C’è qualcosa di meravigliosamente prevedibile, quasi confortante, nel modo in cui internet riesce a trasformare qualunque discussione culturale in una rissa. Basta una foto, una posa, una scelta di casting leggermente fuori dalla comfort zone collettiva, ed ecco che la rete si anima come un alveare colpito a badilate.
Questa volta è toccato di nuovo a Lara Croft. Perché alcune ossessioni non muoiono mai: cambiano piattaforma, cambiano linguaggio, ma restano identiche nel loro vuoto pneumatico.
La pubblicazione della prima immagine ufficiale di Sophie Turner nei panni dell’archeologa più famosa del videogioco occidentale per la serie Amazon di Tomb Raider ha scatenato un cortocircuito che dice molto più dei cosiddetti “fan” che urlano allo scandalo di quanto dica del progetto stesso.
Reddit, commenti sotto i post di ogni social, reaction a cascata: Turner “non è Lara”, Turner “non ha carisma”, Turner “non rispetta il personaggio”. Frasi ripetute come un mantra, svuotate di senso a forza di essere copiate e incollate. Ma il problema è un altro.
Lara non c'è...
Come sempre, il sottotesto è così palese da risultare quasi imbarazzante. Perché nel giro di pochissime ore qualcuno ha trovato la soluzione definitiva al problema: sostituire Sophie Turner con Sydney Sweeney. Non una proposta ragionata, non una discussione su registro interpretativo o visione autoriale, ma il nome più ovvio possibile per chi confonde il casting con Pornhub. Il tutto giustificato con la parola magica: “carisma”.
Ora, il “carisma” è una cosa curiosa su internet. È sempre evocato, mai definito, e quasi sempre coincide con una silhouette. Non è presenza scenica, non è capacità attoriale, non è costruzione del personaggio. È un eufemismo elegante per non dire apertamente quello che si sta pensando. Ed è qui che la polemica smette di essere sterile e diventa direttamente patetica.
Perché Lara Croft è uno dei personaggi che più di tutti ha già subito una trasformazione radicale nel corso della sua storia. La Lara poligonale degli anni ’90 non era il frutto di una visione artistica raffinata: era il risultato di limiti tecnici trasformati in marketing aggressivo. Spigoli, triangoli, proporzioni irreali. Un feticcio involontario nato in un’epoca in cui il medium non sapeva ancora rappresentare i corpi umani senza farli sembrare oggetti. Funzionava perché doveva funzionare così, non perché fosse “autentica”.
Poi sono arrivati i reboot, e con essi il tentativo (imperfetto, visto che la Lara del reboot non mi ha mai fatto impazzire) di restituire tridimensionalità al personaggio. Una Lara più fragile, più umana, spesso spaventata. Una Lara che sanguina, che sbaglia, che sopravvive. E già allora una parte del pubblico aveva storto il naso, perché ogni passo verso la maturità narrativa veniva vissuto come un tradimento dell’immagine idealizzata.
Oggi siamo allo stesso punto, solo con più social network e meno capacità di argomentare. La discussione sull’“aderenza” al personaggio è diventata una foglia di fico dietro cui nascondere un disagio molto più semplice: Lara non è come la voglio io. Non mi appartiene più. Non soddisfa più una fantasia che non ha mai avuto nulla a che fare con l’archeologia, l’avventura o il racconto.
A rendere il tutto ancora più surreale ci ha pensato GameStop USA, che ha deciso di commentare la vicenda con un “This is not Lara Croft”. Un’uscita che ha il peso culturale di una battuta da spogliatoio, di chi non ha capito né il personaggio né il pubblico. Ma tant’è.
E come se non bastasse, nella bolgia si sono infilati anche i cosplayer. O meglio: sedicenti cosplayer. Perché usare il termine senza virgolette sarebbe un insulto a chi il cosplay lo vive come forma d’arte, studio, rispetto del personaggio e, soprattutto, consapevolezza dei propri limiti.
Persone che, indossando versioni più o meno improvvisate di Lara Croft, si sono sentite improvvisamente legittimate a giudicare Sophie Turner. Gente che confonde una parrucca comprata online con l’autorità critica, che pensa che aver replicato un costume significhi aver capito un personaggio. Ciao core.
Persone che fanno del corpo il centro della propria performance accusano un’attrice professionista di non “incarnare” un personaggio perché non rientra in uno standard feticistico. Come se Lara Croft fosse un'etichetta e non un’icona pop passata attraverso decenni di reinterpretazioni.
Nel frattempo, le famigerate petizioni restano quello che sono: voci isolate amplificate dall’algoritmo, microbolle di utenti con troppo tempo libero e pochissima influenza reale. Non esistono numeri significativi, non esiste una mobilitazione strutturata. Esiste solo internet che fa internet, dando l’illusione che quattro post virali rappresentino un sentimento collettivo.
La verità è che a molti di questi cosiddetti "fan" non interessa davvero Lara Croft. Non interessa cosa possa raccontare oggi una serie TV, non interessa l’evoluzione del medium, non interessa nemmeno l’interpretazione. Interessa che Lara resti congelata in un’immagine adolescenziale, rassicurante, immobile nel tempo. Una reliquia personale, non un personaggio vivo.
... è andata via
E allora vale la pena dirlo chiaramente: se volete la “vera” Lara Croft, quella con le proporzioni del seno impossibili, la fisica che si piega alla fantasia e l’espressività di un blocco di marmo, nessuno ve la sta togliendo. È lì. Nei giochi originali. Restaurati splendidamente da Aspyr. Basta un tasto per tornare al 1996, quando l’unico vero dramma era non finire spiattellati dopo un salto millimetrico.
Lì Lara è esattamente come la ricordate. Poligonale, iconica, eterna. Nessuno vi giudica se passate il tempo a fissare quei modelli. È una nostalgia legittima, se affrontata con onestà.
Quello che non è onesto è pretendere che ogni nuova incarnazione di un personaggio debba piegarsi alle fantasie più superficiali di una minoranza rumorosa. Non è critica, non è amore per il medium, non è difesa dell’identità di Lara Croft.
E forse il vero problema non è Sophie Turner. Il vero problema è che alcuni non hanno mai accettato che Lara Croft possa essere qualcosa di più di ciò che li ha fatti crescere. E quando un personaggio smette di essere solo tuo, quando evolve, quando non ti rispecchia più come prima, allora scatta la petizione. Non per salvarlo, ma per riportarlo indietro. Dove non metteva in discussione niente. Soprattutto i seni poligonali a forma di piramide.