Ci sono anniversari che passano in silenzio, come se nessuno si fosse accorto di niente. Quello di Bloodborne appartiene tristemente alla seconda categoria.
Undici anni. Un decennio abbondante in cui Hidetaka Miyazaki e il suo team hanno consegnato alla storia del medium uno dei titoli più amati, discussi, studiati e riveriti degli ultimi vent'anni. E Sony? Niente, semplicemente.
Il 24 marzo 2015 Bloodborne arrivava nei negozi nordamericani, seguito a stretto giro dal resto del mondo. Fu subito chiaro che non si trattava di un semplice gioco: era un'esperienza capace di ridefinire il genere dei soulslike con la sua estetica vittoriana corrotta dall'orrore cosmico di Lovecraft, un combat system brutale e reattivo come niente prima, e un senso di scoperta che pochi titoli hanno saputo replicare.
I numeri lo confermano: oltre sette milioni e mezzo di copie vendute, un dato notevole per quello che, sulla carta, avrebbe dovuto essere un'esclusiva di nicchia. La critica lo incoronò capolavoro, i giocatori ne fecero una religione. Eppure, Bloodborne nel 2026 gira ancora come girava nel 2015.
Un incubo traballante
Trenta fotogrammi al secondo, bloccati e traballanti, che ancora oggi rendono l'esperienza meno fluida di quanto il gioco meriterebbe. Non c'è stato un aggiornamento next-gen, non c'è stata una patch per PS5, non c'è stata nemmeno quella minima cortesia istituzionale che Sony ha riservato ad altri titoli ben più ordinari.
Bloodborne continua a essere giocato su PS5 esclusivamente in retrocompatibilità, senza alcun miglioramento tecnico ufficiale. Un titolo che su PS4 non ha mai offerto prestazioni eccelse, e che su PS5 gira esattamente allo stesso modo.
Il paradosso è che il problema è tecnicamente risolvibile, e lo sappiamo da anni. Già nel 2021, lo sviluppatore Lance McDonald aveva dimostrato che Sony potrebbe rilasciare una patch ufficiale per portare Bloodborne a 60fps senza nemmeno dover aggiornare l'SDK del gioco, esattamente come avevano fatto per altri titoli dell'era PS4. Non sarebbe questione di mesi di lavoro: sarebbe questione di volontà. Ma quella volontà evidentemente non c'è mai stata.
E non è che Sony non abbia avuto le risorse o l'interesse per i remake e le remaster in questi anni. Tutt'altro. L'annuncio di edizioni rimasterizzate di titoli come Days Gone e Horizon Zero Dawn (giochi che avevano oggettivamente meno bisogno di essere aggiornati) ha alimentato la frustrazione della community, che si è trovata a guardare Sony lucidare titoli secondari mentre il suo gioiello più prezioso raccoglieva polvere.
È diventato quasi un meme, una barzelletta che però fa ridere sempre meno col passare degli anni. E nel mentre, la community non è rimasta ferma ad aspettare.
I modder su PC, tramite l'emulatore ShadPS4, hanno già dimostrato cosa potrebbe essere Bloodborne con un hardware adeguato: i miglioramenti visivi ottenuti tramite emulazione su PC hanno mostrato in modo netto cosa il gioco avrebbe potuto essere con un trattamento degno.
Qualcuno ha addirittura girato il titolo in 4K a 60fps su PC nel 2026. Non Sony, non FromSoftware, degli appassionati nel loro tempo libero. È la fotografia perfetta dell'abbandono istituzionale di questo titolo. Niente port su PC. Niente remaster. Niente patch. Niente.
E intanto Sony, con l'altra mano, ha inviato lettere per niente amichevoli agli autori di progetti fan-made come Bloodborne 60fps mod, Bloodborne Kart e Bloodborne Demake. Perché la IP va protetta, sia chiaro. Non aggiornata, non valorizzata, non condivisa con nuovi giocatori, solo protetta. Chiusa in un cassetto, al sicuro da qualsiasi forma di vita.
La teoria più accreditata, a questo punto, è che Sony stia conservando Bloodborne come carta jolly per il lancio di PlayStation 6, replicando il modello Demon's Souls: remake affidato a Bluepoint Games un team di valore, presentato come pezzo forte della nuova console.
È una mossa comprensibile dal punto di vista commerciale. Ma è anche una mossa che ignora completamente i milioni di giocatori che in questi undici anni hanno chiesto, con una pazienza ormai agli sgoccioli, anche solo un aggiornamento minimo.
Tuttavia, all'inizio del 2021, i preparativi per il remake vennero bloccati a causa delle delicate dinamiche tra FromSoftware, Sony e i detentori dell'IP. Primo stop. Bluepoint venne dirottato su altri incarichi: supporto a God of War Ragnarok prima, poi il tentativo (su pressione di Sony) di sviluppare un live service ambientato nell'universo di God of War con Atreus come protagonista. Un progetto che, come era facile prevedere, si rivelò troppo ambizioso e venne cancellato nel gennaio 2025.
A quel punto, agli inizi del 2025 Bluepoint avanzò una nuova proposta: un remake di Bloodborne. Sony la accolse con favore, riconoscendo che i numeri fossero ragionevoli per dare il via libera. Sembrava, finalmente, che i pianeti si stessero allineando. E invece no.
Il colosso nipponico dovette porre un freno all'operazione poiché Hidetaka Miyazaki si era detto contrario a un remake che non fosse gestito internamente da FromSoftware. Il paradosso, sottolineato da più fonti, è evidente: la proprietà intellettuale di Bloodborne è nelle mani di Sony, che quindi in teoria avrebbe potuto realizzare un remake a prescindere dai desideri di Miyazaki. Eppure, la compagnia ha scelto di rispettare la sua volontà.
Il risultato è una situazione di stallo kafkiana: un'IP che Sony possiede ma non può usare, un autore che ama la sua opera ma non ha il tempo di occuparsene, e milioni di giocatori che aspettano in un limbo senza scadenza.
C'è speranza?
La conclusione è sempre la stessa: nulla si muove senza il via libera di FromSoftware. E quel via libera non arriverà, almeno finché Miyazaki non avrà il tempo (e la voglia) di tornare personalmente su Yharnam.
Il quadro che emerge è quello di un'opera tenuta in ostaggio da una serie di variabili che nessuno sembra in grado o disposto a sciogliere. Sony ha i diritti ma non ha l'autonomia creativa. FromSoftware ha la visione ma non ha il tempo. I fan hanno la pazienza, ma si sta esaurendo. E Bluepoint (l'unico studio che avrebbe potuto fare tutto questo con la sensibilità necessaria) non c'è più.
Perché undici anni sono tanti. Bloodborne è più vecchio di quanto non lo fosse Demon's Souls quando ricevette il suo remake, è più vecchio di quanto non lo fosse Dark Souls quando ottenne il suo remaster. Ma Bloodborne è ancora lì, fermo, a tremare nei suoi trenta fotogrammi, come se il tempo non fosse mai passato. Buon compleanno, Yharnam. Meriteresti di meglio.