La saga di Resident Evil non ha certo bisogno di presentazioni, essendo quasi certamente una delle più longeve e durature tra quelle partorite da Capcom nel corso di questi lunghi anni (seconda forse solo al franchise di Street Fighter). Visto e considerato che quest'anno cade ufficialmente il 30imo anniversario dalla nascita della saga di survival horror più famosa di sempre, non sorprende che Capcom abbia in serbo per noi un gran numero di novità.
Tra queste, Resident Evil Requiem, ossia il punto in cui Capcom prova a guardarsi allo specchio. Non un semplice nuovo capitolo, non l’ennesima variazione sul tema zombi, ma un tentativo dichiarato di riconciliare due anime che da anni convivono a fatica: l’horror puro, fatto di vulnerabilità e silenzi pesanti, e l’azione spettacolare che ha reso il brand un colosso pop.
È un gioco che parlerà di fine, di memoria, di cicatrici. Lo farà mettendo in scena due approcci ludici opposti ma complementari: da una parte l’angoscia lenta, quasi soffocante di Grace, dall’altra l’efficienza brutale di chi ha già visto l’inferno e ha imparato a sopravvivergli, ossia Leon.
In attesa di metterci sopra le mani il prossimo febbraio, e in maniera simile a quanto fatto con l'altrettanto amata saga di Final Fantasy, abbiamo deciso di proporvi una classifica dei capitoli più importanti del franchise di Biohazard, analizzando brevemente ogni capitolo della serie (esclusi gli spin-off più marginali), dal peggiore al migliore. Ogni scelta è ovviamente fatta con occhio critico, ma vi aspettiamo nei commenti per un feedback sulla vostra classifica personale.
- 11. Resident Evil Zero
- 10. Resident Evil Remake
- 9. Resident Evil 6
- 8. Resident Evil 7
- 7. Resident Evil 5
- 6. Resident Evil
- 5. Resident Evil Village
- 4. Resident Evil 2 Remake
- 3. Resident Evil: Code Veronica
- 2. Resident Evil 2
- 1. Resident Evil 4
11) Resident Evil Zero
Il prequel ufficiale della saga, uscito in origine su Nintendo GameCube nel 2002, è forse uno degli episodi più svogliati e poco incisivi tra quelli dedicati alla serie di Biohazard. La storia ha luogo a luglio del 1998: lo S.T.A.R.S. Bravo Team viene inviato nelle montagne Arklay per venire a capo di una serie di omicidi avvolti nel mistero. L'elicottero su cui viaggia la squadra ha però un'avaria al motore, tanto che il pilota è costretto ad atterrare nella foresta.
Nei panni di Rebecca Chambers - ufficiale medico e membro più giovane dello S.T.A.R.S. - assieme al Tenente dei Marine nonché ex galeotto Billy Coen, dovremo farci strada attraverso gli orrori che hanno portato ai drammatici eventi visti nel primo capitolo della serie di Resident Evil. Nonostante il gioco attingesse a pieno dai fondali pre-calcolati e le meccaniche originali, il gioco si rivelò sicuramente non all'altezza del nome che porta: i protagonisti poco carismatici, un gameplay parecchio spigoloso (specie la possibilità di controllare entrambi i personaggi con i due stick del pad, contemporaneamente) e più in generale una serie di cliché narrativi facilmente evitabili, relegano Resident Evil Zero in fondo alla classifica.
10) Resident Evil Remake
Sempre su GameCube, Capcom decise di realizzare un remake dell'originale Resident Evil, poi apparso anche su diverse altre piattaforme nel corso degli anni. Proponendosi di fatto come un rifacimento piuttosto fedele del gioco originale (al netto di qualche piccola libertà creativa), il Biohazard uscito nel 2002 è sicuramente un'operazione che non riesce a svecchiare meccaniche di gioco ormai vecchie e polverose, nonostante l'atmosfera, le musiche e l'ambientazione principale siano le stesse che abbiamo imparato ad amare nel lontano 1996.
Il gioco ci mette nuovamente nei panni di Jill Valentine e Chris Redfield, accompagnati a loro volta dagli altrettanto celebri Albert Wesker, Barry Burton, Joseph Frost e Brad Vickers, ossia la squadra S.T.A.R.S. inviata ad indagare la misteriosa villa Spencer, svelando così per la prima volta gli orrori legati alla Umbrella Corporation. Resident Evil Remake è e resta quindi un gioco per nostalgici incalliti, disposti a chiudere un occhio sul gameplay del secolo scorso e su un'enigmistica elementare.
9) Resident Evil 6
Con Resident Evil 6 abbiamo tra le mani un classico esempio di gioco tutto sommato godibile, ma minato da un'arroganza fuori da ogni limite. Uscito originariamente nel 2012 su PlayStation 3 e Xbox 360, il gioco è diviso in ben quattro campagne differenti, incentrate su volti noti del franchise e new entry di un certo spessore. Il sesto capitolo della serie dà modo al giocatore di affrontare l'avventura in compagnia di un partner al suo fianco, mettendo così in mostra la natura co-op del gioco.
Leon S. Kennedy, Chris Redfield, Jake Muller e Ada Wong sono infatti i protagonisti dell'avventura: ciò si traduce automaticamente in un avanzamento della storia incentrato non su di una singola campagna, visto che solo giocando tutte le altre potremo capire la totalità degli eventi (inquadrati da altre prospettive). Al netto della bontà del concept, Resident Evil 6 pone fin troppo l'accento sull'elemento action, alternando ottime sessioni shooter ad altre decisamente poco ispirate e incisive. Sicuramente non il gioco terribile che molti fan ricordano, ma neppure quel capolavoro incompreso che Capcom sperava di offrire al suo pubblico.
8) Resident Evil 7: Biohazard
Dopo il flop di Resident Evil 6 (specie da parte della critica), Capcom decise di cambiare quasi totalmente registro, proponendo un settimo capitolo ufficiale che fungesse in qualche modo da vera e propria ripartenza per il franchise, presentando sia un personaggio principale mai visto prima che abbandonando l'ormai classica visuale in terza persona alle spalle del protagonista vista in tutti i capitoli post-Resident Evil 4.
Resident Evil 7: Biohazard è infatti inquadrato interamente in soggettiva: la storia prende il via con un video ripreso da un telefono, in cui una donna (chiamata Mia) racconta la sua esperienza di bambinaia, annunciando anche il suo ritorno a casa tra le braccia del marito, Ethan Winters (il nuovo personaggio principale). L'uomo dovrà quindi partire per un lungo viaggio in direzione della Lousiana, cercando di salvare la donna intrappolata in un maniero abbandonato sulle coste del bayou, all'interno del quale vive la pericolosa famiglia Baker. Ricalcando le meccaniche del primissimo Resident Evil - ma da un punto di vista del tutto inedito - Resident Evil 7 rappresenta un'ottima ripartenza in vista degli eventi che ci attendono in Resident Evil Village.
7) Resident Evil 5
Riprendendo in toto le meccaniche del suo predecessore e alla pari di Resident Evil 6, anche Resident Evil 5 fu uno di quei titoli che i fan hanno digerito a fatica, complice un'ambientazione decisamente particolare e un sistema di gioco che iniziava a essere (pesantemente) votato all'azione nuda e cruda. Siamo nel 2009, e il veterano Chris Redfield entra tra le fila della compagnia anti-bioterrorismo B.S.A.A.. Dopo essere stato inviato a Kijuju nell'Africa subsahariana, Chris inizia ad indagare su una minaccia biologica collegata a un trafficante d'armi. Nella missione sarà aiutato attivamente da Sheva Alomar, anch'essa appartenente alla B.S.A.A..
Ponendo l'accento su una straordinaria modalità cooperativa per due giocatori, Resident Evil 5 cambiava nuovamente registro dal punto di vista del contesto ambientale, portando il giocatore in assolati villaggi africani, fetide paludi infestate e persino templi antichi in rovina, abbandonati nei secoli. Il quinto capitolo della saga di Biohazard è e resta quindi un gioco invecchiato piuttosto bene, al netto dei suoi difetti.
6) Resident Evil
Il grande classico, l'avventura horror da cui tutto ebbe inizio. Il primo capitolo della saga di Biohazard, uscito nell'ormai lontanissimo 1996, è un gioco entrato nella storia per una moltitudine di motivi diversi. Ripescando a piene mani da un altro grande classico come Alone in the Dark (il padre di tutti i survival horror, ideato da Frédérick Raynal e distribuito da Infogrames nel 1992), il Resident Evil originale prendeva spunto dai classici zombie movie di serie B, proponendo di fatto fondali pre-renderizzati, scene splatter e inquadrature cinematiche ritenute quasi impensabili ai tempi.
Il gioco fu riproposto negli anni su quasi tutte le piattaforme in commercio, dalla prima PlayStation passando poi al SEGA Saturn, al PC, a Nintendo Wii e persino al DS (nella sua versione tascabile chiamata Deadly Silence). Una pietra miliare del genere d'appartenenza nonché il gioco che ha dato ufficialmente vita a una saga horror fondamentale per l'intera industria del videogame.
5) Resident Evil: Village
Dopo aver rilanciato con successo il brand grazie al settimo capitolo numerato, Capcom decise di proseguire lungo quella stessa direttrice creativa dando vita a Resident Evil Village, ottavo episodio ufficiale della saga e sequel diretto di Resident Evil 7: Biohazard. Pur mantenendo la numerazione “VIII” ben visibile nel titolo (abilmente mimetizzata nella parola Village), il gioco rappresenta una sorta di sintesi ambiziosa tra passato e presente della serie, prendendo a piene mani dall’impostazione horror in prima persona introdotta con Ethan Winters e fondendola con suggestioni, atmosfere e meccaniche che richiamano da vicino Resident Evil 4.
Se Ethan Winters resta un protagonista volutamente anonimo e poco carismatico rispetto ai grandi volti storici del franchise, il villaggio innevato e le sue inquietanti diramazioni compensano ampiamente questa mancanza, offrendo un immaginario ricco, disturbante e sorprendentemente vario. Dai corridoi opprimenti del Castello Dimitrescu fino alle sezioni più marcatamente action, Resident Evil Village alterna momenti di autentica tensione a fasi più spettacolari, talvolta sbilanciandosi forse un po’ troppo verso l’azione pura. Rimane però difficile non riconoscere il carisma dei suoi antagonisti, su tutti Lady Dimitrescu, divenuta immediatamente un’icona pop, e la capacità di Capcom di reinventare ancora una volta Biohazard senza tradirne completamente lo spirito.
4) Resident Evil 2 Remake
Il secondo rifacimento su PS4, Xbox One e PC (il primo in ordine di uscita), è l'avventura di Leon S. Kennedy e Claire Redfield, l'odissea di morte e sangue tra le strade di una Raccoon City invasa da zombie e mostruosità di vario genere. Pubblicato originalmente nel 1998, Resident Evil 2 è stato quindi completamente rivisitato grazie anche e soprattutto alla nuova visuale in terza persona e alle beltà del motore proprietario di Capcom, RE Engine.
Resident Evil 2 Remake propone inoltre enigmi nuovi di zecca, oltre a dettagli della trama inediti e zone esplorabili mai viste prima (come ad esempio l'inquietante fase di gioco all'interno dell'orfanotrofio). A conti fatti, un remake più che eccellente di un gioco già straordinario di suo (nonché uno degli episodi più rappresentativi e facilmente riconoscibili della saga nella sua interezza).
3) Resident Evil Code: Veronica
Pur non essendo un capitolo ufficialmente numerato (e quindi inquadrabile a conti fatti più come uno spin-off), Code: Veronica è senza alcun dubbio uno degli episodi della serie di Resident Evil più travolgenti e unici in assoluto. Escluderlo dalla classifica avrebbe quindi rappresentato un crimine contro la saga stessa: uscito originariamente per SEGA Dreamcast nel 2000, il gioco tornò successivamente su PlayStation 2 e GameCube (grazie a un'edizione chiamata in occidente con il nome di Resident Evil Code: Veronica X).
La storia vedeva la giovane e coraggiosa Claire Redfield sulle tracce del fratello scomparso, Chris, finendo suo malgrado su di un'isola sperduta – chiamata Rockfort Island – di proprietà della temibile multinazionale farmaceutica nota come Umbrella Corporation. Code: Veronica viene ricordato anche e soprattutto per essere il primo Resident Evil a utilizzare sfondi in 3D al posto dei classici pre-renderizzati (nonostante la telecamera non sia tuttavia regolabile a piacimento). Un piccolo, grande classico, spesso ingiustamente dimenticato anche dai fan più sfegatati.
2) Resident Evil 2
Dare un sequel al primo Resident Evil non era cosa facile, specie ai tempi dei 32-bit e della prima PlayStation targata Sony. Fortuna volle che Capcom, palesemente in stato di grazia, riuscì a tirare fuori dal cilindro il sequel perfetto, uno degli capitoli più importanti e incisivi tra quelli appartenenti al cosiddetto "filone classico" dei Biohazard. Uscito nel 1998, il gioco segue le vicende di due sopravvissuti (Leon e Claire), in fuga dalla città di Raccon City, dopo che un virus messo in circolazione dalla ben nota Umbrella ha trasformato la maggior parte della popolazione in zombie affamati di carne umana.
Grazie alla presenza di ben due dischi - uno per ciascuna campagna di gioco - Resident Evil 2 era un sogno che diventava realtà per tutti gli amanti dei film del regista George A. Romero (autore di film come La notte dei morti viventi, Zombi e La metà oscura). Il titolo, pur riprendendo in toto le meccaniche e gli enigmi del primo capitolo, riusciva a proporre anche un ritmo e una trama decisamente migliori, pur non deragliando mai dai binari classici del franchise.
1) Resident Evil 4
Resident Evil 4 è sicuramente il primo e più importante capitolo del franchise nato grazie alla fervida immaginazione di Capcom. Forte del coraggio di voler svecchiare un sistema di gioco ormai troppo arcaico per l'inizio degli anni 2000, l'avventura di Leon S. Kennedy cambiava le carte in tavola anche per quanto riguarda il contesto scenico: non più gli zombie nella città di Raccoon City, bensì la Spagna, nei pressi del villaggio rurale di El Pueblo. Il protagonista, ora agente governativo sul campo, è incaricato di indagare sul rapimento di Ashley Graham, figlia del presidente degli Stati Uniti d'America.
La telecamera in terza persona (del tutto inedita per un capitolo della serie) e l'assenza dei classici non-morti (rimpiazzati dai letali Los Ganados) resero Resident Evil 4 un grande successo sia nei confronti dei fan che agli occhi della critica, divenuto in breve tempo un classico senza tempo oltre che uno dei capitoli del franchise più venduti di sempre. Un titolo seminale.