla scala del progetto. Successivamente, con il lancio PC, il gioco ha superato quota 2 milioni complessivi secondo le stime della stessa società.
È dunque ragionevole pensare che i numeri commerciali possano avere avuto un peso? Certamente. Possiamo però dire che Sony ha cancellato PHYSINT perché Death Stranding 2 ha venduto poco? No. Non ancora. E francamente sarebbe troppo facile.
Oggi tutto deve vendere subito
Questa storia, per me, racconta qualcosa di più ampio sul mercato contemporaneo. Un videogioco AAA è diventato una macchina industriale talmente costosa che ormai anche un progetto fortemente autoriale deve continuamente giustificare la propria esistenza attraverso numeri, previsioni, engagement, monetizzazione e possibilità di espansione.
Non basta più fare un grande gioco, deve essere un grande investimento, avere un pubblico enorme, deve possibilmente diventare una IP. Insomma, deve poter vivere per anni, e magari funzionare su più piattaforme, in modo da avere un ritorno economico prevedibile.
E soprattutto, possibilmente, non deve far paura a nessuno. Ed è proprio qui che figure come Kojima diventano interessanti. Perché la sua carriera è costruita esattamente sulla possibilità di fare cose che, sulla carta, non dovrebbero funzionare.
Death Stranding era un rischio, un gioco basato sulla consegna di pacchi, sulla connessione tra persone, sulla solitudine, sull'attraversamento di paesaggi apparentemente vuoti. Un progetto che una parte del pubblico aveva già bollato come “walking simulator” prima ancora di comprenderne davvero la natura.
Poi è arrivato Death Stranding 2, ancora più costoso, ancora più strano, ancora più convinto di voler essere esattamente quello che voleva essere. E adesso PHYSINT cambia casa.
XBOX ha salvato il progetto?
La narrativa secondo cui “XBOX ha salvato Kojima” è affascinante, ma anche questa va maneggiata con cautela. Dal punto di vista concreto, però, una cosa è evidente: XBOX ha accettato di proseguire là dove PlayStation ha deciso di fermarsi.
La partnership con Kojima Productions era già nata intorno a OD, il progetto horror sviluppato con XBOX. Ora l'accordo si allarga a PHYSINT, e XBOX parla esplicitamente di pubblicazione del progetto.
Ed è difficile non cogliere l'ironia. Per anni abbiamo assistito alla guerra tra fan PlayStation e XBOX come se le multinazionali avessero bisogno della nostra fedeltà emotiva. Come se comprare una console significasse sottoscrivere un contratto matrimoniale con un'azienda.
Nel frattempo, Kojima Productions cambia partner. Il progetto che molti immaginavano come una delle grandi produzioni PlayStation del futuro finisce sotto l'ombrello XBOX. E il mondo continua a girare al contrario.
Questa vicenda dovrebbe insegnarci una cosa che, evidentemente, abbiamo dimenticato: le aziende non sono tifoserie, sono... aziende. Prendono decisioni economiche. Fanno valutazioni sui rischi. Tagliano progetti. Spostano investimenti. Cambiano strategie. Possono spendere centinaia di milioni per un'idea e poi decidere che quella stessa idea non è più conveniente.
Non c'è niente di romantico in questo, e forse è proprio questo il lato più amaro della faccenda. Da giocatori ci affezioniamo agli studi, ai creatori, alle saghe. Pensiamo che esista una continuità naturale tra ciò che amiamo e ciò che vedremo domani. Poi arriva una riunione in qualche ufficio, qualcuno fa due conti e un progetto che aspettavamo da anni cambia completamente direzione.
È successo a PHYSINT, e continuerà a succedere. Ma almeno questa volta non abbiamo perso il gioco, ed è questa, alla fine, la parte positiva.
PHYSINT esiste ancora. Kojima Productions ha trovato un nuovo partner e ha dichiarato di voler continuare lo sviluppo. XBOX ha scelto di investire nel progetto e di ampliare una collaborazione che già comprende OD.
Non sappiamo quando lo vedremo, così come non sappiamo quanto sarà diverso dalla versione pensata insieme a Sony. Non sappiamo quali piattaforme coinvolgerà nel dettaglio, né quanto questa nuova collaborazione cambierà ambizioni e dimensioni del progetto.
Ma sappiamo che non è stato cancellato. E, considerato il periodo che sta attraversando l'industria, non è affatto una cosa scontata.
Viviamo in un mercato nel quale giochi annunciati anni fa spariscono nel silenzio, studi vengono ridimensionati, progetti vengono cancellati quando sono già in sviluppo e produzioni apparentemente intoccabili finiscono improvvisamente sul tavolo dei tagli.
In questo scenario, vedere un progetto che perde il proprio partner ma trova comunque il modo di andare avanti dovrebbe essere quasi una piccola anomalia positiva.
Il paradosso finale
La parte che trovo più interessante, però, è un'altra. PHYSINT nasceva come uno dei grandi progetti PlayStation del futuro. Oggi, proprio a causa della decisione di PlayStation, è diventato uno dei progetti XBOX più curiosi dei prossimi anni (assieme a OD, il titolo horror sempre in mano a Kojima).
È una di quelle situazioni che rendono improvvisamente ridicole tutte le certezze con cui affrontiamo il videogioco. “Kojima è PlayStation.” No. “Kojima farà sempre giochi PlayStation.” No. “XBOX non ha interesse per il single player autoriale.” Nemmeno.
Il mercato non funziona così. Io, personalmente, preferisco guardare la questione da un'altra prospettiva: un autore ha rischiato di perdere il proprio progetto, ha cercato un nuovo interlocutore e lo ha trovato. Un'azienda ha deciso di fare un passo indietro. Un'altra ha deciso di fare un passo avanti.
Adesso tocca a Kojima dimostrare che quel progetto meritava davvero di sopravvivere. Perché una cosa è certa: se PHYSINT arriverà sul mercato e sarà davvero all'altezza delle ambizioni che Kojima ha promesso, tra qualche anno nessuno si ricorderà più di quale logo ci fosse sopra al progetto nel momento del suo annuncio. Ci ricorderemo del gioco. E forse è l'unica cosa che, alla fine, dovrebbe contare davvero.